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BARTOLI PIETRO SANTI - COLONNA TRAIANA

TRANSCRIERE FIDELĂ



NIHIL SINE LABOR
John Cator

ROBERT W. WOODRUFF LIBRARY
SPECIAL COLLECTIONS
EMORY UNIVERSITY




COLONNA TRAIANA
ERETTA DAL SENATO, E POPOLO ROMANO
ALL’ IMPERATORE TRAIANO AVGVSTO
NEL SVO FORO IN ROMA.
SCOLPITA CON L’HISTORIE DELLA GVERRA DACICA LA PRIMA
E LA SECONDA ESPEDITIONE, E VITTORIA
CONTRO IL RE DECEBALO.
NVOVAMENTE DISEGNATA, ET INTAGLIATA
DA PIETRO SANTI BARTOLI.
CON L’ESPOSITIONE LATINA D’ALFONSO CIACCONE, COMPENDIATA NELLA VVLGARE LINGVA SOTTO
CIASCVNA IMMAGINE ACCRESCIVTA DI MEDAGLIE, INSCRITTIONI, E TROFEI, DA GIO. PIETRO BELLORI.
Con diligente cura, e spesa ridotta à perʃettione, e data in luce da Gio. Giacomo de Rossi dale sue stampe in Roma, alla
Pace con Privilegio del S.Pontiʃice.




{SPEC.COL
FOLIO
NA9340
R8B3
1673}




ALLA MAESTA CHRISTIANISSIMA
DI
LVIGI XIV.
RE DI FRANCIA E DI NAVARRA

SIRE
Frà li vestigi delle Romane Antichità il piu ammirabile, per la magniʃicenza, per l’arte, e per la memoria di vn ottimo, e gloriossisimo Principe, vien riputata sopra ogn’ altro, la Colonna eretta dal Sena=
to, e Popolo Romano all’Imperatore Traiano. E tanto si ananza l’immortal pregio di essa, e la scoltura,onde si ʃregia intorno, che restando l’altre memorie inʃelicemente lacere, e sepolte, contro questa so=
la il Tempo nimico lià combattuto in vano. La ʃama però di così illustre monumento tira gli occhi de gli huomini ad ammirarlo, hauendo col suo essempio, restituto l’arti della Pittura, e della
Scoltura ne gli studi di Raʃaelle d’Vrbino, di Giulio Romano, e de’ più celebri ingegni, et vltimamente di Nicolo Pussino mà la M.V.,che con gli heroici ʃatti, và emulando li più ʃamosi dell’antichità,
e che con le vetuste glorie stabilisce ala virtù nuoui troʃei, trà quelle si è riuolta all’Auguste memorie di Traiano et alla sua ammirabil Colonna, hauendonè ʃatto riportare la ʃorma intiera
in due mila cinquecento, e più ʃigure intagliate da più dotti scarpelli. La onde correndo per tutto la ʃama della sua Real Muniʃicienza, hò hauuto sorte di goderla con l’accesso all Colon=
na stessa,sopra l’eleuatione delle machine, ʃacendola disegnare di vicino sino al supremo ʃastigio con emendati lineamenti, per publicarla nelle mie stampe. Si che hora nel mandarla
ʃuori, v’incido l’immortal nome della M.V. mentre ʃo godere al Mondo vn’ dono, che è tutto dì essa;e ben’ questa opera nata, e proseguita sotto li suoi ʃelicissimi auspici, con ragione
viene da mè consacrata à V.M., che hoggi rappresenta le virtù di quel prestantissimo Imperatore, poiche sè à Traiano da Romani ʃù dato il nome di Ottimo Principe, ella da suoi po=
poli viene chiamata Ottimo Rè, ed Ottimo Monarca; sè Traiano puni l’oʃʃese de’Daci due volte superati con l’armi; e sè diede perdono a supplicheuoli; anche
la M. V. vince col valore, et vsa la clemenza co’ vinti, calcando i superbi, sè Traiano ʃù magniʃicentissimo in adornare Roma, e l’Imperio, e s’impose all’Is=
tro quel’vasto Ponte, la M.V. rinuoua Parigi,la Reggia, et i Regni all’ornamento; e molto più và gloriosa non di vu’ ʃiume, ò di vn’ponte, in breue disʃatto,
per timore de’nimici,mà con beneʃica mano, congiunge insieme i mari al commercio di tutti i popoli, et alla naugatione. Riconosca dunque
V. M. in queste immagini il ritratto del suo Augustissimo valore, e come quell’Ottimo Imperatore si può dire, che ʃosse il Luigi de’Romani,cosi el
la hoggi viene acclamata il Traiano della Francia, à cui la virtù hà già locato la base alla gran Colonna,che al suo nome scolpisce l’Eternità .
Colmi Dio la sua Real Persona, et suoi Regni di ogni ʃelicità di Roma.

D.V.M. Christianissima

Humiliʃsimo seruo
Gio.Giacomo de Rossi




Annotationi di Alʃonso
Ciaccone .

Questo segno * è posto per nota
di quello, che si è aggiunto, e
coretto.

LA COLONNA TRAIANA
ʃu dedicata dal Senato, e Popolo
Romano all’Imp. Traiano nel suo
Foro in Roma, per Opera di Apo-
llodoro Architetto.

Nella sua esteriore circonʃeren-
za si uede scolpita di bassorilieuo
tutta la Guerra Dacica, la prima,
e la seconda Espeditione contro
il Re Decebalo.

Piedi 13 Statua di S.Pietro
Piedi 8 Base della Statua
Piedi 9 ⅙ Piedi 8 ½ Piedestallo con Cimasa
Piedi 14 ¼ Piedi 4 Capitello
Piedi 10 ½ Diametro di sopra della Colonna piedi 10 ½




Nella sommità ui era la statua di
bronzo dorata di Traiano,che ha-
ueua nelle mani lo scettro, e l’glo-
bo, in cui ʃurono riposte le sue ce-
neri,trasportate à Roma doppo la
sua morte,mentre egli lontano alle
guerre de Parti,e de gli Armeni non
uidde la Colonna compita.

* Il Ciaccone al num.14 misura
l’altezza di questa statua pie-
di 21.cõ la proportione della tes-
ta dal uertice,al mento, alta 2
piedi onc.4.moltiplicando 9.tes-
te. Mà secondo la misura delle
statue antiche, che nõ giungono
all’altezza di teste 8.le più
suelte il Colosso non poteua es-
sere maggiore di piedi 18.

* Non si ueriʃica quello che scriue il
Ciaccone al num.ii, che le ʃigure
quanto più s’inalzano, tanto più di-
uenghino grandi.in modo che quel-
le si auuicinano al capitello rispon-
dino all’altre di sotto in doppia
proportione.Sono le ʃigure alte cir-
ca trè palmi, alcune più,altre me-
no,ne serbano la regola del qua-
drante, anzi hanno l’istessa misura
nel mezzo, nelle parti superiori,et
inʃeriori. Quelle sòlo in cima sotto
il Capitello auanzano l’atre di
trè, ò quattro onde di altezza.

L’historie, e li piani delle ʃigure so-
no dìuisati da un’ cordone,che ri-
corre in giro dal piede della Co-
lonna,sino alla cima in 23 giri.

* Auantì che Sìsto V. Ristaurasse questa
Colonna.non ui erano più li cance-
lli di bronzo antichi.sopra il capi-
tello, in supplimento de quali ʃu
ʃatta la ringhiera di ʃerro, per pas-
sarui sicuramente da tutti quattro
ì lati alla ueduta della Città. Della
restauratione ʃù Architetto il Ca-
ualier Domenico Fontana, che ris-
taurò ancora la Colonna Antonina,
et inalzo le Guglie.

Tutta la Colonna dal piano al
la sommità, compresoui il piede-
stallo della statua di S.Pietro sor-
ge all’atezza di piedi 128-ui si
ascende per 18s.gradini à luma-
ca.tagliati internamente nella
rotondità del marmo.riceue il
lume da 43 ʃenestrelle,et è com-
posta da 34.pezzi di marmo,la ba-
se 8.il toro i.il ʃuso della Colona
23.il Capitello i.il piedestallo i.

* Dì più al presente sopra il pie-
destallo,ui e un’ altro pezzo del
basamento della statua, che rico-
pre l’apice ouero cupolino an-
tico della lumaca, alto piedi 8.
la statua piedi 13.

* Nella parte interiore l’anima
della lumaca, contiene piedi
3.di diametro, li gradini hano
piedi 2 ½.di lunghezza.il res-
tante della grossezza sino alla
supeʃicie esteriore . contiene
piedi 2.oncie i.siche tutto il
diametro della.Colonna arri-
ua à piedi 12 ⅛.come si ue-
drà dalle seguenti ʃigure.

Si auuertisce, che le Annotatio-
ni del Ciaccone nella vulgar-
lingua, cominciano nella pri-
ma immagine,sotto le prime
ʃigure della Colonna,al num˚
i6 seguitando il num˚ delle
esplicationi latine.

La grandezza del piede antico, con cui si misurano tutte le parti della Colonna, si comprende dalla sottoposta ʃigura, cauata da quella scolpita nel marmo.
in Campidoglio, che si conʃorma con quella del Ciaccone , e la diʃʃerenza è insensibile . Il Piede è diuiso in oncie dodici , e l’oncia e diuisa in cinque minuti.
Le misure sono state prese esattamente dal Sig.Gio.Maria Baratta Architetto.

Dall’imo scapo alla cima, compresioui tutto il Collarino , il ʃuso della Colonna è alto Piedi 90 ½




Piedi 12.⅛ Il Piede della Colonna hà di diametro piedi 12.⅛
Piedi 17 Piedi 5.½ Base.cioè il plinto col toro.
Piedi 2.¼ Guscio
Pie.1.on.5. Cornice
Piedi 18 oncie 4.minuti 2 Piedi 10.¼ Piedestallo
Piedi 20.⅔.minuti 2. Pie.2.on.4.mi.2 Base del Piedestallo
Piedi 21. Piedi 2.on.1 Dado




SENATVS•POPVLVSQ•ROMANVS
IMP•CAESARI•DIVI•NERVAE•F•NERVAE
TRAIANO•AVG•GERM•DACICO•PONTI•
MAXIMO•TRIB•POT•XVII•IMP•VI•COS•VI•P•
AD DECLARANDV•QVANTAE•ALTITVDINIS
MONS•ET•LOCVS•TANTIS•RVDERIBVS•SIT•EGEST•

TROFEI

* Vuole il Ciaccone questi essere troʃei de' Daci, e de' Sarmati per esserui la corazza, e thorace
sarmatico, ʃatto di squamme di bronzo, e tale si rincontra nelle medaglie di M.Aurelio,
e di Settimio Seuero , col' troʃeo de Sarmati, e de'Germani.

Furono questi li Sarmati Europei conʃinati alla Dacia, li quali nella prima guerra combatterono
contro Traiano , dopò restando uinti seguitarono l'Essercito Romano contro li Daci, come si rincon-
tra nelle ʃigure della Colonna. Traiano non ʃù cognominato Sarmatico, nè trionʃo de' Sarmati,
nè si rincontra dall' iscrittioni, nè dalle medaglie.

Gio Iacomo Rossi le stampa in Roma alla pace cõ Priu del S.P.




TROFEI

Si dimonstrano li troʃei scolpiti da tutti quattro i lati del piedestallo , ne quali si ueggono
archi ʃaretre , pili , accette , acinaci , arieti , scudi , elmi , thoraci , uesti barbare , uessilli , dragoni , tube , et
altre armi.
E da annotarsi che l'Aquila Romana insegna , ui è posta ne quattro lati del basamento , per gloria,
et

et ornamento trionʃale , sopra i troʃei posando sopra il guscio , ne è probabile il parere del Ciaccone al
num˚.8.e 9.che con l'unghie tenghono i lacci del ʃestone di quercia,per ʃormarne la Corona ciuica,
e la corona di lauro con l'altro ʃestone di lauro superiore nel toro, poiche l'uno,è l'altro ʃestone ui e pos-
to per ornamento,e le corone di quercia , e di lauro si uedranno nel ʃine ʃrà le medaglie.




Pianta interna, et esterna del Piedestallo
OCCIDENTE
Piedi 14 ½
Ingresso della Porta AVSTRO SETTENTRIONE
ORIENTE

Pianta dell'ingresso, con la Scala lumaca della Colonna.
Piedi 12 ⅛
Pie 2 mi.4. Piedi 3. Piedi 2 ½
Anima della lumaca piedi 3. di diametro.
Gradini lunghi piedi 2.½.
Grossezza del uino della Colonna piedi 2 minuti 4.
Diametro di tutta la Colonna piedi 12.⅛.

Gio.Iacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace cõ Priu.del S.P.




Pianta del Piedestallo sopra la Colonna il suo uino è piedi 9.⅛
Piedi 9.⅛

Pianta della sommità la Colonna il suo uino è piedi 10 ½
Piedi 10.½

Pianta del piede della Colonna il suo uino è piedi 12 ⅛
Piedi 2.½ Piedi 3 . Piedi 2 min 4
Piedi 12 ⅛




16 - 17 Granari da riporui il grano , eli uiueri dell'Eʃʃercito sopra le ripe del ʃiume Drauo, ʃortiʃicati di steccato.
18 Cataʃta di legna per le ʃortiʃicationi de gli alloggiamenti,per ʃabbricar ponti, cariaggi, e per cuocer uiuande.
19 Fenili, o Pagliari per alimento de Caualli, e giumenti dell'Eʃʃercito.

20 Caʃtelli diʃpoʃti sù le ripe del ʃiume Drauo, mentre si ediʃicano gli alloggiamenti, ʃortiʃicati,
e guardati da Soldati per aʃʃicurare i uiueri da nemici.
21 Faci poʃte alle ʃeneʃtre de Caʃtelli, per iʃcoprire di notte l'inʃidie, e le scorrerie nimische.
1




22 Soldato Pretoriano in guardia del suo caʃtello, la ʃede, e uigilanza de Soldati signiʃicauaʃi con la congiuntione delle ma=
ni, et con l'erettione del dito * la mano col dito indice eleuato signiʃica la coʃtanza, come nelle medaglie.
25 Elmo di bronzo allacciato al mento : crederei che sotto ui ʃoʃʃe cucita la berretta pannonica ; accioche la durezza
del bronzo non oʃʃendeʃʃe la teʃta.
26 Scudo di bronzo del Soldato Romano longo tre piedi, alle uolte due, o almeno uno, e mezzo.
27 Clamide sopraueste militare ampia, attaccata con la ʃibbia alla spalla, si rouersciaua dietro, e dai i lati.
28 Sago succinto , e breue, e tale ch’ esprimeua le membra, era di bianca lana * hà più tosto ʃorma di colletto, o
lorica di cuoio. Il sago era sopraueste non diʃʃerente dalla clamide aʃʃibbiata alla spalla.

29 Subligar ueʃte dall'umbilico oltre le ginocchia, più aʃʃettata, e stretta de calzoni.
30 Calighe calze militari copriuano la meta delle gambe * le calighe erano scarpe o sandali militari non calze haue=
uano sotto la pianta la sola e'l resto del'piede ignudo li Patritij et li più degni si allacciauano più elegantemente,
et ʃino a mezza gamba.
32 Mezza Spada, ò spada breue.
33 Scudo di bronzo adornato con catenelle, e ʃiori, le Cohorti pr riconoʃcerʃi in battaglia uʃauano ne gli scudi segni
diuerʃi chiamati digmata * non ui ʃono catenelee ma un serto.
2




34 Barca, che da Castelli traʃporta il uino, o l'aceto per uso de'Soldati ʃi chiamaua Scapha uinaria.
35 Copelle di uino traʃportate alle barche.
36 Barca carica di grano legato ne sacchi, traʃportauaʃi da Caʃtelli a gli alloggiamenti, per la uettonaglia de Sol=
dati.

37 Temone della barcha.
38 Barca carica di uino, da traʃportarʃi dal Caʃtello , a gli alloggiamenti.
* notaʃi il sudario, o touagliolo intorno il collo de'Soldati , di cui parla Setonio in Nerone, e Petronio Arbitro
Sudarium mappa.
3




39, 40, 41 Statua del Danubio coronato di canne, questo ʃiume entrando dalla Germania nella Schiauonia, riceue il Drauo,
e'l Sauo minori ʃiumi, e mutato il nome,ʃi chiama Iʃtro : uolge la ʃaccia, e'l deʃtro braccio uerʃo l'Oriente, oue drizza il
corʃo : la deʃtra signiʃica l'Oriente , la siniʃtra l'Occidente, secondo Pittagora ,Ariʃtotele, e Platone.
42 Il ʃiume Drauo s'immerge nel Danubio preʃʃo Belgrado, anticamente Taurunum, ouero Alba Greca.
43, 44 L'Eʃʃercito da gli alloggiamenti, o da altro luogo uicino all'Iʃtro marcia sotto l'inʃegne ciʃcun Soldato, oltre l'armi,
porta un haʃta legatoui sopra un saccheto, di biʃcotto et un altro di cacio, e carne salata, un uaʃo di uino, gra=
della

della, et grattaruola uʃauaʃi nella preʃtezza delle speditioni, et ne luoghi deʃerti , e'l peʃo giungeua sino à 60 libbre.
45 Scudi quadrati in ʃorma diʃʃeriʃcono dal clipeo, o scudo rotondo nella ʃorma,et nella materia, eʃʃendo queʃtò di bronzo,
quello di legno. 46 Ponte di barche sopra l'Iʃtro per trapaʃʃare l'Eʃʃercito: era compoʃto di barche legate inʃieme dall’
una,et l'altra ripa con ʃuni, et catene di ʃerro * queʃto modo di trapaʃʃare i ʃiumi chiamauaʃi traiectus; come nelle medaglie
47 Tutti li signiʃeri,o Alʃieri portauano in capo un teʃchio di leone col crine pendente su le spalle,per terrore de nimici,e'l mode=
ʃimo uʃarano ʃamoʃi Capitani,ad imitatione d'Hercule.
4




48 Mano diʃteʃa sopra l'inʃegna simbolo di concordia * più toʃto di ʃede,e sacramento militare come nelle medaglie,ouero allude al manipulo.
49 Aquila d'oro inʃegna propria di ciaʃuna legione,portata dall'Aquiliʃero,il calce era acuto per conʃiggerlo in terra * in molte si uede un’ so=
naglio al collo dell'Aquila.
50 Soldato che porta la lanterna in cima l'haʃta pe eʃʃere di notte.
51 Preʃetto del Pretorio, o Tribuno thoracato, paludato, col balteo da cui pende la spada tiene nella deʃtra suppliche, ouero il rol=
(lo de Soldati.
52 Imaginiʃeri portano nelle inʃegne l'imagini de gli Dei * ni ʃono ʃigure ,che tengono un'temone nella deʃtra, nella siniʃtra una pal=
ma insegne de Claʃʃiarij , che erono Soldati dell'armata. Ne clipei,ò scudi ʃi ueggono i ritratti degl'Imperadori.
53 Inʃegna della Vittoria era portata per buono augurio dell'Eʃʃercito * sotto ui è il ueʃʃillo proprio de Soldati a caualio un picciolo uelò quadro.

54 Altro ponte di barche sul'quale paʃʃano i Soldati col'loro Tribuno.
55 Da tutte le ʃigure di queʃta Colonna ʃi comprende che li Soldati Romani non si copriuano il capo se non combattendo con
l'elmo.
56 Haʃte, che haueuano il dardo largo chiamate Siciliceʃ * Anuertaʃi che queʃt'haʃta seruiua alla tuba,o lituo , à cui li appog=
giana pe commodità di portarla ,e suonarla.
57 Lituo tromba torta di bronza, li suonatori chiamauansi liticini, ouero buccinatori.
58 Lancearij cuʃtodi della perʃona dell'Imperadore portauono haʃte lunghe con punte di bronzo acute.
59 Caualli de Capitani,che accompagnauano Traiano , condotti à mano con le briglie haueuano selle,et coperte di seta or=
nate d'oro,et d'argento * Simili coperte si chiamauano saghi,et le lune al petto monili lunati de Canalli.
5




Li Soldati Romani andauano con la braccia nude, come ʃe raccoglie da tutte queʃte ʃigure.
61 Suggeʃto ediʃicio eleuato di pietre quadrate, oue l’Imperatore parlaua à Soldati.
62 Traiano siede con Lucio Preʃetto, che lo seguitò in queʃta speditione * la sedia uʃata dall’Imperatore negli alloggia=
menti, chiamauaʃi sella caʃtrenʃis.
63 Sacerdoti succinti secondo il rito Gabino * queʃti, che aʃʃiʃtono dietro l’Imperatore non sono Sacerdoti, et uno di loro
non porta l’accetta da sacriʃicio, mà li ʃaʃci : il rito Gabino era la toga gettata dietro le,spalle e ripiegata .

al petto, come deʃcrivano , Servuio , et Iʃidoro.
65 Lucio Preʃetto delle legioni , ouero del Pretorio siede à siniʃtra di Traiano in egual sedia, luno, e l’altro paludati.
66 Caualii dell’Imperatore con coperte d’oro, et di seta condotti da signiʃeri.
67 Due labari, l’uno di Traiano, l’altro di Lucio Preʃetto: il labaro dell’Imp.e era d’oro , del Senato d’argento , del Capitano
roʃʃo, dell’armata di mare ceruleo * l’inʃegna chiamata labaro non ʃù ne tempi di Traiano , mà di Coʃtantino,
prima diceuʃi uexillum,et uexilliʃeri gli Alʃieri.
6




68 Sacerdoti laureati succinti al rito Gabino aʃʃiʃtenti al sagriʃicio cantando hinni * Del,rito Gabino nell’antecedente.
69 Vaʃo d’oro,o d’argento cõ le primitie de ʃiori ,e de ʃrutti ʃorʃe per dinotare che nella primauera ʃi comincio la guerra * nõ ui ʃo=
no ʃiori ,ne ʃrutti.
70 Vaʃo d’aqua luʃtrale che nel sagriʃicio si spargeua sopra l’aʃtanti per le purgationi , come l’aqua santa .
71 Popa seminudo et succinto ʃermaua et ʃeriua le uittime a gli altari .
72 Limo ueste del Popa dall’umbilico, à mezza gamba haueua nell’eʃtremità la ʃrangia di porpora .
73 Vagina,o cortelliera * il coltello da uccider le uittime si chiamaua dolabrum.
74 Camillo giouinetto ingenuo , tiene l’urceolo , uaʃo , col quale s’inʃondeua il uino , o altro liquore nella patera del sacerdote.

75 Tibicine che suonaua al sagriʃicio. 76 Traiano auanti il pretorio,o tabernacolo Imp.le uelato in ueʃte bianca di lino sacriʃica.
77 Patera inʃtrumento di metallo aperto , col quale s’inʃondeua sù l’altare o il uino, o l’sangue della uittima.
78 Sacriʃicio chiamato suoue taurilia dal Porco,Ariete, e Toro, che ui si sacriʃicauano nella raʃʃegna dell’Eʃʃercito.
79 Dorsuale della uittima era di seta di color uario , raccamato con ʃrangia, et orlo di porpora.
80 Popa tiene con la deʃtra il corno del toro dorato, et con la siniʃtra la scure.
81 Vittimario che conduceua ,e legaua la uittima.
82 * Aquila legionaria in mezzo a due altre inʃegne delle Cohorti.
83 Tubicini suonauo la tuba dritta e longa di metallo, o d’argento.
7




84 Liticini, o Buccinatori suonauano il lituo inʃtrumento di bronzo, ò d’argento cauo,e ritorto,rendeua il suono acuto.
85 Huomo caduto à terra da un’ Aʃino, ò Mulo con un’ criuello, il cui ʃatto è ignoto.
86 Tonaca di lino, che toccaua la carne detta suppara subuculum, indusium uulgarmente camicia.
87 Allocutione di Traiano ne suggeʃto à soldati , Preʃetti, e Tribuni con l’inʃegne delle legioni , e Cohorti, eʃortadno=
li à portarʃi ualoroʃamente, l’habito suo è il paludamento, con la clanude tagliata laticlauia * soto il paluda=
men

mento ui è il thorace segmentato e tagliato in due ordini di ʃascie,et era di lana,ò di seta cõ pretioʃi ornamenti
88 Suggeʃto ediʃicio di pietre quadrate eleuate , sopra il quale l’Imperadore parlaua all’Eʃʃercito.
89 Tutti li signiʃeri benche à piedi ʃi armauano di lorica , et di elmo con pelli di leoni, et di orsi.
90 Digmata segni ne gli scudi erano ʃulmini , corone ʃiori , et uarij animali, ond hebbero origine l’arme nelle ʃamiglie.
91 Soldati armati d’elmo, e scudo e thorace * segmentato con cingoli di cuoio, ò lamine di ʃerro.
8




93 Fabbrica de gli alloggiamenti. Soldato con la scure taglia in pezzi i tronchi de gli Alberi.
94 Soldato che porta la calce nel coʃano teʃʃuto di ginuchi ui ʃi portaua calce , terra , arena.
95 Spada breue detta sica.
96 Soldati che portano pietre quadrate , traui , calce , et diuerʃe materie per la ʃabbrica . Erano gli alloggiamenti
di pietre , e tanto ben ʃatti, che doppo la guerra seruiuano per habitatione de Caʃtelli , et molti ancora ri=
man

mangano in uarie parti col nome di caʃtri .
97 Soldati ueterani in guardia de gli alloggiamenti, et diʃeʃa de gli operarij dalle incurʃioni de nemici .
98 Ponte di legno per passare il ʃiume uicino gli alloggiamenti, conʃitte le traui neel'alueo , congionti con cancelli ,
e trauature con chiodi di bronzo.
99 Capomaʃtro che comanda à gli operarij * ò più toʃto ribatte l'inchiadature.
9




i00 Scudi et elmi de Soldati impiegati alle ʃortiʃicationi.
i0i Preʃetti, e Tribuni determinauo sopra la perʃettione de gli alloggiamenti * anzi il medeʃimo Traiano in
mezzo di loro , riconosce I lauori de suoi soldati .
i02 Architetto , Capomaʃtro,il quale comanda a gli Operarij.

i03 Pretorio habitatione dell'Imper.e ne gli alloggiamenti preʃʃo il quale era il Queʃtorio, et la Porta Pretoria.
i04 Soldati Pretoriani elletti alla guardia del Principe, stanno auanti il ueʃtibolo del Pretorio col dito eleuato
contraʃegno di coʃtanza, et diuerʃamente da gli altri hanno il balteo, o cingolo della spada della spalla
sinistra al lato deʃtro.
10




i05 Traiano manda eʃploratori à riconoscere i conʃini de nemici.
Secondo ponte di legno sopra il ʃiume uicino a gli alloggiamenti per commodità dell’aqua, e per trasportare più
ʃacilmente la uettouaglie.
i07 Via che dalla porta de gli alloggiamenti conduce al ʃiume, per commodità dell'aqua, che col’uaso è presa da un Solda-
to

i08 Parapetto che nella sommità hà le penne, ouero merli.
i09 Soldati che nella uicina selua parte tagliano legni, e parte li portano à gli alloggiamenti, per iʃerire ne muri,
et altre ʃortiʃicationi.
ii0 Terzo ponte di legno, sopra il ʃiume per uso de gli alloggiamenti.
11




iii Cauallo dell'Imperadore tenuto da un'Pretoriano * è un’ mulo con baʃto da soma.
ii2 Capomaʃtro de muratori, che aʃʃiste,e comanda * è un Operario che con mazza batte, e pareggia le pietre mu=
rate.
ii3 Traiano uà intorno conʃiderando le ʃortiʃicationi e le parti de gli alloggiamenti, per eccitare i soldati all'opera.

ii4 Fenili per paʃcere i caualli ʃortiʃicati nello steccato, uicino al quale ui è il quarto ponte di legno per trasportar=
ui meglio il ʃieno, e paglia per uia di ʃiume.
ii5 Soldato Pretoriano cuʃtode del corpo di Traiano alza il dito per segno di ʃede * si è detto che il dito alzato-
(è segno di coʃtanza
12




ii6 Due prigioni Daci preʃi da gli Esploratori, condotti auanti Traiano per sapere lo staco, e li conʃigli
de nimici.
ii7 Quinto ponte di legno.

ii8 Calcara di calce , ouero Arenario donde si caua l'arena portata ne Coʃani * non ui è calcara ò
arenario ma li Soldati ediʃicano mura eʃʃendoui in terra pietre quadrate come nella seguente.
13




ii9 Inʃtrumento di due baʃtoni da portar più ʃacilmente le pietre.
120 Studi et elmi de’Soldati pendenti da pali mentre attendono alle ʃortiʃicationi, de gli alloggiamenti.
i2i Caualli dell'Imperadore ornati di coperte di seta, e d'oro con ʃrangie di porpora.

i22 Porta Pretoria de gli alloggiamenti per la quale eʃcono le legioni di soldati à piedi, et à Cauallo.
i23 Soldati Pretoriani alla Porta Pretoria, in guardia, e cuʃtodia dell'Imperadore.
14




i24 Seʃto ponte di legno, proʃʃimo alla porta pretoria sopra il quale paʃʃano i Soldati uʃciti dall'alloggiamento.
125 Soldati à cauallo di lieue armatura * quanto scriue il Ciaccone delle penne delle struzzo,e della coda dell'Hippo=
potamo ne gli elmi delli due Soldati non ʃi rincontra nel marmo,eʃʃendoʃi equinocato alla coda di un Cauallo.

i26 Soldati à piedi di graue armatura thoracati con elmo , e scudo : questi riceueuano la bataglia ʃerinano di uicino , e di lonta=
no l'inimico mà ʃuggendo non lo perʃeguitauano. Vegetio 14.
i27 Aquila legionaria adornata con le penne in nece de gli elmi, che per l'ordinario in queʃte ʃigure sono senza ornamento.
15




i28 Tagliano, una selua per torre l'impedimento all'Eʃʃercito, e la comodità d'imboʃcarʃi à nemici.
i29 Aquila inʃegna della seconda legione circondata da corona di lauro.
i30 Aquila della terza legione parimente in corona laurea , ui era queʃta diʃʃerenza che la prima era solamente
ornata di ʃronde , la seconda era circondata da corona di lauro, la terza oltre la laurea haueua ag=
giunti altri ornamenti in modo che da ciaʃcuno legionario si riconoʃceua la sua Aquila.

* Queʃta diʃtintione non si caua nè da gli autori, nè dal marmo , doue sono l'inʃegne delle legioni, e delle Co=
horti , con li soliti ornamenti , e nell'antecedente numero 52 sotto il clipeo , con l'imagine dell'Imperatore si
uede il titolo , in cui erano scritti il nome del Principe , non con lettere d'oro, ma di colore puniceo.
16




i3i Due teʃte de principali Daci moʃtrate à Traiano da gli ucciʃori, per acquitare premio, e la gratia
dell'Imperadore, che sta preʃente al conʃlitto.
132 Battaglia trà l'Eʃʃercito Romano, e quello de Daci, nella quale con l'aiuto della Caualleria, li Ro=
mani

mani reʃterano uincitori V’interuennero trè legioni ʃormata ciaʃcuna di sei mila, e conto ʃanti,
e di seicento uentiʃei Caualli, e per conʃeguenza di diciottomila, e trecento ʃanti, e mìlle ottocento seʃ=
santaʃei caualli, oltre li Soldati auʃiliarij mandati da conʃederati.
17




i33 Fingeʃi Gioue che stende la deʃtra aperta in aiuto de Romani , occultando la siniʃtra à i Daci * si è cor=
retto l’errore tenendo la mano chiuʃa , aggiunteui l’acque , che ondeggiano sotto il petto. Mà ò sia Gìo=
ue , ò altra Deìtà , certo è che combatte contro Daci , impugnando l’haʃta, la quale non è eʃpreʃʃa in queʃta
ʃigura, mancando ancora l’altre haste de’ Soldati in tutta la Colonna, per la ʃragìlità, e diʃʃicoltà di sculpir=
le nel marmo.

i34 L’inʃegne de Daci ʃurono il labaro , e l’Dragone; non uʃarono altre armi che l’arco , la spada , e lo scudo senza el=
mo , e corʃaletto con tonaca succinta , e sopraueʃte legata con due ʃibule alle spalle.
i35 Cadauero d’un’ giouine Daco morto in battaglia, portato de suoi per sepelirlo * Entro gli allogiamenti si ueggono
piramidi à due , à due proʃondate dentro mura quadrate , che è probabile sieno le sepulture de i Daci mor=
ti in guerra. Traiano à suoi-coʃtitui are.i36 Traiano con Lucio Preʃetto comanda che sieno incendiati li
preʃi alloggiamenti de nimici.
18




i37 Ne lughi eminenti de preʃi alloggiamenti s’eʃpongano le teʃte de Daci , aʃʃiʃse all’haʃte ʃrà le lo=
ro inʃegne * Oʃʃeruanʃi le teʃte raʃe i capelli , e la barba, e per eʃere secchè, e conʃummate
dubito non sieno pìù toʃto de Romani ucciʃi.
i38 Daci auanzati nella battaglia riʃuggono nella selua.

i39 Soldati Romani uittorioʃi seguitando l’inimici uinti paʃʃano oltre il ʃiume Tibiʃco, che scorre per mezzo
la Dacia, hoggi deto Tyʃʃa.
i40 Soldati Romani quadando i ʃiumi , spogliate le ueʃti , e l’armi lo poneuano nello scudo , e la portauano in ca=
po , li signiʃeri portauono l’inʃegne sù le spalle , come nella preʃente ʃigura.
19




i4i Traiano con l’haʃta ò pilo in mano ʃrà le sue inʃegne , ammette gli Ambaʃciadori de Daci uenuti,
per impetrare la pace.
i42 Li Daci caualcano il dorʃo nudo de loro Caualli con la sola briglia.

i43 Daci habitanti in alcuna Città, ò uilla conʃinante domandano à Traiano la pace, l’uno de quali è coro=
nato di lauro * non hanno corona alcuna.
20




i44 Li Daci non hauendo compoʃta la pace con l’Imperadore, ucciʃi gli armenti , e tutto il beʃtiane combattono con
tro Romani , e reʃtano uinti , e morti.
* Da queʃta, e dalle sequenti ʃigure si comprende che li Daci superati nel secondo incontro parte di eʃʃi reʃtano
morti combattendo, e parte ʃuggendo sommerʃi nel ʃiume – scorrono gl’Incediarij à Cauallo con le ʃaci,
per

per mettere à ʃuoco il paeʃe, e si conprende la pietà di Traiano nel laʃciar salue la Donne prigioni che sol=
leuano i ʃigliuolini , e ʃi raccomandano.
i45 Incendiato il luogo Traiano comanda che ʃi laʃcino in libertà Donne , Vecchi , e ʃanciulli, e seno da oʃʃeruarʃi gli ha=
biti loro.
21




i46 La Caualerria de’ Daci nel ʃuggire guadando il ʃiume Tibiʃco per la proʃondità dell’acque,si sommerge la mag=
gior parte, con dolore de gl’altri che la soccorrono , porgendo loro le mani ,dalle ripe, doue si saluano li
Dragonarij con l’inʃegne.
i47 Caualleria Sarmatica uenuta in aiuto del Rè Decebalo , armati gl’huomini , co’Caualli di lorica hamata,
cioè

cioè di hami * Equites cataphracti Non è queʃta la Sarmatia Orientale , mà la Settentrionale , comprende la
Polonia , la Pruʃʃia , Ruʃʃia,Liuonia , Lituania, è qualche parte della Moʃcouia.
i48 Li Daci , raccolte le reliquie dell’Eʃʃercito , et aggiunta la Caualleria Sarmatica aʃʃalgono una Città munita da
Romani.
22




i50 Li Daci battono le mura della Città aʃʃalita con l’ariete mentre , i loro sagitarij ʃeriʃcono li diʃenʃori che com=
battono con saʃʃi, et arini da lanciare * oʃʃervarʃi che l’haʃte , et pili non ʃono eʃpreʃʃi nel marmo eʃʃendo ʃrangibi=
li nella scoltura , e l’ariete da i Daci uiene uʃato senza macchina , mà spinto à ʃorza con le mani . la teʃta dell’
ariete era di bronzo incaʃtrato nell traue di legno .

i5i Naue carica di uineri per soccorʃo de gli aʃʃediati , sacchi di grano legati,e portati da Soldati per introdurli nel=
la Città.
* l’ediʃicio tondo rappreʃenta la ʃorma d’un’Anʃiteatro, scorgendouiʃi i suoi gradini da sedere.
* ʃanali , ò torchi di cera sopra l’inʃegne, eʃʃendo di notte.
23




152 Traiano con naui leggieri dette liburniche, condottoʃi per l’Iʃtro , entra di notte nella Città aʃʃediata incon=
trato da suoi Capitani , e Soldati lodati dall’Imperadore. Oʃʃeruanʃi li ʃanali, ò torchi di cera sopra
l’inʃegne, nella naue ui è uno che ʃà corone per incoronar * non ʃa corone , mà tiene le sarti ò ʃu=
ni per legare il legno.

i53 Forma dell’ antiche biremi co’ remiganti parte Romani , parte Daci prigioni.
i54 Arco ò Porta in honore di Traiano, con una biga, e Marte aurigante * nò ui è nella biga ʃigura alcuna.
i55 Caualli e uettouaglie condotte per lo ʃiume Iʃtro.
i56 Altre biremi roʃtrate.
24




i57 Seguitano à scaricarʃi le munitioni, l’armi per soccorʃo della Città sù la ripa del ʃiume Iʃtro .
i58 Traiano conduce l’Eʃʃercito, ʃuori della Città ne’ campi de’ nimici, precedono Soldati à piedi, et à cauallo,
senza inʃigne, ò altro contraʃegno per giungere improuiʃo sopra i Daci.
* Nel roʃtro della prima naue , uiene scolpito Palemone , ouero Portunno col temone, e sopra la sua coda un’-
Amore

Amore;et apreʃʃo un altro noʃtro, et un Tritone . questi Dei marini si ʃigurauano nelle naui, per renderli ʃauore=
uoli alla nauigatione, e da eʃʃi nominauanʃi le naui steʃʃe, come deʃcriue Luciano di quella gran’ naue d’Egit=
to chiamata Iʃide , hauendo nell’ una, e l’altra parte della prova la sua imagine.
25




i59 Germani conʃederati ò tributarij de Romani , ò altro popolo riceuuto in amicitia accompagna l’Impe=
radore contro Decebalo * queʃti ignudi con la claua sono contrapoʃti da Romani à gli altri simili, che
combattono in ʃauore de Daci, uedendosi nell’uno, e l’altro Eʃʃercito.

i60 Traiano à cauallo precede auanti l’Eʃʃercito ; e gli Eʃploratori tornano, danno conto dello stato
de nemici * solleuando il dito danno segno di coʃtanza e di uittoria.
Segne auanti la Caualleria.
26




i6i Caualleria Sarmatica di Sagittarij temendo la uirtù dell’Eʃʃercito Romano , con repentino terrore si dà
in ʃuga, e cade , alcuni pochi combattono , Traiano uince i Sarmati ; poiche ʃù cognominato Sarma=
tico, e trionʃo de Sarmati , e de Daci ; e si raccoglie ancora dalle sue medaglie * Non trionʃo de Sar=
mati, nè ʃù cognominato Sarmatico, ne si raccoglie da medaglie, o inscrittioni.

i62 Immagine di Diana ,ò dell’Aurora, perche ʃorʃe di notte, ò sul’ crepuʃcolo del mattino seguiʃʃe il conʃlitto, ouero
altra Dietà riputata ʃauoreuole à Romani.
i63 Questa ʃù la terza battaglia ʃrà Romani , e Daci, e ui sono combattenti con le claue.
27




i64 Carri , armi, uettouaglie, et insegne de’Daci uengono in potere de’Romani, uedeʃi un’ Soldato Romano
prigione , e legato crudelmente ad una ruota di carro con la pena d’Iʃʃione.

i65 Li Padri , e le Madri co’i ʃigliuolini in collo , et in seno riʃʃuggono nelle selue * più toʃto ricorrono , et
inuocano la clemenza dell’Imperadore,supplicando con le braccia, e mani aperte.
28




i66 Li Daci uanno à trouare, e si danno à Traiano,il quale stende la deʃtra , e concede loro salute.
i67 Fabbrica di nuoui alloggiamenti : portano calce ne coʃani, riquadrano le pietre , e le traʃmettono à murato=
ri)
i68 Daci prigioni dalla battaglia sono condotti à gli alloggiamenti.

i69 Soldati Romani ʃeriti nella battaglia uengono medicati da Chirurghi. Riʃeriʃce Dione che mancando le
ʃaʃcie, Traiano ʃece tagliar sin’ le proprie ueʃti, per legar le ʃerite, et à morti coʃtitui are per sagriʃi
car loro ogni anno.
29




i70 Carro baliʃte macchine da guerra, che mandauano li dardi ben’ lontano, ciaʃcuna ueniua tirata da due
muli , e quanto erano maggiori, tanto più lungi colpiuano, ne solo diʃendeuano gli alloggiamenti,
ma seguitauano il campo dopo le schiere di graue armatura .

Segue la quarta battaglia, la quale si comprende eʃʃere stata grandiʃʃima.
30




i7i Vn Soldato Daco si rende ad un’ Soldato Romano , con la deʃtra prende la deʃtra , in segno di ʃede * pare
più toʃto che sia preʃo prigione.

i72 Li Daci in queʃta quarta battaglia reʃtano superati , altri ʃatti prigioni , et altri morti accumulati l’uno ,
sopra l’altro , altri si danno in ʃuga.
31




i73 Disʃatto l’Eʃʃercito de’Daci , et acquiʃtata inʃigne uittoria Traiano eleuato sopra il suggeʃto, parla à suoi
Soldati lodando la uirtú loro.
i74 Principali Daci preʃi in guerra, e prigioni sono cuʃtoditi con guardie di Soldati, entro l’alloggiamen=
(to

i75 Vn’ Soldato abbracia , e bacia il compagno , ò creduto morto , ò liberato da cattiuità de’ nemici.
176 Soldato che riporta ne sacco il grano , ò altro riceuuto il congiario dalla liberalità del Principe.
32




i77 Traiano sedendo in luogo alto diʃtribuiʃce il congiario à suoi Soldati , li quali baciano la mano all’Imperado=
re , che era grande honore * quanto in ciò ʃoʃʃe ʃacíle Traiano , uedi Plinio nel Panegirico.
i78 Le Donne Daci con barbara crudeltà, si uendicano contro Romani tormentando , et abbruciando i prigioni
con ardentiʃʃime ʃaci.

i79 Vno de’ Germani o Pannonij ò d’altra gente conʃederata e riceuta in amicitia riueriʃce l’Imperadore
conducendo naui per lo ʃiume Iʃtro con uineri e munitioni all’Eʃʃercito.
* nel’ voʃtro della naue uedeʃi un’Amore sopra una piʃtrice,ò Cauallo marino per la ragioni dette di sop=
ra, doppo il numero.i58.
33




i80 Traiano prouedute, e cariche le naui di uettouaglie, e ʃatto il ponte di barche , conduce l’Eʃʃercito ʃuo=
ri de gli alloggiamenti , per combattere di nuouo l’inimico rinuigorito.
i8i Frà l’inʃegne dell’Aquila, e della Concordia , uien’ portata auanti un’ insegna con l’ariete , rariʃʃima-
ʃrà

ʃrà Romani. Quando eʃʃi intimauano la guerra ad alcuno, il Sacerdote ʃeciale mandana un’ ariete
nel campo nimico , denotando che era già eʃpoʃto alla loro preda .
i82 Ponte di legno ʃatto sopra le barche nel ʃiume Iʃtro, ouero Tibiʃco.
34




i83 Bagaglio elmi , scudi , pili , et altre armature portate sopra carri , tirati da Caualli , e da Boui , se=
guitando l’Eʃʃercito.
i84 Alloggiamenti de’Daci con alcune macchine , abbandonati sono occupati da Traiano , laʃciandoui il pre=
si

sidio per diʃenderli, eʃʃendo ʃorte il luogo.
i85 Parlamento di Traiano à suoi Soldati , del’ modo di combattere di nuouo gl’inimici .
35




i86 Traiano ammette à parlamento gli Ambaʃciadori di Decebalo , mandati à domandar tregua per
meglio prepararʃi all’armi , mà non l’ottengono * Traiano , e l’Ambaʃciadore tengono la pian=
ta della mano aperta , e diʃteʃa che è contraʃegno di pace , et di Paciʃicatore secondo Quinti=

liano e si rincontra nelle statue.
In tanto li Soldati non otioʃi tagliano e portano legna calce et arena per ʃortiʃicare gli alloggiamen=
ti e di nuouo li Daci uengono à parlamento.
36




i87 Volendo Traiano uenir’ di nuouo à bataglia con nemici,secondo il coʃtume tenuto religioʃo da Romani,
sagriʃica il porco, la pecora , il toro , il qual’ sacriʃicio si è detto da principio chiamarʃi Suoueta=
uri

urilia,solito ʃarʃi nella luʃtratione , ò raʃʃegna dell’Eʃʃercito, imminendo l’inimico.
37




i90 L’Imperadore da luogo eleuato parla à suoi Soldati, eʃortandoli à portarʃi ualoroʃamente
contro Daci , tante uolte superati , per riportarne piú glorioʃi troʃei , e già s’incaminano i Sol=
dati per tagliar la selua.
38




i9i Tagliaʃi una denʃa selua per non dar’ commodità à nimici di occultarʃi all’imboʃcata , e per hà=
uer libero il uiaggio . Sono aʃʃiʃʃe , et eʃpoʃte à pali, due teʃte di eʃploratori Daci, per terrore
de’ gli altri e s’incendiano alloggiamenti nimici.
39




i92 Traiano preʃi gli alloggiamenti nimici , paʃʃa sopra il ponte il ʃiume Tibiʃco.
i93 Li Daci non hauendo ardire di opporʃi à Traiano , et di uietarli il paʃʃo, si ritirano nelle montagne
al sicuro , con le loro inʃegne , et intanto li Soldati Romani abbrucciano li loro alloggiamenti.

i94 Traiano ediʃica nuoui alloggiamenti , in luogo ben’munito per natura, lauorando i Soldati alle so=
lite munitioni .
40




i95 Vn Regulo , ò perʃonaggio principale de’Daci supplicheuole adora Traiano, gittate à suoi piedi
l’armi , et implora la sua clemenza. Stà auanti il Pretorio e ʃrà l’inʃegne, doue per contra=
segno d’honore uien’ condotto da un’ Tribuno , che dietro l’accompagna con la mano, e l’Impe=

radore con la deʃtra gli ʃà cenno che sorga.
i96 Carri con barili , ò copelle di uino , per seruitio dell’Eʃʃercito, si ueggono le ʃorme de Carri , e
de gioghi de Boui .
41




i97 Soldati Pretoriani auanti il Pretorio , et altri che seguono l’Imperadore * gli Ediʃici à guiʃa di
tempij, ciaʃcuno con due cipreʃʃi poʃʃono rapreʃentare sepulture de Soldati Romani.
42




i98 Traiano seguitato dalle sue inʃegne , è Capitani eʃce à combattere. Caualleria de Germani , ò
d’ altra gente conʃederata , uenuta in aiuto di Traiano precede per combattere in queʃta
guerra

guerra , contro i Daci , e caualcando eʃʃi non uʃano sella.
* oʃʃeruanʃi di più le chiome calamiʃtrate.
43




i99 Rotti li Daci riʃʃuggono nelle selue, per saluarʃi nè luoghi muniti , e sicuri con le inʃegne con=
seruate de Dragoni.
44




200 Traiano iuoltratoʃi auanti con l’Eʃʃercito ediʃica nuoui alloggiamenti.
20i Legati de’ Daci chiedono supplicheuoli all’ Imperatore le conditioni della pace, e da eʃʃo sono riceuuti
corteʃemente * uedeʃi nel’ marmo che il Daco prende la mano portagli dall’ Imperadore in
se

segno di sicurezza ,e sembrano Regoli uicini riceuuti in protettione
202 * Baliʃta e machina con la quale si tirauano dardi come si è ueduto al numero i70.
45




203 Triarij, soldati entro li caʃtelli delle legna , da ʃabbricar macchine , e naui , queʃti erano ualoroʃi, e de=
stinati à riʃtorar il primo ordine dell’ Eʃʃercito , et à souuenirlo ad ogni biʃogno.
204 Soldati sarmati in aiuto de Romani ,loricati di squamme di bronzo ,de quali è parlato al numo.i47.i6i

205 Frombolatori ,che con le ʃrombole gittauano saʃʃi, * e ghiande di piombo sopra li nimici,e queʃti sem=
brano auʃiliari Germani ,e conʃederati .
206 Altra shiera di auʃiliari , che combattano con lo scudo , e la claua nel reʃto ignudi.
46




207 * Macchina , o Baliʃta da tirar dardi , uʃata da Daci , la cui ʃorma con la ʃostiʃicatione dello steccato , si è
emendata nella noʃtra ʃigura ; come anche si conoʃce che gli iʃteʃʃi non tagliano la selua, e legna
per

per seruitio de Romani , mà per loro uʃo sequitando unitamente l’Eʃʃercito.
47




208 Hauendo Traiano conʃeguito altra uittoria, muniʃce nuoui alloggiamenti più uicini , signoreg=
giando il paeʃe .

209 Nuoua munitione de gli alloggiamenti .
2i0 Vien’ condotto auanti Traiano ,un’ prigione de’ principali Daci ,come nella seguente ʃigura.
48




2i0 Prigione de’ principali Daci condotto auanti Traiano.
2ii Li Soldati Romani nel ʃar legna, sono inʃidiati dalli Daci naʃcoʃti nella selua, onde Traiano man=
data un’ ala di Soldati di armatura leggiera, Sagittarij ʃrombolatori reʃtano abbattuti, e
mor

morti * non pare che li Daci ʃoʃʃero aʃcoʃti nella selua mà che ʃaceʃʃero una sortita
dalli uicini alloggiamenti.
49




2i2 Traiano hauendo superato i Daci in battaglia , oppugna il loro uicino alloggiamento .
2i3 Forma della Teʃtudine Romana , con la quale i Soldati serrati , e coperti da loro scudi , si aʃʃi=
cu

curauono dall’impeto de saʃʃi, e dardi tirati di sopra , e si accoʃtauano alle mura senza oʃʃesa
della qual teʃtudine parla linio al lib. 10 ,e ceʃare nel lib.S.della Guerra Gallica.
50




2i4 Vengono portate all’Imperadore Traiano due teʃte de’ principali Daci, in contraʃegno della uitto=
ria conʃeguita contro l’Eʃʃercito di Decebalo.
51




2i5 Vltima battaglia ʃrà Romani , e Daci , nella quale Traiano reʃta uincitore , hauendo diʃʃipato le re=
liquie de nemici. * Scriue Dione che Traiano aʃceʃo la sommità de’ monti, penetrando di cima
in cima , peruenne alla Regia di Decebalo ; dall’altra parte Lucio Preʃetto aʃʃaliti li Daci , li mi=
se

ʃe in ʃuga molti di eʃʃi prigioni , e morti onde Decebalo impaurito mandó subito li primi de
suoi Pileati à chiedere humilmente qualunque conditione di pace , e di perdono .
52




2i6 Traiano co’ Preʃetti, e Tribuni del suo Eʃʃercito ottenuta la uittoria, determina le conditioni
della pace e’l perdono chieʃto humilmente da Decebalo.

2i7 Non ancora ʃerma la pace con Decebalo, si ʃortiʃicano nuoui alloggiamenti da Traiano.
53




2i8 Nuoui alloggiamenti de Romani più uicini à nimici , in luogo sicuro ; e commodo per la copia dell’
acqua , che scaturiʃce da un’ torrente .
2i9 Grano portato ne’ sacchi da Soldati ne’ gli alloggiamenti.

220 Traiano stabiliʃce la pace con conditione che il Rè Decebalo gli daʃʃe nelle mani tutte l’armi, e
le machine belliche con li loro Arteʃici, li ʃuggitiui ò Romani ,ò compagni, che spianaʃʃero le
ʃortezze, e caʃtelli tutti, che partiʃʃe da luoghi occupati, e che teneʃʃe per amici, e nimici tutti
quelli, che haueʃʃe dichiarato il Senato Romano.
54




22i Sedendo Traiano nel suggeʃto in mezzo li suoi alloggiamenti , e munito ʃrà le sue inʃegne Pre=
ʃetti , e Tribuni , Decebalo Rè de’Daci uenuto à trovarlo s’inginocchia , l’adora , e suppliche=
uo

uole si rimette alla sua clemenza et alle conditioni della pace.
222 Romani , ò compagni riʃuggiti à Daci , uengono à Traiano ricondotti , con le mani legate di dietro
ad eʃʃer puniti * sè pare non sono prigioni principali.
55




223 Reguli , e principali capitani de’ Daci, li quali accompagnono il loro Rè Decebalo , inginocchiati anch’
eʃʃi nell’ adorare l’Imperadore * gettano in terra gli scudi , per dimoʃtrarʃi priui di ogni di=
ʃe

ʃeʃa, conʃorme le conditioni impoʃte dall’ Imperatore .
225 Si rouinano li Caʃtelli , e le ʃortiʃicationi , mettendoʃi in eʃecutione li capitoli della pace .
56




226 Partiti li Daci da i luoghi occupati oltre i loro conʃini , tornano li primi habitatori ad ha=
bitarui , huomini , e Donne con loro ʃigliuoli , e con li loro armenti.

227 Traiano uinto Decebalo parla alla legione XIII cognominata Dacica condotta dalla Pannonia su=
periore, laʃciandola in preʃidio della Dacia,doue hora la Tranʃiluania conʃina con l’Vngheria.
57




228 Troʃei de’ Daci , e de’ Sarmati , eretti in memoria di Traiano , ne’ luoghi particolarmente doue era
seguita la uittoria, nel primo Troʃeo ʃrà le spoglie si uede il paludamento , li Dragoni, e l’alt=
re inʃegne, pili, ʃaretre, elmi de’ Sarmati .
229 Scriue la Vittoria nel mezzo lo Scudo * Vedeʃi nelle medaglie la Vittoria ; che scriue nello scudo

con lettere VIC•DAC• Vittoria Dacica , et il calcare l’elmo sotto il piede , sempre e segno di
Vittoria ,come nelle medeʃime medaglie si rincontra , nelle ʃigure de’gl’Imperri e delle Vittorie.
230 Altro Troʃeo, nel quale uedeʃi di più la corazza , ò thorace sarmatico ʃatto di squamme, spade , col
ʃodro ornato , accette , martelli , e tutto con bell’ ordine diʃpoʃto .
58




SECONDA
GVUERRA
DACICA

* Quanto il Ciaccone deʃcriue del ritorno di Traiano à Roma, pare più toʃto che si ueriʃichi del
ritorno di eʃʃo nella Dacia , alla seconda guerra contro Decebalo , il quale ribellatoʃi ʃù
di nuouo dichiarato inimico dal Senato Romano .
23i Regia di Decebalo occupata da Traiano. Porta del Palazzo Regio, nella cui sommità trè
232 statue di gioueni con le ʃaci, poʃʃono eʃʃere gli Dei lari de’ Daci cuʃtodi della Caʃa-
* Vedeʃi eʃʃere un’ Arco sù l’ Iʃtro in honore di Traiano ; le statue non hanno ʃaci, mà claue,
e si

e si riʃeriʃcono ad Hercole , et à Traiano più d’ogni altro Dio à lui diuoto . Gli altri ediʃici
sono Tempij che accompagnano gli antecedenti troʃei. Nel ueʃtibulo di uni uedeʃi la sta=
tua d’una Dea, non di Decebalo.
233 Lanterna, e ʃaci denotano il tempo notturno.
234 Trè inʃegne tre legioni , il ueʃʃillo della Caualeria,si sono emendati gli ornamenti delle
naui,nè ui e l’Aquila nella prora. 235 Traiano Imperadore.
59




237 In Roma si ʃanno sacriʃicij per lo ʃelice ritorno, et arriuo di Traiano * si conoʃce il sacriʃicio
non celebrarʃi in Roma; e benche gli habiti sembrino Romani , con tutto ciò alcuni cuo=
prono il capo all’ uʃo barbaro . Arriuando l’Imperadore nelle prouincie, era incontrato con
acclamation , uoti , e sacriʃicij ; e queʃte genti sembrano Coloni Romani .

238 Sacerdoti nella Curia, doue i Conʃoli , e l’Senato Romano determinano i uoti per salute , e ritor=
no dell’Imperadore * la ʃigura col braccio , e la mano diʃteʃa è l’iʃteʃʃo Traiano in atto di
Paciʃicatore, come si ricontra in tutte le medaglie di Hadriano col titolo ADVENTVS•AV=
GVSTI•al suo arriuo nelle prouincie.
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* Altri uengono à salutare l’Imperadore , e si ʃanno auanti diʃcesi dalla naue sopra il ponte , et
aprono la mano in habito togato . Partono altri in ueʃte succinta militare , o siano
Coloni

Coloni, o Preʃidiarij, ʃorse inuiati auanti da Traiano , e tutti sono diʃarmati, ʃrà genta amica.
Pare che il ponte sia in luogo importante, eʃʃendo ʃortiʃicato con la torre.
61




240 Porta trionʃale per la quale Traiano entra in Roma trionʃante , incontrato , e salutato da i
Senatori, e dal Popolo laureata per la Vittoria Dacica * l’habito di coʃtoro benche Ro=

mano, come s’è detto, hà qualche diʃʃerenza nè ʃigliuolini, è nelle mogli. E queʃti seguitano
l’Imperadore accompagnato da due littori con li ʃasci.
62




* Altri Soldati Romani con l’inʃegne di due Cohorti, incontrano L’Imperatore alzando e sten=
dendo uerʃo di lui la mano con acclamationi.
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242 Traiano sacriʃica à Gioue Capitolino presente il Senato, doue si può riconoʃcere la sim=
metria del Tempio di Gioue Capitolino , et de gli altri ornamenti del Capidoglio .
* Con l’altre coʃe si sono corrette ancora le ʃabbriche, e queʃto non è altrimente il Tem=
pio

pio di Gioue, mà un’ theatro uʃato nelle Colonie, onde si comprende, che Traiano incontrato
auanti da soldati Preʃidiarij , e Coloni , peruenuto alla Colonia ʃà sacriʃicio.
64




243 Naue con le uele raccolte, con l’ancora , e’l timone ʃermo signiʃica porto , e luogo sicuro , onde
Traiano uà nel paeʃe nimico si può congetturare che egli per lo mare Adriatico nauigaʃʃe nell’
Illirico abbreuiando il uiaggio più commodo che non haueua ʃatto nella prima guerra conducen=
do l’Eʃʃercito per l’Alpi con tanto incommodo.

244 Soldati col’ pallio cocullato per ripararʃi dal ʃreddo, e dalle pioggie .
245 Aquila inʃegna d’una legione condotta di Roma dall’ Imperatore , oltre le altre due , che sembrano di
Auʃiliarij * si è corretto hauendo tutto trè l’inʃegne la loro Aquila,auanti le quali camina
Traiano .
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246 Sacerdoti succinti secondo il rito Gabino accompagnano l’Eʃʃercito * queʃti sono soldati che impugna=
no i loro pili , ouero haʃte se bene non sono scolpite nel marmo , per la diʃʃicoltà come altro=
ue si è detto

247 Caualleria ordinaria , che seguita Traiano col Veʃʃilliʃero.
66




248 Iazigi , et altre genti conʃinanti alla Dacia , scacciati et oʃʃese da Decebalo, per l’amicitia co’ Romani , uan=
no incontro à Traiano , e lo salutano oʃʃerendo sè steʃsi , et implorando il suo aiuto.

249 L’Imperadore auanti combattere l’inimici ʃa sacriʃicio.
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* Queʃti auanti eʃsendo Soldati, o Coloni Romani precedono gli altri Barbari huomini , e Donne co’
loro ʃigliuoli , e seguitano il sacriʃicio.

251 Scudi da gli altri diʃʃerenti, poʃati in terra da Soldati occupati in ʃare gli alloggiamenti * tal’
sorte di scudi in ʃorma seʃʃagona ʃurono uʃati da Germani.
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252 253 Fabbrica de gli alloggiamenti , muniti di ʃoʃsa , e di steccato . si tagliano gli alberi per
l’impedimento , e per l’uʃo dell’ ediʃicio , e de’ soldati.

254 Caʃtello , o Città munitiʃsima ,nella quale Decebalo manda preʃidio di soldati per diʃenderla con=
tro la ʃorza de Romani.
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254 Caʃtello , o Città munitiʃsima nella quale il Rè Decebalo manda preʃidio di Soldati , per diʃenderla da
Romani , e nella quale come in unico riʃugio li Daci poteʃsero saluarsi quando ʃoʃʃero ridotti
à pericolo.
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255 Traiano eʃpugna qualcunque luogo più munito , e dà una gran rotta à nimici * Si comprende che
li Daci aʃʃalgono gli alloggiamenti , ò altro luogo munito de’ Romani , li quali eʃcono ʃuo=
ri

ri à combatte ualoroʃamente contro di loro uccidendo , e uincendo li nimici , che riʃuggono
nelle loro ʃortiʃicationi, come si uede nell’antecedente ʃoglio.
71




256 Li Romani occupano i luoghi più muniti,per natura, e ʃortiʃicati con triplicate mura, diʃpoʃte ʃrà
interualli , li Daci per impedirli, ʃanno reʃiʃtenza * et uno di loro stretto nel crine
uien’ condotto prigione à Traiano.
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257 Traiano con la sua Caualleria giunge opportuno à suoi .

258 Si tagliano legna per munire gli alloggiamenti .
73




259 Li Soldati Veterani seguitano l’Imperatore con trè inʃegne, uno imaginiʃero , e due Aquiliʃeri contraʃegno di due
legioni * in tutte trè le inʃegne sono l’Aquile , e l’imagini del Principe , solo quella di mezzo non è roʃtra=
ta e tutte trè le hanno qualche diʃʃerenza .
260 Ponte di pietra ʃatto da Traiano sù l’Danubio * Deʃcriue Dione queʃto Ponte di mirabile ediʃicio , con
uenti pili di marmo quadrato alti CL.piedi senza li ʃondamenti, larghi LX e diʃtanti ʃrà loro CLXX.

piedi li quali pili si congiungenano con gli Archi: opera incredibile , che per la proʃondità, e per la impetu=
oʃita dell’ acqua non permette ediʃicio alcuno , nè si poteua diuertire. Il Ponte ediʃicationi da Traiano era
tutto di marmo con gli archi, queʃto che uediamo è ʃabbricato di trauature di legno con li soli pili, di
pietra ʃorʃe per la neceʃʃità di paʃʃarui.
261 Traiano sacriʃica ʃrutti,e pine secondo la stagione * l’habito di Traiano è diʃuʃato e simile ad una mozzetta ro=
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262 Decebalo manda principali Daci, e Sarmati à chiedere simulatamente le conditioni della pace; mà pe=
rò senza eʃʃetto, hauendo egli due uolte mancato di ʃede à Traiano .Vedeʃi l’habito de’ Sarmati in
tempo di pace : la ueʃte lunga il balteo larghiʃʃimo * l’habito di queʃti due è curioʃo ; poiche oltre
la ueʃta di Donna dalla cinta à talloni , hanno eʃʃi le mani ricoperte da guanti , e’l petto cinto di
ʃaʃcie di cuoio; e si può credere che queʃti sieno li medeʃimi Sarmati , o altra gente , che uie=
ne

ne à trattar con Traiano ,e simili habbiamo ueduto auanti in habito lungo combattere à Cauallo
armati dal mezo msu. Trà le ʃabbriche di queʃta Città , ò Caʃtello habitato da Soldati Stationarij, ui è
un’ Anʃiteatro caʃtrenʃe ediʃicato di legno,la porta sù l’ponte onde eʃcono i Soldati à guiʃa di
arco è adornata in cima con due troʃei . Di quelli che trattano con Traiano ,altri hanno la ʃa=
scia in capo ,altri il pielo .
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263 Traiano conduce ʃuori l’Eʃʃercito , paʃʃando sopra un’ ponte di legno il ʃiume Tibiʃco * La ʃigura
auanti à piedi pare che sia Hadriano , che accompagno Traiano in queʃta seconda spe=
ditione Dacica.
76




* Queʃto sacriʃicio si ʃà in honore di Traiano all’ suo arriuo , uedendoʃi egli giungere à cauallo,
e’ l incontra li primi dell’Eʃʃercito ,e con acclamationi lo salutano , alzando la deʃtra mano
aʃʃiʃ

aʃʃiʃtendo trè inʃegne ,et un’ ueʃʃillo auanti de’ Soldati à Cauallo.
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265 Seguita l’altro sacriʃicio chiamato Sueouetaurilia nella luʃtratione , ò sia raʃʃegna dell’Eʃʃercito ,
sacriʃicandosi il toro , il porco , e l’ariete ; il toro è condotto dal Popa col malleo per uccider-
lo

lo ; altri due Vittimarij conducono il porco , e l’ariete.
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267 Allocutione ,ò parlamento di Traiano , animando i Soldati à uincer Decebalo già uinto , metten=
do loro auanti le ricchezze dell’inimico , e la gloria del trionʃo.
79




* Traiano Auguʃto sedendo nel suggeʃto di marmo, dopo hauer parlato a suoi Soldati , Preʃetti , e Tribuni .
inuia l’Eʃʃercito ad eʃpugnare i luoghi più ʃorti, e debellare li Daci .
269 Precedono auanti li Soldati di leggiera armatura , e seguono qui nell’ ultimo i Triarij, o Soldati di armatu=
ra

ra graue con elmo , corazza . scudo ,e spada al ʃianco.
270 Carri tirati da muli carichi di armi. per uʃo de’ Soldati .
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27i Soldati ueterani con gli elmi laureati , corone donate loro dall’Imperatore , per qualche
egregio ʃatto di ʃortezza .
272 Trombettieri , o Buccinatori , si chiama Buccina secondo Vegetio , quell’iʃtrumento di
bronzo , che si piega in se steʃʃo circolarmente , l’altro che è ʃormato à linea
retta si chiama tuba .

273 Traiano aʃʃiʃte all’Eʃʃercito , e prouede a i uineri per alimento de Soldati , con Sacchi portati sù i
caualli , e sù i carri à gli alloggiamenti.
274 Aquiliʃeri, et Immaginiʃeri * ueggonʃi le inʃegne con ornamenti murali, come le antecedenti so=
no adornati di roʃtri.
81




275 Prima shiera, ò uanguardia di Soldati di lieue armatura copoʃta di Auʃiliari, nella quale sono
Germani, Vngheri, Schiauoni, e Dalmati, armati d’archi , e di saette .
276 Aquila, e labaro d’un’altra legione portata appreʃʃo l’Impe, Già si è detto il labaro nome
uʃato

uʃato al tempo di Coʃtantino, e sotto Traiano chiamauaʃi ueʃʃillo , et era inʃegna della Ca=
ualleria come pare queʃta Aquila, ancora che si è ueduta portare da Soldati à Cauallo.
82




* Queʃti Arcieri con ueʃte lunga si sono ueduti auanti, nella prima guerra Dacica combattere
à Cauallo à ʃauore, de’ Romani , con l’elmo acuto , e corazza hamata de’ Sarmati , si che
poʃʃono eʃʃere ò Sarmati ò altro popolo conʃine ; un’braccio è ignudo , l’altro coperto con
bracciali di cuoio ,ò di ʃerro aʃʃibbiato .

278 Soldati che uʃciti ʃuori de’gli alloggiamenti mietono il grano ne’campi de’nimici, e raccol=
to in manipuli, o ʃaʃci lo portano sù le spalle ne gli alloggiamenti * e paʃcono li muli
per li carri dell’Eʃʃercito.
83




279 Soldati che ʃanno la sentinella perche gli altri , li quali mietono non reʃtino incantamente op=
preʃʃi da gl’inimici .
280 Fortezza de’Daci uicino a gli alloggiamenti de’Romani, munita di preʃidio , li medeʃimi Daci ʃan=
no la sentinella ,temendo l’inʃidie dell Eʃʃercito di Traiano .

* Li Daci ʃi dimoʃtrano tutti spauentati , riʃʃuggendo dalla battaglia conʃorme nella seguente ʃigu=
ra , e pare che diʃcorrino di renderʃi , come uni di loro parla con li Soldati Romani .
84




* Battaglia ʃrá Romani e Daci li quali reʃtano uinti parte cadendo e parte ponendoʃi in ʃuga
per trouare scampo. Li Romani stanno ʃortiʃicati ne’proprij alloggiamenti
uicini

uicini à quelli de’ nimici, dentro si uede l’Aquiliʃero con l’inʃegna nelle mani.
85




283 Li Romani tentano di aʃcendere le mura della ʃortezza ben’ munita de’Daci,li quali auuen=
tano pietre , e dardi contro gli aʃʃalitori, li soldati Ceʃariani portano le scale di legno .
et aʃcendono sù le mura , et in tanto li ʃrombolatori co’ saʃʃi scacciano li diʃensori , do=
ue

ue eʃpreʃʃo uiene il ualore d’un’ Romano , che aʃceʃo sù la scala tronca la teʃta ad uno
de’ nimici , li Daci sono ʃortiʃicati parte con le mura, e parte col riparo de’ monti.
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284 Vn’ Soldato uiene à dar nuoua à Traiano della battaglia , il quale giunge in aiuto de’
suoi , e diʃcorre dell’eʃpugnatione del Caʃtello.

285 Rote con le quali si muouono le macchine portate , et accoʃtate alle mura * Pozzo uicino
gli alloggiamenti de’ Daci doue non è commodità di acqua corrente.
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286 Li Daci per impedir Traiano che non poʃʃa apportar soccorʃo à suoi,si oppongono per uietarli
il paʃʃo , e si uiene al conʃlitto287* qui si uede l’habito porprio de’Sarmati Arcieri combatte=
re in ueʃte longa,con l’elmo acuto, e la corazza hamata .

* Nuoua battaglia co’Daci , nella quale li Romani combattono accompagnati con le genti auʃiliari de’
Sarmati , et di altri Germani ,per acquiʃtare un’altra ʃortezza,doue è da oʃʃeruarʃi che le mura
de’ Daci non sono ʃabbricate di saʃʃo quadrato , come le Romane mà con rozze pietre collocate
à guiʃa di macera.
288 Soldato Daco ʃortiʃʃimo , che alza un’ gran’ saʃʃo , e lo tira contro nemici .
88




289 Traiano Auguʃto hauendo eʃpugnato la ʃortezza de’ Daci per arte, e per natura munitiʃʃima,
la ʃa demolire , perche di nuouo non uenghi in potere de’ Daci riuolti in ʃuga.
89




290 Tagliasi la legna , la quale uiene accomodata in cataʃte , per uarij uʃi dell’Eʃʃercito .
90




29i Vn’Regolo de’ Daci s’inginocchia supplicheuole, e si raccomanda à Traiano, il quale gli
ʃà segno , che si solleui .
91




292 Gli habitatori di una Città aʃʃediati dal uicino Eʃʃercito Romano, et oppreʃʃi dalla ʃame, e dal pe=
ricolo per non uenire in seruitù, elleggono più toʃto la morte . Si che di commune con=
siglio incendiono le caʃe , con le loro soʃtanze , perche non diuenghino preda del uinci=
tore; e portono ʃuori un’ giouine , et un’ uecchio diʃanimati dalla ʃame , ò da altra malattia.

* Queʃto giouine cade nelle braccia de’ suoi , opreʃʃo dalla ʃorza del ueleno benuto à uolontaria
morte , un’ altro si pone la mano alla ʃronte per lo stordimento della teʃta , come si rico=
noʃcerà nel seguente ʃoglio.
92




293 Li Daci diʃperati delle loro salute si danno la morte con bere il ueleno , e corrono à pren=
derlo con tanto ardore di animo, stedendo le mani, che l’uno procura di precedere
all’altro . Vedeʃi eʃpoʃto nell’mezzo un’uaʃo grande pieno di liquore mortiʃero , e due
di loro somminiʃtrano col bicchiere à gli altri la beuanda , che in breue li ʃà cadere à
morte

morte Altri giacciono eʃtinti dal ueleno , altri reʃtano perturbati , e cadenti * e si riconoʃce
qui la pietà d’un’ padre , che piange sopra il corpo del ʃigliuolo eʃtinto . Miʃerabile spet=
tacolo in uero, riputandoʃi pietà , e carità l’incredulire contra li suoi , e contro se steʃʃo.
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294 Le Reliquie dell’Eʃʃercito de’Daci , eʃcono dalla Città, e ʃuggono per li monti * pare più
toʃto che li Daci ricuʃato il ueleno , diʃtendendo la mano , et aprendo la palma, ricor=
rino ,et inuochino la clemenza dell’Imperadore , come nella seguente ʃigura.

Il Dragone nell’inʃegna era sollenato sù l’haʃta col capo d’argento, e’l reʃto del corpo con=
teʃto di uarij colori , in similitudine di uero Dragone secondo Suida .
94




295 Traiano non eʃaudiʃce li Daci, che ricorrono alla sua clemenza per hauere tante uolte
rotta la ʃede; imperoche egli con la siniʃtra tiene il manico della spada, e con la
deʃtra l’eʃtremità del paludamento per contraʃegno di uoler’ proʃeguire auanti ac=
compagnato da Tribuni .

* Il modo col quale l’Imperadore tiene la spada,e l’paludamento, è uʃato nelle statue, et
in altri luoghi di queʃta Colonna , nè è contrario alla clemenza di Traiano, che si
ʃerma benigno, e perdona à quelli, che humilimente lo pregano
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296 Distributione di grano à Soldati, ui è prepoʃto un’ ueterano, che col’moggio diʃtribuiʃce
à ciaʃcuno certa miʃura, la quale ricuuta ne’sacchi, uien traʃportata da eʃʃi sù le
spalle

spalle à proprij alloggiamenti 297 Allocutione di Traiano alle Cohorti.
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297 Allocutione di Traiano priuatamente ad alcuni Signiʃeri , ò Alʃieri , e pare che rimproueri
la loro codardia; poiche uni di loro, cinto il capo di pelle di leone, non ritie=
ne la sua inʃegna nelle mani, quaʃi gli sia stata tolta. * Pare che in queʃto par=
lamento di Traiano si rapreʃenti la ʃede de Soldati, diʃtendendo tittu la mano

uerʃo l’Imperatore, il che denota ancora la mano sopra le trè inʃegne delle Cohorti.
298 Soldati di leue armatura eʃcono dalla Porta Pretoria, per ʃornire il reʃtante delle ʃor=
tiʃicationi de’ gli alloggiamenti .
97




299 Li Soldati parte tagliano le legna , parte le portano, e le somminiʃtrano con le pietre
à muratori per le ʃortiʃicationi.

300 Soldati Pretoriani di due Cohorti ʃanno la guardia auanti l’alloggiamento dell’Impe=
ratore .
98




Ambasciatori del Rè Decebalo domandano la pace , la quale non ottengono come
perʃidi, e giudicati inimici del Popolo Romano .

302 Ponte di legno su’l Tibiʃco , ò altro ʃiume, per lo quale i Soldati trapaʃʃano all’altra ripa.
99




Soldati Daci che eʃcono dalle loro ʃortiʃicationi, per aʃʃaltare li uicini alloggiamenti de’
Romani.
303 Arʃenali uicini all’ Iʃtro , done li Soldati Romani ʃabbricano barche, e liburne per naui=
gare

gare, radunata in cataʃte gran’ copia di legna ,e due di eʃʃi stanno in atto di lauorare, e
battere li chiodi con martelli .
100




304 Li Daci procurando di eʃpugnare un’ luogo munito , et occupato da Romani sono ributta=
ti dall’ aʃʃalto con grandiʃʃima strage da Ceʃariani , laʃciatiui in preʃidio da Traiano ,
li quali si diʃendono principalmente co’ saʃʃi , che dalle mura gettono sopra i Daci .

305 Li Romani per iʃcherno , e terror eʃpongono il cadauero di uno principale de’ Daci morto
nell’oppugnatione , legato con catena ad un’ traue dalle mura .
101




306 Li Daci hauendo riceuto gran danno nell’ oppugnatione della ʃortezza , temendo di nuo=
ue ʃorze contro di loro , laʃciano l’aʃʃedio , e partono in ʃuga.
102




307 Traiano parlamenta à due legioni, loda la loro uitù , et la eʃorta al glorioʃo ʃine della uitto=
ria ,e della guerra.
308 Sono portati à Traiano li teʃori regij , che , Decebalo hauena aʃcoʃto sotto il ʃiume Sargetia , non
lungi dalla Regia ʃece il Rè da suoi prigioni diuertire il corʃo del ʃiume, e scauata
un ʃoʃʃa nel letto, ui ripose gran copia di uaʃi d’ oro , e le più ricche suppellertili .
E

E perche il ʃatto non ʃoʃʃe riuelato , ʃece uccidere tittui coloro che n’ erono conʃapeuoli . Mà uno de’
prigioni chiamato Biculo notiʃicò il naʃcoʃto teʃoro à Traiano , il quale parte ne diʃtribui à suoi
Soldati ,e parte ne conʃerno al ʃiʃco, et all Erario del Popolo Romano , sopra che leggieʃi Dione .
103




309 Decebalo perduti li teʃori , e la Reggia , e uedendo il tutto in potere de’ Romani, parlamen=
ta à suoi Soldati , e lagnandoʃi dell’ auuerʃa ʃortuna , si ellege , e loda la morte per ʃug=
gire la seruitù, e conʃeruare la Maestà Regia .

310 Decebalo diʃperate tutte le coʃe , per morire in libertà , e non uenire in potere de’ Romani
con animo ʃorte, da se steʃʃo si toglie la uita, percuotendoʃi il petto col pugnale lo
seguono i suoi uccidendoʃi inʃieme , e ʃacendoʃi uccidere , e gli cadono appreʃʃo.
104




3ii Molti Daci si danno in potere di Traiano, portandogli altri uaʃi, e supellettili d’oro de’
teʃori regij , con la nouella della morte del Rè Decebalo .
105




3i2 La Caualleria Romana perʃeguita,e diʃʃà la Caualleria Dacica , conʃumando le reliquie
dell’Eʃʃercito di Decebalo.
106




La Caualleria de’Daci perʃeguitata da Romani so pone in ʃuga , e cade, reʃtando molti di loro
mori per terra ,
107




Diʃʃatta la Caualleria molti Daci reʃtano morti, e prigioni legati con le mani di dietro * queʃti che si
uede caduto in terra col pugnale in mano , sembra uno de’ supremi Capitani di Decebalo , circon
dan

dandalo intorno la Caualleria Romana ,per prenderlo , e ʃacendo segni con le mani,se più
toʃto non è Decebalo iʃteʃʃo ,che cade ʃerito , ritenendo un’ Soldato le redini del Cauallo .
108




3i3 Viene eʃpoʃta , e inoʃtrata ne gli alloggiamenti romani la teʃta del Rè Decebalo , e la riguardano
li Romani , e li Daci con ammiratione * si uede la teʃta sola di Decebalo , nè ui sono le
mani

mani inʃieme reciʃe, come scriue il Ciaccone .
3i4 Sentinelle auanti il Pretorio dell’Imperatore.
109




3i5 Reliquie de’Daci riʃʃuggiti nella sommità dè monti, preʃi e condotti in cattiuità .
3i6 Animale chiamato Vro, deʃcritto da Ceʃare nella Guerra Gallica , minore dell’ Eleʃante , e di ʃigura , e
colore

del Toro ʃieriʃʃimo , e uelociʃʃimo .
3i7 Alce simile alla Capra mà alquanto maggiore * queʃto animale eʃpreʃʃamente è un’ cerno , e l’altro un’
(Bue-
110




3i8 Figura del Sole oriente , eʃpreʃʃo per signiʃicare il tempo della uittoria ,o rappreʃenta alcuna Deità
contraria à Daci ,e ʃauoreuole à Romani , ouero alcun’ Genio del luogo .
3i9 * Caʃtello preʃo da Romani , mantenendoʃi in ʃede di Decebalo ʃorʃe ignorandoʃi da diʃenʃori la

sua morte , e uien’ diʃeʃo dalli Daci , e da Soldati di altri popoli amici * queʃto ediʃicio ser=
ue di prigione , eʃʃendoui condotti li Daci stretti per mano da Soldati Romani .
111




Preʃo il Caʃtello , e ʃatti prigioni li Daci , uanno li Romani con le ʃaci , et incendiono le ʃorti=
ʃicationi .
112




320 Gente della Dacia , che traʃmigra ad habitare altrone,partono i mariti,e le mogli , e conducono
à mano , et in collo i ʃigliuoli , e le robbe nè sacchi,precedendo auanti i loro armenti .
113




114




1 IMP•CAES•TRAIANO OPTIM•AVG•GERM•DAC•
2 SPQR•OPT•PRINCIPI PROFECT•AVG•S C
3 TR•POT•COS•III•PP•S C
4 IMPERATOR VIIII S C
5 IMEPRATOR VIII S C
6 SPQR•OPTIMO PRINCPI S C
7 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•DANVVIVS
8 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
9 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
10 SPQR•OPTIMO PRINCPI•S C
11 TR•POT•COSIIIIPP S C
12 SPQR•OPTIMO PRINCIPI S C
13 TR•P VIII IMP. IIII COS•V•P P S C
14 SENATVS PO PVLVSQVE RO MANVS S C
15 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•
16 DAC•PARTHICO•pm•TR•POT•XX•COS•VI•P•P
17 SPQR OPTIMO PRINCIPI S C
18 ΦΛΧΑΛ ΚΙΔΕωΝ Α
19 SPQR•OPTIMO PRINCPICI•S C
20 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•

1 Teʃta di Traiano col petto nudo in ʃorma di Heroe .
2 Proʃettione alla guerra Dacica , medaglia rinouata nel Conʃolato VI.oue=
ro appartiene alla guerra Parthica .
3 Eʃpeditione.
4-5 Allocutione.

6 Inʃegne militari .
7 Danubio .
8 Danubio calca la Dacia,signiʃicando il ponte ʃatto da Traiano .
9 Traiano abbatte li Daci .
i0-ii-i2-i3-i4. Vittorie della Dacia .

i5 Statua dell’Impe coronato dalla Vittoria à piedi l’inʃegne , e due ʃigure
supplicanti .
i6-i7-i8. Corone di lauro, e di quercia .
i9-20. Troʃei de Daci, e de Germani .
115




2i COS•V•PP•SPQR•OPTIMO PRINCIPI DAC•CAP•
22 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
23 COS•V•PP•SPQR•OPTIMO PRINCIPI•DAC CAP•
24 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•
25 COS•V•PP•SPQR•OPTIMO PRINCIPI•DAC CAP•
26 COS•VI•PP•SPQR•OPTIMO PRINCIPI•DAC CAP•
27 DACIA AVGVSTI PROVINCIA SC
28 TR•P•VII IMP•IIII•COS•V•PP•S C
29 SENATVS POPVLVSQVE ROMANVS S C
30 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
31 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
32 COS•V•PP• SPQR•OPTIMO PRINCIPI•
33 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
34 TR POT COS III PP
35
36 SPQR•OPTIMO PRINCIPI S C
37 SPQR•OPTIMO PRINCIPI S C
38 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•BASILICA VLPIA
39 FORVM TRAIANI
40 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C

2i-22-23-24-25-26.Prigioni, e Troʃei de’ Daci, e de’ Germani .
27 Dacia ʃatta Prouincia con l’inʃegna della legione .
28 Ritorno dell’ Impre uittorioʃo à Roma .
29 L’ Impe ʃrà due Troʃei .
30 Dea Pace , ouero ʃelicità calca un Daco .

3i Dea Pace sedente , con un' Daco supplicante .
32 Roma Vittorioʃa .
33 Trionʃo .
34 Arco trionʃale decretato per la prima Guerra Dacica nel Cons.III.
medaglia nella Bibliotheca dell’ Emo.Sig.Card.de Maʃʃimi .
35 Carro con la Vittoria .
36 Tempio , ouero Arco conʃacrato à Gioue ornato di spoglie .
37 Tempio dedicato à Traiano .
38 Basilica Vlpia .
39 Foro Traiano .
40 Colonna Traiana .
116




IMP•CAES•NERVAE•TRAIANO•AVG•GER•DAC•P•M•TRIB•POT•COS•V•PP•SPQR•OPTIMO•PRINCIPI

FORTVNAE
AVG
OMNIPOTENT
VBI•ERAS
RHAMNVSIA
VBI•ERAS
QVANTVM•ABFVIT
NE•ROMA•LVGERET
SED•VIVIT•TRAIANVS
VE•TIBI•DECEBALE
MILES•LEG•VI•ET•XIII•G
DEVOTIS•CAPITIBVS•
In ruinis Warhel Tranʃiluan’

PROVIDENTIA•AVG•VERE•PON
TIFICIS•VIRTVS•ROMANA•QVID
NON•DOMET•SVB•IVGVM•ECCE
RAPITVR•ET•DANVBIVS

VICTORIAE•AVG
NONNE•DIXI•TIBI
DECEBALE
FVNESTVM•EST
HERCVLEM
LACESSERE•
NON•RECTE•FE CISTI
TVA•IPSE•QVOD•IACES
MANV
SED•TVA•VTCVNQVE
CAESAR•VICIT
TVLIT
T•SEMP•AVGVR
AVGVSTALIS
in ruinis Warhel

IMP•CAESAR•DIVI
NERVAE•F•NERVA
TRAIANVS•AVGVSTVS
GERMANICVS•DACICVS
PONTIF•MAXIMVS
TRIB•POT•IIII•COS•IV
VICTO•DECEBALO
ex Panuinio

L•TERENTIO
M•F•QVIR•RVF
PRAEF•COH•VI•BRITTON
O•LEG•I•M•P•F•DON•DON•AB
IMP•TRAIANO•BEL•DAC
P•P•LEG•XV•APOLL
TRIB•COH•II•VIC
D D
Braccarae in Lusitania

SENATVS•POPVLVSQVE•ROMANVS
IMP•CAESARI•DIVI•NERVAE•F•NERVAE
TRAIANO•AVG•GERM•DACICO•PONTIF
MAXIMO•TRIB•POT•XVII•IMP•VI•COS•VI•P•P
AD•DECLARANDVM•QVANTAE•ALTITVDINIS•
MONS•ET•LOCVS•TANTIS•RVDERIBVS•SIT•EGESTVS
in basi Columnae in medio ʃoro Traiani

I•O•M
ROMVLO•PARENTI
MARTI•AVXILIATORI
FELICIBVS•AVSPICIIS
CAESARIS•DIVI•NERVAE
TRAIANI•AVGVSTI
CONDITA•COLONIA
DACICA
SARMIZ
PER
M•SCAVRIANVM
EIVS•PROPR
e ruinis Warhel
117




TROFEI DI TRAIANO

Queʃti troʃei appartenersi à Traiano ci perʃuade l’eʃʃere stati tolti da gli ediʃice di Traiano, poiche erano
collocate per ornamento del Caʃtello dell’acqua Martia riʃtabilita , et accreʃciuta dal medemo Imperatore, co=
me scriue Frontino. Sin’ hoggi preʃʃo la Chieʃa di Sant’ Euʃebio, sù la uia di Santa Croce in Gieruʃalemme si
uede il medeʃimo Caʃtello adornato con due archi , ne’ quali erano dirizzati li due troʃei , donde non è gran
tempo , ʃurono traʃportati in Campidoglio .
La maniera della scolutra è del tutto simile alli tempi di Traiano , et alla sua Colonna ; mà qual’ uittoria
si rappreʃenti ne’ medemi troʃei diremo nella seguente ʃigura.
118




TROFEI DI TRAIANO

Muoue gran’ dubbio sè queʃti troʃei sieno de’Daci, eʃʃendoui scudi Germani,o Sarmati di ʃorma longa seʃʃan=
golare, non uʃati da Daci ; come in tutte le ʃigure della Colonna . Mà l’hauere conʃiderate le medaglie di Tra=
iano co’ troʃei , e prigioni de’ Daci , eʃibite qui auanti nelle due tauole al num. 19-20-21-23 . doue è ʃigurate la
Dacia sedente sopra li medeʃimi scudi,mi hà tolto ogni dubitatione , quaʃi ui habbino miʃchiato l’armi de’ nimici uin=
ti.Nel reʃto queʃti due troʃei si conʃormano con gli due altri scolpiti nella Colonna al ʃoglio 58. con li mede=
simi elmi , loriche hamate , e clamidi, ʃaretre , inʃigne . Sono di più queʃti scudi adornati di sarmenti,pampini,e
grappoli d’une , de’ quali la Dacia è ʃertiliʃʃima , e si uede nella medaglia eʃibita al num.27.ʃigurata con un’
putto, che tiene grappoli d’une nelle mani . Gli altri elmi con le sʃingi,Tritoni, e Centauri all’uʃo greco, sono
stati scolpiti per bellezza, et ornament dall’ eccellentiʃʃimo Scultore .
119




1

HISTORIA
VTRIVSQVE BELLI DACICI
A TRAIANO CAESARE GESTI
EX SIMVLACHRIS QVAE IN COLVMNA EIVSDEM ROMAE VISVNTVR COLLECTA
AVCTORE F. ALPHONSO CIACONO•

INTERIORIS FRONTIS COLVMNAE
DESCRIPTIO.

1 COLVMNAM marmoream cochlidem Romae in
medio Traiani ʃoro erectam , nunc etiam extan-
tem cxxviij. Ped. altam , ad cuius ʃaʃtigium,
per 184. gradns conʃcenditur, lucem ʃeneʃtel-
lis 43. miniʃtrantibus, S. P. Q. R. Traiano Au-
guʃto , bellis Aʃiaticis implicito , dicauit . In
cuius extima ʃuperʃicie quicquid optimus prin-
ceps gemina in Dacos, expeditione praclare
& ʃelicites geʃsit, ad poʃterorum monumen-
tum inʃculpʃit. Quam licet morte praeuentus
non viderit , ipʃius tamen cineres in vrbem realti, intra auream pilam
in eiuʃdem ʃuere ʃummitate reconditi .

2 Intimam columnae ʃaciem prior ʃigura oʃtendit, ʃicut extimam poʃte-
rior , Totius autem & ʃingularum partium menʃuram ex ʃubiecto climacis
indiculo ʃacillimè agnoʃces.

3 Conʃtat tota huius columnae moles ex xxxviij. marmoreis lapidibus ʃtu-
pendae magnitudinis , ita vt baʃis ex viij. ex ʃingulari laurea corona ʃu-
perʃtans , ex xxiij.totidem gyri per interualla iu ipʃamet columna con-
ʃpicui , ex vno capitulum , ʃupremus ex altero apex conʃurgat. Romanae
vtique potentiae & ʃpleudoris argumentum , & moles adeò ʃumptuoʃa, quae
cum Memphyticis pyramidibus ʃacilè certare poʃʃet .

4 Longitudinem huius columnae licet cxl. Ped. Eutropius , & Caʃsiodo-
rus prodant , Publius tamen Victor , aliam ʃortaʃʃe menʃurae rationem

ʃequutus cxxviij. non excedere tradit , quod & nunc etiam deprehen-
ʃum eʃt. Gradus autem non vt idem P. Victor clxxxv. ʃed clxxxjv. nec
ʃeneʃtellas xlv.Sed xliij.hodie comperimus. Baʃis autem ʃingula latera xx.
Ped.Rom. habent :id eʃt ʃimul lxxx. quos ego exacta menʃura deprehendi.

5 Columna altera ad exemplar huius ʃacta, quam M. Aurelius Impe-
rator Antonino Pio Auguʃto in Campo Martio Area Flaminij dicauit,
quae adhuc Romae viʃitur rimis dehiʃcens, ignique parumper deʃormata ,
Traiani columnam xlvij. Ped. longitudine excellit, vt pote quae alta ʃit
Ped. clxxv. & gradus habeat ccvj. ʃeneʃtellas vero lvj. P. Victore atte-
ʃtante. Graduum autem numerus hodie deprehendi non poteʃt, neque
ad columnae ʃaʃtigium perueniri,in quo Coloʃʃus ingens ʃuit , qui imagi-
nem ipʃius Antonini pij reʃerebat , vt ex nummis antiquis coliigitur .
Qui tamen hodie non extat .

6 Columnae huius erectio ideo à Senatu Populoque Romano ʃacta, vt
optimi principis ,cunctiʃque Cariʃsimi ,memoria ʃupereʃʃet aeterna . Re-
rumque geʃtarum gloria , atque ʃerocium gentium victoriae ad poʃtero-
rum ita notitiam peruenirent: ipʃique praeterea aʃʃentarentur , in vrbem,
ex Aʃia redire paranti: & vt ʃorum ,quod ipʃe omnium elegantiʃsimum
conʃtruxerat, complenarent , & vndique conʃpicuum redderent ,monte
tantae altitudinis; quantae columna exiʃtit, inde egeʃto : vtque ea moles
illius poʃt obitum cineribus recipiendis , vʃui eʃʃe poʃʃet: non ʃecus at-
que Memphiticae pyramides in regum AEgyptorum, mauʃoleum Augu-
ʃti , ʃua poʃtea moles Hadriani , columna altera Antonini Pij , & ʃeptizo-
nium demum Septimij Seueri Pertinacis ʃepulchra ceʃʃere.

EXTERIORIS FRONTIS COLVMNAE
ORTOGRAPHYA.

7 IN baʃi quoquo verʃum huius marmoreae colum-
nae trophaea inʃculpta ʃunt; de ʃuperatis hoʃti-
bus parta , inter quae viʃuntur labarum , ʃigna
draconum , tubae , tunicae , paludamentum, Da-
corum genti propria , galeae , loricae , thoraces,
ʃcuta , clypei, haʃtae , gladij, acynaces , pugio-
nes , clauae, ʃecures, ʃalces militares, arcus,
pharetrae, & ʃagittae .

8 Aquilae ʃigna Romani exercitus ʃelicia , tro-
phaeis ʃuperʃtant: quarum ductu & auʃpicijs victoriae partae, hoʃtibuʃque
praeda adempta. Hae ʃertum ex quercu ʃactum , vnguibus tenent, ex quo
corona ciuica in circulum contorqueri poʃʃet ,caputque victoris redimiri,
vittis vtrinque pendentibus, quibus ad ʃinciput alligaretur. Qua ʃemel
accepta , perpetuo, vti licebat .

9 Corona laurea Traiano de Dacis , & Sarmatis triumphanti, à Sena-
tu Romae de more data . Coronae autem triumphales primum ex lauro ,
dein ex auro puriʃsimo ʃieri coeptae : vnde aurum dictum coronarium,
quod eʃʃet omnium probatiʃsimum.

10 Dion Caʃsius Graecus auctor cenʃet columnam hanc ab ipʃomet Traia-
no conʃtructam , & priuʃquam ad bellum proʃiciʃceretur Parthicum ʃa-
ctam: neutrum tamen antiquae inʃcriptioni,baʃi columnae ʃuperadditae, con-
ʃentit : quae à S.P.Q.R. & ipʃius etiam ʃumptibus erectam apertè proʃi-
retur. Cumque id acciderit xvij. Traiani plebis tribunatu, liquet eius
A im,





2

BELLI VTRIVSQVE DACICI

imperij anno xvij. ʃuiʃʃe dicatam. Totidem namque annos tribunitia
poteʃtate Caeʃares ʃuncti , quot imperio praeʃuere . Quo certè tempore
Traianus Italia aberat Parthico & Armeniaco bellis diʃtentus: incide-
batque in annum ab vrbe condita Dccclxvij. Chriʃti autem cxv. Panui-
ni ʃaʃtos , ʃi probatiores ʃequamur . Q. Minnio Haʃta & P. Manilio Vo-
piʃco coʃs.

11 Simulachra, in hac Traiani marmorea columna inciʃa , parum à ʃuper-
ʃicie eminent , duorumque circiter pedum longitudinis exiʃtunt: ʃed quo
magis à baʃi verʃus capitulum procedunt , eo grandiora euadunt: adeo
vt quae capitellum proximè pertingant , eandem quam inʃeriora magnitu-
dinem ʃerme oʃtentent , quod dupla ijs proportione reʃpondeant .

12 Traiani Auguʃti ʃorum , in cuius medio haec Hetruʃco opere colum-
na eminebat, inter Capitolium, collem Quirinalem , & ʃorum Neruae ,
ab Apollodoro pertiʃsimo artiʃice tecto aeneo ʃuper impoʃito , extructum
ʃuit. In quo palatium Traiani vario ex marmore , ʃtatuis , & picturis or-
natum; gymnaʃium, bibliotheca, arcus triumphalis ob ʃuperatos Dacos
& Sarmatas , porticus ampliʃsimis excelʃiʃque opere corinthiaco colum-
nis , magnis epiʃtilijs adiunctis (vt gigantum potiùs quam coeterotum
hominnm moles crederetur) ʃtatua equeʃtris ipʃius Traiani in medio
porticus atrio columnis altiʃsimis, ʃuper poʃita. Huc à pleriʃque Cae-
ʃaribus illuʃtrium hominum ʃtatuae translatae , non paucis dicatae, inter
quas Claudiani poetae etiam inʃignis ʃuit. In huius ʃori ruinis, Sym-
maclius Pontiʃex aedem Diuo Baʃilico sacram conʃtruxit; ʃicut & Boniʃa-
cius viij. tres turres excelʃas. Quarum , quae media eʃt, militiarum ideo
dicta , quod in ipʃis Traianorum militum ʃtationibus ʃuperaediʃicata ʃue-
rit. Harum rerum auctores exiʃtunt ,Dion Caʃsius in vita Traiani , Am-
mianus Marcellinus lib.6. Gellius lib. 13. cap.23. Blondus lib.3. Romae
inʃtauratae , Marlianus lib.3.cap.13.

13 Cancelli aenei capitellum columnae ambientes, ita vt ʃpatium tutum cir-
cum tranʃeuntibus relinquerent, nunc non extaut . Quare non leui ʃe pe-
riculo exponunt ij, qui ʃummitatem columnae conʃcendentes , capitellum
ipʃius circum ambulant repagulis deʃtitutum , ʃieri enim ʃacilè poteʃt , vt
vertigine correpti in ima praecipites labantur. Tutius igitur erit intra
ʃeneʃtram ʃe continere ad quam gradus terminantur; & inde vtcunque
proʃpectare, quam ʃoras cum tanto periculo erumpere .

14 Celebris haec Traiani columna in ʃaʃtigio coloʃʃum habuit ʃuper impo-
ʃitum, id eʃt ʃtatuam ipʃius Traiani immodicae proceritatis erectam: cu-
ius rei ʃidem ʃaciunt eiuʃdem, qui viʃuntur , nummi. Erat autem ʃtatua
huiuʃmodi paludata , thoracata , & ocreata: orbem ʃeù pilam auream
tenebat in dextera , intra quam ipʃius cineres recondi aʃʃeruabantur: ʃce-
ptrum in ʃiniʃtra, ʃimile ijs, quibus Hiʃpani hodie iudices pro inʃigni vtun-
tur. Statua autem haec , vel a barbaris vrbem vaʃtantibus demolita , vel
tempeʃtatis vi alicuius deiecta: nam illius caput, cum baʃis ruderibus
purgaretur , repertum; & in aedes quondam Cardinalis dicti de Valle,
translatum. Pedes autem ʃaʃtigio columnae adhaerentes adhuc viʃuntur .
Fuit autem coloʃʃus hic longus pedes xxj. Romanos: nam caput à ver-
tice ad mentum duorum pedum quatuorque vnciarum exiʃtit , quod non
totius corporis pars eʃʃe ʃelet. Decretae autem in columnis ʃtatuae à Se-
natu pleriʃque ʃuerunt. In ʃepulchris verò , neque non monumentis reli-
quis columnarum ratio ʃuit, vt cuius nomini dictae eʃʃent, gloria ʃupra
coeteros mortales attolleretur .Hinc illa Enij de Scipione verba. Quan-
tam ʃtatuam ʃaciet Populus Romanus? quantam columnam quae res tuas
geʃtas loquatur? vel certè quod maioribus mos ʃuerit, principes viros
ʃub montibus ʃepelire. At cum montes ʃepulchris excitandis vbiuis non
ʃuʃʃicerent , pyramides , altaʃque columnas ʃuper cadauera erexere: vel

ipʃa potiùs cadauera ʃuper columnas & pyramides recondere curarunt .
Solus autem inter Imperatores, teʃte Eutropio , Traianus in vrbe ʃepul-
tus ʃuit. Nam Mauʃoleum Auguʃti, Moles Hadriani , & Columna An-
tonini Pij extra Vrbis habitationem ʃuere .
Prioris belli à Traiano Auguʃto aduerʃus Dacos ʃuʃcepti , initium .
Qui poʃtquam Italia exceʃʃerat, Alpibus traiectis ad Noricos, nunc Sty-
riam & Carinthiam cum copijs peruenit: per eandem enim viam iter ʃe-
ciʃʃe ab Vrbe in Germaniam, cum à Domitiano Caeʃare Romanis legio-
nibus praeʃiceretur , Plinius in Panegyri auctor eʃt .
Proʃectionem verò Traiani Auguʃti in Daciam quarto imperij sui anuo
extitiʃʃe ʃaʃtorum monumenta produnt: & dum aetatis ageret xlviij. Nam
xlv. imperare coepit , non vt Dion Caʃsius ʃcripʃit xlij. quod neutiquam
temporum ʃeriei cohaerere poterat. Cum euim ipʃc vixerit annos lxiij.
menʃ. jx. dies jv. imperaueritque annos xjx. menʃ. v. dies xv. conʃequi
neceʃʃe erat, aut xxiij. annos ipʃum imperaʃʃe, aut certè lxj. obijʃʃe
vtrumque tamen à rei veritate abeʃt: vt ex hiʃtoria ipʃius & ʃaʃtis, pu-
bliciʃque tabulis poteʃt cognoʃci. Nec incommodum ʃuerit hic adnotaʃ
ʃe , quod ego diligentiʃsimè inueʃtigaui , Traianum Italicae vrbe, Hiʃpa-
li proxima vij. Idus Nouembris natum. vj. Kal. Februarij imperare coe-
piʃʃe , & vj. Idus Auguʃti diem vltimum obijʃʃe. Erat autem Italiza, vrbs
Hiʃpaniae Baethicae , ad ripas Baethis ʃluuij ʃita , decem ab Hiʃpali millia-
ribus diʃtans, cuius nunc ruinae ampliʃsimae viʃuntur non longè ab oppi-
do , quod Alcala del Rio dicitur: vbi Hadrianus & Theodoʃius Impe-
ratores etiam orti .
Cauʃae huius belli ʃuʃcipiendi Traiano Auguʃto ʃuere : pecunia graua-
ri, quam quotannis Daci capiebant: illorum copias indies & vires auge-
ri , eʃʃeratiorique ʃubinde animo ʃieri: prouincias ʃinitimas in amicitiam
Populi Romani, ʃidemque ʃuʃceptas , ijs ʃummopere inʃeʃtari: gloriae aui-
ditas, quam ʃupra maiores ea ʃibi via comparare tentabat, vindicandae
iniuriae dedecoriʃque abolendi deʃiderium, quod ex proʃligato nuper
exercitu, ʃigniʃque legionum amiʃʃis , conceperat .
Dacia, regio olim ʃuit ʃitu munitiʃʃima, trans Danubium collocata
mediam Tibiʃco ʃiumine alluente; prouincias complectitur, nunc Tran-
ʃyluaniam, Vualachicam , & Moldauiam dictas . Ab ea Sarmatiae parte,
quae nobis Ruʃʃia , & Podolia eʃt; Tyra ʃluuio diuidi veteres Geographi
ʃcripʃere. Ab inʃeriori autem Moeʃia , quae nunc Boʃna & Seruia exiʃtit,
Iʃtro amne diʃiungirur. Circuitus eius patebat, Dione, Ammiano Mar-
cellino, & Sexto Ruʃʃo auctoribus, decies centena millia paʃʃum: id-
eʃt mille milliaria Italica, quae conʃiciunt ccl. leucas Hiʃpanicas , & toti-
dem milliaria communia Germanica . Regio plurimum montuoʃa , ar-
duiʃque alpibus cincta, ʃodinis auri, argentique , & aeris abundans , ʃru-
menti armentorum & pecoris ʃerax. Dacis per id tempus Decebalus
Rex praerat , qui Oppium Sabinum virum Conʃularem , & Cornelium
Fuʃcum Praeʃectum cohortium Praetorianarum , duces à Domitiano Caeʃa-
re, cum ingentibus copijs miʃʃos, turpi clade deleuerat.
Daci vnus populus eademque genus cum Getis ʃuere; licet Strabo li-
bro 7. ʃeductus diuerʃam cenʃuerit. Hos uamque ʃuiʃʃe veros Getas ʃi-
cut & Dacos , à Germanis & Gothis originem traxiʃʃe, è Scandia pro-
dijʃʃe inʃula : Herules abegiʃʃe Iʃtri ripas habitantes inibique conʃediʃ-
ʃe, neque ʃemel occupatas ʃedes vnquam mutaʃʃe, alioue conceʃʃiʃʃ
& Iornandus in hiʃtoria , & Diuus Hieronymus ʃuper Euʃebium atteʃtan-
tur. Gemranis praeterea eoʃdem annumeratos, illorumque lingua ʃuiʃʃe
locutos: Plinius item, & Iornandus prodidere. Neque audiendi ʃunt ,
qui vocum aʃʃinitate decaepti; exiʃtimant Danos eʃʃe Dacos , vel Daniam,
Daciam, Nam Dania eadem eʃt quae Cimbrica Cherʃonneʃus , hodie
Danmarex & Iuitlant , & corruptius Dinamarcha appellata: longiʃʃimè à
noʃtra Dacia diʃʃita. Eʃt enim Dania Septentrionalis Oceani peninʃula
maritimae Saxoniae lateri adhaerens, quam olim Cimbri habitarunt , quoʃ
poʃtea Marius deleuit, in Italiam irrumpere conantes: de quorum ʃpo-

lijs tropaea Mariana dicta , Romae excitata ʃuere . Daci autem , de qui-
bus nobis in praeʃenti eʃt ʃermo. Pannonijs & Sarmatis ʃunt conter-
miui, Tranʃyluani, Vualachi , & Moldaui hodie dicti, olim acetrimi,
& pugnaciʃʃimi milites , qui ʃaepe multum detrimenti Romanis intuletunt.
Sub Cotiʃone enim Rege in Pannonias & Moeʃias irrumpebant concreto
gelu Danubio. Contra quos Cornelius Lentulus ab Auguʃto miʃʃus, tres
eorum Duces cum magnis copijs deleuit: citeriorem ripam praeʃidijs mu-
niuit, ʃatis victoriarum putans, poʃʃe illos prohibere. Dein Auguʃtus
eoʃdem coercere parans, qui ʃe in Pontum & Thraciam eʃʃuderant , mor-
te praeuentus eʃt. Mox Domitianus per Alpes Iulias itinere ʃacto , bien-
nio Pannonios domuit, cum nullus ad eum diem auʃus ʃuiʃʃet ad Danu-
bium arma transʃerre , quamuis ʃaepe inʃultantibus barbaris ; cum Dacis
tamen bis inʃeliciter congreʃʃus, duces & ʃigna amiʃit, licet de ijs Romae,
victus potius quam victor triumphauerit. Subʃecutus Traianus, Dacorum
inʃolentiam haud diutius ʃerendam ratus , aduerʃus eos arma mouit, dua-
bus ʃactis expeditionibus.
Sub priorem, ad pacem petendam ʃupplices compulit : ʃub poʃtetiorem
multis praelijs attritos ʃe dedere, Decebalumque ipsorum Regem im de-
ʃperationem lapʃum , manus ʃibi inʃerre coegit: Dacia iu prouinciam Ro-
mani Imperij redacta. Sub Galieno perditiʃʃimo Imperatore Dacia amiʃ-
ʃa eʃt. Aurelianus deʃperans retineri poʃʃc, omnem Daciam trans Danu-
bium , ʃublato exercitu prouincialibus reliquit: abductoʃque ex ea po-
pulos in Moeʃiam collocauit , appellauitque ʃuam Daciam quae duas Moe-
ʃias diuideret; Seruiam, & Bulgariam hodie dictas, vt Vopiʃcus in Au-
reliano ʃcribit. Nunc Daci partim Turcarum Regi tyranno ʃubʃunt, par-
tim proprium Principem agnoʃcunt , quem vulgo Vaiuodam vocant .
Ex Aʃiaticis Parthi, ex Europaeis Thraces & Daci, moleʃtiʃʃimi & acer-
biʃʃimi Romanis hoʃtes ʃuere . Daci autem adeo ʃtrenui eraut vt multò
plures clades Romanis intulerint, quam acceperint: gloriabantut enim
Martem ,quem bellorum Deum vana gentilitas credidit , ʃuum inco-
lam ʃuiʃʃe , cui rei alluʃit Virgilius 3. Aeneid. dicens.
Multa mouens animo Nymphas venerabat agrestes
Gradiuumque patrem, Geticis qui praesidet aruis.

Cuius etiam rei meminit Vegetius lib.I. cap.28.

15 Drauus ʃluuius, Germanis Drag dictus, inʃignis & nauigabilis è No-
ricis Alpibus ortus , rapidus , & violentus , in Danubium recta ʃettut
meridiem verʃus , ad cuius ripas exercitum Traiani Auguʃti primum con-
ʃediʃʃe , aliquot coniecturis colligimus. Noricum autem appellabatur ,
quod nunc Stiriam & Carinthiam dicimus: in deʃcenʃu Alpium regiones
ʃuppoʃitas, per quas ex Italia ad Gemraniam, & indè ad Pannonios &
Dacos iter compendioʃius exiʃtit .

16 Horrea, inʃtar paruorum caʃtrorum, aggere & vallo munita, ʃtumen-
to, & omnis generis commeatui reponendo, & hinc ad caʃtra, prout ne-
ceʃʃitas poʃceret , in militum alimenta perducendo, veteribus proceʃtria,
quaʃi caʃtris proxima , dicta: horrea nos, vel repoʃitora ʃrugum ʃubca-
ʃtrenʃia appellare poʃʃumus i

17 Proceʃtria haec loco montuoʃo & aʃpero extructa, tam munitiones per
ripam Draui ʃluminis perductas, quam militum cuʃtodias tuentur .

18 Strues lignorum, ad munitiones caʃtrorum , cibos condiendos, im-
pedimenta bellica, ponteʃque conʃiciendos collecta, & ordine quodam
diʃpoʃita & aʃʃeruata .

19 Foenilia, ʃeù palearia in pabulum equorum, iumentorumque caʃtrenʃium
aʃʃeruata , in eamque ʃormam compoʃita , ne ab imbribus corrumpi, aut
ventis diʃʃipari poʃʃent , vtque à caeteris nocumentis & iniurijs immunia
eʃʃent




3

EX TRAIANI COLVMNA EXPLICATIO

eʃʃent , in caʃtra , prout occaʃio exigeret , tuto trasnʃerenda .

20 Caʃtella per interualla diʃpoʃita , editis aʃperiʃque collibus, ripis Draui
ʃluuij imminentibus, vallo, aggere, & ʃoʃʃa munita , praeʃidioque mili-
tum tenta ,interim dum locus opportunus metandis caʃtris occurrat , vt ʃi
quae hoʃtium irruptio ʃieret, intercipiendi commeatus gratia; tempeʃtiuè
occurri queat. Quod & Vegetius lib.3.cap.8. in hunc modum edocuit.
Si non reperitur antiqua munitio , opportunis locis , circumdata maiori-
bus ʃoʃʃis tumultuaria caʃtella ʃirmantur. Nam à caʃtris diminuto vocabu-
lo ʃunt nuncupata caʃtella . Intra quae in angarijs aliquanti pedites , equi-
teʃque degentes ; tutum iter commeatibus praeʃtant. Diʃʃicilè enim hoʃtis
ad ea loca audet accedere , in quibus à ʃronte & à tergo nouit aduerʃarios
commorari.

21 Faccs acccnʃae per ʃeneʃtras caʃtcllorum productae, quibus nocturnae ho-
ʃtium inʃidiae, vel incurʃus, ʃi qui eʃʃent, explorari , praeʃentiri, & ma-
turè praecaueri poʃʃent .

22 Praetorianus miles ante ʃores caʃtelli ʃèu potiùs angarijs , vigil, intra
quod tandiù Traianus Auguʃtus conʃederat, quaniù caʃtra loco oppor-
tuno ʃigerentur. In editioribus autem locis excubant , quo eminus ho-
ʃtes obʃeruare valeant. Fides autem & vigilantia militum; ʃicut & com-
plexu manuum ita digiti erectione ʃigniʃicabatur. Qui mos eʃt hodie
receptiʃʃimus. Quoties autem milites inducuntur, indices eleuantes, prae-
torianos cos eʃʃe, ʃtipatoreʃque corporis Auguʃti , cuʃtodiamque eius per
vices agere ex ʃerie ʃimulachrorum huius columnae deprehendimus . Cum
autem haud ʃieri poʃʃe videretur in ʃpeculis per totam noctem vigilantes
ʃingulos permanere, ideo in quator partes ad clepʃydram ʃunt diuiʃae vi-
giliae , vt non amplius quàm tribus horis nocturnis neceʃʃe ʃit vigilare. A
tibicine omnes vigiliae committuntut: & ʃinitis horis à cornicine reuo-
cantur. Idoneos tamen Tribuni & probatiʃʃimos eliguut , qui vigilias cir-
cumeant, & renuncient, ʃi qua emerʃerit culpa, quos circuitores appellant.

23 Libris peculiaribus annotabantur quotidianae in pace vigilae, item ex-
cubiae ʃiue angariae de omnibus centurijs & contubernijs, quae viciʃʃim
milites ʃaciebant: vt ne quis contra iuʃtitiam pregrauaretur, vel alicui
praeʃtaretur immunitas. Nam de ʃingulis centurijs quaterni equites &
quaterni pedites , qui excubias noctibus ʃacerent , eligebantur. Equites
extra vallum nocturnas excubias agebant . Per diem autem caʃtris poʃi-
tis, alij poʃt meridiem, propter ʃatigationem hominum, equorumque
angarias ʃaciunt. Nomina eorum qui vicibus ʃungebantur ʃuis , breuibus
inʃerebantur. Si autem exibant milites ad vigilas vel angarias ʃacien-
das , tubicine vocante operabantur, & rurʃum tubicine admonente ceʃʃa-
bant, Auctore Vegetio lib.2. cap.19. & 22. & lib.3. cap.8.

24 Munitiones per Draui ʃluminis ripas vʃque ad caʃtella perductae , ne ho-
ʃtes per alueum amnis nauigantes ; ʃubitam aliquam incurʃionem in pro-
ceʃtira vel caʃtella molirentur .

25 Galea ʃeu caʃʃis, capitis armatura aenea ʃubter mentum alligari ʃolita .
Conʃueuerant vero milites omnes , pileis, quos Pannonicos vocabant ,
ex pellibus vti. Quod propterea ʃeruabatur, ne grauis galea videretur
homini in praelio, qui geʃtabat aliquid ʃemper in capite; Vegetio atte-
ʃtante. Lib.1. cap.30. Crediderim autem huiuʃinodi pileos galeis aʃʃutos ,
ne aes caput oʃʃenderet cum intercederet mollius aliquid .

26 Clypeus aereus trium pedum longus,nonnunquam duorum,vel minimum
vnius & ʃemis, militi Romano olim in vʃu ʃuit .

27 Chlamys;veʃtimentum militare,laxum, nodo vel ʃibula connexum,quod
ʃupra humeros , vel in alterutrum latus reiici poterat , à Numa Romano-
rum Rege primo repertum, auctore Suida .

28 Sagum,veʃtimentum militare perbreue,& ʃuccinctum,non ʃluens, ʃed ar-
tus vndique exprimens , quod candidum ʃuit, & index belli ,ʃicut toga
pacis:ʃicut ex 8.Ciceronis Philippica colligitur: quod Hiʃpani & Itali Sa-
ium vocant, manicas illi ʃuperaddentes, quibus antiqua Saga militaria de-
ʃtituebantur. vtebantur autem omnes milites Sagis in bello : exceptis con-
ʃularibus. Licet aliquibus id genus veʃtis coriaceum videatur , quod Hi-
ʃpani Cuera, Itali Colleto, nunc vocant .

29 Campeʃtre veʃtimentum militare ab vmbilico ad genua, & parum inʃra
deʃcens , quod pudenda & ʃoemora tagebat : ʃubligar alias dictum ,
à bracis eo diʃʃerens, quod breuius & ʃrictius, bracae autem diʃʃuʃiores
& laxiores erant. Italum vulgus braghe vocant, ʃicut Hiʃpani zaragueles:
nam eos qui in vʃu nautis ʃunt ampliores , proprius calzones appellant .

30 Caligae tegumentum tibiarum militare ad medias duntaxat tibias per-
tingesn, nunc Latinis tibialia dictum : Italis & Hiʃpanis , calze , dictae .

31 Calcei militares , qui teretibus habenis aʃtricti in cancelli ʃormam pe-
dibus nectebantur , ʃolas plantas munientes, ʃolae vel crepidulae alias nun-
cupati .

32 Semiʃpatha genus gladij, quo milites nonnuli , ʃpatha breuius, vteban-
tur. Spatha enim longior erat, & eadem cum gladio , quam Diuus Au-
guʃtinus ʃrameam & romphaeam dici aʃʃerit. Hiʃpani & Itali ʃpadm vo-
cant. Hi autem tres milites per interualla diʃpoʃiti excubanteʃque , in
angarijs perʃiʃtere dicuntur , nam per diem alij mane, alij poʃt meridiem,
propter ʃatigationem , quam pauci perpetuam durare non poterant, anga-
rias ʃaciunt: idemque prorʃus per noctem ?

33 Clypeus veterani militis aereus, quem catenula circumambit, ʃlori-
bus & orbiculis quibuʃdam diʃtinctus : vel ornamentigratia ita ʃactus ,vel
ob egregium aliquod ʃacinus commiʃʃum conceʃʃus. Aut certe, vt Vege-
tius dicit lib.2. cap.18. Ne milites aliquando in tumultu praelij à ʃuis
contubernalibus aberrarent diuerʃis cohortibus diuerʃa in ʃcutis ʃigna
pingebant; quae ipʃi digmata nominabant. Sicut & in aduerʃo ʃcuto vni-
uʃcniuʃque militis, literis erat nomen adʃcriptum, addito ex qua eʃʃet co-
horte, quave centuria .

34 Scapha , ʃeu ʃluuiatilis nauis è proceʃtrijs vel caʃtellis potiùs, vinum
& acetum tranʃportans , in militum vʃum, qui iter agentes ripas ʃlumi-
nis tenebant, quos alimenta & coetera neceʃʃaria per amnis alueum naui-
bus sequebantur.Scapham hanc vinariam rectè ab onere dicere poʃʃumus.

35 Cuppae, ʃimiles prorʃùs ijs quae nunc vbilibet , iu vʃu ʃunt , vinum &
partim acetum continentes , quas milites ex caʃtellis extractas à ripa in
vinariam nauem transʃerentes collocant .

36 Scapha, ʃèu ʃluuiatilis nauis ʃrumento onuʃta , quod intra ʃaccos, ʃuni-
culis ʃeù chordis adalligatos, è caʃtellis in caʃtra perducitur annonam
exercitui ʃuturum .

37 Clauus gubernandae naui idoneus, ʃimilis iijs, quibus nunc in ʃuis naui-
culis regendis naucleri vtuntut .

38 Scapha ,alia , ʃeù nauis vinaria ʃluuiatilis altera, vino onuʃta, ex ca-


ʃtellis in caʃtra à nautis militibus perducenda .

39 Danubius , ʃluuiorum omium Europae maximus 60. amnibus minori-
bus auctus medio ʃerme eorum numero nauigabili , non ʃecus ac Nilus ,
AEgyptius ʃluuius , ʃeptem oʃtijs in Euxinum Pontum deʃcendit: mill
ducentis milliaribus ab eius ʃonte decurʃis. Plinius cenʃet oriri eum
in iugis Arnobae montis Germaniae ex aduerʃo Raurici, Galliae oppidi ,
lib.4. cap 12. Cum autem non è monte Abnobae, ita enim in Plinio le-
gendum eʃt, ʃed è ʃontibus quibuʃdam ebullientibus propè villam notiʃ-
ʃiam , quae patria lingua Doneʃchingen appelatur, erumpat, adeo ab
initio exiguus, vt vix ʃit anʃeribus nauigabilis. Per innumeras labitur
gentes , Danubijnomine , immenʃo aquarum auctu, & demum per Thra-
ciam recta in Pontum Euxinum ʃertur. Hunc rectè Virg.3. Georgico-
rum, vnico verʃu pulchrè deʃcripʃit, cum ait .

Turbidus, & torquens ʃluuentes Ister arenas .

40 Simulachrum Danubij , ʃluuij inter omnes Europaeos , vt diximus , ma-
ximi, arundine coronatum , magna copia iʃtius plantae in eiuʃdem ripis
proueniente, ʃaciem orientem versus? & dextrum brachium ; quo cur-
ʃum dirigit, habet. Vbi primum Illyricum alluit, & Drauum & Sa-
uum minores amnes intra ʃe recipit, Iʃter appellatus , Danubij nomine
abolito,vt Strabo & Stephanus atteʃtantur . Hunc ʃluuium Amianus Mar-
cellinus lib. 22. Ouidius in 4. de Ponto , & Auʃonius poëta Gallus ele-
ganter deʃcripʃere .

41 Dextrum Orientem, ʃicut ʃiniʃtrum Occidentem ʃigniʃicare auctores
ʃunt Pythagoras & Ariʃtoteles I. lib. de Coleo , Plato item Galeno tra-
dente , Orientales eʃʃe dexteras à quibus initium motus, laeuas autem
Occiduas docuit. Licet Varro lib.6. Latinae lingnae contrarium ʃentiat ,
cui & Plinius ʃubʃcribit , minus exactè rem perpendentes. Hoc ʃimula-
chrum Danubij dexteram , quo labitur extendens, verʃus Orientem pro-
perare curʃumque ʃuum dirigere , ʃacilè concipimus .

42 Drauus ʃluuius in Danubium ʃe mergit propè Nandaralbam oppidum
& arcem inʃignem , olim Taurunum ʃeù Albam Graecam, nunc autem
vulgo Belgradum appellatum, non longè à Bacia antiqua inʃerioris Pan-
noniae vrbs: teʃte Cuʃpiniano in oratione protreptica ad ʃacri Romani
Imperij principes .

43 Exercitus ex caʃtris, vrbe, vel oppido, Iʃtro proximo ʃua ʃigna ʃequens
proʃiciʃcitur. Singuli autem milites dum progrediuntur thoracati, galeis,
humeris ʃibula aʃtrictis , ʃcutis item & gladijs armati procedunt; vallum
ʃeù haʃtas ʃerentes , in quarum ʃummitate ʃacculus alligatus , pane reʃer-
tus bis cocto : pera vbi caʃeus & ʃalita caro , vas aquae vel vino conti-
nendo , Sartago continendo cibo , & demum tyrocneʃtis comminuendo .
Quod tunc maximè ʃiebat, cum iter eʃʃet celerrimè conʃiciendum , vel
per loca incluta , deʃerta, & inʃrugiʃera tranʃeundum . Coctum panem hi
deʃerebant nomine buccellatum,cuius nuuc in Italia alicubi vʃus eʃt . Re-
tortum enim in coronulae ʃormam commodè perʃertur: vulgus Italum
Ciambellas vocat. Sequebanturque vt plurium piʃtores exercitum ,
quibus erat curae, ex ʃrumento legionibus publicè dato, conʃicere ʃin-
gulis bucellatum, Peʃcenniumque Nigrum Imperatorem ʃcribit AElius
Spartianus, prohibuiʃʃe piʃtores exercitum ʃequi: & iuʃʃiʃʃe milites om-
nes bucellato in locis pacatis accepto , eʃʃe contentos. Quod & Blondus
ex veterum auctorum lectione lib.6. Romae triumphantis edocuit .

44 Pondus baiulare vʃque 60. libras, & iter ʃacere gradu militari ʃre-
quentiʃʃimè milites cogebantur, quibus in arduis expedictionibus, neceʃ.
B ʃi-




4

BELLI VTRIVSQVE DACICI

ʃitas imminebat annonam pariter ac arma portandi. Portabant verò ci-
baria ʃummum 17. dierum, minimum trium. Nec hoc credatur eʃʃe
diʃʃicile , ʃi vʃus acceʃʃerit. Nihil enim eʃt, quod non aʃʃidua meditatio
ʃacillimum reddat. Quam rem antiquiores milites ʃactitauiʃʃe Virgilius
3. Georgicum docuit: cum ait ,
Non ʃecus ac patrijs acer Romanus in armis
Iniuʃto ʃub ʃaʃce viam cum carpit & hoʃti
Ante expectatum poʃitis ʃtat in agmine caʃtris .

Et Cicero Tuʃculanarum 2. labor quantus agminis, ʃerre plus dimidiati
menʃis cibaria , ʃerre ʃi quid ad vʃum velint, ʃerre vallum: nam ʃcu-
tum , gladium, galeam, in onere noʃtri milites non plus numerant, quam
humeros , lacertos, manus . Arma enim, membra militis eʃʃe dicunt .

45 Scuta in longiorem ʃormam quadrata , à Clypeis multis modis diʃʃere-
bant . Materia in primis , quae in clypeis aerea ,in ʃcutis lignea ex mul-
tis ʃegmentis compacta erat: magnitudine & ʃigura etiam diʃʃidebant ,
auctore Varrone .

46 Pons ligneus ʃuper Iʃtrum , traijciendo ad alteram ʃluminis ripam
militi , nauibus ʃluuiatilibus conʃtratus, & ad vtramque aluei extremita-
tem , quo ʃirmior eʃʃet , reuinctus . Scaphas enim de ʃingulis trabibus
excauatas cum longiʃʃimis ʃunibns , interdum etiam ʃerreis catenis ʃecum
legio portabat,quatenus contexis eiuʃdem (ʃicut dicunt) monoxylis, ʃu-
pertextis iniectiʃque tabulatis , ʃlumina , quae ʃine pontibus vadari neque-
unt, tam à peditibus,quam ab equitatu ʃine periculo tranʃeantur, Vt Ve-
getius dicit lib. 2.

47 Omnes ʃigniʃeri, quamuis pedites loricas minores accipiebant & ga-
leas ad terrorem hoʃtium leoninis pellibus tectas: iubis ʃupra collum &
humeros proʃusè pendentibus. Et licet Vegetius vrʃinas ʃuiʃʃe huiuʃmo-
di pelles doceat, Virgilius tamen leoninas eas ʃuiʃʃe cenʃet, quibus ʃigni-
ʃeri & ʃtrenui duces in bello vtcrentur,quo ʃerociores viʃi , maiorem
hoʃtibus terrorem incutetent. Nam de Auentino loquens 7.AEn.dicit.
Ipʃe pedes, tegmen torquens immane leonis,
Terribili impexum ʃeta cum dentibus albis
Indutus capiti, ʃic regia tecta ʃubihat ,
Horridus , Herculeoʃque humeros innexus amictu .

Potuit autem ʃieri, vt vtriʃuis indiʃcretè ʃigniʃeri in bello vterentur &
vrʃinis & leoninis:ʃed quae hic exprimuntur imaginem reʃerunt,non vrʃo-
rum ʃed leonum,cum ex vnguibus pendentibus ʃacillimè deprehendantur.

48 Signa concordiae , in quibus extenta manus perʃerebatur intra laure-
am coronam, longae haʃtae aʃʃixa , ornamentis quibuʃdam hincinde pen-
dentibus: quae pacis tempore in aerario aʃʃeruabantur, & belligeraturi
promebant: vt Liuius in 7.

49 Apud Romanos nihil vnquam in bello aquila ʃrequentius, honorati-
us aut ʃacratius ʃuit: ita vt Romana cognomento appellari meruerit,cu-
ius ductu totum ʃerè ʃubiecerint orbem. Qui aquilam ʃigniʃer geʃtabat ,
aquiliʃer dicebatur: & ʃingulis legionibus vnica dumtaxat aquila praeʃe-
rebatur aurea , ʃerculo ʃeù haʃtae longae praeʃixa : & quo ʃaciliùs humi de-
ʃigi poʃʃet in acutam cuʃpidem deʃinebat . Argenteam aliquando eam
ʃuiʃʃe Cicero prima in Catilinam oʃtendit. Nouem autem in legione
perʃecta ʃigna extitiʃʃe, quot cohortes videlicet, milliaria, quae aquilam
ʃerebat, excepta. Dion Caʃʃius , Plinus , & Vegetius docuere . Roma-
nis legionibus aquilam C.Marius ʃecundo ʃuo Conʃulatu propriè dicauit:
quamis Perʃae multò antè Romanos auream aquilam, pennas extendenti
ʃimilem ʃacrarunt. Erat & olim apud Romanos prima cum quatuor alijs,
lupi , minotauri , equi , aprique ʃingulos ordines anteiens. Paucis ante

annis ʃola in aciem portari coepta erat: reliqua in caʃtris relinquebantur .
Marius in totum ea abdicauit. Ex eo notatum, non ʃerè legionis vnquam
hybernaʃʃe caʃtra,vbi aquilarum non ʃit iugum . Vna legio ʃub vuius aqui-
lae ductu decem cohortes , vt diximus, contincbat. Quae ʃi perʃecta exi-
ʃtit , peditcs, habet ʃex millia centum, equites ʃeptingentos vigintiʃex .
Minor numerus eʃʃe non debet, maior interdum eʃʃe conʃueuit. Grauem
ea armaturam , hoc eʃt principes haʃtarios , triarios , anteʃignanos : item
leuem armaturam, hoc est ʃerentarios, ʃagittarios, ʃunditores, bali-
ʃtarios, continebat. Recentes qui adlegebantur milites, puncturis in
cute pictis ʃcripti, & matriculis inʃerti , iurare ʃolebant per maieʃtatem
imperatoriam: poʃtmodum Chriʃtiani religione ʃuʃcepta , per Deum
Chriʃtum , & Spiritum ʃanctum, & Caeʃaris nomen ; iurabant : & ideo mi-
litiae ʃacramenta dicebantur . Haec de Aquila & legione ʃatis .

50 Signiʃer manipulum , vel aliud quidpiam pro ʃigno geʃtans , niʃi ʃorte
laterna erat, quae noctu iter agentibus militibus, viam illuʃtraret quam
caeteri ʃequerentur. Fuit autem manipulus trium contuberniorum ideʃt
xxx. militum ʃignum, ʃicut concordia cohorti, Aquila,legioni proprium .

51 Praeʃectus praetorio, vel tribunus aliquis thoracatus cum paludamento
proʃuʃiori , laticlauo baltheo, à quo enʃis pendet , ʃupplices libellos ʃini-
ʃtra tenens , vel ʃorʃan indiculum militum , pontem tranʃeuntium : quare
in ʃine pontis conʃiʃtens, non videntur progredi , ʃed potius ʃtare, & centu-
rionibus ʃigniʃeriʃq; ʃingulatim quid agendum, quoue procedendum indi-
cere . De tribuni autem oʃʃicio; Cicero lege ʃecunda , Vegetius & Mar-
cellus de re militaris ʃatis ʃuperque docuere .

52 Imaginarij, ʃine imaginiʃeri, qui in vexillis imagines paʃʃim & Deorum,
& Imperatorum , Ducumque illuʃtriʃʃimorum depictas gerebant ; vt Cor-
nelius Tacitus lib. 5. & 18. Appianus Alexandrinus lib.2. Suetonius in
Veʃpaʃiano, & Lampridius in Diadumeno atteʃtantur .

43 Signum victoriae, quod erat , virgo alata coronam lauream manu porri-
gens, ʃubiecto orbis globo conʃiʃtens: in Romanorum acie,quaʃi bonum &
ʃelix omen, quo alacriores praeliaturi milites redderentur, geʃtari ʃoli-
tum. Caeʃar 3. ciuilis belli: Herodianus lib. 5. Lampridius in Alexan-
dro: Ammianus Marcellinus lib.28.

54 Pons alter ligneus ʃcaphis , vel cymbis ʃuʃʃultus, per quem milites in
aduerʃam Iʃtri ʃluminis ripam ʃe tuto conʃerant in ʃine cuius tribunus con-
ʃiʃtit, ʃimile, atque alter, cuius super meminimus, munus gerens .

55 Nullo tegmine caput velaʃʃe Romanos milites , quandiu in caʃtris verʃa-
rentur , niʃi galea tantiʃper, dum praeliarentur, monumentum hoc antiqui-
tatis argumento eʃt, vbi cuncti detectis capitibus inʃerentur.

56 Haʃtae , ʃpicula lata habentes, quae ʃicilices veteribus dicebantur ; Vt in-
quit Feʃtus , & Ennius ; incedit vcles vulgo ʃicilicibus latis .

57 Liticines ʃeu buccinatores,vtrouis enim modo dicuntur, lituos ʃeù buc-
cinas portantes , inʃtrumenta cana & retorta , quae in ʃemetipʃa aereo cir-
culor ʃlectuntur , quorum ʃonitu aliquid exercitui nunciabatur , acieʃque
excitabantur. Nam per huiuʃmodi cornua & tubas, indubitatis ʃonis
agnoʃcit exercitus , vtrum ʃtare aut progredi , an certe regredi oporteat,
vtrum longè preʃequi ʃugientes , an receptui canere . Buccinatores enim
& cornicines ornamentum erant totius legionis , in congreʃʃu conʃlictus &
eius reditu. Claʃʃicum etiam appellatur,quod buccinatores per cornu di-
cunt . Et quia claʃʃicum canitur Imperatore praeʃente , vel cum in mili-
tem capitaliter animaduertebatur , ideò inʃige cenʃebatur imperij. Claʃ-

ʃico Virgilius alluʃit in 6. cum ait :
Et lituo pugnas, inʃignis obihat & hasta

58 Lancearij, ʃeù haʃtati , ʃtipatores, corporis Traiani Auguʃti, haʃtas lon-
gas , aeris Cuʃpidibus munitas , geʃtantes .

59 Equi primorum exercitus ducum Traianum Auguʃtum comitatium
à militibus tenti & aʃʃeruati , quibus ephippia ʃeù tegmina ad mollem ve-
cturam inerant , ʃericea & aurea argentoque ornata , Nonio teʃte . Froena
habebant & habenas , quibus ab equite gubernarentur , phaleras praete-
rea , & lora quae ad pectus & ʃubter caudam inʃlexa, ne ephippium exci-
deret , anterius vel retrorʃum laberetur , ʃaciebant . Stapedarum autem
vʃus quibus equitis pedes ʃulcirentur , veteribus prorʃus ignotus , ʃicut
ʃtatuae equeʃtres , nummi antiqui , & vniuerʃa vetuʃtatis monumenta aper-
tè demonʃtrant. Franciʃcus Philelphus primus recentem ʃtapedae appel-
lationem excogitauit , ne res tàm ʃamiliaris proprio aliquo nomine de-
ʃtitueretur, quo pedum ʃulcra ʃeù ʃulcimenta, in equitando ʃigniʃicaremus.

60 Brachia nuda in caʃtris olim milites Romanos geʃtauiʃʃe praeʃens hoc
monumentum teʃtatur. Quem morem hodie obʃeruant Turcae cum hoʃti-
bus pugnaturi .

61 Suggeʃtus vel ʃuggeʃtum (vtrouis enim modo rectè dici poteʃt) locus ʃuit
caeteris editior, ex quadratis & ʃectis lapidibus conʃtructus, ʃi temporis
& materiae copia ʃuppetebat, vnde orationem ad milites Imperatores ʃa-
cere, vel inibi cum Tribunis , vel primioribus exercitus ducibus de re-
bus bellicis conʃulere , aliquidue decernere ʃolebant , quod eʃʃet Impe-
ratoria maieʃtate dignum .

62 Traianus Auguʃtus de bello hoʃtibus acriùs inʃerendo, pugnaq; cum ipʃis
quam primum conʃerenda,cum Lucio praeʃecto legionum vel praetorij decer-
nit,qui comes & praecipuus dux cum Traiano Aug.in hac proʃectione ʃuit.

63 Sacerdotis conʃilio Caeʃaris ritu ʃuccincti Gabino interʃunt , vt de ʃa-
ʃacriʃicio Dijs placatis ageretur , antequam cum hoʃte manus conʃeran-
tur. Qui mos ʃuit Romanis receptiʃʃimus , à ʃacriʃicio & bellum & certa-
men auʃpicari , nihilque arduum gerere, niʃi id prius praeceʃʃiʃʃet . Paluda
mentis autem , purpureis ʃloccis praetextis, ʃacerdotes ʃtantes vtuntur, Im-
peratoris conʃilio ʃeù decreto interʃuturi .

64 Securis aerea , qua victima erat ʃerienda ,à Popa vel ʃacerdote aliquo ,
ceu inʃigne religionis , & ʃacriʃicij, iamiam ʃuturi indicium geʃtata .

65 Inʃignis Traiani Auguʃti comitas , qui Lucium praetorio praeʃectum non
ʃecus atque ʃocium & parem ʃecum conʃedere ʃaciat in ʃuggeʃto, eodemq;
ʃedis genere dignetur: eiʃdem veʃtibus & ornatu. Paludati enim vtriq;
lati clauis & baltheis inʃigniti erant. Hoc tantum Caeʃar honore praecedit
Lucium , quod dcxter ʃedat , Caeʃaris ʃiniʃtram claudat. Sedes autem
eburneae ʃorʃan, vel alia precioʃa materia conʃectae. Opercula ʃerica ʃloc-
cis purpureis pendetibus diʃtincta. Carebant huiuʃmodi ʃubʃellia ʃulci-
mentis vndique, ad quae brachia & ʃcapulae reclinari poʃʃent. Neceʃʃarijs
contenti delicias & luxum Imperatores probi in caʃtris vtiq; declinabant .

66 Equi Caeʃaris aureis & ʃericeis ʃtragulis ornati , phaleris , ʃraenis , ha-
benis , pectoris & caudae loris , quae pectoralia & ʃubcaudalia non ineptè
dici poʃʃent, inʃtructi à Caeʃaris miniʃtris labara geʃtantibus , tenti.

67 Labara duo , alterum inʃigne Principis aureum , gemmis, vnionibus , &
purpura ornatum,ante Caeʃarem geʃtari ʃolitum, lanceae cuʃpide pendens,
ʃa-




5

EX TRAIANI COLVMNA EXPLICATIO

ʃaʃcijs vtrinque ʃluentibus decorum, tantae olim exiʃtimationis , vt à mili-
tari turba adoraretur, caeteraque ʃigna ad eius praeʃentiam inclinarent .
Alterum autem inʃigne erat Lucij Praeʃecti , cum Caeʃare in ea expeditione
militantis, ducis quidem ʃtrenuiʃʃimi , rubeum ʃeù ʃlammeum , ab ʃplen-
denti rubedine ita vocatum,Labarum enim Senatus,argenteum ʃuit : Impe-
ratoris,aureum:Ducis,rubeum:Claʃʃis,caeruleum Labari Imperatorij deinde
loco Conʃtantinus AuguʃtusCrucis inʃigne iuʃʃit praeʃerri:religioʃiʃʃimi prin-
cipis ʃpecimen in ea re exhibens. Harum rerum auctores ʃunt : Tertul-
lianus in Apologetico cap. 16. Diuus Ambroʃius in epiʃtolis: Sozomenus
in hiʃtoria tripartite lib. 1. cap. 5. Prudentius lib. 1. contra Symmachum,
Ammianus Marcellinus lib. 16. Procopius lib.4. Eutropius in vita Con-
ʃtantini Magni .

68 Sacerdotes , laureati , rituque Gabino ʃuccinti ʃolemni ʃacriʃicio aʃʃi-
ʃtunt, hymnos ʃorʃan , laetumque choro paeana canentes ,preceʃue aliquot
ʃacriʃicio praeʃenti dicatas . Cinctus autem Gabinus veʃtimenti genus erat
quo ʃacerdotes cuiuʃque Dei, ritus , & templi pariter vtebantur , quale
eʃt camiʃium lineum candidum , quo nunc Chriʃtiani vtimur ʃacerdotes ,
ab Italis, Cotta ; ab Hiʃpanis rectius , Alua, vocatum . Et cum eʃʃet la-
tum , adeoque oblongum , vt diʃcinctum per ʃolum traheretur ,poʃtea cin-
ctum,pendentem ʃupra cingulum ʃaciebat vndiq; ʃinum. Qui ritus perhibe-
tur ʃuiʃʃe Gabinus : à Romaniʃq; vʃurpatus ; vt Liuius in 5. & Virgil.in 7.
Ipʃe Quirinali trabea, cinctuque Gabino
Inʃignis, reʃerat stridentia limina conul.

Vide Blondum lib. 1. Romae triumphantis. Fuere autem huiuʃmodi ʃa-
cerdotum veʃtimenta linea, alba, nulloque prorʃus colore inʃecta.

69 Labellum aereum, argenteum, vel aureum,ʃrondibus, ʃloribus, & praeco-
cibus ʃructibus plenum, à ʃacerdote portatum , vt Dijs nouorum ʃructuum
primitiae ʃacrarentus. Hinc autem ʃorʃan colligi poteʃt, ʃub initium ve-
ris hanc à Traiano in Dacos expeditionem ʃuʃceptam, cum primum ʃru-
ctus matureʃcere coeperant .

70 Vas aureum vel argenteum, aquae luʃtrali continendae, quae in ʃacriʃicia,
& locum, vbi ʃiebant, & in circumʃtantes expiandis criminibus ʃpargeba-
tur: quemadmodum nos Chriʃtiani, aqua benedicta , ad eleuandas leues
animi ʃordes, locumque contagio malignorum ʃpirituum purgandum , &
in ʃacris tum ʃrequenter, tum eʃʃicaciter vtimur. Ethnicis autem ʃuper-
ʃtitio inanis & ineʃʃicax ʃuit, ʃicut caeterae religionis ʃuae obʃeruantiae .

71 Popa ʃeminudus & ʃuccinctus , miniʃter ʃacrorum, lauro redimitus, qui
victimas venàles habebat, aris alligabat, ʃeriebatque, vt Propertius lib. 4.
Succinctique calent ab noua ʃacra Popae.
Suetonius horum meminit in vita Caligulae, & Spartinus in Geta.

72 Limus genus veʃtis qua Popae vtebantur victimas conʃecturi , ab vmbi-
lico ad medias vʃq; tibias deʃcendes, vt illorum pudenda tegerentur, ha.
bens in extremo ʃui purpuram limam,id eʃt ʃlexuoʃam vnde & nomen acce-
pit,nam limum obliquum dicimus.Huius generis veʃtis meminit Virg.in 12
Velati limo , & verbena tempora vincti .
Et Sernius ibidem .

73 Theca recondendis & expromendis cultris ad victimarum occiʃionem ,
quam Popa de more geʃtabat .

74 Puer ingenuus vitta tempora redimitus , Camillus dictus,Pontiʃici ma-
ximo in hoc ʃacriʃicio miniʃtrans , vrceolum habens in dextra , ex quo vi-
num , vel liquorem quempiam, in pateram Imperatoris ʃacriʃicantis inʃun-
dat. Antiqui namque Camillos, & Camillas vocabant miniʃtros & mi-

nistras impuberes, ʃacriʃicijs inʃeruientes. Romulus enim inʃtituit, vt qui
ʃine liberis cʃʃent, gratiʃʃimos ʃibi ex omnibus, ʃingulos pueros, & puellas
curijs eligerent: qui ad pubertatem vʃque ʃacris miniʃtrarent; puallae ve-
rò quoad eʃʃent nubiles, more ex Graecia translato; coronis autem inte-
rim dum ʃacriʃicarent, vel vittis eʃʃent redimiti, Camillique huiuʃmodi
pueri ingenui vocarentur. Cuius rei auctores ʃunt Dionyʃius Halicarnaʃ-
ʃaeus lib.2. & Sextus Pompeius: Panuinus in Faʃtis & in lib. Reip. Rom.

75 Tibicines; interim dum ʃacriʃicium peragitur, tibijs de more occinentes.

76 Traianus Auguʃtus ante Praetorium , ʃiue Imperatorium tabernaculum,
veʃte linea candida indutus, vʃque ad talor demiʃʃa, velato capite , ʃuper
ara lapidea , in vʃum ʃacriʃicandi conʃtructa, igne ʃuperaccenʃo, ʃlores
odores , & praecones ʃructus , myrrham , caʃʃiam , thus, & crocum Dijs
adolet, è patera vinum, velliquorem alium ʃuper inʃundens, aut certè
ʃanguinem mactatae victimae; quod Cicero in Paradoxis,& Macrobius in
Saturnalibus prodidere. Sacriʃicium autem ʃolebat ʃieri ante congreʃʃum
praelij, neque licebat Imperatori congredi,niʃi priùs Dijs eʃʃet ʃacriʃicatù .

77 Patera inʃtrumentum erat aereum patulum , quo particula ʃanguinis ma-
ctatae victimae ʃuper aram inʃundebatur. Cicero namque in Paradoxis ,
excipi ʃanguinem patera, dixit. Patera etiam praeter ʃanguinem , vinum
inʃundebatur aris, vt Ouidius Faʃtorum 4.
Cumque meri patera, thuris acerra ʃuit.
Idem Metamorphoʃ. 15.
Vinaque dat pateris, mactatarumque bidentum, &c.
78 Sueouetaurilia, ʃacriʃicium ex ʃue , oue , & tauro: toties ʃieri ʃolitum,
quoties milites recenʃebantur , & exercitus luʃtratio ʃiebat, vt docet Li-
uius lib.7. Fuiʃʃe autem maʃcula ea animalia , taurum videlicet, arietem ,
& vertem, ex hoc monumento liquet.

79 Dorʃuale ʃericeum diʃcolor ʃupra tauri dorʃum, & verris , & victimae
cuiuʃque mactande, imponi ʃolitum. Praetextatum hoc erat , purpuram in
limbo habens ,

80 Popa cornua tauri mactandi dextera tenet, quae deaurata in victimis
ʃuiʃʃe auctores produnt: ʃiniʃtra ʃecurim qua hoʃtiam ʃeriat .

81 Victimarius Sacerdotum miniʃter , qui victimas ligabat , deducebat ,
aquam & molam parabat , & reliqua quae ʃacris erant neceʃʃaria: vt Va-
lerius lib. 1. cap. 1. & Liuius lib. 40. meminerunt : hic verrem deducit .
Fuiʃʃe autem Romae caʃtra victimariorum , Victor reʃert .

82 Aquila labarum , & alia exercitus ʃigna, ʃacriʃicium dum peragitur, ad
hibentur, humique deʃiguntur .

83 Tubicines, interim dum ʃacriʃicium perʃicitur , tubis clangentes . Tuba
autem inʃtrumentum eʃt ex aere , vel argento cauum & rectum , cuius ʃoni-
tus in caʃtris , & praelijs, & ʃacris etiam maximè in vʃu erat. Tuba autem
quae directa eʃt appelatur ,ʃicut buccina, quae in ʃemetipʃam aereo circulo
ʃlectitur. Quoties autem ad aliquod opus exituri ʃunt ʃoli milites , tubi-
cines canunt , & ʃoli milites ad eorum ʃingna obtemperant. Si verò ad
vigilias vel angarisa ʃaciendas , ʃiue ad opus aliquod, vel ad decurʃionem
campi exeunt milites , tubicine vocante operantur , & rurʃus tubicine
admonente ceʃʃant. Hiʃpani hoc inʃtrumentum Annaʃil , vel trompeta ba-
ʃtarda dicitur .

84 Liticines, qui lituis inʃonant, qui & buccinatores dicuntur, & buccinis
inʃonare. Erat autem lituus vel buccina, inʃtrumentum ex aere vel argento

cauum,quod in ʃemetipʃum aereo circulo ʃlectitur.Hiʃpanis,Trompeta dictù.

85 Vir quidam hoc loco deʃcribitur , tunica ima amictus , coeterum nudus,
qui ab aʃino , vel mulo , quem equitabat, excutitur. Clauam habet in de-
xtera , cribrum in ʃiniʃtra : ʃymbolum (vt aeʃtimo) alicuius rei tunc notae,
vel inʃignis cuiuʃdam ʃacti hiʃtoria , quam commentarijs ʃcriptorum deʃti-
tutus diuinare nequeo. Camus autem genus vinculi maxillas aʃini veluti
retinaculum complectens, vincienʃeue: & capiʃtrum quo illius impetu
coerceti ceu ʃraeno poʃʃit, ʃimillima ʃunt, imò eadem cum ijs , quibus nunc
muliones & ruʃtici ad ʃimile munium vtuntur .

86 Tunicae imae, ʃiue intimae ʃorma hic expreʃʃa , quae, ideo dicta, quod cuti
eʃʃet proxima , carnemque contingeret. Hanc nonnulli dormitoriam ap-
pellant, quod caeteras veʃtes exuti , ʃolam hanc cubitum conceʃʃuri reti-
neret. Quidam ʃupparum , aut ʃubuculam & induʃium etiam dixere,quod
ea ʃubtus induamur: alij tunicam linteam , vel lineam , quod ex lino plu-
rimum ʃieret. Vulgus camiʃiam nunc vocat, & in camiʃia incedere bar-
bari dicuut , quod latinè & eleganter , tunicatum incedere veteres dixere.
Hoc autem inter noʃtrates & veterum ʃubuculas interʃuit, quod illorum
ʃiue manicis, noʃtrae autem manicatae extitere .

87 Adlocutio Traiani ad milites è suggesto lapideo , Praeʃectis & Tribunis
comitantibus , ʃignis legionum & cohortium à proprijs ʃigniʃeris coram
inductis, qua ʃingulos ad caʃtra ʃedulo munienda , & ʃtrenuè ʃe in bello
aduerʃus hoʃtes gerendum adhortatur . Habitus autem Caeʃaris in concio.
nem prodeuntis is erat . Paludamentum diʃʃuʃum & laxum , chlamis con-
ʃciʃʃa , lati clauia , ʃuper thoracem vel loricam geʃtari ʃolita , baltheus ʃi-
bula aʃtrictus: induʃium ʃubtus campeʃtria, caligiae & calcei militares ,
gladius capulo eburneo, vel aureo , gemmis ornato: dextera ad milites:
quibus cum loquebatur , extenta: libellus in ʃiniʃtra , veluti inuolucrum
quoddam , qui à voluendo volumen etiam dicebatur. Continebat autem
is vel preces & ritus ʃuae religionis, vel indiculum rerum gerendarum ,
vel commendandarum memoriae: ʃupplices libellos .

88 Suggeʃtus vel ʃuggeʃtum, vtrouis enim modo rectè dici poteʃt, ex ʃe-
ctis & quadratis lapidibus conʃtructum , Imperatorie maieʃtati decens , cae-
teris locis circunʃtantibus eminentius, toties erigebatur , quoties con-
cionem ad milites Imperator eʃʃet habiturus. Sicut oratores olim pro-
roʃtris , concionatores etiam noʃtrates è locis editioribus verba ʃaciunt,vt
& ʃaciliùs percipi , & meliùs populo ʃpectari poʃʃint .

89 Signiʃeros omnes, quamuis pedites minores loricas geʃtauiʃʃe & galeas
ad terrorem hoʃtium leoninis vel vrʃinis pellibus tectas ex Vegetio lib. 2.
cap.16. Virgilio in 7.iam ʃupra docuimus .

90 Milites , ne aliquando in tumultu praelij à ʃuis contubernalibus aberra-
rent, diuerʃis cohortibus, diuerʃa in ʃcutis ʃigna pingebant : quae ipʃi di-
gmata nominabant , vt ʃulmina, coronas, ʃlores , & huiuʃcemodi pleraque.
Ex digmatis autem clypeorum conijcio tot ʃamiliarum inʃignia ad polle-
ros emanaʃʃe , & hinc primam originem ʃluxiʃʃe. Praeterea in aduerʃo ʃcu-
to vniuʃcuiuʃque militis, literis erat nomen aʃcriptum addito ex qua eʃʃet
cohorte quaue centuria , Vegetio auctore lib.2.cap.18.

91 Milites thoracati, galeati , & ʃcutati , intentiʃʃimi concione principis
interʃunt, vt morigeri, & qui in illum eʃʃent propenʃiʃʃimi .

92 Thorax vel ex crudis coriaceis cingulis , vel ʃerreis laminis conʃectus ,
Romano militi in vʃu ʃuit.

C 93 Mi-




6

BELLI VTRIVSQVE DACICI

93 Miles ʃecuri ingentes arborum truncos in ʃruʃta ʃecat, quo ʃaciliùs com-
militionesc in caʃtra conuehere & tranʃportare queant. Securis autem aene-
um vel ʃerreum inʃtrumentum erat , à ʃecando dictum , quo materies caede-
batur; & ad ʃeriendum hostes militi Romauo in vʃu, ʃicut & magiʃtrati-
bus ad ʃontes plectendos ʃuit. Praeʃerebantur autem à magiʃtratibus ʃa-
ʃcibus illigatae. Huius inʃtrumenti inuentrix ʃertur Pentheʃilea Amazon
teʃte Plinio lib.6.cap.56.vnde & Amazones ʃecurigerae à poetis dictae ʃunt.

94 Miles cohino onuʃtus , ex quo calcem ʃabro murario miniʃtrat , lapi-
dea in caʃtris monumenta conʃtruenti. Fuit autem cophinus vas ruʃticum
è vimine contextum, calci , arenae, terrae transportandae accommodum:
corbis etiam dictus: cuius Vegetius & Columella ʃrequenter meminerunt.
Eius autem ʃormam ex hoc monumento colligere licebit.

95 Sicam, genus gladij breuioris , quaʃi ʃecam dictam , à qua ʃicarij appel-
lati, miles in baltheo geʃtat , vbi antiquam eius ʃormam & ʃiguram depre-
hendes.

96 Milites vario ministerio ʃabris murarijs inʃeruientes ,dum alij calcem
è cophinis , alij lapides quadros & dolatos , alij vero tigna, & trabes ad
murorum caʃtrenʃium ʃabricam comportant. Lapidea autem plerunque
caʃtra ʃuiʃʃe cum copia lapidum eʃʃet , hoʃtiʃque non immineret , hoc mo-
numentum , & pleraque alia in hac columna reperta demonʃtrant . Deʃer-
tis namque caʃtris , quod nobilis ʃtructurae ea eʃʃent ; inʃignia oppida ʃuc-
ceʃʃere: ʃicut in Italia Caʃtrum nouum , & Bilincionis : in Hiʃpania Bae-
tica , Caʃtra Gemina, Vinaria: in Luʃitania , Caʃtra Cecilia , Iulia: in
Aʃrica Caʃtra Cornelia , Germanorum, Laelia: in Locris Caʃtra Hanniba-
lis: in Pannonia, Caʃtra Flauiana: & innumera alia qaue recenʃere longum
eʃʃet .

97 Veterani ad caʃtra excubantes, ne repentius aliquis hoʃtium incurʃus,
aut munitiones caʃtrorum euertere , aut operarios impedire poʃʃet .

98 Pons ligneus, ʃluuio, caʃtris proximo , traijciendo , magnis tignis intra
alueum deʃixis, ʃuʃʃultus . Ipʃa autem tigna trabibus opere cancellato hinc
inde cohaerent , clauiʃque ingentibus aereis ʃirmantur: quo ʃacilis aditus à
caʃtris ad agros ʃrugiʃeros eʃʃet, ne annonae diʃʃicultate , ʃluuio aucto exer-
citus premeretur .

99 Archiʃaber seù architectus , miniʃtris operas indicens , & quo ordine
ʃingula diʃponenda ʃint in ponte conʃtruendo, edocens. Malleo autem ʃer-
reo Claui aerei inʃiguntur ingentes & oblongi , vt tigna ʃecuriùs contine-
ant , trabeʃque interʃeʃe ʃirmiùs cohaerent .

100 Scuta & galeae militum interim ʃepoʃita, dum munitionibus caʃtrorum
intenti neceʃʃaria illuc comportant .

101 Praeʃecti & Tribuni de abʃoluendis caʃtris, & optimè aduerʃus quoʃ-
cumque hoʃtium impetus , inʃidiaʃque muniendis , inter ʃe decerunt.

102 Archiʃaber murarius, qui alios vrget, & operas inter milites diʃtribuit

103 Praetorium, Auguʃti Traiani domicilium in caʃtris , seù tabernaculum
dicere mauis: iuxtà quod quaeʃtorium erat , & praetoria porta .

194 Praetoriani milites in cuʃtodiam principis adiecti , ante veʃtibulum prae-
torij excubantes. Qui praeter aliorum morem, baltheo, à ʃiniʃtro hume-
ro in dextrum latus procedente, inʃigniti exiʃtunt. Dextera autem bra-
chia & indices erectos habent, vt ʃidem vigilantiam erga ʃuum Imperato-

rem, cuʃtodiamque accuratiʃʃimam teʃtentur. Quam conʃuetudinem plerae-
que gentes hodie obʃeruant, dum aliquid pollicentur , vel ʃidem alicui
ʃuam aʃtringunt , indicem , & brachium ʃimul dextrum nonnunquam ele-
uantes, ʃicut Galli pollicem ʃiniʃtrae manus .

105 Traianus Auguʃtus milites aliquot expeditor, exploratores in hoʃtiles
ʃines mittit; vt de illorum ʃtatu cognoʃcat .

106 Pons ligneus ʃecundus , ʃuper ʃluuium, caʃtris proximum, ʃactus : ad ri-
pas namque illius exercitus conʃederat, caʃtrametatus , quo & adaqua-
tio propinquior & copioʃior, & annonae in caʃtra vectatio ʃacilior ʃoret.

207 Via, quae à caʃtrorum porta vʃque ad ʃluuium ducit, adaquationis gra-
tia, vnde hic miles eleganti vaʃe aquam è ʃlumine haurit .

108 Lorica, quam parapetum vulgus appelat, quod vt lorica, ita eminen-
tia illa in muris pectus deʃendat. Pinnae autem mediae ʃunt inter extrema,
ʃummitates inquam turrium & murorum. quas Itali, Merli di muro, Hi-
ʃpani Almenas vocant .

109 Milites in ʃylua caʃtris vicina , partim ligna caedunt, partim in caʃtra
comportant, vt muris, & munimeutis caʃtrorum reliquis, interʃerant .
Quantam autem vim habeat ars , ex hoc loco perpende : nam milites hi
qui aegre magnum tignum portarent , ʃacilè duo vectaut ; dum graciliùs
super humeros , grauiùs ʃune ex illo alligatum , minùs grauatè ʃerunt.

110 Tertius pons ligneus ʃuper ʃluuium ʃabreʃactus in vʃum caʃtrorum.

111 Equus Caeʃaris priuatim ornatus, & à milite Praetoriano tentus , iute-
rim dum caʃtra perluʃtrat.

112 Archiʃaber murarius, qui ministris, quae ʃunt ʃacienda, diʃponit .

113 Traianus Auguʃtus ʃingulas munitiones & caʃtrorum partes , circuit
& contemplatur, vt milites excitet ad operas ʃedule & alacriter prae-
ʃtandas , & vt, ʃi quid videat minùs rectè diʃpoʃitum , in meliùs corrigat .
Miles autem geuuʃlexus Imperatorem aliquid ʃibi indicentem adorat: non
tamen lignum, quo erat onuʃtus, reponit; vrbaniʃʃimè id agens , ne tan-
tiʃper principe praeʃente , ab iniuncto ʃibi munere vacaret .

114 Foenilia in pabulum equorum intra vallum incluʃa, quo munitiora &
tutiora ab hoʃtium inʃidijs ʃorent: iuxta quae pons quartus ligneus ʃuper
ʃluuium ʃabreʃactus, quo paleae & ʃoenum commodiùs per ʃlumen, & per
pontem in ʃuum locum reponerentur .

115 Pratoriani milites, ʃtipatores & cuʃtodes corporis Traiani Auguʃti ,
ipʃum circumʃtaut, quorum vnus indicem eleuatum habet, in ʃignum ʃidei ,
vt & alibi .

116 Exploratum in hoʃtium ʃines milites miʃʃi, Dacis duobus vi captis ad
Caeʃarem reuertuntur , & coram; manibus loro poʃt terga reuinctis eoʃ-
dem ʃtatuunt: vt ab illis hoʃtium arcana conʃilia perquirat, & etiam ex-
torqueat. Caligis autem laxiorbus, & vʃque ad talos demiʃʃis, vt parum
à bracis diʃʃerrent , & calceis integros pedes tegentibus, ij vtuntur .

117 Pons quintus, caeteris vaʃtior , & magniʃicentior , ʃuper ʃluuium caʃtris
proximum ex lignis conʃtructus : cui ʃuperʃtat praeʃectus ʃortaʃʃe ʃabrorum,
aut archiʃaber pontis conʃtruendi. Fuʃtim vel ʃudem manibus tenens ,
minoreʃque artiʃices ad opus vrgens; quorum alij ligna comportant, alij

tigna intra vadum componunt: alij malleis aereis clauos inʃigunt ob ope-
ris ʃirmitatem. Quis autem ʃuerit hic ʃlnuius, certo deprehendi nequit .
Iʃter autem eʃʃe non potuit, qui ob immenʃam eius proʃunditatem,vadoʃus
haud ʃoret, vt tigna intra eius alueum ʃigerentur . Rurʃus curʃus eʃt illi
adeo rapidus, vt nequeant ʃimiles pontes ʃuper ipʃum conʃtitui, diutiùs
permanʃuri .

118 Calcaria ʃorʃan vbi calx vel conʃiciebatur , vel macerabatur, in vʃum
murorum caʃtrenʃium conʃtruendorum; niʃi arenarium manis , vnde are-
na ʃoʃʃita extrahebatur , & cophinis, hoc eʃt vimineis ciʃtis à militibus
perʃerebatur ad murorum ʃabricam .

119 Inʃtrumentum ex duobus ʃuʃtibus conʃectum, quo lapides aʃportatu ʃint
ʃaciliores . Traianus autem Auguʃtus praeʃens adeʃt, per ʃingulas cohortes
& contubernia diʃcurrens , vt ʃi quid deeʃt, imperet , & milites ad quoti-
dianas operas, ad abʃolutionem caʃtrorum , ad pugnam imminentem cum
hoʃte ʃortiter ʃubeundam , excitet: armaque & bellica inʃtrumenta, an-
nonae copiam, vel inopiam, & caetera huiuʃmodi inquirat.

120 Scuta & galae militum , ex ʃudibus,terrae inʃixis , pendentes, interim-
dum munitionibus caʃtrorum conʃiciendis vacabant .

121 Equi Caeʃeris, ʃericeis & aureis ʃtragulis ornati, purpureis ʃloccis , è
limbis pendentibus: à Caeʃareis ʃamulis per praetoriam portam aquatum
educti , ʃraenis, quo commodius biberent , interim ablatis & in colla re-
iectis: vt mox eques ad proʃectionem è caʃtris ʃe Caeʃar accingat,aduerʃus
hoʃtes acie dimicaturus .

122 Porta Praetoria caʃtrorum, per quam legiones tres, peditum , & alae ali-
quot equitum aduerʃus ingruentes hoʃtes egreʃʃae proʃiciʃcuntur .

123 Praetoriani milites ad praetoriam portam excubantes, cuʃtodes & ʃtipa-
tores Imperatoris, ʃidem erga principem indicis dextri eleuatione , ac-
curatamque in praelio, Caeʃaris ʃe ʃolertiam habituros, nouo ʃacramento
de more proʃitentur .

124 Pons ʃextus ligneus portae praetoriae Caʃtrorum proximus ʃuper ʃluuium
conʃtructus,per quem equites & pedites è caʃtris egreʃʃi,traijciunt, in agroʃ-
que hoʃtium vicinos ʃe transʃerunt praelium conʃerturi .

125 Equites leuis armaturae , criʃtas in galearum conis gerentes, quarum al-
tera cauda exiʃtit , vt cenʃeo , hippopotami, altera ex peunis ʃtruthionis
apparet. Caude namque hippopotami, elegantiʃʃime ʃunt , & dignae quae
conis galearum inʃerantur. Quem morem hodie Imperatores Turcarum
ʃeruant , primioribus ʃuae gentis, quos prouincijs adminiʃtrandis praeʃi-
ciunt , vnam caudam hippopotami donant, quam capitis ornamento ʃuper
mitram praeʃigant, vel praeʃecturae inʃigne . Quare AEgyptij , ʃi quos hippo-
potamos coeperint , caudas tenentur principi reʃeruare & tranʃmittere,
nec priuato cuipiam licet illarum aliquam citra Imperatoris permiʃʃum
apud ʃe teinere. In antiqua Romanorum militia inʃignia etiam huiuʃ-
modi centuriones vʃurpabant: Caʃʃidum criʃtis vtentes, vt nullus error
exiʃteret, cum centeni milites ʃequerentur non ʃolum vexillum , ʃed etiam
centurionem , qui ʃignum habebat in galea: quare tranʃuerʃas , & argen-
tatas chriʃtas ij habebant , vt ʃaciliùs à ʃuis militibus aguoʃcerentur, vt
Vegetius lib.2 . cap.13.& 16.atteʃtatur.

126 Pedites grauis armaturae , thoracati, cum galeis & clypeis aereis , qui
praelium excipiebant, & tanquam ʃerreus murus perʃtabant : & non ʃolùm
miʃʃilibus, ʃed etiam gladijs cominus dimicabant: hoʃtes tamen ʃugientes
non




7

EX TRAIANI COLVMNA EXPLICATIO.

non perʃequebantur, ne aciem ʃuam, ordinemque perturbarent: vt Vege-
tius lib.2.cap.17.

127 Legionis vnius ʃignum aquila , ab Aquiliʃero geʃtata , triginta autem
leʃiones ʃuiʃʃe sub Traiani imperium conʃtat , ʃicut, & ʃub ʃinem belli Pu-
nici ʃub imperium Iulij Caeʃaris 16. ʃub Veʃpaʃiano autem 36. Traianam
verò primam legionem è limite Rheni ab Traiano ʃuiʃʃe abductam in hac
expeditione Dacica aduerʃus Decebalum Regem Dacorum, Vuolʃangus
Lazius lib.5. Commentariorum Reip.Rom.docet, ʃed quae harum trium
ʃuerit ʃignatim non liquet.

128 Syluam denʃiʃʃimam, intra quam hoʃtes ʃe abdere, & ex inʃidijs pro-
deuntes noʃtros intercipere poterant , & quae impedimento erat exerctiui
progredienti , Imperator iubet vniuerʃam à militibus ʃuccidi, vt ʃit .

129 Secundae legionis ʃignum , aquila intra lauream coronam ,

130 Aquila tertiae legionis ʃignum , intra lauream itidem coronam: hoc ta-
men intererat , quod prior nullo erat ornamento concluʃa, ʃed ʃrondibus
tantum ornata: ʃecundam verò laurea corona cingebat , tertiae, vltra lau-
reum ʃertum , coronis quaedam accedit; vt ʃingulae in eum modum ʃatis
distinguerentur,& Centuriones & legionarij quicunque milites,ʃuam aqui-
lam ab alijs diʃtintam agnoʃccrent .

131 Duo Regulorum capita , Traiano Auguʃto in acie conʃistenti, à mili-
tibus, qui ea ʃucciderant perʃeruntur , gratiam principis ob ʃtrenue rem
geʃtam , & praemium ʃusʃipere ʃperantibus.

132 Praelium atrox à Romano milite cum Dacis conʃertum; vbi diutiùs pu-
gnatum ʃtrenue ʃe hoʃtibus tuentibus, & dimicantibus , tandem cquitatu
Caeʃaris opportunè ʃubʃidium ʃerente , victoria parta, licet ʃatis cruenta
ingenti ʃtrage edita in Dacos , multiʃque ex is captiuis abductis. Cum
autem tres legiones Romanorum militum huic pugnae interʃuerint , ʃingu-
laeque peditum ʃex millia centum , equites ʃex centos viginti ʃex continue-
rint , conʃequens ʃit decem & octo millia & trecentos pedites, & mille
octingentos ʃexaginta ʃex equites aduerʃus Dacos hoc in certamine pu-
gnaʃʃe: praeter auxiliares copias à ʃocijs , vcl ʃoederatis miʃʃas , quarum
ʃortaʃʃis concordiae imagincs, propria in bello ʃigna ʃuere. Et ʃinguli Con-
ʃulum , non amplius quam duas legiones aduerʃus exercitus hoʃtium etiam
numeroʃiʃʃimos eduxerint , Imperatores tamen illarum numerum pugnatu-
ri auxerunt , vt multitudine reʃicerent, quod virtus & diʃciplinae milita-
ris minor obʃeruantia ademerat. Adde quod hoʃtes potentiores pertitio-
reʃque multo euaʃerant, auxerant praeter ʃolitum copias; & demum arma,
aʃtus, & diʃciplinam Romanorum , edocti, aliter, auctis copijs inquam,
erant debellandi .

133 Iupiter ʃingitur ʃubʃidio Romanis aduerʃus Dacos in praelio adʃuiʃʃe,vt
pote cuius numen ante congreʃʃum hoʃtium ʃacriʃicijs placaʃʃent: & pro-
indè credebatur Romanorum partes ʃouere, Daciʃque aduerʃari. Quare
exporrectam dexteram verʃus Romanorum acies habet. quaʃi auxiliatu-
rus, occulit ʃiniʃtram , vultum habens ad Dacos verʃum , ʃed iratum &
trucem . Niʃi ea virilis imago ʃimulachrum quoddam ʃolis ʃit,& per hoc ʃi-
guiʃicetur tempus & hora,quibus victoria parta ʃuit,poʃt meridiem inquam,
cum ʃol à Meridiano verʃus occiduas partes incipiebat declinare: & Da-
corum oculos ʃua acie perʃtringere , & quaʃi excaecare, Romanis autem,
lumine auerʃo ʃauere: & ʃorʃan huius rei beneʃicio victoria laeta ʃucceʃ-
ʃit. Nam ʃol ante ʃaciem eripit viʃum, quare occipitium debet reʃpicere,
aduerʃariorum impetere ʃaciem. Ducor hac coniectura, quod alia ʃimi-
lia ʃimulachra in aere conʃiʃtentia , circumambiente ʃericeo vel purpureo

panno, in proceʃʃu huius columnae cernuntur , & cum hic viri , alibi ʃe-
nis , & iuuenis ʃorma deʃcribantur , triplicem ʃolis ʃtatum , orientis, pro-
gredientis, & occidentis hieroglyphicè antiqui ʃiguiʃicare potuerunt .

134 Signa Dacis in bello ʃuere Labarus , & draco: ʃed qui ʃummitate
cande & pinnis per corpus ʃparʃis , magis piʃcem aliquem, quam draconem
reʃerret. Arma autem , quibus in hoc certamine vʃi , clypei, gladij, & ar-
cus ʃuere; thorax nullus , neque galea; tunicae , ʃinuiʃae, licet ʃuccintae,
quae brachia tegerent, ʃupra quas veʃtem aliam induebant , vtrinque pen-
dentem, & ad humeros duobus ʃibulis connexam : & vʃque ad genua de-
miʃʃam , non diʃʃimilen ijs , quas monachi ʃupra tunicam geʃtare ʃolent, ʃi
caputium demas , quas Itali patientas , Hiʃpani ʃcapularia vocant: uiʃi
quod Dacorum aliquanto ijs breuiores erant & latiores. Romani verò
milites expeditiori habitu, & armis in pugna commodioribus vtebantur:
quibus & hoʃtes acriùs oʃʃendere , & tutiùs ʃe ab illis tueri poterant .

135 Ingenuus (vt apparet) & pulcher adoleʃcens Dacus in hoc praelio ʃtre-
nuè pugnans occubuit. Cuius cadauer ex acie raptum , à ʃuis in caʃtra,
vel tutum aliquem locum , rogo, aut ʃepulchro , iuxta propriae gentis ri-
tum tradendum , maximo cum moerore deducitur .

136 Traianus Auguʃtus , qui ʃimul cum Lucio praeʃecto huic certamini in-
terʃuit , hoʃtibus ʃuperatis & ad internecionem caeʃis, caʃtra illorum in-
uadit, occupata, praecipit diripi, & à Romano milite ʃuccendi .

137 In editioribus caʃtrorum hoʃtilium locis, ʃigna Draconum labarus &
draco , praelio intercepta , eriguntur , ʃimulque hoʃtium inʃigniorum ca-
pita haʃtis aʃʃixa collocantur , quo & terror reliquis incuteretur , & Ro-
mano militi vires & animus accreʃcerent, hoc cen trophaeo conʃpecto .

138 Daci, qui è pugna ʃuperʃuerant , ʃuga ʃibi conʃulentes in ʃyluas, & lo-
ca tuta ʃe abdunt .

139 Romanus miles de victoria laetus , hoʃtes inʃequendos ratus, vlterius
progreditur , Tibiʃco amne, mediam Daciam abluente, tranato : qui
nun vulgo Tyʃʃa dicitur .

140 Romani milites ʃluuium aliquem vadis repertis , tranaturi , arma exuti
& veʃtes , ʃcuto ʃuperponebant , quod capite ʃulcientes , tenebant mani-
bus vtriʃque , & ita ad alteram ʃluminis ripam perueniebant. Signiʃeri
autem,ʃigna traijciebant ʃuper humeros: vt monumento praeʃenti antiqui-
tatis liquet .

141 Traianus Auguʃtus è ʃuggeʃto , ʃignis, aʃʃiʃtentibus ,praetorianiʃque mi-
litibus , legatos Dacorum excepit , nihil tamen ab eo impetrarunt praeter
bellum & caedem , quam aduerʃus illos iratus moliebatur , pilum ʃiniʃtra
oʃtentans , indicem belli & ʃuroris. Eʃt autem pilum telum miʃʃile ʃer-
reo triangulo vnciarum nouem , haʃtili pedum quinque & ʃemis, quod &
ʃpiculum dicebatur, quod ʃi arte diʃigeretur & virtute, & ʃcutatos pedites,
& loricatos equites ʃaepe tranʃuerberabat. Erat & aliud pilum minus,ʃer-
ro triangulo vnciarum quinque , haʃtili trium pedum & ʃemis , quod olim
verriculum & poʃtea verutum dicebatur. Huius ʃecundi generis ʃcilicet
pilum minus, ʃeù verutum exiʃtimo ʃuiʃʃe, quod princeps manu geʃtabat .

142 Daci ʃuper nudum equorum dorʃum equitabant, nullis ʃtragulis, aut
phaleris equos ornantes. ʃolo ʃreno contenti .

143 Daci, incolae oppidi vel vrbis ʃinitimae, Caesarem veniunt petendae pa-
cis cauʃa, quorum anteʃignanus corona erat laurea inʃignitus, vt ʃc paci-

ʃicos adeʃʃe proʃiterentur, & proinde immunes à quibusque militum iniu-
rijs ʃuturos. Cum autem iuʃtas pacis conditiones abnuerent,neque Vrbem
arbitrio Caeʃaris exponerent, re inʃecta diʃcedunt. Cuius rei ʃignum , de-
xtra Caeʃaris depreʃʃa & minanti ʃimilis,ʃiniʃtra etiam capulo enʃis adhibita

144 Daci oppidani in extremam deʃperationem lapʃi, armenta & pecora
omnia interʃiciunt , ne viuentia in poteʃtatem & vtilitatem hoʃtium veni-
rent , cunctique ʃacto agminte, rabie potiùs quam ratione ducti, cum Ro-
manis conʃligunt , & ita miʃerandis ʃatis occumbunt, glorioʃe tamen pro
patria , laribus , vxoribus & liberis , ʃacultatibuʃque pugnantes .

145 Oppidum direptum à milite & incenʃum , ʃoeminis tamen & pueris cle-
mentia principis parcitum , militibus eos iamiam in captiuitatem abduce-
re parantibus. Vbi & Dacarum ʃoeminarum habitum,capitis ornamentum,
puerorum veʃtimenta, antiquitatis ʃtudioʃus ʃacilè colligerc poteʃt .

146 Dacorum equitatus ab exercitu Traiani interceptus, ʃuga ʃalutem quae-
rentes, Tibiʃcum ʃlumen nimis ea parte proʃundum, traijciunt , vbi mul-
ti ʃubmerʃi & ʃuʃʃocati, partim ad alteram ʃluminis ripam incolumnes ena-
tarunt . Draconarij autem ʃuperʃtites , duo ʃigna draconum aʃʃeruerant ,
quae reliquae exercitus per aʃpera & montuoʃa loca ʃequerentur .

247 Equites Sarmatici in ʃubʃidium Decebali Regis Dacorum venerunt ,
quorum corpora & equos lorica hamata tegebat, galeis in conum , ʃeù cu-
ʃpidem quandam deʃinentibus. Eʃt autem Sarmatia Europae regio ,latè pa-
tens ab Arcton , quae complectitur prouincias hodie dictas, Poloniam,
Pruʃʃiam, Ruʃʃiam , Liuoniam , Lituaniam , & Moʃcouiae etiam portionem
aliquam , quae nunc Regi Poloniae maxima ex parte ʃubʃuut .

148 Decebalus Rex Dacorum, reliquijs exercitus collectis , recentibuʃque
copijs auctis , & Sarmatico equitatu adiuncto , vrbem munitam, quam
Romanus miles occupauerat , obʃidione cinxit, in poteʃtatem ʃuam iterum
venire poʃʃe ʃperans, cum praeʃertim copia eʃʃet annonae deʃtituta . Ad mu-
ros ʃaepe pugnatum. Daci ʃagittis Romanos ʃauciabant; Romani Dacos
saxis & miʃʃilibus pleroʃque interimebant: & ita obʃidio per aliqud tem-
pus ptotractata ʃuit Romanis militibus acrites ʃe tuentibus .

149 Ne milites aliquando in tumultu praelij à ʃuis contubernalibus aberra-
rent , diuerʃis cohortibus, diuerʃa in ʃcutis ʃigna pingebant , quae ipʃi di-
gmata nominabant: auctore Vegetio , vt hic eʃt videre , ʃulmina , lunas ,
ʃlores , ʃtellas , catenulas, in ʃcutis depictas .

150 Ariete Daci vrbis obʃeʃʃae muros concutiunt: interim ʃagittarij , in
eos qui vrbem tuebantur ʃagittas intorquent, ne propius audeant ad mu-
ros accedere. Aries autem machina ʃuit , qualis hoc loco depingitur ,
ex trabe & capite arietino aereo conʃecta, cuius ictus muros obruebat,mo-
rc arietum , inter ʃeʃe pugnantium, retrocedens. Nec eʃt vlla tam valida
turris , aut murorum ambitus adeo latus, vt & ʃi priores ictus ʃortiter ʃu-
ʃtinuerit, aʃʃiduos vincat . Hanc machinam Poeni Gaditanam Hiʃpanicae
inʃulae vrbem expugnantes, Romanos primo docuere , cuius rei meminit
Vitruuius lib. Architecturae 10. in hunc modum. Carthaginenʃes ad Ga-
des pugnando caʃtra poʃuere, cum autem caʃtellum ante coepiʃʃent, id de-
moliri ʃunt conati. Poʃtquam non habuerunt ad demolitionem ʃerramen-
ta, ʃumpʃerunt tignum, idque manibus ʃuʃtinentes, capiteque eius ʃum-
mum murum continenter pulʃantes; ʃummos lapidum ordines deijciebant,
& ita gradatim ex ordine totam communionem diʃʃiparunt. Poʃtea qui-
dam ʃaber Tyrus , nomine Pephaʃmenos ,hac ratione & inuentione indu-
ctus , malo ʃtatuto , ex eo alterum tranʃuerʃum, vti trutinam ʃuʃpendit, &
in reducendo & impellendo vehementibus plagis deiecit Gaditanorum
D muros




8

BELLI VTRIVSQVE DACICI

muros. Arietis ʃigura etiam extat Romae in arcu L.Septimij Seueri in
radicibus Capitolij . Plinius lib.7 cap.56. inuentionem arietis in mura-
libus machinis Epeo ad Troiam tribuit. Eius machine vim pulchrè de-
ʃcripʃit Virgilius lib.AEneid. 2. cum ait .
Labat ariete crebo .
Ianua , & emoti procumbunt cardine poʃtes .

Eiuʃdem etiam machinae meminerunt Ioʃephus lib.3,de bello Iudaico,Cae-
ʃar de bello Gallico , Cicero lib.Oʃʃiciorum primo . Liuius lib 1. Veget.
lib.4.cap.14.Ammianus Marcell.lib.23.& Robertus Valturius lib.10.

151 Traianus Auguʃtus obʃeʃʃis opportunè adʃuit: annonamque ʃecit inʃer-
ri , ʃame iamiam laborantibus , nauiga ʃrumento onuʃta quod ʃaccis erat
illigatum , per ʃlumen . vt creditur , Iʃtrum tranʃmittens.

152 Traianus Auguʃtus per Iʃtrum liburnicis vectus, noctu Vrbem obʃeʃ-
ʃam ingreditur , obuiam ʃibi ʃactis primioribus ducibus, militibus, & ima-
ginarijs cum cereis accenʃis ʃuper ʃigna impoʃitis , quae lauro erant ornata,
quod virtute & conʃtantia , aduersus quoʃcunque hoʃtium impetus, Vrbem
commendatam validiʃʃimè eʃʃent tutai. Quos laetus Caeʃar ʃuʃcipiens com-
mendauit , bonoque animo eʃʃe iuʃʃit: ʃubʃidio militum & commeatu co-
pioʃo illis relicto. Quibus poʃt aliquot dies dimiʃʃis, iterum naues noctu
conʃcendere parat, vt nouas Dacorum copias & Sarmatarum, quae ʃe exer-
citui Decebali coniungere volebant, adortus, ante opprimerer, quam
vtriuʃque exercitus vires eʃʃent collectae. Serta autem nautae & remiges
ʃaciunt , vt ʃe laetos coronent .

153. Antique biremis ʃorma, à remigibus actae, qui partim ex Romana
iuuentute ʃpontanei,partim ex captiuis Dacis coacti, ad id munium obeun-
dum erant adlecti . Biremis autem eo dicta quod duorum remorum ordi-
nibus ageretur .

154 Arcus ʃeu porta in honorem Traiani Auguʃti conʃtructa , vel ʃaltem or-
nata , ad ʃluminis ripam, eo loco, quo vel nauibus deʃcendit , vel conʃcen-
dere parabat. Supra arcum verò Mars galeatus conʃpicitur, bigam equo-
rum agitans , in principis adulationem ʃimulachrum ʃactum , vt illius vir-
tutem in bello, parem vel communem cum Dijs ʃore inʃinuarent: vel
certè quod illius Dei numine & ope, victoriam ʃuerit aʃʃectus , ita enim
commentitios illos Deos mortales iuuare vana gentilitas credidit .

155 Equi , & commeatus , alendo exercitui neceʃʃarius, longis ʃcaphis per
Iʃtrum vecta , Clypei , thoraces , armamenta omnis generis , & impedi-
menta bellica . Nauarchus autem puppi inʃidens , Clauo nauim gubernat.

156 Biremes aliae roʃtris aereis , à remigibus actae , Clauo eas naucleris diri-
gentibus , quae partim cum noʃtris liburnicis conueniunt,partim diʃʃident.

157 Traianus celeri nauigatione vʃus, Vrbem ad ripam Iʃtri ʃluminis à Ro-
manis militibus occupatam nouo praeʃidio munit, arma & annonam inʃer-
ri ʃacit: ne aut inopia militum, vel armorum, aut rei ʃrumentariae, Vrbs
in hoʃtium poteʃtatem veniret .

158 Traianus Auguʃtus copias ex hac Vrbe in agros hoʃtiles educit, equi-
tatum & peditum , in acies & turmas diʃtribuit, ʃine ʃignis tamen pro-
cedit , aut quod repentinus hoʃtes opprimere, tacituʃque progresi vellet:
aut quod integram legionem haud nactus , legionis ʃignum, quod alia ʃe-
quebantur , anteʃerre dedeceat, legionarijs praeʃidio vrbibus relictis, &
reliquis munitis oppidis , quae expugnarat , & à Lucio praeʃecto abductis,
qui aliundè Dacos oppugnabat. Ex auxiliaribus & ʃoederatis ʃocijs ʃuas
copias Traianus inʃtaurat.

159 Germani ʃoederati & vectigales populo Romano , vel alij populi in
amicitiam Traiani Auguʃti ʃuʃcepti , commune aduerʃus Dacos bellum
ʃuʃcipiunt, Caeʃaremque in ea proʃectione comitantur, praelio interʃunt ,
nudi tamen & inermes praeter clauas,quibus duriʃʃimis ictibus aduerʃarios
ʃeriebant .

260 Traianus eques exercitum praeit, certiorque per exploratores ʃactus de
hoʃtium ʃtatione,nouiter arrepto ,ʃummaque celeritate vʃus, ante lucis
ortum ʃommo correptos , & nihil tale metuentes, incautos opprimit . Am-
bulare enim celeriter & aequaliter docebantur milites Romani, ita vt mi-
litari gradu , viginti millia paʃʃuum, horis quinque duntaxat aeʃtiuis, con-
ʃicerent: pleno autem gradu , qui citatior erat, totidem horis, viginti
quatuor millia peregiʃʃe auctor eʃt Vegetius lib.1.cap.9.

161 Sarmatici equites ʃagitarij, Romani exercitus virtutem ʃormidantes,
repentino terrore, & incurʃu paueʃacti , auʃugiunt , paucis illorum pu-
gnantibus , pluribus cadentibus. Superaʃʃe autem ʃimul cum Dacis eam
gentem Traianum , argumento eʃt , & quod Sarmaticus dictus , & de Sar-
matis & Dacis pariter triumplium egerit , & in numiʃmatis antiquis, huius
rei monumentum extat . Fuerunt autem hi Sarmatae non ex Sarmatia Aʃia-
tica, quae longinus aberat , ʃed Europaea , quae erat ʃinitima, complectente
(vt dixi) prouincias hodie dictas, Poloniam, Pruʃʃiam, Ruʃʃiam,Liuoniam,
Lituanuam , & non exiguam portionem Moʃcouiae.

162 Simulachrum, vt exiʃtimo, Aurorae, vel Dianae, quod vel noctu , vel
certè ʃub matutinum crepuʃculum hic ʃnerit cum hoste conʃlictus. Niʃi
Deam aliquam crediderit vana gentilitas in eo ʃibi praelio propitiam ad-
ʃuiʃʃe: vel templum aliquod ʃuerit, Deae huiuʃmodi conʃecratum , iuxtà
quod , praelium commiʃʃum.

163 Tertius hic ʃuit cum hoʃte congreʃʃus , in quo multi pedites Daci,equi-
tes Sarmatae ceciderunt , quorum occaʃu, victoria parta. Clauis Daci
in hoc certamine pugnarunt .

164 Currus hoʃtium , annona, ʃignis, vaʃis, clypeis, & gladijs onuʃti , in
poteʃtatem militis Romani venerunt. Rotae autem currus vnius, miles ali-
quis Romanus captiuus , velut alter Ixion alligatus : multiʃque cruciati-
bus à barbaris peremptus couʃpicitur. Qui ob ʃaeuitiam & immanitatem,
quà in captiuos exercebant,poenas merito,ingenti clade ʃuʃcepta,luerunt .

165 Spectaculum miʃeratione dignum. Parentes ʃenio conʃecti, inʃantes
ʃilios , vt dulce onus ʃuper humeros geʃtant. Matres itidem cara pignora
complexae , imminentes Romanos milites ʃugiunt, & in ʃyluas , ʃaltus , lo-
caque munitiora ʃe recipiunt , propriae ʃaluti conʃulentes.

Dacarum ʃoeminarum habitus , tunica ʃuit manicata, ʃinuoʃa, ʃuccinta,
& vʃque ad talos demiʃʃa , ʃuper quam lacernas induebant , Romanorum
togis parum abʃimiles. Velamen autem capitis , lineum tegmen ʃuit vitta
alligatum , & verʃus humeros , vel dorʃum pendens. Ornamentum pro-
ʃecto quod gratiam , venuʃtatem, maieʃtatemque pariter ʃerebat.

166 Daci aliquot Traiano Auguʃto ʃe dedentes , ʃalutem & clementiam ab
ipʃo conʃequuntur, licet illis videatur exprobare ingratitudinem , incon-
ʃtantiam , & dubiam ʃidem.

167 Nouorum caʃtrorum munitio. Pars calcem intra cophinos ʃeù vimi-
neas ciʃtas vehunt; pars ʃcalpro ʃerreo & malleo , lapides dedolant ;
pars lapides dedolaros ʃabris murarijs miniʃtrant, vt ʃuo quemque loco
reponant.

168 Daci captiui è pugna abducti manibus poʃt terga loro reuinctis , ʃaucij
ʃub ʃigna , ʃecuritatis ergò, à militbus perʃeruntur .

169 Milites Romani non pauci, à Dacis in pugna, quae ʃatis cruenta ʃuit ,
ʃauciati, ad locum vbi ʃigna conʃiʃtebant, vt rutiorem reducuntur: quo
illorum vulnera à chirurgis exercitus curarentur , vt ʃit. Et cum vulneri-
bus ligamenta de eʃʃent , Caeʃar ʃingulari pietate vʃus, propriae veʃti non
pepercit , quam in lacinias conʃciʃʃam , ʃauciatis partitus eʃt: qua illorum
vulnera obligarentur: caeʃiʃque in praelio aras ʃtatuit, quibus quotannis
parentari iuʃʃit , teʃt Dione .

170 Carrobaliʃtae , bellicae machinae , tela longius iacentes , à duobus mulis
tractae , antiquis maximè in vʃu ʃuere. Quae per ʃingulas centurias, ʃingu-
lae haberi conʃueuerunt: quibus muli ad trahendum , & ʃingula contuber-
nia ad armandum vel dirigendum , hoc eʃt vndecim homines deputaban-
tur. Quanto verò maiores exiʃtebant , tanto longius & ʃortius tela iacu-
labantur. Non ʃolùm autem hae machinae caʃtra deʃendebant,verum etiam
in campo poʃt aciem grauis armaturae ponebantur. Ad quarum impetum ,
nec equites loricati , nec pedites ʃcutati obʃiʃtere poterant. In vna autem
legione quinquaginta quinque carrobaliʃtae eʃʃe ʃolebant , auctore Vegetio
lib.2. cap. 25.

171 Dacus Romano militi ʃe dedens , dexteram dextera apprehendit , in ʃi-
dei ʃignum.

173 Proʃligatio Dacorum exercitu, inʃignique victoria `parta, paucis ho-
ʃtium è certamine ʃuperʃtitibus: Traianus Auguʃtus pro ʃuggeʃto ʃuorum
militum virtutem laudat , illorumque ʃtrenuè nauatam operam commen-
dat , gratiaʃque agit , quod illorum opera inʃignem ʃuerit victoriam conʃe-
cutus: congiarium illis proinde pollicetur.

174 Primores Daci in bello capti , intra caʃtrum munitum, ʃub ʃida militum
cuʃtodia in triumphum Romam perducendi aʃʃeruantur. Fidelis autem
cuʃtodiae ʃignum : index militis praetoriani erectus .

275 Miles quidam in commilitionis amplexus & oʃcula ruit, vel quod mor-
tuum in acie crediderit, ʃuperʃtitemque inʃeparatò nunc videat: vel quod
ex captiuitate hoʃtili , poʃtlimino ʃuerit reuerʃus: vel certè quod ʃuerit
aliquo inʃigui praemio ob res bene in conʃlictu geʃtas, aut dignitate à Cae-
ʃare donatus.

176 Miles ʃacco onuʃtus, iutra quem congiarium à principe ʃuʃcepit , ʃru-
mentum ʃcilicet pecuniam , & alia huiuʃmodi , Caeʃaris liberalitate.

177 Traianus Auguʃtus in ʃuggeʃto ʃedens loco editiori congiarium militi-
bus viritim diʃtribuit: ʃingulis ob beneʃicium ʃuʃceptum & muniʃicentiam,
Caeʃaris manus oʃculantibus. Quamuis magnum honorem Caeʃares im-
penderent, ʃi quempiam ad manus oʃculationem admitterent .

178 Foemina Dacicae , manes ʃuorum maritorum & natorum , qui in praelijs
aduerʃus Romanos occubuerant , vindicta placare volentes, captiuos mi-
lites Romanos, etiam viuentes , ʃacibus ʃoeuiʃʃime exurunt, manibus lo-
ro poʃterga reuinctis, quos ʃacilè à principe ʃuae gentis , vt in eos conce-
ptam rabiem exercerent , impetrarunt .

179 Germani,aut Pannonij, vel certè gens aliqua ʃinitima , Populoque Ro-
mano ʃoederata , vel denuò in amicitiam & gratiam recepta , commeatum
exercitui Traiani, quem ʃupplices reuerentur , polliciti, onuʃtas ʃrumento
naues per Iʃtrum ducunt, à quibus milites acceptum in caʃtra comportant.
180 Cae-




9

EX TRAIANI COLVMNA EXPLICATIO.

180 Caeʃar Traianus re ʃrumentaria probe curata , exercitum iterum educit
ex caʃtris , pugnam cum hoʃte denuò initurus , qui praeteritis iacturis haud
ʃractus , cornua ʃuperbus & inʃolens erigebat .

181 Intra ʃigna Aquilae & concordiae, arietis ʃimulchrum praecedens à ʃi-
gniʃero getatur rariʃʃimè in exercitu Romano geʃtari ʃolitum . Indicturi
enim Romani cuipiam bellum, arietem per ʃoecialem praemittebant,quem
in hoʃtium ʃines immitteret , vel honeʃtam ita cauʃam ʃuam oʃtenʃuri,quod
non niʃi prouocari & laceʃʃiti bellum gerere cogerentur , & vltionis pro-
curationem non à ʃe, vt pote qui ex manʃueto & innocuo eʃʃent genere
procreati , proʃiciʃci , ʃed ab hoʃtium improbitate atque iniuʃtitia indica-
re, teʃtatumque ʃacere vellent; vel, quod alij malunt, vt hoʃtilem agrum,
ʃuae iam praede expoʃitum, indicarent: Quod & Pierius lib.Hieroglyphi-
corum 10. teʃtatur, vtraque autem ratione Traianus , & quod prouocatus
bellum gerebat , & ira percitus hoʃtilem agrum Romanis militibus in prae-
dam expoʃuerat, appoʃtiʃʃime .ʃecit arietis ʃignum in acie praeʃerri: eo
hieroglyphico ʃuum aduerʃus hoʃtes animum teʃtatus .

182 Ponce ligneus, magnis cymbis ʃuʃʃultus, militi per Iʃtrum , vel Tibiʃ-
cum amnem traiciendo.

183 Commeatus , pila , ʃcuta, galeae & armamenta alia, cum reliquis im-
pedimentis bellicis , curribus vecta , & ab equis bobus acta , exercitum
proʃiciʃcentem ʃequuntur .

184 Castra ab hoʃtibus ʃuperatis & in ʃugam verʃis, deʃerta, Traianus occu-
pat , cum machinis aliquot, quas Daci parauerant: militumque inibi
praeʃidio relicto , quod locus eʃʃet natura munitus, ne ab hoʃte deʃertionis
poenitente iterum occuparetur, vlteriùs progrediendum ratus, cum exer-
citu proʃiciʃcitur .

185 De pugna denuò cum hoʃtibus conʃerenda, & caʃtris probe muniendis
Traianus Auguʃtus , cum primioribus exercitus ducibus deliberat. Qua
de re milites praeʃentibus ʃignis, in concione adloquatur .

186 Traianus Auguʃtus legatos Dacorum in colloquium admittit: ʃed in-
ducijs quas vaʃtre poʃtulabant non impetratis , qui tempus potiùs redime-
re & intercipere Caeʃari curabant vacui abʃcedunt . Interim milites non
ocioʃi , alij ligna caedunt,diudunt, & caʃtris denuò muniendis perdu-
cunt: alij calcem , arenam , lapides ʃabris murarijs miniʃtrant .

187 Traianus cum Dacis denuò congreʃʃurus , Deos ʃacriʃicio prius placan-
dos cenʃet: non enim licebat religioʃo cuiquam principi cum hoʃte con-
gredi, niʃi antea ʃacriʃicio eos deliniʃʃet. Sacriʃicat autem Traianus vela-
to capite, vt mos eʃt ʃacerdotibus, vinum vel ʃanguinem mactatae victimae
patera ʃuper aram igne ʃlammantem inʃundens . Aʃtant ʃigna: ʃacerdo-
tes & tibicines lauro coronati: Camillus ingenuus adoleʃcens miniʃter
ʃacrorum : vt diʃʃuʃius antea ʃuo loco expoʃuimus. Libaʃʃe autem Iʃrae-
liticum populum praecipiente Domino in veteri lege vinum in ʃacriʃicijs,
ʃanguinemque ʃuper aram eʃʃundiʃʃe , multa ʃacrorum librorum teʃtimonia
produnt. Ex Hebraeis Graeci eum ritum mutuarunt, ex Graecis Romani
idolis ʃeu commentitijs dijs ʃacriʃicantes . Vnum hoc adnotaʃʃe non alie-
num ab hoc loco erit, Romulum lacte non vino libaʃʃe: indicioque ʃuiʃʃe
ʃacra ab eo inʃtituta in quibus non vinum ʃed lac adhibebatur. Numae re-
gis poʃthumia lex erat, vino rogum ne inʃpergito. Quod ʃanxiʃʃe illum
propter inopiam rei nemo dubitat. Proʃanum autem & impium habeba-
tur inter ʃacriʃicandum vinum oʃʃere imputatae vitis, ʃulmine tactae, quam-
que iuxta, homo laqueo pependiʃʃet, aut vulneratis pedibus calcatae, &
quod circumciʃis vinaceis proʃluxiʃʃet, aut ʃuperne deciduo immundiore

lapʃu aliquo polluta ʃuiʃʃet. Item Graeca , quoniam aquam haberent: vt
reʃer t Plinius lib.14. cap.12. & 19

188 Sueouetaurilia , ʃacriʃicium in luʃtratione exercitus, pugna imminente
ʃieri ʃolitum, cx tauro, veruece, & verre. Adʃunt Popae ʃuccinti victimas
conʃecturi: victimarij, qui illas deʃerunt: Veruex autem & verres laurea-
reatis dorʃualibus ornati ʃicut taurus ʃericeo .

189 Sacerdotes reliqui lauro coronati, rituque, vt diximus ʃuccinti Gabi-
no ʃacriʃicio interʃunt .

190 Caeʃare ʃuggeʃto milites adhortatur, vt ʃortites ʃe & ʃtrenue adueʃsus
hoʃtes iu praelio iamiam conʃerendo , gerant, neque patiantur tot victorias
de Dacis partas , vno ʃolo certamine perire, robore & diʃciplina militari
ipʃos praeʃtare, ʃuamque ʃortunam ʃuperiorem eʃʃe: proinde ʃacilem vi-
ctoriam ʃuturam, quae honorem & opes conciliet.

191 Syluam denʃam, ne hoʃtes intra ipʃam deliteʃcentes, inʃidias, iter agen-
ti exercitui parare poʃʃent, & vt miles viam haberet commodiorem ,
Traianus cunctam ʃuccidi iubet. Vbi duorum exploratorum capita, qui
comprehenʃi ʃuerant, longis haʃtis aʃʃixa, ad aliorum proditorum terro-
rem publico & edito loco ʃpectanda conʃtituuntur .

192 Traianus eques Tibiʃcum amnem, vt coniectura eʃt,per pontem ligneum
magnis tignis ʃuʃʃultum, & intra vada ʃirmatis, trijcit, ʃimulque exercitus
cunctus. Quem continuò à militibus ʃuccendi iubet , ne hoʃtes per eum ,
tranʃitum iam ʃactum repererit. Vtumque id ʃuerit,ʃacultatem illius Dacis
ademit , poʃtquam ʃuum ipʃe exercitum ad alteram ʃluminis ripam incolu-
men traduixiʃʃet .

193 Daci non audentes Traianum ponte prohibere , ad montana, draconum
propria ʃigna ʃequentes conʃugiunt. Romani autem milites interim, illo-
rum in ʃtatione vel caʃtris, munitiones exurunt .

194 Traianus Auguʃtus loco natura ʃatis munito caʃtrum conʃtruit, ligna
militibus quibuʃdam caedentibus, & è ʃylua proxima comportantibus ,
quibuʃdam lapides, alijs in cophinis arenam & calcem ʃabris murarijs mi-
niʃtrantibus,ʃumma in eo opere diligentia & celeritate vʃus. Cauʃa autem,
ne hoʃtes à tergo irruptionem aliquam ʃacere tentarent, commeatumue
in caʃtra comportandum intercipere .

195 Dacorum regulus aliquis Traianum ʃupplex adorat , implorat celemn-
tiam ipʃi ʃe dedens, praeʃentibus Praeʃectis,& Tribunis,ʃigna aʃtant, praeto-
rianique Caesaris milites circumʃtant . A Tribuno vero regulus honoris
gratia deducitur .

196 Vaʃa lignea circulis ambientibus, quas cuppas vocamus, vinum conti-
nentia, commeatus, & arma plauʃtris ʃiue carris imposita,& à mulis & bo-
bus acta , in caʃtra perʃeruntur, vʃui opportuno tempore exercitui ʃutura .
Vbi carrorum ʃorma & iugorum , quibus boues ad castra vinciuntur, con-
ʃiderabda .

197 Prateoriani milites , & Romani cxercitus ʃigna , Traianum auguʃtum in
acie progredientem comitantur .

198 Equitum ala Germanorum , aut gentis alicuius ʃoederatae, ʃubʃidio
Traiano Auguʃto venientium , & in hoc praelio aduerʃus Dacos dimican-
tium: qui nec ʃraeno , nec ʃtragulis vllis in quitando vtebantur , barba-

ricum & iacturae plenum morem in ea re ʃequentes: vt pote qui ʃacile
equis excuti ; & ipʃos vix continere aut regere ʃine ʃraeno poʃʃent .

199 Peditatus Romanorum , & auxiliariorum equitatus , copias Dacorum
pugnantes, delent, paucis qui ʃe certamine ʃubduxerant, & ad tutiora lo-
ca conʃugerant cum ʃignis aliquot draconum , ʃeruatis .

200 Traianus vlterius cum exercitu progreʃʃus noua caʃtra metatur, ligna ,
lapides , arenam , calcem , militibus ʃedulo ʃabris murarijs miniʃtran-
tibus .

201 Legati Dacorum ʃupplices ad Caeʃarem veniuut, pacis conditiones po-
ʃtulaturi, indulgenter ipʃo ʃuʃcepti: re tamen inʃecta diʃcendunt .

202 Muli catenis aerei iugati carro , bellicam machinam vehunt .

203 Triarij , hoc eʃt, robuʃtiʃʃimi milites intra lignorum ʃtrues , tandiu con-
ʃiʃtentes , quandiu exercitus reliquus non periclitaretur ; cum hoʃte pugna
congrediens. Triarij enim, vt requieti & integri acrius inuaderent ho-
ʃtes , poʃt vltimas acies ʃedere conʃueuerant , ʃi quid enim primis ordini-
bus accidiʃʃet , de horum viribus reparationis ʃpes tota pondebat. Tria-
rij , namque grauis erant armaturae milites , Cataphractas & caʃʃides ge-
ʃtantes , veterani & ʃpectatae virtutis , qui poʃt alios anteriores proʃligatos
pugnam capeʃʃebant. Ius etenim legionis erat ; ʃacile nec ʃugere, nec ʃe-
qui, cum grauis armatura ʃtaret pro muro . Lignorum vero ʃtrues ʃabri-
candis nauibus erant aggeʃtae, vbi machinam Triarij habent, quam in
hoʃtes intorqueant .

204 Milites loricati, ʃquammis aereis ʃerme contecti, & galeis , in conum
ʃiue cuʃpidem quandam abeuntibus, muniti, quorum imaginem tam hic
quam in arcu triumphali Conʃtantini adhuc Romae extante, cernere eʃt.
Erat autem propriè locica munimentum & armatura corporis aereis hamis
contexta , quae pectus, brachia, & ʃoemora tegebat: vt Virgilius etiam
docuit 3.AEneid.
Loricam conʃertam hamis, auroque tricilem .
205 Funditorum ala,lapides ʃundis iactantium, ex auxiliaribus Germanis,
vel ʃoederatis populis alijs collecta . Funditores autem ʃunt, qui ʃundis ex
lino vel ʃetis ʃactis, contorto circa caput brachio dirigunt ʃaxa. Funda
vero, quod ea lapides ʃundantur , dicta . Balearicos ʃupra cunctos mor-
tales ea arte excelluiʃʃe , Liuius 28.auctor eʃt. Valeares namque ʃoeminae,
vt Vegetius prodit , à teneris vnguiculis ita natos erudiebant , vt nullum
cibi genus contingere ʃinerent , niʃi quem , ex ʃunda emiʃʃo lapide , per-
cuʃʃiʃʃent: vnde ʃumma in ea arte dexteritate vigebant. Quod & Virgi-
lius 1. Georgicorum ʃatis innuit: cum ait .
Stupea torquentem Balearis verbera ʃundae.
Proinde ʃunt qui Balearium inʃularum habitatores ʃundae vʃum primos
inueniʃʃe aʃʃerant: quamquam Plinius hoc idem apud Syrophoenicas dicat
inuentum . Sed antiquorem eius vʃum Scriptura ʃacra prodit , cum 20.
cap. libri Iudicum commemoret ʃeptingentos viros ʃortiʃʃimos , habitato-
res Gabaa , ita ʃiniʃtra vt dextera praeliantes , & ʃic ʃundis lapides ad cer-
tum iacientes, vt capillum quoque poʃʃent percutere , & nequaquam in
alteram partem , ictus lapidis inclinare . Dauid etiam Iʃraeliticus rex ante
regni auʃpicia adoleʃcens , ictum lapids è ʃunda ita direxit, vt ʃrontem
immaniʃʃimi gigantis Goliath percuʃʃerit, ipʃumque ea via interemerit , qui
cuncto exercitui Iʃrael ʃolus , terrori erat .

206 Ala altera auxiliaris , leuis armaturae, vt pote quae clypeis ʃolum &
clauis pugnaret , caeterum nuda & inermis . Funditores autem & ʃe-
rentarij , hi, leuis armaturae milites , praecipuè in cornibus locabantur:
E &




10

BELLI VTRIVSQVE DACICI

& ab his pugnandi ʃumebatur exordium . Recte vero ʃiniʃtris pedibus ʃun-
ditores , & clauis pugnantes anteire exprimuntur: praeceptum namque
militae erat à Vegetio recitatum lib.I. Cum miʃʃilibus ageretur , ʃinistros
pedes anteriores, milites habere dcbere , quod vibrandis ʃpiculis vehe-
mentior ictus ʃit. Sèd cum ad pilum venitur & manu ad manum gladijs pu-
gnatur , tunc dextros pedes anteriores milites habere debent , vt & latera
eorum ʃubducantur ab hoʃtibus, ne poʃʃint vulnus accipere : & proximior
dextra ʃit , quae plagam poʃʃit inʃere .

207 Machina , vt videtur , aliqua, quam Daci in Romanos dirigunt & tor-
quent. Pugnabant autem Daci hoc praelio tum clauis, tum etiam acyna-
cibus ,clypcis tecti, coeteris armamentis deʃtituti .

208 Victoriam de Dacis hoc certamine Traianus Auguʃtus conʃecutus, no-
na caʃtra hoʃti viciniora munire conʃtituit; lignatoribus in eam rem vel
Germanis , vel Dacis aliquot , in amicitiam & ʃidem receptis vʃus .

209 Noua caʃtrorum munitio .

210 Captiuus ex primoribus Dacorum in conʃpectum Caeʃaris adducitur ,
Tribunis & Praetorianis militibus ʃtipatus . Cui Caesar ʃuccenʃens, capulo
enʃis vtraque manu apprehenʃo, excidium, & extrema quaeque Dacis
mala illaturum minitatur .

211 Militibus Romanis, è caʃtris lignatum prodeuntibus, Daci in ʃyluis ab-
diti inʃidias moliuntur. Cuius rei certior Traianus ʃactus alam militum
leuis armaturae, ʃagittariorum , ʃunditorum , & ʃerentariorum commòdo
loco diʃponit. Irrumpentes autem ex inʃidijs Dacos , ala militum expe-
ditorum excipit , cunctoʃque ʃerme trucidauit ; inʃidias inʃidijs compen-
ʃans, necemque quam in alios meditabantur, & captiuitatem impigens .

212 Caeʃar hac clade Dacis illata , caʃtrum proximum militum praeʃidio
centum oppugnat ʃtrenue , qui intus erant Dacis ʃeʃe tuentibus .

213 Teʃtudo , id eʃt, congregata militum multido , conʃertis ʃcutis tecta
aduerʃus impetum lapidum , aliorumque telorum , deʃuper incidentium :
cuius, & Liuius 10. ab vrbe condita & Caeʃar 5. belli Gallici meminere ;
aliud prorʃus à machina quadam bellica , quae teʃtudo etiam nominatur .
Conʃerti igitur hic milites teʃtudine ʃacta , muros ʃuʃʃodiunt , diruunt ,
arceque potiuntur .

214 Dacis , qui ʃubʃidium munitiʃʃimo caʃtro , à Romanis militibus nuper
capto, laturi veniebant, copiae Traiani occurrunt , acris ʃit vtriunque con-
ʃlictus , ʃed in quo Daci ʃuperati , Caeʃariani victores euaʃere . Capita
autem hoʃtium illuʃtriorum Traiano, in acie editiori loco ʃtanti, praetoria-
nis ʃtipato , coram perʃeruntur.

215 Reliquae exercitus Dacici hac pugna deletae: regia Decebali capta .

216 Traianus Auguʃtus cum praeʃectis & tribunis exercitus, de conditio-
nibus & pace cum Decebalo rege ʃacicnda , quam enixe, & ʃubmiʃiʃʃime
precabatur decernit . Ad quamʃcunque enim ʃoederis conditiones ventu-
rum , imperataque ʃacturum per legatos pollicebatur : praeʃertim cum
prouincia ʃerme omnis in poteʃtatem cʃʃet recepta , & ob id ʃe Deceba-
lus in ʃummam eʃʃet deʃperationem adductus .

217 Lignorum caeʃio, ʃecatio, comportatio , & in ʃtruem congeʃtio .

218 Caʃtra hoʃte vicino , & nondum pace ʃirmata , tuto loco Traianus con-

ʃtituit , vbi lignorum, pabuli , & aquae copia ʃuppetabat. Adaquatio enim
ex copioʃiʃʃimo viuo ʃonte ʃeù torrente proximo , à militibus ʃiebat , qui
intercipti , aut alio deriuari ab hoʃte nequibat .

219 Frumentum copioʃum, milites intra ʃaccos contentum , ʃuper humeros
veheut , in caʃtraque deducunt .

220 Pace his conditionibus ʃirmata ; vt Decebalus , Dacorum Rex , arma ,
& bellica inʃtrumenta, machinas , earumque artiʃices traderet . Tranʃ-
ʃugas ʃiue Romanos,ʃiue ʃocios remitteret. Caʃtella & arces deductis prae-
ʃsidijs euerteret : & vt omni praeterea terra decederet, quam de ʃinitimis
pervim caepiʃʃet : eos denique amicos & inimicos haberet , quos ʃenatus
cenʃuiʃʃet. Decebalus livet inuitus & moerens, praeʃentibus tamen iacturis
coactus , per legatos primiores pileatorum aʃʃenʃus tandem eʃt .

221 Traianum Auguʃtum in ʃuggeʃto ʃedentem , praeʃectis, tribunis , praeto-
rianiʃque militibus ʃtipatum , Decebalus Rex Dacorum genuʃlexus ado-
rat, illiuʃque manus oʃculaturus apprehendit. Circumstantibus ʃigniʃe-
ris , qui aquilas & labarum tenebant .

222 Transʃugae manibus loro poʃt terga reuinctis ex Romanis vel ʃocijs, qui
ad Dacos conʃugerant, traditi, & Caeʃari reʃtituti : crimen iuxta puniendi.

223 Dracones Dacorum , & Labarus regis Decebali , aquilas Romanorum
ʃigna Caeʃariʃque labarum & imaginem, inclinatione & ʃubmiʃʃione quadam
adorant , & vt ʃuperiora rerentur .

225 Caʃtella & arces , iuxta pacis conditiones , diruntur .

226 Daci cum vxoribus & ʃilijs , armentis & pecoribus terra diʃcedunt ,
quam à ʃinitimis per vim coeperant, ʃuis eam antiquis colonis reʃtituentes,
vt ʃuerat ʃoedere ʃanitum . Nonnulli etiam loca munita , dulcem inquam
patriam deʃcrere coacti , in aliaque oppida concedere & immigrare iuʃʃi:
pacis decreto perurgente .

227 Traianus Auguʃtus legionem xiij. Dacicam appellatam , ex ʃuperiori
Pannonia, victo Decebalo, abducta , Daciae praeʃidio reliquit , vbi
nun Tranʃyluania Hungariae exiʃtit : vt inʃcriptio ʃequens apud Tranʃyl-
uanos reperta comprobare poteʃt , in hunc modum ʃe habens-

FORTVNAE AVGVST. OMNIPOTENT. VBI ERAS
RHAMANVSIA VBI ERAS. QVANTVM ABFVIT NE
ROMA LVGERET. VIVIT TRAIANVS VE TIBI
DECEBALE MILS. LEG. VI. ET XIII. G. DEVOTI
CAPITIBVS.

Huic igitur legioni prouinciae cuʃtodiam & praeʃidium comittit , commen-
datque , ne iniuriam vel vim aliquam prouincialibus inʃerant , dc qua me-
ritò apud ipʃum conqueri poʃʃint, ʃubdituri ʃeuerum ʃupplicium ʃi ʃecus
ʃecerit.

228 Trophaea ex Dacis & Sarmatis deuictis, ʃtipitibus arborum aʃʃixa loco
editori collocata, in Traiani Auguʃti memoriam erecta viʃuntur , eo
praecipuè loco, vbi hoʃtcs proʃligati & deleti ʃuerunt . In priori trophaeo
ex ʃpolijs hoʃtium conʃpiciuntur Dracones ipʃorum ʃigna, paludamcn-

229 Victoria alata , ʃtans , pede galeam calcans , genu baʃi columnae innixa,
media inter vtrumque trophaeum , ʃtylo intra Clypeum lauro coronatum ,
res hoc Dacico bellu praeclaras,ʃamae poʃteritatique commendandas, ʃcri-
bens. Baʃis autem columnae, cui victoria innititur,ʃirmam & ʃolidam glo-
riam ʃigniʃicat .

230 Alterum trophaeum , praeter draconum ʃigna clypeos ; galeas caelatas,
paludamentum cum priori communia , thoracem habet ʃquammis aereis
conʃectum : gladium capulo aureo vel eburneo , inter vaginam recondi-
tum , auro gemmiʃque ornatam: Acynaces plumbatas,& ʃalces militares.
Octo autem draconum ʃigna, & tria labara his trophaeis appenʃa , quod
eotidem ʃortaʃʃis ʃigna exercitus Dacici, & Regis Decebali , in poteʃta-
tem Caeʃaris venerint, totque ʃuerint hoʃtium legiones proʃligatae .

231 Regia Decebali; vbi palatium magniʃicentiʃʃimum , columnis & por-
ticibus ornatum ad ripam Iʃtri ʃitum : quod Traianus cum regia ʃuppelle-
ctili occupauit, Quod maximi momenti ʃuit ad pacem inter Caeʃarem
& Decebalum conciliandam . In porticu autem ʃupero, ʃtatua, vt conij-
cio, ipʃius Decebali Regis conʃpicitur , vle alterius inʃignis maioris , qui
praeceʃʃerat , proprio Dacorum habitu induta .

232 Porta regij palatij Iʃtro ʃluenti contigua , in cuius ʃupero limime tria-
iuuenum nuda ʃimulachra, ʃingulas ʃaces accenʃas tenentia , viʃuntur. Quo-
rum , quod medium eʃt , indicem dextrum cum brachio eleuatum babet ,
ʃiniʃtra ʃacem tenet , ʃicut reliqua duo , dextra: eaque larium ʃimulachra
exiʃtimari poʃʃunt , à Dacis ita exprimi ʃolita , quibus & cuʃtodia domus
curae eʃʃet , vt pote quae ʃtarent , & excubarent ad aedium ʃores , nihilque
illa domeʃticum latere poʃʃct , quae igne perpetuaque luce vterentur , ma-
ximeque ʃida incolis ʃorent , quod per indicis eleuationem ʃatis ʃigniʃica-
bant . Niʃi totum hoc monumentum ʃuerit , quod Traianus Auguʃtus in
Alemanorum ʃolo condidit , ʃuoque nomine appelauit , cuius meminit
lib.17. Ammianus Marcellinus .

133 Priori Dacico bello abʃoluto , paceque cum Decebalo Rege ʃirmata ,
Traianus Auguʃtus , nihil quod ipʃius praeʃentiam expoʃceret, ʃupereʃʃe
ratus , in vrbem redire conʃtituit. Quare legione in prouincia relicta,
praeʃidijʃque militum per opportuna loca diʃpoʃit , tribus ʃecum legio-
nibus abducis , quarum totidem aquilarum ʃigna in biremi vehuntur,va-
le ʃaciens Daciae , nauibus per Iʃtrum , & id noctu , ʃacibus accenʃis, &
luminibus vndique illatis, eius conʃilij duces & naucleros certiores ʃa-
ciens , expanʃis velis, remigibus impetu pulʃuque remorum adnitentibus,
letae ʃe nauigationi committit .

234 Biremis liburnicae ʃorma: que ideo biremis dicta, quod duplici re-
morum ordine ageretur, ʃuperiori quidem vno, inʃeriori verò altero :
Roʃtrum eadem habet aeneum & aquilam in prora inʃculpatam: vbi nau-
clerus remiges ad ʃedulam operam nauandam exhortatur. Labarum gerit
in puppi & tria aquilarum ʃigna , vt totidem è Dacia legiones cum Cae-
ʃare adnauigaʃʃe intelligamus .

235 Praetoria triremis, trium remorum ordine acta , in qua Caeʃar vehitùr :
labarum in puppi , & lumen clariʃʃiumum intra lateram praeʃertur, quod
vulgus ʃunale ʃeù ʃanale vocat; praetoriae inʃigne , quod caeterae naues no-
ctu ʃequantur . Hippocampum ʃupra roʃtrum aerum in prora habet.

236 Triremis liburnica altera , atrium trium remorum ordine diʃtincta, pulchra
puppi , carbaʃis, ʃunibus ad tranʃuerʃum malum , adligantis, in prora tria
cor-




11

BELLI VTRIVSQVE DACICI

cornucopiae, & victoriolam delphino colludentem habet.

237 Pro ʃaelici reditu Traiani Auguʃti, ʃacriʃicia in vrbe ʃiunt, plurimis
victimis ad aras mactatis: nuncius euim de eius aduentu Senatum Po-
pulumque praeuenerat Romanum. Interʃunt autem huic ʃacriʃicio nonnul-
li pallis vtentes cucullatis , quorum ʃrequcns Italiae , Hiʃpaniae, & Galliae
nunc eʃt vʃus . Fuerint ne hi Romani , an exteri , incompertum .

238 Sacerdotes , ʃacras de more gentis, veʃtes induti, rituque ʃuccinti
Gabino, in curiam , vbi Conʃules & Senatus,conuenerant , aʃciti, de votis
ʃuʃcipiendis, ʃacriʃicijʃque peragendis, pro ʃalute & ʃaelici Caeʃaris reditu
in vrbem , curam, indicente Senatu , ʃuʃcipiunt .

239 Biremum duarum in vrbem appulʃus, ʃoʃpitatem & ʃelicem Traiani
aduentum in eandem ʃigniʃicantium . Vbi velorum collectio , ʃunium &
rudentum explicatio , niʃus remigum nauim ad littus impellentium viʃun-
tur. Traianus namque tantiʃper per Iʃtrum nauigans , quantisper nauibus
excipiendis eʃt capax , deinde per Hadriaticum mare ex Illyrico ʃoluens,
totam ʃerè Italiae oram legit, & demum per Ostia Tiberina Romam vʃque
peruenit , cum ʃluuius magnis tunc eʃʃet nauibus meabilis , obʃtruʃo nunc
alueo , vix paruis eʃt peruius . Forʃitan etiam Traianus Tiberina Oʃtia
conceʃʃerat , portum quem ipʃe ʃtruxerat , & ʃtationes nauium inuiʃurus ,
interim dum triumpho exceptus eʃt. Pons autem hic ʃignatus, Horatius ʃortè
ʃuit, radicibus Auentini iunctus, cui pharus altiʃʃima imminebat, proʃpe-
ctandis è longinquo aduenientibus nauibus , percommoda .

240 Porta vrbis triumphalis, per quam triumphatores ingredi ʃolebant, tri-
umplium acturi , per quam Senatores laureati, cunctaque vtriuʃque ʃexus
& aetatis nobilitas eʃʃuʃa obuiam Traiano Auguʃto triumphanti venit;
ipʃum antc vrbis ingreʃʃum & inuiʃuri & ʃalutaturi. Vel certè arcus ʃuit
triumphalis in ʃoro ipʃius Traiani erectus, cuius magis ʃpeciem reʃert, ob
ʃuperatos Dacos & Sarmatas à Senatu P. Q. Romano dicatus. Cuius pul-
cherrima ornamenta , mira artiʃicum manu elaborata , in alterum poʃtea
triumphalem arcum Conʃtantino Magno ob ʃuperatum Maxentium tyran-
num crectum , tranʃlata ʃuere: quae nunc extant. Inter quae octo Daco-
rum regulorum ʃtatuae viʃuntur , capitibus tamen auulʃis: Quae Alexander
Medices Florentinorum Dux ob illorum elegantiam amputata,noctu alia,
aʃcititia ex Traiani arcu , non propria Conʃtantini videntur. Nam cum
ad pontem Miluium , Vrbi proximum, victoriam de tyranno Maxentio
Conʃtantinus habuerit , parumque temporis intercederet, neque diutiùs
prorogandum triumphum, laetus Senatus cenʃeret , celeritate vʃus , arcum
Traiani diruit , vt Conʃtantini erigeret . Conʃtantini etiam aetate marmo-
ris ʃcalpendi peritia in dcterius abierat: quare portiones aliquot arcus,
quae tunc temporis ʃuerant elaborate , multo rudiores exiʃtunt , quam quae
ex arcu triumphali Traiani translatae. Legati prius Decebali in ʃenatum
admiʃʃi, quos ʃecum Traianus detulerat, in vrbemque praemiʃerat, depo-
ʃitis armis , manibuʃque in ʃeruilem morem porrectis, cum multa ʃuppli-
ces dixiʃʃent; dein conʃirmata pace arma recipiunt,

141 Arae erectae; tauri in ʃacriʃicium mactandi à laureatis Popis inducti , ʃi-
gnis concordiae praeʃcntibus , turbaque ʃacerdotum , qui ritu Gabino ʃuc-
cinti , lacerans , vel breuiores togas ʃuperinduti , laureati aʃtant .

242 Traianus Auguʃtus Ioui Capitolino ʃacra ʃacit , ʃuper aram ʃructus va-
rios adolens; cui & Camilli aʃtant, & trium lcgionum totidcm aquilarum
ʃigna , praeʃente Senatu togato & laureato , & Popa , qui taurum mactat ,
tibicinibus modulantibus , acerram thuris Camillo coram tenente. Vbi

& aedis Ioui Capitolino ʃacrae ʃymmetriam,caeteraquae Capitolij ornamen-
ta, ampliʃʃiaʃque ʃtructura , ex hoc ʃimulachro dignoʃci poterunt : vm.
bram & imaginem quandam rei, ea ortographia reʃerente. Hoc trium-
pho peracto deinccps Traianus Dacicus & Sarmaticus appellari coeptus .
Poʃʃunt autem haec omuia ad Traiani proʃectionem ʃecundam in Dacos re-
ʃerri: ita vt hoc ʃacriʃicium iter praeceʃʃerit , ʃupplicationibus ideo indi-
ctis, votiʃque à Senatu Populoque Romano conceptis. Sed priori inter-
pretationi magis cuncta cohaerent. In rebus enim adeo diʃʃicilibus & ab-
ʃtruʃis, in quibus luce authorum & monumentis alijs deʃtituimur, ʃatis
erit diuinare . Si extaret opus Caninij Ruʃi, quod Graecis verʃibus de
bello hoc Dacico ʃcribebat, incertum an abʃoluerit, non omnino in tene-
bris verʃaremur. Sed quando & hoc & pleraque alia perierunt, nihil ʃu-
pereʃt reliquum quam coniecturis vti, & Oedippum induere. Meminit
operis Caninij Ruʃi Plinius lib.ep.8.ʃuadetque vt illud incoeptum perʃiciat,
vt pote in quo nulla recentior materia, copioʃior , latior , magis poetica,
& in rebus veriʃʃimis ʃabuloʃa , ʃcribi & vulgari poʃʃet. Vbi immiʃʃa ter-
ris noua ʃlumina , nouos pontes ʃluminibus iniectos, inʃeʃʃa caʃtris mon-
tium abrupta, pulʃum regia , pulʃum etiam vita regem nihil deʃperantem :
dicere auderemus. Super haec, actos bis triumphos quorum alter ex in-
uicta gente primus , alter nouiʃʃimus ʃuit.

Hic ʃuit prioris belli Dacici exitus, & triumphi ʃinis.

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BELLVM DACICVM SECVNDVM

NVNCIABATVR Decebalum Dacorum Regem, praeter
conditiones ʃoederis icti, multa ad rebellionem ʃpectantia
parare ac ʃacere: quippe arma ʃabricare , transʃugas reci-
pere; munitiones & caʃtella inʃtaurare, vicinas gentes miʃ-
ʃis legationibus ad bellum & deʃectionem ʃollicitare, his
potiʃʃimum inʃeʃtus, qui ʃecum coniurare noluiʃʃent: iam-
que Iazigum, partem ʃinitimam, inuaʃerat. Ob has cauʃas iterum hoʃtis
à Senatu indicatur: bellumque Traianus aduerʃus illum ʃecundò ʃuʃce-
pit: quod tandem ʃine alterius ducis ope per ʃeipʃum conʃecit.

243 Nauis velis collectis, anchoris iactis , clauo ʃirmato, portum & ʃtatio-
nem loco tuto ʃigniʃicat , in quem Traianus Auguʃtus deʃccndit, hoʃtilem
regionem aditurus. Per Hadriaticum mare in Illyricum nauigaʃʃe illum
conijcio , compendium itineris ʃaciens , ne , vt priori bello ʃecerat , exer-
citum per Alpes tanto incommodo & ʃatigatione traduceret .

244 Milites & nautae non pauci in ea proʃectione pallio, ʃeù palla potiùs
Hiʃpanica vtentes, quae à tergo , & de humeris dependentem hebebat cu-
cullum ad arceados imbres , & collum ac caput , ab iniurijs externis pro-
tegendum , quam pleraeque nationes ab Hiʃpanis mutuarunt: & monachi
etiam, inter ʃacras religionis veʃtes cucullum proprium ʃibi ʃecerunt.
Fuerint ne Hiʃpani Caeʃarem prouincialem ʃuum in ea expeditione ʃequu-
ti, aut alterius gentis milites, vix aʃʃequi poʃʃum: niʃi coniectura ductus:
quod Hiʃpanis proprius & antiquus ʃuerit talis amictus : & quod barbam
& capillum, praeter Italorum morem promiʃʃum habeant , qui barbam
radebant; Imperatores ʃuos imitati , prolixamque haud comam nutrie-
bant, vʃque ad aetattem Hadriani, qui primus barbam nutriuit, & dein-
ceps: vt ex vniuerʃis antiquitatis monumentis colligitur. In arcu ctiam

Septimij Seueri , qui adhuc, in Vrbe ad radices Capitolij perʃeuerat ,
Hiʃpani milites eodem habitu , barba & capillo viʃuntur . Durat autem
hodie hic habitus apud Hiʃpanos non ʃolum , ʃed & alias plures nationes,
breuior tamen , nam prolixus hic in columna ʃcalpatus, ʃolum Luʃitanis in
vʃu exiʃtit, vel cum in luctu geʃtatur .

245 Aquila legionis vnius ʃignum, quam ʃecum ex Vrbe Traianus Auguʃtus
proʃiciʃcens abduxerat, praeter alia duo, quae auxiliariorum videntur exi-
ʃtere , Milites autem ʃua ʃigna & proprios duces , ordine quodam proce-
dentes ʃequuntur .

246 Sacerdotes ritu ʃuccinti Gabino, Caeʃaris exercitum proʃiciʃcentem,
paumper comitantur , ʃupplicationes agentes , & ʃelicitatem illis impre-
cantes .

247 Equitatus , peditatum antecedens: quorum vnus labarum, Imperato-
ris vehit inʃigne.

248 Iaziges, & aliae gentes Dacis ʃinitimae, Traiano aduentanti occurunt;
gratulanter excipiunt: ʃeque pe vim proprijs ʃedibus à Decebalo extur-
batos ,grauiterque mulcatos , quod amicitiam Populi Romani ʃequeren-
tur , conquerentur: vlciʃcatur proindè communem iniuriam expoʃtulant
ʃeque ʃocios belli ʃuturos, commeatumque exercitui, quantum rerum
ʃuarum anguʃtia pateretur , curaturos pollicentur. Vxores autem & ʃilios
ʃccum ducunt, vt maiores Caeʃari miʃerationem commoueant. Quorum
Caeʃar miʃertus , votis illorum annuere , & animos ʃpe ʃuturorum erigere
videtur, cum bellum se tandiù cruentum & implacabile, aduerʃus Dacos
geʃturum aʃʃirmet , quandiù ipʃos iniuria aʃʃectos , in antiquas & aiutas ʃe-
des reʃtituat .

249 Caeʃar ante hoʃtium congrrʃʃum, Dijs ʃacriʃicia ʃacit, patera ʃuper aram
igne calentem, vinum libans & ʃanguinem victimae , cui aʃtat tibijs occi-
nens , & Camillus cum thuris acerra .

250 Tauri plurimi ad aras , ʃuper quas ʃocus accenʃus , mactandi perʃerun-
tur à Popis lauro coronatis .

251 Scuta militum ʃorma caeteris abʃimilia, tandiu ex arbore pendentia
deʃeruntur, quandiu caʃtris muniendis intenti , penʃo quiʃque ʃuo abʃolu-
to reʃumit .

252 Caʃtrorum munitio, aggere ʃit congeʃto, ʃoʃʃa lata, valloque circum
diʃpoʃito & probe ʃirmato . Foʃʃa autem , ʃi vis acrior hoʃtium immineret
duodecim pedes lata, tredecim proʃunda eʃʃe ʃolebat. Supra quam ʃudes
de lignis ʃortiʃʃimis , quas milites portare conʃueuerant, praeʃigebantur .
Ad quod opus , ligones , raʃtra , qualos , aliaque vtenʃilium genera , ʃem-
per habebant in promptu .

253 Lignorum caeʃio, ʃecatio, & comportatio: aggere , ʃoʃʃa , & vallo
caʃtrorum munitio .

254 Caʃtrorum vel Vrbis aliqua munitiʃʃima , ad quam praeʃidium militum
Decebalus mittit, qui illam aduerʃus Romanos ʃortiter tueantur: & ad
quam, ceu reʃugium vnicum Daci in diʃcrimine poʃiti , conʃugere poʃʃint
propriae ʃaluti conʃulturi .

255 Caeʃar loca quaeque munita expugnat , vi capit , in hoʃtes ʃaeuit , ingen-
ti eos clade aʃʃiciens .

F 256 Co-




12

BELLI VTRIVSQVE DACICI

256 Romani , munitores natura colles Dacis reʃiʃtentibus , praeoccupant ,
triplicique muro per interualla diʃpoʃito , viam illis nocendi obʃtrunnt ,
tata ʃe ʃtatione locantes. Daci autem acinacibus pugnant, gladijs inquam
verʃus cuʃpidem, intortis, vt Perʃae olim & Medi, nunc ergò Turcae vtun-
tur. Pars autem militum pugnat: pars ʃumma cum ʃeʃtinatione, muni-
mentis caʃtrenʃibus abʃoluendis ,intendit: Dacis eo loci per vim extur-
batis .

257 Traianus Auguʃtus eques, milites ʃuos, vt hoʃtibus proʃligatis, praepro-
pere loca munita occupent, reliquis vt cum ʃeʃtinatione incoepta muni-
menta abʃoluant, adhortatur: ʃubʃidio cum reliquo equitatu pugnantibus
aduerʃus Dacos Romanis, opportuniʃʃimus adueniens .

258 Miles Romanus ʃoʃʃam ʃaciens; caeteri ligna caedunt, ʃecant, ʃecta in
caʃtra munienda comportant .

259 Veterani milites ingreʃʃi thoracati , clypeati , & galeati , Taianum
Auguʃtum praeuntem ʃequuntur, & ʃigniʃeros tres, aquiliʃeros inquam
duos , & imaginarium vnum , vlterius progredientes . Quo proculdubio
colligitur duas ʃuiʃʃe in hoc Romanorum bello tunc legiones , in Daciam
à Ceʃare aliundè inductas , & sub imagine principis alios auxiliares & ʃo-
cios militaʃʃe.

260 Traiani Auguʃtus vt expeditus praeʃidia traduceret , quoties à barbaris
Romani qui trans Danubium agebant, premerentur, lapideum pontem
ʃuper Iʃtrum ʃacere excogitauit: opus ʃanè mirandum,& maxime memo-
rabile: cui caetera ʃidem ʃuperat. Illud enim mirari conuenit , quanam ra-
tione & quibus viribus , quoue artiʃicio in illa gurgitum altitudine , tam-
que praecipiti ʃluuio, tum ʃingulae columnae extrui valuerint , tantarumue
molum ʃundamenta ʃtabiliri. Vada praetera limoʃa erant: neque amnis
alio auerti poterat. Quanta verò altitudo ʃit aquae, & quam latè pateat
amnis , narratu diʃʃicile exiʃtit . Fuerunt autem huic ʃtupendo pouti vi-
ginti , narratu diʃʃicile exiʃtit . Fuerunt autem huic ʃtupendo pouti vi-
ginti pilae ex quadrato lapide , altitudini centum & quinquaginta pedum,
praeter ʃundamenta, latitudinis ʃexaginta. Diʃtant inter ʃe centum & ʃe-
ptuaginta pedibus: ʃornicibus verò coniunguntur. Haec moles, & pons
per ʃaecula memorandus, ab Hadriano Caeʃare Traiani ʃucceʃʃore, ex cau-
ʃis non rectè perpenʃis dirutus & demolitus poʃtea ʃuit, veʃtigijs tanti ope-
ris vix relictis , adeò vt hodie incompertus eʃʃet locus , niʃi opera & in-
ueʃtigatione Ioannis Cuʃpiniani proderetur. Hic enim in Auʃtriae deʃcri-
ptione , in inʃeriori Pannonia non procul à Canniza oppido , ʃitum aʃʃi-
gnat, vbi proximus exiʃtit ʃons quidam celeberrimus , qui in ʃanguinem
verti ʃolet: obitus vel inʃortunium ingens Regum Hungariae ʃi immine-
at. Quod multa incolarum experimenta comprobarunt. Et quanquam
in hac pontis ortographia omnia integra non ʃint , vbi non tot pilae , tot
ʃornices , non Iʃtri ʃluenta deʃignentur , praetermittuntur tameu ab ʃcal-
ptoribus marmorum ob loci anguʃtiam, & vt alijs ʃimulachris iuibi in-
ductis locus vacnus relinquatur , aliquo indiculo rem tetigiʃʃe contenti.
Fuit autcm Traianus adeo magni & excelʃi animi, vt res magniʃicentiʃʃi-
mas non ʃolum excogitarit , ʃed & ʃecerit plurimas . Extruxit enim
Martianopolim in Moeʃia, quam à nomine ʃororis Martiae , appellauit .
Nicopolin in Thracia, geminam ob victoriam, de Dacis vnam, de Sar-
matis alteram. Traianopolin , vrbes inʃignes. In Vrbe Forum aediʃicauit,
Palatium, Bibliothecam , Porticum, Thermas; in oʃtijs Tiberis, Portum
ʃumptuoʃiʃʃimum ; Hiʃpaniae pontem de ʃuo nomine Traiani appellatum
ʃuper Tagum , vias inibi longiʃʃimas conʃtrauit , & glarea & calce muni-
uit, vt vʃque ad noʃtram aetatem integrae maxima ex parte perʃeuerent .
Vrbes ʃocias magniʃicè iuuit: eaʃque aquis , portubus , ʃrumento , ope-
ribus publicis, pecunia, honoribus, caeteriʃque rebus auxit,atque ornauit.

261 Traianus , pineas & alios pro tempore & regione ʃructus, in ʃacriʃi-
cium ʃuper aram adolet, ob pontis abʃolutionem Dijs praecipuè gratias
agens: vinum deʃuper & alios liquores ʃuaueolentes è patera ʃuperinʃun-
dens. Cui aʃtat tibijs canens, Camillus cum thuris acerra , Popa taurum
in victimam mactaturus .

262 Decebalus primoribus Dacis & Sarmatis aliquot ad Traianum miʃʃis,
conditiones pacis ʃimulator poʃtulauit, non tamen ʃuit à Caeʃare exauditus,
qui ʃemel & iterum prodegerat ʃidem , quare inʃecto negotio ad Deceba-
lum redierunt. Vbi & Sarmatarum habitus pacis tempore , veʃtes ʃcilicet
promiʃʃas vʃque ed talos, cinctum vel baltheum latiʃʃimum , vittam quo-
rundam capita redimentem, pileum aliorum amicientem , videre eʃt .

263 Per praetoriam caʃtrorum portam Traianus Auguʃtus exercitum educit,
ponte ligneo Tibiʃcum ʃluuium (vt creditur) traijcit, trophaeis priùs in
montium cacuminibus erectis , quae ex hoʃtium ʃpolijs bello ademerat .

264 Taurus in victimam mactandus à Popa ʃuccinto , laureatus , & cum ʃe-
rico dorʃuali inducitur. Ara ʃoco accenʃa, quam circunʃtant liticines
lituis inʃonantes , & Camillus miniʃter ʃacrorum: labarum Caeʃaris pro-
prium inʃigne, & tria aquilarium exercitus ʃigna , & demum veterani mi-
lites, thoracati, & clypeati .

265 Sueouetaurilia , in luʃtratione exercitus, ex tauro, verre, & ariete
ʃieri conʃueta. Maʃcula enim haec animalia ʃuere. Taurum Popa ʃuccin-
ctus , & lauro coronatus deducit , camoque conʃtrictum regit: clauam
longo manubrio geʃtans , qua taurum conʃiciat. Victimarij autem , ver-
rem dorʃuali ornatum ʃericeo , & arietem agunt . Praecedunt liticines &
tubicines , lituis & tibijs inʃonantes, laureis concti redimiti.

266 Sacriʃicium , quod Caeʃar, habitu Pontiʃicio , velato capite , ʃuper aram
igne ʃumantem , patera perʃicit: cui aʃtant Camilli , ʃacerdotes etiam
plerique ritu ʃuccinti Gabino , lauro coronati , laureoʃque ramos mani-
bus portantes: ʃunt & luminigeruli cereos in candelabris deʃerentes. Sunt
qui etiam vaʃa, aquae ʃorʃan luʃtralis , vehant , luʃtrationi exercitus, aʃper-
gillo ʃaciendae .

267 Adlocutio Traiani Auguʃti ad milites è ʃuggeʃto lapideo, preʃentibus
Praeʃectis & Tribunis exercitus, quatuorque aquiliʃeris cum quatuor aqui-
larum ʃignis: totidem enim iam legiones conuenerant & in eo bello mili-
tabant. In qua Caeʃar, iuʃtas belli cauʃas aduerʃus Decebalum ʃuʃcepti ,
Dacorum Regem enumerat, quantumque ʃuerit perʃidus & iniurius Ro-
mano Senatui, proinde ad ʃortiter & ʃtrenue ʃe in pugna quae imminebat
gerendum , adhortatur: ad gloriam ex victoria & triumpho , & immen-
ʃas opes ex praeda & manubijs hoʃtium parandas inʃlammat, vicinaʃque
Dacorum ʃtationes & caʃtra mature occupare iubet. Lictor cum ʃaʃcibus
Conʃularibus retro Caeʃarem ʃtat.

268 Traianus Auguʃtus in lapideo ʃuggeʃto , quid ʃaciendum, quo ordine
procedere debeat exercitus , quae loca iu munimentum caʃtrorum praeci-
puè occupanda , qualiter inuadendus hoʃtis , qualiter de bellandus, Praeʃe-
ctos & Tribunos exercitus conʃulit , & demùm iuxta ʃaniorem ʃententiam
decernjt. Perʃectus iubi praetorio , ʃceptrum gerit , miles labarum . Ha-
drianus, poʃtea Auguʃtus , aʃtat , qui ʃecundo bello Dacico interʃuit .

269 Proʃectio exercitus; leuis armaturae milites anteeunt : triarijs ʃeù gra-
uis armaturae militibus poʃtremum agmen tenentibus , vtpote qui thora-
cati , galeati, & clypeati , gladijʃque accinti incedunt .

270 Impedimenta exercitus, ʃarcinaeque militum , curribus , quos muli tra-
hunt , & equis vecta.

271 Veterani milites aureis laureis ob egregium aliquod ʃacinus ab Impe-
ratore donati , quas galeis ʃupergeʃtant .

272 Buccinatores claʃʃicum canunt Imperatore praeʃente & indicente , nam
ijs ʃolum huiuʃmodi negocium obeundi cura incumbit. Hi namque non
niʃi Imperatore praeʃente, vel cum in militem capitaliter animaduertitur
inʃonare ʃolent . Appellatur autem buccina quae in ʃemetipʃam aereo cir-
culo ʃiectitur; ʃicut tuba , quae directa eʃt: teʃte Vegetio lib.3.cap.3.

273 Traianus Auguʃtus milites vrget , vt rem ʃrumentariam , in exercitus
alimenta, curribus & dorʃis equorum impoʃitam , ad caʃtra quae iamiam
muniebantur, quam clerrime traducant.

274 Aquiliʃer, imaginarij , & labari geʃtator ad bucinae ʃonitum , cum
ʃignis gradientes .

275 Primum agmen militum leuis armaturae ex auxiliaribus conʃlatum , in
quo ʃunt Germani, Pannonij, Ilyrici, & Dalamtae arcubus, & ʃagittis pu-
gnantes .

276 Legionis alterius aquila, cum labaro, iuxta Caeʃarem geʃtato, priùs
quam , claʃʃicum buccinator inʃonaret, & ipʃe Traianus locum indicaret,
quo caʃtra metanda .

277 Metatores, qui praecedentes , locum eligunt caʃtris. Praeʃectus item
caʃtrorum , qui tabernacula, & militum caʃa , & impedimenta omnia
nutu curat. Tentoria inʃuper & tabernacula ʃiguntur .

278 Milites ʃrumentatum extra caʃtra egreʃʃi, matura ʃruges in hoʃtili
agro deprehenʃas ʃalcibus meʃʃorijs in manipulos collectas ʃecant, & in
ʃaʃces alligatas ʃuper humeros in caʃtra comportant , in exercitus alimen-
ta : equoʃque ad agrum eductos, pabulantur .

279 Milites excubias agentes , ne dum ʃruges , palantes & diʃuerʃi deme-
tunt , hoʃtis incautos inuadat.

280 Arx Dacorum, caʃtris Romanorum proxima, militum praeʃidio muni-
ta, iuxta quam Daci excubant , Traiani exercitus inʃidias metuentes.

281 Romani aliquot milites leuis armaturae, explorare Dacorum arces per-
unt, quibus hoʃtis occurrit: pugna conʃeritur , in qua tamen Daci ʃuc-
cumbunt.

282 Romani milites , caʃtro hoʃtium munitiʃsimo potiuntur , intra quod ʃi-
gna inʃerunt: vlteriuʃque alia inuadere & oppugnare pergunt, machinis,
& ʃcalis aduectis .

283 Romani milites muniti oppidi muros conʃcendere tentant , quos validè
Daci propellunt, ʃagittas , & ingentia ʃaxa in oppugnatores deuoluentes.
Scalas ligneas Caeʃariani milites admouent , ad murorumque moenia eua-
dunt, multos eo impetu trucidantes; interim ʃunditores; lapidibus è ʃun-
dis preiectis , Dacos ad muros accedere prohibebant: ʃicque cruòr vbi-
que diʃʃunditur. Romanus miles caput hoʃtis, vnico gladij ictu amputat,
truncum ʃuper muro cadauer relinquens. Pulcher etiam & ingenuus , vt
apparet , adoleʃcens Dacus ʃtrenuè dimicans occubuit. Scalae autem quae
hic viʃuntur ligneae erant , noʃtrique ʃaeculi ʃimiles: quarum oppugnatio-
nis




13

EX TRAIANI COLVMNA EXPLICATIO.

nis inuentor ʃuit Capaneus , qui tanta vi , ʃcalas conʃcendens, occiʃus eʃt
à Thebanis , vt extinctus ʃulmine diceretur .

284 Miles Traiano Auguʃto nunciatum venit , acriter hoʃtes intra oppidum
munitiʃʃimum ʃe tueri, Caeʃarianos continuis oppugnationibus cadere,
in periculoque non leui verʃari, niʃi ʃuppetias illis quamprimum ʃerat,
proinde opus eʃʃe noua continuo auxilia ʃubmittere . Hac re cognita Cae-
ʃar,Praetorianorum agmine accurrit, vt copijs interim vniuerʃis collectis ,
cum integro exercitu hoʃtili conʃligat .

285 Rotae, quibus machinae vectae aguntur , & muris admouentur .

286 Daci, ne Traianus ʃuppetias ʃuis ʃerret , in itinere ʃe opponunt , pu-
gna conʃeritur , ʃed in qua Daci victi, Romani victores euaʃere .

187 Sagitarij Romani exercitus , loricati & galeati; ex arcubus ʃagittas
iacientes.

288 Miles Dacus, ʃumma vi pollens, qui ingens ʃaxum ʃolus eleuet & in
hoʃtes proijciat .

289 Traianus Auguʃtus caʃtrum natura munitum & arte, praeʃidio Dacorum
tentum , quod pertinaciter aduerʃus Caeʃarianos tutati ʃuerant, ipʃe
praeʃens expugnat: captum diruit , ne iterum in hoʃtium poteʃtatem ve-
niret . Daci enim lignatione, pabulatione , aquatione , & ʃrumentatione
inde egreʃʃi , Caeʃarianos prohibebant .

290 Lignorum caeʃio , diʃʃecatio , & in ʃtruem in varios vʃus à milite Roma-
ne congeʃtio .

291 Regulus aliquis Dacorum à Decebalo Rege deʃiciens , ʃupplexque ad
Traianum veniens , illi ʃe dedit : clementiam ab eodem aʃʃecutus & gra-
tiam. Aʃtant hinc & hinc pratoriani milites cuʃtodes & ʃtipatores Caeʃa-
ris , in quorum clypeis varia ʃimulachra, vel picta, vel adʃculpta viʃun-
tur .

292 Dacicae cuiuʃdam vrbis ciues, ʃame oppreʃi, quos vicinus Romano-
rum exercitus obʃidebat, nullum ʃuae ʃalutis ʃuʃʃugium ʃupereʃʃe rati, cum
quid vlterius tentarent non haberent ,mortem prius oppetere , quam
direptionem & ʃeruitutem Romanorum perpeti decerunt . Quare com-
muni omnium conʃilio vrbem incendunt , cunctaʃque opes in vnum ro-
gum collectas exurunt: ne praeda vlla hoʃtibus ʃupereʃʃet , de qua poʃ-
ʃent gaudere: vxores & ʃoeminas reliquas cum inʃantibus trucidant: ipʃi-
que ʃub noctis ʃilentium clam ʃe ex vrbe ʃubripiunt , exanimem adole-
ʃcentem, ʃame vel morbo aliquo oppreʃʃum, & alterum grandaeuum ʃe-
nioque conʃectum ʃecum educunt: & in vaʃtum antrum , ad radices mon-
tis cuiuʃdam ʃitum , ceu in locum abditum, & à cognitione hoʃtium ʃe-
motum , concedunt .

293 Daci qui cx Vrbe auʃugerant , conʃilij inopes , cunctiʃque rebus de-
ʃperatis mortem ʃibi veneno epoto conʃciʃcunt: tanto ardore auimi , vt
alter alterum praecedere certaret , & primus ad necem vellet accurrere .
Vas autem ingens in medio erat expoʃitum, liquore aliquo lethiʃero ple-
num , ex quo nounulli exiguis poculis venenum hauriebant , ʃinguliʃque
bibere dabant , ea menʃura , quae breui interimere ʃumentes poʃʃet. Alij
examines iacent, quos virus iam extinxit, alij concidunt morituri, alios
vis vexat veneni in viʃcera transʃuʃi. Miʃerandum proʃecto ʃpectaculum ,
in quo charitas & pietas habebatur , in ʃuos & in ʃe ipʃos etiam lethaliter
ʃaeuire .

294 Dacici exercitus reliquae per aʃpera loca & ardua montium iuga ʃu-
gientes,draconis ʃignum quod ex acie ʃupcrʃuerat, ʃequuntur. Erat
autem ʃecundum milleʃimum quemque militem draco pertica ʃublatus cui
argenteum caput, reliquum corpus ceu ex ʃerico contexto, coloribus
variato, inʃtar veri draconis. Suida auctore .

295 Caeʃar , Dacos; clementiam ipʃius implorantes , non exaudt , qui to-
ties ʃidem ʃregerant, illiuʃque animum irritarant. Siniʃtra nanque capu-
lum gladij, quo erat accintus apprehendit, dextera paludamenti laciniam,
quod & vlterius progredi, & arma aduerʃus ipʃos exerere parabat .
Claʃʃicum buccinator canit: labarus & ʃigna cum militibus praetorians à
tergo ʃuccedunt, Tribunis Caeʃarem comitantibus .

296 Annona militibus viritim diʃtribuitur. Veteranus huic rei miles erat
Praeʃectus, qui modio certas cuique menʃuras diʃtribuit , quas ʃaccis ex-
cetpas, humeriʃq; impoʃitas in propria ʃinguli tabernacula vel caʃas aʃpor-
tant. Tota tamen legio particulam aliquam in ʃaccum peculiarem conʃe-
rebat, ʃepulturae cauʃa, vt ʃi quis ex contubernalis deceʃʃiʃʃet, de il-
lo ʃacco ad ʃepulturam ipʃius promeretur expenʃa . Haec ratio apud ʃigni-
ʃeros in cophino ʃeruabatur.

297 Adlocutio Traiani Auguʃti priuatim ad milites aliquot , ʃigniʃeros in-
quam cohortis & centuriarum habita. Quorum videtur ignauiam obij-
cere , alterumque illorum exautorare ob ʃacinus aliquod indigne admiʃ-
ʃum , vtpote qui pelle caput amictes leonina, nullum ʃignum geʃtet in
manibus; ʃcd illi videatur ereptum. Reliquis autem muniendae caʃtro-
rum partis curam committit.

298 Leuis armaturae milites pratoriam portam egreʃʃi , ad reliqua caʃtro-
rum munimenta abʃoluenda pariter ʃe accingunt .

299 Milites partim ligna caedunt , partim comportant , ʃabriʃque murarijs
miniʃtrant, tum quadros & dolatos lapides: qua materia artiʃices vʃi ,
munitiones à remotis locis ad caʃtra vʃque perducunt.

300 Duarum centuriarum praetoriani milites, ante tentorium principis ex-
cubantes , quarum totidem ʃigna humi deʃixa cernuntur .

301 Legati Decebali Regis pacem petunt, quam à Traiano Auguʃto, vt
perʃidi & hoʃtes Populi Romani iudicati , non obtineut .

302 Pons ligneus ʃuper Tibiʃcum, vel alium quempiam ʃluuium ʃtratus, per
quem milites ad alteram amnis ripam traijciunt .

303 Nauale ,Iʃtro proximum, vbi Romani lintres, ʃcaphas, & liburnas
etiam, nauigationi accommodas aediʃicant, maxima lignorum copia in
ʃtrues pro eo vʃu congeʃta. Quae ʃcalpris & malleorum ictibus , aliijʃque
inʃtrumentis, ʃecant, excauant, conʃerunt, aeriʃque clauis artiʃices com-
pingunt. Apud veteres ex cypreʃʃo ,pinu domeʃtica ,ʃiue ʃylveʃtri larice,
& abiete liburnae conʃiciebantur: aerei, ʃerris, claui praeʃerebantur,quod
hos tempore & humore celeriter rubigo conʃumat: illos vero nec aetas
aut ʃluctus atterat , ʃed magis indies ʃeruet, licet diʃpendio ʃint maiori .
Obʃeruatum praeterea à maioribus , vtiliʃʃime poʃt ʃolʃtitium aeʃtiuum vʃ-
que ad aequinoctium autumnale, & deinceps ad Kalendas vʃque Ianuaris
ʃortiores , duriores, & ʃicciores eʃʃe trabes abʃciʃʃas, quod ʃi acceʃʃerit à
quintadecima Luna ad vigeʃimam tertiam vʃque caedi materiem , immu-
nis ʃeruatur à carie , reliquis autem diebus abʃciʃʃa continuò ʃeneʃcit,in
tabem & puluerem vertitur: quod ars & quotidiana experimenta com-
probarunt: Romanorum etiam religio docuit, his tantum octo diebus

pro aeternitate ʃacriʃicia celebranda .

304 Daci caʃtrum, ʃeu oppidum quoddam munitum à Romanum milite oc-
cupatum expugnare conantes , maxima vi & caede repelluntur à Caeʃaria-
nis militibus , qui praeʃidio à Traiano ʃuerant relicti. Saxis autem , quae
ingentia in Dacos ex muris deuoluunt , maxime ʃe obʃcʃʃi tuentur.

305 Romani militcs qui praeʃidio arcem tenebant obʃeʃʃam, cadauer Daci
inʃignis , qui in oppugnatione moeniorum occubuerat , catena vinctum,
trabique è muris prodeunti alligatum , obʃidentibus prouincialibus ʃuis in
ludibrium & contumeliam oʃtentant.

306 Daci magno detrimento in oppugnatione arcis accepto , veriti ne
nouus miles in ʃubʃidium veniret , obʃidionem ʃoluere , & in ʃugam ʃe
conuertere , coguntur .

307 Traianus Auguʃtus ad duas aʃtantes militum legiones adloquitur . Col-
laudat illorum virtutem, quod ʃtrenue in omnibus ʃe geʃʃerint, ʃortiʃʃi-
meque pugnauerint : proinde ad ʃuturum belli ʃinem ʃeliciter obeundum
ʃummopere exhortatur : praemia illis & praeʃentia & ʃutura pollicetur .

308 Regios Theʃauros, quos Decebalus ʃubter vada Sargetiae amnis, haud
procul à regia occuluerat, Traianus Auguʃtus inuenit. Fluuium namque
Decebalus Rex, captiuorum duntaxat manibus & opera , de proprio
curʃu auerterat ,atque ʃuʃʃoʃʃis deinde vadis , in ʃpecu magnam vim auri
condiderat , precioʃiʃʃima quaque , & eos liquores qui aʃʃeruari poterant,
eodem congerens. Quibus conʃectis, ne quiʃpiam quae geʃʃiʃʃet , proloqui
poʃʃet, omnes qui ʃacti conʃcij eran, occidi iuʃʃit. At Bicilis captiuus,
cui res cognita erat, theʃauros indicauit. Inuentos autem, equiʃque
aʃportatos in caʃtra , partim militibus diʃtribuit , partim ʃiʃco , & aerario
P. R. aʃʃeruauit . Erant autem in his pleraque vaʃa aurea & agrentea in-
gentis & mediocris magnitudinis, gemmae omnis generis , & precioʃa
ʃuppellex corbibus ornatiʃʃimis contenta.

309 Decebalus regia amiʃʃa, cunctaque ʃere in poteʃtatem Populi Romani
prouincia redacta, theʃauris, quos abdiderat ereptis: concionem è ʃug-
geʃto ad ʃuos milites habet , in qua ʃortunam ʃuam animo tolerare decreue-
rit , praeter ʃeruitutem & indignitatem regiae maieʃtati inʃerendam, pro-
inde cum ab his calamitatibus ʃe eruere nequeant, mortem ʃibi conʃci-
ʃcere ʃtatuerit: quam ipʃi debent ʃerre acceptam, quae momento tempo-
ris ab vniuerʃis eximat malis. Haec cum Dacis propoʃuiʃʃet, abnuunt
multi , ʃententiamque veluti duram detrectant, non nulli acquieʃcunt , ʃi-
dem obʃeruare , ʃecumque commune periculum & necem ʃubdituros pol-
licentur.

310 Decebalus maxima animi anguʃtia preʃʃus, deʃperatis cunctis rebus,
manus ʃibi inʃerens, pugione ad pectus adacto , ʃe interimit. Reguli non
pauci idem mortis genus ʃubeunt : dum quidam vuleribus ʃe conʃodiunt,
quidam alios prouoccant , precibuʃque inducunt, ad necem alter alteri
inʃerendam .

311 Daci non pauci Traiano Auguʃto ʃe dedunt: ipʃumque necis Decebali
Regis certiorem ʃaciunt .

312 Equitatus exercitus Romani equites Dacos proʃligat, Traiano Auguʃto
ita iubente , quod prouinciae ʃupererat , vaʃtat , diripit , & ʃubigit , multis
in captiuitatem ex primioribus redactis , manus dum loro poʃt terga re-
uincit.
G 313 Ante




14

BELLI VTRIVSQVE DACICI

313 Ante praetorium Traiani in caʃtris, caput Decebali Regis & manus
vtraʃque à cadauere abʃciʃʃae, Dacis captiuis; & militibus Caeʃarianis ;
maxima cum admiratione vtrorumque oʃtenduntur , dum illi inʃelicis ʃor-
tis miʃerti communem ʃuam calamitatem deplorant , hi autem laetitia ge-
ʃtiunt , quod pacem & ʃecuritatem vnius hoʃtis acertimi nece redemerit.

314 Praetoriani milites ante tentorium Caeʃaris in caʃtris excubantes .

315 Reliquiae Dacorum , qui in montana & edita loca conʃugerant, à Ro-
mano milite delentur : & qui obʃtinato animo rebelles ʃnpererant , in ca-
ptiuitatem miʃerè abdunctur in triumphum aʃʃeruandi. Loca dein muni-
tiʃʃima , axpugnatuque diʃʃicila , Romanus miles conʃcendit , vniuerʃa di-
ripit, occupatque , licet adeo eʃʃent ardua, quae vix niʃi vris & alcibus
eʃent peruia , quibus hi ʃaltus abundabant.

316 Animal, tauro ʃere ʃimile , hic expreʃʃum , vrus exiʃtit: vt loca ea ʃuiʃ-
ʃe ʃaltuoʃa & edita quae poʃtremo Caeʃariani occuparunt, intelligamus,
Eʃt autem Vrus ,animal à Caeʃare lib.6. belli Gallici deʃcriptum, paulò
minùs elephanto , ʃpecie , colore , & ʃigura tauri: ʃeritate tanta, vt ne
paruulum quidem exceptum manʃueʃiat. Cornuum ea ʃigura & amplitudi-
ne , vt Germani eorum labris , argento circumlitis pro poculis vteren-
tur. Magna vis est eorum , & magna velocitas , neque homini, neque
ʃerae, quam conʃpexerunt, parcunt. Hos ʃtudioʃè ʃoueis captos interʃi-
ciunt.

317 Alces, ʃeù Alce vtroque enim modo rectè dici poteʃt , animal eʃt, vt
Caeʃar lib.6. belli Gallici ʃcribit , cui conʃimilis capreis ʃigura & varietas

pellis, ʃed magnitudine paullò antecedens , multilumque eʃt cornibus , &
crura ʃine nodis, articuliʃque habet; neque quietis cauʃa procumbit ,
neque ʃi quo aʃʃlictum caʃu conciderit, erigere ʃeʃe aut ʃubleuare poteʃt .
Huic arbores pro cubilibus. Ad eas ʃe applicat , atque ita , paullum mo-
do reclinatum, quietem capit: cuius ex veʃtigijs , cum eʃt animaduerʃum
à venatoribus ,quo ʃe recipere conʃueuerit: omnes eo loco aut à radi-
cibus ʃubruunt, aut abʃcindunt arbores, tantum vt ʃumma ʃpecies ea-
rum ʃtantium reliquantur. Huc cum ʃe conʃuetudine reclinauerit , inʃir-
mas arbores pondere aʃʃligit , atque vna ipʃum concidit. Alcis autem
ʃormam & imaginem animal hic expreʃʃum habet, niʃi cornua obʃtatent ,
excorne enim Caeʃar , vt modo diximus , ʃacit. At verò Pauʃanias, AElia-
no de natura animalium teʃtante, in ʃupercilijs cornua habere mares te-
ʃtatur: ʃoeminas contra , omnino carere . Olaus Magnus qui in regioni-
bus vbi ʃrequentiʃʃime proueniunt non ʃolum diù verʃatus,ʃed natus etiam,
cornutas nobis alcas deʃcribit, qualis eʃt haec in hac columna marmorea
ʃcalpta. Caeterum vide Plinium lib.8.cap. 15. & Solinum cap. 32. Fateor
me harum vngulas ʃolidas biʃidas , vt ʃpeculum lucentes ex regionibus ,
Borealibus aduectas, ʃaepiʃʃime vidiʃʃime vidisse & habuiʃʃe etiam, cornua verò
nunquam .

318 Sol oriens, ʃorma imberbis iuuenis , intra circumambientem amictum
expreʃʃus , quo tempore , & hora diei , hi Reguli ʃuerint capti ʃigniʃicans,
aut Deus aliquis ʃingitur , eorum , quos vana gentilitas credidit, aut Da-
cis aduerʃus , vel Romanis propitius: aut certè delubrum aliquod in ʃaltu
& editiʃʃimo monte conʃtructum, religioni Dei alicuius conʃecratum,
incoliʃque ʃrequens , illo loco, vbi hoc praelium geʃtum , vel victoria
parta .

319 Reliquijs Dacorum ʃubactis, Daciaeque regionis ʃacile Romani potiti,
Reguli ʃe dedunt, captiui vincti dicuntur : vrbes vacuas à ciuibus ʃugien-
tibus deʃertas , ijdem diripiunt , vaʃtant , ignique ʃuccendunt .

320 Ciues vrbium, quae in hoʃtium poteʃtatem venerat, ipʃorumque
praedae patuerant , aliò ʃugientes commigrant , dulcia pignora , ʃarcinaʃ-
que humeris portantes: armenta , pecora , illius & aetatis & regionis
praepipuas opes ʃecum abducunt. Quos ʃugientes Romani milites perʃe-
quuntur , non tamen aʃʃequuti , libere prouincia omni excedunt. Vbi &
ʃoeminarum & puerorum habitus , venuʃti ʃatis, exprimuntur .

Hoc ʃecundo bello Dacico abʃoluto , Decebalo vita deʃuncto, pro-
ceribus captis partim ; in amicitiam & ʃidem Populi Romani partim
ʃuʃceptis , Dacia in prouinciae ʃormam redacta , praeʃidijs vbique locorum
diʃpositis , arcibus dirutis, quae ʃacilè teneri haud poterant. Traianus
Augustus Caeʃarum ʃtrenuiʃʃimus, tot victorijs clarus , tot opibus & ʃpo-
lijs onuʃtus in Vrbem ex Dacia remigrauit , terreʃtri, vel maritimo iti-
nere incertum , vbi ʃccundum de Dacis triumphum egit ʃumma pompa,
gratulatione , & applauʃu Senatus , totiuʃque Populi Romani. Non
autem liquet quo anno eius imperij id geʃtum , nam prior triumphus an-
no ʃeptimo Imperij ʃui de Dacis & Sarmatis eʃt habitus , triennium eo
bello durante: quod autem tempus inter vtrumque triumphum interceʃ-
ʃerit , quantumue ʃecundum bellum Dacicum dilatum , non conʃtat . Exi-
tus huius belli ʃicut Dacis ʃuneʃtiʃʃimus, ita Traiani Auguʃto ʃeliciʃʃimus
& clariʃʃimus ʃuit .

SECVNDI BELLI DACICI FINIS.





INDEX
IN COLVMNAE TRAIANICAE EXPLICATIONEM:
Cuius numeri ad illos qui in Columnae eiuʃdem comentarijs exiʃtunt, non ad paginas reʃerendi ʃunt.

A
ACinaces gladij quales 256
Adlocutio Imperatoris ad milites 87
Adoleʃcens pulcher pugna extin-
ctus 135
Alce animal quale 317
Alce maʃculum cornutum ibidem
Alcibus ʃaltus Dacici abundant ibid.
Anteʃignani qui 49.269
Appollodorus artiʃex peritiʃʃimus 11
Aqua lustralis Ethnicorum 70.266
Aqua benedicta Christianis 70
Aquila militiae Romanae ʃignum 8.49.82
Aquila aurea ʃuit 49
Aquila argentea nonnumquam ibid.
Aquilae pacis tempore in aerario ibid.
Aquilae legionum ʃigna 127.129.130
Aquiliʃer Aquilam geʃtans 49
Archiʃaber qui 99.102.112
Architectus 99
Arcus triumphalis Traiani 12
Arcus Traiani vbi 240
Arcus Traiani dirutus ibid.
Arcus Constantini ex alio ʃactus ibid.
Aries machina quid 550
Arietis inuentor quis ibid.
Ariete Dacos vʃos ibid.
Arietis ʃignum quid indicet 181
Artes reliqua ʃigna praecedens ibid.
Arae erectae Traiano 241
Arma Dacorum propria 134
Arma Sarmatarum qualia 147
Aurelianus Daciam deʃeruit 14
Aurorae ʃimulachrum 162
Aurum coronarium vnde 9
B
BAlearici ʃunditores 205
Baliʃtarij 49.269
Baʃis Columnae Traianae qualis 7
Bibliotheca Traiani vbi 12
Biculis theʃauros Decebali prodit 308
Biremis ʃorma 153.24
Biremis cur dicta ibid.
Biremis rostrum aereum ibid.
Biremes nunciant Caeʃarem venire 239
Boniʃacius Octauus tres turres aediʃicat 12
Brachia nuda milites habebant 60
Buccina quid 57.83
Buccinatorum munium 272.274
C
CAlcaria 118
Calcei militares quales 36
Caliges militares 31

Camiʃia 86
Camillus & Camilla quid 74
Campestre quid 29
Cancelli aenei in Columna Traiani 19
Caninius Ruʃus Bellum Dacicum Graecis ver-
ʃibus ʃcripʃit 242
Capaneus ʃcalarum inuentor 283
Capaneus à Thebanis occiʃus ibid.
Captiuus ʃaeue à Dacis occiʃus 164
Capita Dacorum haʃtis aʃʃixa 191
Capita hostium Traiano perʃeruntur 214
Caput Decebalo abʃcinditur 313
Carrobaliʃtae machinae quales 171
Castella Romanorum 20
Caʃtra Bilincionis 96
Caʃtra Caecilia ibid.
Castra Cornelia ibid.
Caʃtra Flauiana ibid.
Caʃtra Gemina ibid.
Castra Germanorum ibid.
Caʃtra Annibalis ibid.
Caʃtra Iulia ibid.
Caʃtra Laelia ibid.
Castra Vinaria ibid.
Castra à Dacis deʃerta 184
Caʃtra hoʃtium occupata ibid.
Caʃtra commode Traianus metetur 218
Castra plurimum lapidea ʃuiʃʃe 96
Castrorum munitio 168.209
Caʃtrorum munitio qualis 254
Caʃtrum nouum 96
Cauʃae belli in Dacos 14
Chlamys quid 29
Cibaria 17. Dierum milites portabant 44
Cimbri qui 14
Cimbrica Cherʃonneʃus vbi ibid.
Claudiani poetae ʃtatua 12
Caluus nauticus 37
Claʃʃicum quid 57
Clypeus olim qualis 26
Cohortes quot in vna legione 49
Coloʃsus Columnae Traiani 14
Coloʃʃus Traiani quantus ibid.
Coloʃʃus Columnae Antoninae 1
Columna Traiani qualis 1
Columna Traiani quo tempore dicata 10
Columnae eiuʃdem gradus quot ibid.
Columnae ʃeneʃtellae quot ibid.
Columnae eidem quid inʃcalptum 1.4
Columnae eadem ex quot lapidibus constet 3
Columna Antonini in Campo Martio 4
Columna eadem igni deʃormata ibid.

Columnae Antonini gradus quot. Ibid.
Columnae Antoninae altitudo ibid.
Columnae Antonini ʃeneʃtellae quot ibid.
Columna Antonina Traianicam excedit ibid.
Columnam Antoninam quis ʃecerit 4
Columnae Antonini aʃcenʃus non patet ibid.
Columnae Traianicae erectionis cauʃae 6
Columnae Traianicae baʃi trophaea 7
Columna Traiani ab ipʃo non conʃtructa 10
Columna Traiani à quo erecta ibid.
Columnarum erigendarum ratio 14
Congiarium Traiani 177
Conʃtantini tempore ʃcalptoria ars deterior 240
Cophinus quid 94
Cornelius Lentulus cum Dacis conʃlixit 14
Cornicem vigilas reuocat 22
Cornua victimae aurata 80
Corona triumphalis Traiani 7
Corona triumphalis primum ex lauro 9
Corona triumphalis postea ex auro ibid.
Corona Ciuica ex quercu 8
Corona Ciuica ob ciues ʃeruatos ibid.
Chriʃtae galearum 125
Cucullus vnde ortus 244
Cuppae vino & aceto continendo 35.196
Cro[?]us in ʃacriʃicio adolitus 76
Caʃʃia in ʃacriʃicijs adolita ibid.
Cucullatis pallijs vtentes 237
D
DAcia non eʃt Dania 14
Daciae ʃitus & deʃcriptio ibid.
Dacia media à Tibiʃco amne ʃecatur 14.139
Dacicarum ʃoeminarum habitus 166
Dacicarum ʃoeminarum ʃeuitia 178
Dacicae ʃoemina captiuos viuentes exurunt ibid.
Dacicae vrbis legati 143
Dacicae vrbis direptio & incenʃio 145
Daci qui & quales populi 14
Daci Germanice loquebantur ibid.
Daci ʃugientes 138
Daci abʃque stragulis equitabant 142
Daci nihil in obʃeʃʃos proʃiciunt 148
Daci ariete machina vʃi 150
Daci ʃilios humeris gestantes 165
Daci aliquot Traiano ʃe dedunt 167
Daci caʃtra deʃerunt 184
Daci inʃidiantur Romanis 211
Daci inʃidiantes caeduntur ibid.
Daci caʃtrum obʃidentes , ʃuperantur 214
Daci loca munita diruunt 225
Daci locis munitis abʃcedunt 226
Daci Vrbem exurunt 292

Daci opes ʃuas incendunt ibid.
Daci vxores & ʃilios interʃiciunt ibid.
Daci veneno epoto ʃenecant 293
Daci etiam ʃupplices non exaudiuntur 295
Daci Castrum nequeunt expugnare 304
Daci obʃidionem ʃoluunt 306
Daci ab equitatu Rom. proʃigati 312
Daci primores capti 319
Daci vrbes deʃerunt 320
Dacicis ʃoeminis & pueris parcitum 145
Dacici Reguli Traiano ʃe dedunt 225
Dacica legio. xiij. dicta, que 227
Dacicus & Sarmaticus Traianus dictus 242
Dacici Reguli ʃeʃe interʃiciunt 310.317
Daci cum ʃamilijs & pecoribus ʃugiunt 320
Dacicus triumphus prior ibid.
Dacicum bellum prius triennium durat 320
Dacorum abʃciʃʃa capita 131
Dacorum habitus ibid.
Dacorum praelio Traianus interʃuit 136
Dacorum caʃtra Traianus ʃaccendit ibid.
Dacorum ʃigna capta 137
Dacorum capita ʃudibus aʃʃixa ibid
Dacorum legati nihil impetrant 141
Dacorum equitatus in Tibiʃco ʃubmerʃus 146
Dacorum impedimenta capta 164
Dacorum ʃaeuitia ibid.
Dacorum capita haʃtis aʃʃixa 191
Dacorum legati ad Traianum 201
Dacorum inʃidiae non ʃuccedunt 211
Dacorum legati pacem petunt 216
Dacorum Regulorum ʃtatuae octo vbi 240
Dacorum excubiae 279
Dacorum ʃigna Romanorum adorant 224
Dacorum ʃtatuis quis capita ademit 240
Dacorum crudele ʃacinus 292
Dacorum vrbes direptae 319
Dacus miles roboris ingentis 288
Dani non ʃunt Daci 14
Daci quales populi ibid;
Dania , quae regio ibid.
Danubij amnis origo, natura, curʃus 39
Danubius quando Iʃter dicatur 40
Danubij ʃimulachrum quale ibid.
Danubius verʃus Orientem pergit ibid.
Decebalo Sarmatae ʃuppetias ʃerunt 147
Decebalo vrbem obʃidet 148
Decebalus pacis conditiones ʃuʃcipit 220
Decebalus Traianum adorat 221
Decebali regia 231
Decebalus ʃoedus ictum violat 242
Decebalus hoʃtis à Senatu iudicatur ibid.
Decebalus theʃauros occulit 308

Decebalus Sargetiam auertit ibid.
Deceblaus captiuos occidit ibid.
Decebali theʃauros captiuus prodit ibid.
Decebalus ʃuos adloquitur 309
Decebalus pugione ʃe interimit 310
Decebalo caput abʃciʃʃum & manus 313
Dextrum oriens dicitur 41
Digmata quae dicantur 33.90.149
Domitiani in Dacos expeditio 14
Dorʃuale in victima quid 79.264
Dracones Dacorum ʃigna qualia 294
Dracones ʃignum quot milites haberet ibid.
Drauus ʃluuius vbi 15.42
E
EQui Caeʃaris qualiter ʃtrati 66
Equis & hobus impedimenta exercitus ve-
cta 183
Equitatus Dacorum in Tibiʃco ʃubmerʃus 146
Equitatus Sarmaticus Decebalo ʃubuenit 147
Equitatus Romanus Dacorum proʃligat 312
Equites quot Traianus in acie habebat 132
Equites nec ʃraenis nec ʃtragulis vtentes 198
Equorum ornamenta veteribus qualia 59
Excubie 97
F
FAces noctu accenʃe 21
Feneʃtellae quot in Columna Traiani 1
Feneʃtellae quot in Columna Antoniana 4
Ferentarij qui 49.209
Foenilia Romanorum 19.114
Foederati commeatum Traiano praebent 179
Forum Traiani vbi 12
Frugum in hoʃtili agro demeʃʃio 278
Furmentatio 278.219
Frumentum qualiter ʃaccis portabatur 36
Funale quid 235
Funale pratoriae inʃigne ibid.
Funda cur dicta 205
Funda inʃignis Dauid Rex ibid.
Fundam qui primi inuenerint ibid.
Funditores 49.205
Funditores vbi locabantur 206
Funditores eximij Balearici 205
Funditores dexterrimi Gabaonitae ibid.
G
GAabaonitae ʃunditores dexterrimi 205
Gabinus ritus ʃèu cinctus quid 68
Galea ʃeu caʃʃis olim qualis 25
Galienus Daciam amiʃit 14
Getae idem cum Dacis populi ibid.
Gradus quot in Columna Traiani 4
Gradus quot in Columna Antoniana ibid.
Grauis armature milites qui 49.126.269
H Gym-




Gymnaʃium Traiani vbi 12
H
HAdrianus Imperator Hiʃpanus 14
Hadrianus Italicenʃis ibid.
Hadrianus adoleʃcens Dacorum bello inter-
ʃuit 268
Horatius Pons ad radices Auentini 239
Hoʃtium capita ʃudibus aʃʃixa 137
I
IMaginarij ʃiue imaginiʃeri qui 52
Impedimenta Dacorum capta 164
Indicis eleuatio quid ʃigniʃicet 22
Induʃium quid 86
Imperatores legiones auxcre 132
Iʃter quando Danubius dicitur 40
Inʃcriptio antiqua legionis xiij. 227
Inʃidiae Dacorum non ʃuccedunt 211
Italica vhi 14
Iupiter Romanis ʃauere ʃingitur 133
L
LAbarum, quid 82
Labarum aureum 67
Labarum argcnteum ibid.
Labarum caeruleum ibid.
Labarum rubeum ʃeù ʃlammeum ibid.
Labaro Crux ʃucceʃʃit ibid.
Labarus & Draco ʃigna Dacorum 134
Labaras & Draco Dacorum capta 137
Lancearij ʃeu bastati qui 58
Larix ʃabricandis nauibus commoda 303
Legati Sarmatarum 262
Legati Dacorum ad Traianum 201
Legati Dacorum nihil impetrant 141
Legio quot equites & pedites habebat 49
Legio Traiana prima, quae 127
Legio xiij. Dacica quae 227
Legiones quot in ʃecundo bello Dacico 256
Legionem ʃecum Traianus abducit 245
Legiones ʃingulas ʃinguli Conʃules ducebant 132
Legiones in bello Imperatores auxere 132
Legiones quot ʃub Traianum 127
Legiones ʃub ʃinem belli Punici ibid.
Legiones sub Iulium Caeʃarem ibid.
Legiones ʃub Veʃpaʃianum ibid.
Leoninas pelles ʃigniʃeri induebant 47.89
Leuis armaturae milites qui 49.126.269
Liburnicae ex qua materia 303
Lictor cum ʃaʃcibus 267
Ligna in ʃtrues aggesta 18
Limus genus veʃtis quale 72
Liticinus qui 57.84
Liticines ijdem qui & buccinatores 57
Lituus quid 57.84
Lituus idem quod buccina 57.83
Loca munita Daci diruunt 225
Lorica in muris quid 108

Loricati milites quales 204
Lucius Praeʃectus 62
Liminigeruli qui 266
M
MAnipulus qui 50
Militum complexus 175
Militae ʃacramentum quale 49
Manuum ad oʃcula Caeʃarum rari admitte-
bantur 177
Marius antiqua Romanorum ʃigna ablegauit 49
Martianopolis vrbs 260
Materia nauium quando caedenda 303
Metatores castrorum qui 277
Miles congiarium ʃacco deʃert 176
Miles Romanus caʃtrum oppugnat 283
Milites Caeʃaris manum oʃculantur 177
Milites aureis laureis donati 271
Moeʃia Prouincia quae 14
Montana Daci expugnantur 315
Myrrha in ʃacriʃicio adoletur 76
N
NIcopolis 260
Noricum quid hodie & Norici 15
Nudi ʃolis clauis pugnantes 159
P
PAcis Decebali conditiones 220
Palatium Traiani Romae vbi 12
Palearia Romanorum 19
Pallia cucullata qualia 237
Palijs cucullatis qui primi vʃi ibid.
Pallio longo Hiʃpani pro luctu vtuntur 244
Pallio longo Luʃitani ʃemper vtuntur 244
Pallium Hiʃpanicum quale ibid.
Parthi moleʃtiʃʃimi Romanis 14
Pax cum Decebalo ʃacta 220
Pilum quid 141
Pinnae quid in maenijs 108
Pondus à milite portari ʃolitum 44
Pons mirabilis Traiani ʃuper Istrum 260
Pons Traiani ʃuper Tagum ibid.
Pontis Danubij veʃtigia vbi ibid.
Pontes lignei 46.54.98.99.106.110.114.117.
124.182.192.263.302.
Popa qui 71.80
Porta Praetoria 122
Porta Triumphalis Vrbis 240
Porta in honorem Traiani 154
Portio stipendij in militum ʃunera 296
Praelia cum Dacis 132.144.160.161.163.169.
170.198 211.212 214.215.216.312.316
Praetoria triremis qualis 255
Pretoriani milites qui 104.115.123
Pratorium quid 103
Primitiae ʃructum dijs oʃʃerri ʃolitae 69
Primores Daci capiuntur 319
Primum bellum Dacicum triennium durat 320

Principes milites qui 49
Prior Triumphus de Dacis quando 320
Proceʃtria quid 16.17
Proʃectio exercitus 259
Puncturis in cute noui milites ʃignabantur 49
Q
QVatuor legiones in bello Dacico 267
Quot miliaria conʃiciebat exercitus 160
Quarto Imperij ʃui anno Traianus in Daci-
am 14
R
REgia Decebali 231
Reguli Dacorum Traiano ʃe ʃubdunt 223
Reguli Dacici cum Decebalo ʃe conʃodiunt 310
Rex Decebalus pugione ʃe interimit ibid.
Rimis dehiʃcens columna Antoniana 4
Romani in caʃtris nudo incedebant capite 55
Romani nuda brachia in castris geʃtabant 60
Romani milites qualiter ʃlumina tranabant 140
Romani iuga montium praeoccupant 256
Romani caʃtro Dacorum munito potiuntur 282
Romanus equitatus Dacorum proʃligat 312
Romani vrbes Dacoru diripiunt,& incendunt 319
Romanus miles ʃruʃtra caʃtrum oppugnat 283
Romulus Camillos iuʃtituit 74
S
SAcerdos vinum Dijs libabat 76.186
Sacerdotis ʃacriʃicantis habitus ibid.
Sacerdotum gentilium ornatus 68
Sacerdotem vestes lineae & candidae ibid.
Sacramentum militare quale 49
Sacriʃicium Traiani 266
Sacriʃicium Traianus pugnae praemittit 249
Sacriʃicium ante congreʃʃum ʃiebat 63.76
Sagum quid 28
Sagittarij quales 49
Sanguis victimae litabatur ibid.
Sarcinae militum 43
Sargetia amnis 208
Sarmatarum in pace habitus 262
Sarmatia quae 14
Sarmatia Europaea quae 147.161
Sarmaticus quare Traianus dictus ibid.
Sarmaticus equitatus ʃuperatus ibid.
Scalae moenijs admotae 283
Scalarum inuentor quis ibid.
Scapha vinaria , quae 34
Scutum à clypeo diʃʃerebat 45
Securis quid 93
Securis aerea in Sacriʃicijs 64
Semiʃpatha qualis 32
Senatus Traiano columnam erexit 10
Senio conʃecti Daci ʃilios geʃtabant 165
Sica 95
Sicilices quae dictae 56
Signa aquilarum in aerario 49

Signa lupi minotauri. &c. ibid.
Signis ʃine Traiani acies 158
Signum draconis millenarium continebat 294
Signum militiae Romanorum Aquila 49
Signum concordiae quale 48
Signum victoriae quale 53
Simulachra in columna Traiani quanta 11
Simulachrum Solis 133
Singulas legiones conʃules olim ducebant 132
Solis Orientis Simulachrum 318
Spatha 32
Stapedae nomen Philelphus inuenit 59
Stapedis veteres caruere ibid.
Statua equestris Traiani vbi 12
Statua. Decebali 231
Subʃellia Imperatoris qualia 65
Subucula 86
Sueouetaurilia ʃacriʃicium quale 78.188
Suggestum & Suggeʃtus idem 61.88
Suggeʃtus quid ibid.
Supparus 86
Syluam denʃam Caeʃar ʃuccidi iuʃʃit 191
Symmachus Papa aedem D.Blaʃio aediʃicat 12
T
TEʃtudo militaris qualis 213
Theca culturaria 73
Theʃauros ʃuos Decebalus occulit 368
Theʃauri Decebali reperti ibid.
Thorax qualis 92
Thraces moleʃtiʃʃimi Romanis 14
Tibiʃcus amnis nunc Tyʃʃa 14.139
Tibiʃcus mediam Daciam ʃecat ibid.
Tibia ibid.
Tibicines 75
Traiani columna qualis 1.3.4
Traiani ʃorum vbi 12
Traiani palatium ibid.
Traiani gymnaʃium ibid.
Traiani bibliotheca ibid.
Traini porticus ibid.
Traini columna Antonini minor 4
Traini coloʃʃus 21
Traini arcus triumphalis 12
Traini Augusti comitas 65
Traiani pons ʃuper Danubium 260
Traiani Pons ʃuper Tagum ibid.
Traiani ʃacriʃicium 266
Traiano Daci ʃe dedunt 311
Traiano ʃoederati annonam largiuntur 179
Traianopolis vrbs Traiani 260
Traianus columnam ʃuam non erexit 10
Traianus qua aetate in Daciam proʃectus 14
Traianus Hiʃpanus Italicenʃis 14
Traianus caʃtra Dacorum ʃuccendit 136
Traianus ʃoeminis & inʃantibus parcit 145
Traianus obʃeʃʃis ʃubuenit 151.152

Traianus noctu nauigat 152
Traianus Vrbem praeʃidio munit 151
Traianus vestes in ʃaucios partitur 170
Traianus legatos audit Dacorum 186
Traianus castrum conʃtruit 194
Traianus per Danubium nauigat 239
Traianus per Hadriaticum in Italiam venit 239
Traianus ad oʃtia Tiberis portum construxit 239
Traianus arcus quando dirutus 240
Traianus in Capitolio ʃacra ʃacit 242
Traianus Dacicus & Sarmaticus dictus ibid.
Traianus in Decebalum arma mouet ibid.
Traianus per Hadriaticum in Illyricum 243
Traianum Iaziges excipiunt 248
Traianus Iaziges ʃolatur 248
Traianus ponte abʃoluto ʃacriʃicat 261
Traianus ʃuppetias obʃeʃʃis ʃert 224
Traianus caʃtrum expugnatum diruit 284
Triarij grauis armaturae milites 49.269
Triarij milites qui 203
Tribuni munus 51
Transʃuge Romanis reʃtituti 222
Triremis cur dicta 235
Triremis ʃorma 236
Triremis praetoria qualis 235
Triumphalis arcus Traiani vbi 240
Triumphalis Vrbis porta ibid.
Triumphus de Dacis 320
Trophaea quid continebant 228.230
Tuba quid 83
Tubicines qui ibid.
Tunica dormitoria 86
Tunica ima ibid.
Tunicatum incedere quid ibid.
V
VErutum quid 141
Veneno epoto Daci ʃe necant 293
Veʃtigia pontis Iʃtrici 260
Viae Traianicae in Hiʃpania ibid.
Victimae cornua deauratae 80
Victimarij qui 81.265
Vitoriae ʃignum quale 53
Victoria qualiter veteribus pingebatur 229
Victoriae de Dacis 132.144.160.161.163.173.
199.208.214.215.281.286.312:315
Volumen à voluendo dictum 87
Vrbis direptio & incenʃio 146
Vrʃinis pellibus ʃigniʃeri vʃi 47.89
Vrus quale animal 316
Vri ʃaltus Daciae abundant ibid.
Vulnerati ʃub ʃigna ducuntur 170

FINIS.




TRANSCRIERE CURSIVĂ ŞI NORMALIZATĂ


NIHIL SINE LABOR
John Cator

ROBERT W. WOODRUFF LIBRARY
SPECIAL COLLECTIONS
EMORY UNIVERSITY
COLONNA TRAIANA

ERETTA DAL SENATO, E POPOLO ROMANO ALL’ IMPERATORE TRAIANO AUGUSTO NEL SUO FORO IN ROMA.

SCOLPITA CON L’HISTORIE DELLA GUERRA DACICA LA PRIMA E LA SECONDA ESPEDITIONE, E VITTORIA CONTRO IL RE DECEBALO.

NUOVAMENTE DISEGNATA, ET INTAGLIATA DA PIETRO SANTI BARTOLI.

CON L’ESPOSITIONE LATINA D’ALFONSO CIACCONE, COMENDIATA NELLA VULGARE LINGUA SOTTO CIASCUNA IMMAGINE ACCRESCIUTA DI MEDAGLIE, INSCRITTIONI, E TROFEI, DA GIO, PIETRO BELLORI.

Con diligente cura, e spesa ridotta a perfettione, e data in luce da Gio Giacomo de Rossi dale sue stampe in Roma, alla Pace con Privilegio del S.Pontifice.
{SPEC. COL FOLIO NA9340 R8B3 1673}
ALLA MAESTA CHRISTIANISSIMA DI LUIGI XIV. RE DI FRANCIA E DI NAVARRA

SIRE
Frà li vestigi delle Romane Antichità il piu ammirabile, per la magnificenza, per l’arte, e per la memoria di un’ ottimo, e gloriossisimo Principe, vien riputata sopra ogn’altro, la Colonna eretta dal Senato, e Popolo Romano all’Imperatore Traiano. E tanto si avanza l’immortal pregio di essa, e la scoltura, onde si fregia intorno, che restando l’altre memorie infelicemente lacere, e sepolte, contro questa sola il Tempo nimico ha combattuto in vano. La fama però di cosi illustre monumento tira gli occhi de gli huomini ad ammirarlo, havendo col suo essempio, restituto l’arti della Pittura, e della Scoltura ne gli studi di Rafaelle d’Urbino, di Giulio Romano, e de’ più celebri ingegni, et ultimamente di Nicolo Pussino mà la M.V., che con gli heroici fatti, và emulando li più famosi dell’antichità, e che con le vetuste glorie stabilisce ala virtù nuovi trofei, trà quelle si è rivolta all’Auguste memorie di Traiano et alla sua ammirabil Colonna, havendonè fatto riportare la forma intiera in due mila cinquecento, e più figure intagliate da più dotti scarpelli. La onde correndo per tutto la fama della sua Real Manificienza, hò havuto sorte di goderla con l’accesso all Colonna stessa, sopra l’elevatione delle machine, facendola disegnare di vicino sino al supremo fastigio con emendati lineamenti, per publicarla nelle mie stampe. Si che hora nel mandarla fuori, vincido l’immortal nome della M.V. mentre fo godere al Mondo vn’dono, che è tutto dì essa; e ben’questa opera nata, e proseguita sotto li suoi felicissimi auspici, con ragione viene da mè consacrata à V.M., che hoggi rappresenta le virtù di quel prestantissimo Imperatore, poiche sè à Traiano da Romani fù dato il nome di Ottimo Principe, ella da suoi popoli viene chiamata Ottimo Rè, ed Ottimo Monarca; sè Traiano puni l’offese de’Daci due volte superati con l’armi; e sè diede perdono a supplicheuoli; anche la M.V. vince col valore, et vsa la clemenza co’vinti, calcando i superbi, sè Traiano da Romani fù magnificentissimo in adornare Roma, e l’Imperio, e s’impose all’Istro quel’vasto Ponte, la M.V. rinuova Parigi, la Reggia, et i Regni all’ornamento; e molto più và gloriosa non di un’fiume, ò di un’ponte, in breve disfatto, per timore de’nimici, mà con benefica mano, congiunge insieme i mari al commercio di tutti i popoli, et alla navgatione. Riconosca dunque V.M. in queste immagini il ritratto del suo Augustissimo valore, e come quell’Ottimo Imperatore si può dire, che fosse il Luigi de’Romani, cosi el la hoggi viene acclamata il Traiano della Francia, à cui la virtù hà già locato la base alla gran Colonna, che al suo nome scolpisce l’Eternità. Colmi Dio la sua Real Persona, et suoi Regni di ogni felicità di Roma.

D.V.M. Christianissima

Humilissimo servo Gio Giacomo de Rossi
Annotationi di Alfonso Ciaccone

Questo segno * è posto per nota di quello, che si è aggiunto, e coretto.

LA COLONNA TRAIANA fu dedicata dal Senato, e Popolo Romano all’Imp. Traiano nel suo Foro in Roma, per Opera di Apollodoro Architetto.

Nella sua esteriore circonferenza si vede scolpita di bassorilievo tutta la Guerra Dacica, la prima, e la seconda Espeditione contro il Re Decebalo.

Piedi 13 Statua di S.Pietro
Piedi 8 Base della Statua
Piedi 9 ⅙ Piedi 8 ½ Piedestallo con la Cimasa
Piedi 14 ¼ Piedi 4 Capitello
Piedi 10 ½ Diametro di sopra della Colonna piedi 10 ½
Nella sommità ui era la statua di bronzo dorata di Traiano, che haveva nelle mani lo scettro, e l’globo, in cui furono riposte le sue ceneri, trasportate à Roma doppo la sua morte, mentr egli lontano alle guerre de Parti, e de gli Armeni non vidde la Colonna compita.

* Il Ciaccone al num 14 misura l’altezza di questa statua piedi 21 cõ la proportione della testa dal vertice, al mento, alta 2 piedi onc. 4 moltiplicando 9 teste. Mà secondo la misura delle statue antiche, che nõ giungono all’altezza di teste 8 le piu svelte il Solosso non poteva essere maggiore di piedi 18.

* Non si verifica quello che scrive il Ciaccone al num. ii, che le figure quanto più s’inalzano, tanto più divenghino grandi in modo che quelle si avvicinano al capitello rispondino all’altre di sotto in doppia proportione sono le figure alte circa tre palmi, alcune più, altre meno, ne serbano la regola del quadrante, anzi hanno l’istessa superiori, et inferiori. Quelle sòlo in cima sotto il Capitello avanzano l’atre di trè, ò quattro oncie di altezza.

L’historie, e li piani delle figure sono dìvisati da un’cordone, che ricorre in giro dal piede della Colonna, sino alla cima in 23 giri.

* Avantì che Sìsto V. Ristaurasse questa Colonna non vi erano più li cancelli di bronzo antichi sopra il capitello, in supplimento de quali fu fatta la ringhiera di ferro, per passarvi sicuramente da tutti quattro ì lati alla veduta della Città. Della restauratione fù Architetto il Cavalier Domenico Fontana, che ristaurò ancora la Colonna Antonina, et inalzo le Guglie.

Tutta la Colonna dal piano al la sommità, compresovi il piedestallo della statua di S.Pietro sorge all’atezza di piedi 128 ui si ascende per 185 gradini à lumaca tagliati internamente nella rotondità del marmo, riceve i lume da 43 fenestrelle, et è composta da 34 pezzi di marmo, la base 8 il toro i il fuso della Colona 23 il Capitello 1 il piedestallo 1.

* Dì più al presente sopra il piedestallo, ui e un’altro pezzo del basamento della statua, che ricopre l’apice overo cupolino antico della lumaca, alto piedi 8 la statua piedi 13.

* Nella parte interiore l’anima della lumaca, contiene piedi 3 di diametro, li gradini hano piedi 2 ½ di lunghezza, il restante della Colonna arriva à piedi 12 ⅛ come si vedrà dalle seguenti figure.

Si avvertisce, che le Annotationi del Ciaccone nella vulgar-lingua, cominciano nella prima immagine, sotto le prime figure della Colonna, al num˚ 16 seguitando il num˚ delle esplicationi latine.

La grandezza del piede antico, con cui si misurano tutte le parti della Colonna, si comprende dalla figura, cavata da quella scolpita nel marmo in Campidoglio, che si conforma con quella del Ciaccone, e la differenza è insensibile. Il Piede è diviso in oncie dodici, e l’oncia e divisa in cinque minuti. Le misure sono state prese esattamente dal Sig. Gio. Maria Baratta Architetto.

Dall’imo scapo alla cima, compresioni tutto il ollarino il fuso della Colonna è alto Piedi 90 ½.
Piedi 12 ⅛ Il Piede della Colonna ha di diametro piedi 12 ⅛
Piedi 17 Piedi 5 ½ Base cioe il plinto col toro
Piedi 2 ¼ Guscio
Pie 1 on 5 Cornice
Piedi 18 oncie 4 minuti 2 Piedi 10 ¼ Piedestallo
Piedi 20 ⅔ minuti 2 Piedi 2 on 4 mi 2 Base del Piedestallo
Piedi 21 Piedi 2 on 1 Dado
TROFEI

* Vuole il Ciaccone questi essere trofei de'Daci, e de'Sarmati per esservi la corazza, e thorace sarmatico, fato di squamme di bronzo, e tale si rincontra nelle medaglie di M.Aurelio, e di Settimio Severo, col'trofeo de Sarmati, e de'Germani.

Furono questi li Sarmati Europei confinati alla Dacia, li quali nella prima guerra combatterono contro Traiano, dopo restando vinti seguitarono l'Essercito Romano contro li Daci, come si rincontra nelle figure della Colonna. Traiano non fù cognominato Sarmatico, nè trionfo de'Sarmati, nè si rincontra dall'iscrittioni, nè dalle medaglie.

Gio Iacomo Rossi le stampa in Roma alla pace cõ Priu del S.P.
TROFEI

Si dimonstrano li trofei scolpiti da tutti quattro i lati del piedestallo, ne quali si veggono archi faretre, pili, accette, acinaci, arieti, scudi, elmi, thoraci, vesti barbare, vessilli, dragoni, tube, et altre armi.

E da annotarsi che l'Aquila Romana insegna vi è posta ne quattro lati del basamento, per gloria, et ornamento trionfale, sopra i trofei posando il guscio, ne è probabile il parere del Ciaccone al num˚ 8 e 9 che con l'unghie tenghono i lacci del festone di quercia, per formare la Corona civica, e la corona di lauro con l'altro festone di lauro superiore nel toro, poiche l'uno, è l'altro festone vi e posto per ornamento, e le corone di quercia, e di lauro si vedranno nel fine frà le medaglie.
Pianta interna, et esterna del Piedestallo
OCCIDENTE
Piedi 14 ½
Ingresso della Porta
AUSTRO SETTENTRIONE
ORIENTE

Pianta dell'ingresso, con la Scala lumaca della Colonna
Piedi 12 ⅛
Piedi 2 mi 4 Piedi 3 Piedi 2 ½
Anima della lumaca piedi 3 di diametro.
Gradini lunghi piedi 2 ½.
Grossezza del vino della Colonna piedi 2 minuti 4.
Diametro di tutta la Colonna piedi 12 ⅛.

Gio Iacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace cõ Priu del S.P.
Pianta del Piedestallo sopra la Colonna il suo vino è piedi 9 ⅛
Piedi 9 ⅛

Pianta della sommità la Colonna il suo vino è piedi 10 ½
Piedi 10 ½

Pianta del piede della Colonna il suo vino è piedi 12 ⅛
Piedi 2 ½ Piedi 3 Piedi 2 min 4
Piedi 12 ⅛

16, 17 Granari da riporvi il grano, e li viveri dell'Essercito sopra le ripe del fiume Dravo fortificati di steccato.
18 Catasta di legna per le fortificationi de gli alloggiamenti, per fabbricar ponti, cariaggi, e per cuocer vivande.
19 Fenili, ò Pagliari per alimento de Cavalli, e giumenti dell'Essercito.

20 Castelli disposti sù le ripe del fiume Dravo, mentre si edificano gli alloggiamenti, fortificati, e guardati da soldati per assicurare i viveri da nemici.
21 Faci poste alle fenestre de Castelli, per iscoprire di notte l'insidie, e le scorrerie nimische.
22 Soldato Pretoriano in guardia del suo castello, la fede, e vigilanza de Soldati significavasi con la congiuntione delle mani, et con l'erettione del dito * la mano col dito indice elevato significa la costanza, come nelle medaglie.
25 Elmo di bronzo allaciato al mento: crederei che sotto vi fosse cucita la berretta pannonica; accioche la durezza del bronzo non offendesse la testa.
26 Scudo di bronzo del Soldato Romano longo tre piedi, alle volte due, o almeno uno e mezzo.
27 Clamide sopraveste militare ampia, attaccata con la fibbia alla spalla, si roversciava dietro, e dai i lati.
28 Sago succinto, e breve, e tale di esprimeva le membra, era di bianca lana * hà piu tosto forma di colletto, o lorica di cuoio. Il sago era sopraveste non differente dalla clamide assibbiata alla spalla.
29 Subligar veste dall'umbilico oltre le ginocchia, più assettata, e stretta de calzoni.
30 Calighe calze militari coprivano la meta delle gambe * le calighe erano scarpe o sandali militari non calze hanevano sotto la pianta la sola e'l resto del'piede ignudo li Patritii et li più degni si allacciavano più elegantemente, et fino a mezza gamba.
32 Mezza Spada, ò spada breve.
33 Scudo di bronzo adornato con catenelle, e fiori, le Cohorti pr riconoscersi in battaglia usavano ne gli scudi segni diversi chiamati digmata * non vi sono catenelle ma un serto.
34 Barca, che da Castelli trasporta il vino, o l'aceto per uso de'Soldati si chiamava Scapha vinaria.
35 Copelle di vino trasportate alle barche.
36 Barca carica di grano legato ne sacchi, trasportavasi da Castelli a gli alloggiamenti, per la vettonaglia de Soldati.
37 Temone della barcha.
38 Barca carica di vino, da trasportarsi dal Castello, a gli alloggiamenti. * notasi il sudario, o tovagliolo intorno il collo de'Soldati, di cui parla Setonio in Nerone, e Petronio Arbitro Sudarium mappa.
39, 40, 41 Statua del Danubio coronato di canne, questo fiume entrando dalla Germania nella Schiavonia, riceve il Dravo e'l Savo minori fiumi, e mutato il nome si chiama Istro: volge la faccia, e'l destro braccio verso l'Oriente, one drizza il corso: la destra significa l'Oriente, la sinistra l'Occidente, secondo Pittagora, Aristotele, e Platone.
42 Il fiume Dravo s'immerge nel Danubio presso Belgrado, anticamente Taurunum, overo Alba Greca.
43, 44 L'Essercito da gli alloggiamenti, o da altro luogo vicino all'Istro marcia sotto l'insegne ciasun Soldato, oltre l'armi, porta un hasta legatovi sopra un saccheto, di biscotto et un altro di cacio, e carne salata, un vaso di vino, gradella, et grattarvola usavasi nella prestezza delle speditioni, et ne luoghi deserti, e'l peso giungeva sino à 60 libbre.
45 Scudi quadrati in forma differiscono dal clipeo, o scudo rotondo nella forma, et nella materia, essendo questo di bronzo, quello di legno.
46 Ponte di barche sopra l'Istro per trapassare l'Essercito era composto di barche legate insieme dall’una et l'altra ripa con funi, et catene di ferro * questo modo di trapassare i fiumi chiamavasi traiectus; come nelle medaglie.
47 Tutti li signiferi, o Alfieri portavano in capo un teschio di leone col crine pendente su le spalle, per terrore de nimici, e'l mode simo usarano Capitani, ad imitatione d'Hercule.
48 Mano distesa sopra l'insegna simbolo di concordia * piu tosto di fede, e sacramento militare come nelle medaglie, overo allude al manipulo.
49 Aquila d'oro insegna propria di ciasuna legione, portata dall'Aquilifero, il calce era acuto per configgerlo in terra * in molte si vede un sonaglio al collo dell'Aquila.
50 Soldato che porta la lanterna in cima l'hasta pe essere di notte.
51 Prefetto del Pretorio, o Tribuno thoracato, paludato, col balteo da cui pende la spada tiene nella destra suppliche, overo il rollo de Soldati.
52 Imaginiferi portano nelle insegne l'imagini de gli Dei * ni sono figure, che tengono un'temone nella destra, nella sinistra una palma insegne de Classiarii, che erono Soldati dell'armata. Ne clipei o scudi si veggono i ritratti degl'Imperadori.
53 Insegna della Vittoria era portata per buono augurio dell'Essercito * sotto ui è il vessillo proprio de Soldati a cavalio un picciolo velo quadro.
54 Altro ponte di barche sul'quale passano i Soldati col'loro Tribuno.
55 Da tutte le figure di questa Colonna si comprende che li Soldati Romani non si coprivano il capo se non combattendo con l'elmo.
56 Haste, che havevano il dardo largo chiamate Sicilices * Annertasi che quest'hasta serviva alla tuba, o lituo, a cui li appoggiana per commodità di portarla e suonarla.
57 Lituo tromba torta di bronzo, li suonatori chiamavansi liticini, overo buccinatori.
58 Lancearii custodi della persona dell'Imperadore portavono haste lunghe con punte di bronzo acute.
59 Cavalli de Capitani, che accompagnavano Traiano, condotti a mano con le briglie havevano selle et coperte di seta ornate d'oro, et d'argento * Simili coperte si chiamavano saghi, et le lune al petto monili lunati de Cavalli.
Li Soldati Romani andavano con la braccia nude, come se raccolie da tutte queste figure.
61 Suggesto edificio elevato di pietre quadrate, ove l’Imperatore parlava à Soldati.
62 Traiano siede con Lucio Prefetto, che lo seguito in questa speditione * la sedia usata dall’Imperatore negli alloggiamenti, chiamavasi sella castrensis.
63 Sacerdoti succinti secondo il rito Gabino * questi, che essistono dietro l’Imperatore non sono Sacerdoti, et uno di loro non porta l’accetta da sacrificio, mà li fasci: il rito Gabino era la toga gettata dietro le spalle e ripiegata al petto, come descrivano, Servio, et Isidoro.
65 Lucio Prefetto delle legioni, overo del Pretorio siede a sinistra di Traiano in equal sedia, l’uno, e l’altre paludati.
66 Cavalii dell’Imperatore con coperte d’oro, et di seta condotti da signiferi.
67 Due labari, l’uno di Traiano, l’altro di Lucio Prefetto: il labaro dell’Imp. Era d’oro, del Senato d’argento, del Capitano rosso, dell’armata di mare ceruleo * l’insegna chiamata labaro non fù ne tempi di Traiano, mà di Costantino, prima dicevasi vexillum et vexilliferi gli Alfieri.
68 Sacerdoti laureati succinti al rito Gabino assistenti al sacrificio cantando himni * Del rito Gabino nell’antecedente.
69 Vaso d’oro, o d’argento cõ le primitie de fiori, e de frutti forse per dinotare che nella primavera si comincio la guerra * nõ vi sono fiori, ne frutti.
70 Vaso d’aqua lustrale(?) che nel sagrificio si spargeva sopra l’astanti per pe purgationi, come l’aqua santa.
71 Popa seminudo et succinto fermava et feriva le vittime a gli altari.
72 Linio veste del Popa dall’umbilico, à mezza gamba haveva nell’estremità la frangia di porpora.
73 Vagina, o cortelliera * il coltello da uccider le vittime si chiammava dolabrum.
74 Camillo gioninetto ingenuo, tiene l’urceolo, vaso, col quale s’infondeva il vino, o altro liquore nella patera del sacerdote.
75 Tibicine che suonava al sagrificio.
76 Traiano avanti il pretorio, o tabernacolo Imp.le velato in veste bianca di lino sacrifica.
77 Patera instrumento di metallo aperto, col quale s’infondeva sù l’altare o il vino, o l’sangue della vittima.
78 Sacrificio chiamato suove taurilia dal Porco, Ariete, e Toro, che vi si sacrificavano nella rassegna dell’Essercito.
79 Dorsuale della vittima era di seta di color vario, mecamato con frangia, et orlo di porpora.
80 Popa tiene con la destra il corno del toro dorato, et con la sinistra la scure.
81 Vittimario che conduceva, e legava la vittima.
82 * Aquila legionaria in mezzo a due altre insegne delle Cohorti.
83 Tubicini suonavo la tuba dritta, e longa di metallo, o d’argento.
84 Liticini, o Buccinatori suonavano il lituo instrumento di bronzo, o d’argento cavo, e ritorto, rendeva il suono acuto.
85 Huomo caduto à terra da un’ Asino, ò Mulo con un’ crinello, il cui fatto e ignoto.
86 Tonaca di lino, che toccava la carne detta suppara subuculum, indusium vulgarmente camicia.
87 Allocutione di Traiano ne suggesto à soldati, Prefetti, e Tribuni con l’insegne delle legioni, e Cohorti esortandoli a portarsi valorosamente, l’habito suo e il paludamento, con la clanude tagliata laticlavia * soto il paludamento vi e il thorace segmentato e tagliato in due ordini di fascie, et era di lana, ò di seta cõ pretiosi ornamenti.
88 Suggesto edificio di pietre quadrate elevate, sopra il quale l’Imperadore parlava all’Essercito.
89 Tutti li signiferi benche à piedi si armavano di lorica, et di elmo con pelli di leoni, et di orsi.
90 Digmata segni ne gli scudi erano fulmini, corone fiori et varii animali, ond hebbero origine l’arme nelle famiglie.
91 Soldati armati d’elmo, e scudo e thorace * segmentato con cingoli di cuoio, o lamine di ferro.
93 Fabbrica de gli alloggiamenti. Soldato con la scure taglia in pezzi i tronchi de gli Alberi.
94 Soldato che porta la calce nel cofano tessuto di ginuchi vi si portava calce, terra, arena.
95 Spada breve detta sica.
96 Soldati che portano pietre quadrate, travi, calce, es diverse materie per la fabbrica. Erano gli alloggiamenti di pietre, e tanto ben fatti, che doppo la guerra servivano per habitatione de Castelli, et molti ancora rimani mangano in varie parti col nome di castri.
97 Soldati veterani in guardia de gli alloggiamenti, et difesa de gli operarii dalle incursioni de nemici.
98 Ponte di legno pe passare il fiume vicino gli alloggiamenti, confitte le travi neel'alveo congiouti con cancelli e travature con chiodi di bronzo.
99 Capomastro che comanda à gli operarii * ò più tosto ribatte l'inchiadature.
100 Scudi et elmi de Soldati impiegati alle fortificationi.
101 Prefetti, e Tribuni determinavo sopra la perfettione de gli alloggiamenti * auzi il medesimo Traiano in mezzo di loro, o Capomastro, il quale comanda a gli operarii.
103 Pretorio habitatione dell'Imper.e ne gli alloggiamenti presso il quale era il Questorio, et la Porta Pretoria.
104 Soldati Pretoriani elletti alla guardia del Principe, stanno avanti il vestibolo del Pretorio col dito elevato contrasegno di costanza, et diversamente da gli altri hanno il balteo, o cingolo della spada della spalla sinistra al lato destro.
105 Traiano manda esploratori à riconoscere i confini de nemici.
Secondo ponte di legno sopra il fiume vicino a gli alloggiamenti per commodità dell aqua, e per trasportare più facilmente la venovaglie.
107 Via che dalla porta de gli alloggiamenti conduce al fiume, per commodità dell'aqua, che vaso e presa da un Soldato
108 Parapetto che nella sommità hà le penne, overo merli.
109 Soldati che nella vicina selva parte tagliano legni, e parte li portano à gli alloggiamenti, per iserire ne muri et altre fortificationi.
110 Terzo ponte di legno, sopra il fiume per uso de gli alloggiamenti.
111 Cavallo dell'Imperadore tenuto da un'Pretoriano * e un mulo con basto da soma.
112 Capomastro de muratori, che assiste e comanda * e un Operario che con mazza batte, e pareggia le pietre murate.
113 Traiano và intorno considerando le fortificationi e le parti de gli alloggiamenti, per eccitare i soldati all'opera.
114 Fenili per pascere i cavalli fortificati nello steccato, vicino al quale vi è il quarto ponte di legno per trasportarvi meglio il fieno, e paglia per via di fiume.
115 Soldato Pretoriano custode del corpo di Traiano alza il dito per segno di fede * si è detto che il dito alzato e segno di costanza.
116 Due prigioni Daci presi da gli Esploratori, condotti avanti Traiano per sapere lo staco, e li consigli de nimici.
117 Quinto ponte di legno.
118 Calcara di calce, overo Arenario donde si cava l'arena portata ne Cofani * non vi è calcara o arenario ma li Soldati edificano mura essendoni in terra pietre quadrate come nella seguente.
119 Instrumento di due bastoni da portar più facilmente le pietre.
120 Studi et elmi de Soldati pendenti da pali mentre attendono alle fortificationi de gli alloggiamenti.
121 Cavalli dell'Imperadore ornati di coperte di seta, e d'oro con frangie di porpora.
122 Porta Pretoria de gli alloggiamenti per la quale escono le legioni di soldati à piedi, et à Cavallo.
123 Soldati Pretoriani alla Porta Pretoria, in guardi, e custodia dell'Imperatore.
124 Sesto ponte di legno, prossimo alla porta pretoria sopra il quale passano i Soldati usciti dall'alloggiamento.
125 Soldati à cavallo di lieve armatura * quanto scrive il Ciaccone delle penne delle struzzo, e della coda dell'Hippopotamo ne gli elmi delli due Soldati non si rincontra nel marmo, essendosi equinocato alla coda di un Cavallo.
126 Soldati à piedi di grave armatura thoracati con elmo, e scudo questi ricevevano la bataglia ferinano di vicino, e di lontano l'inimico mà fuggendo non lo perseguitavano. Vegetio 14.
127 Aquila legionaria adornata con le penne in nece de li elmi, che per l'ordinario in queste figure sono senza ornamento.
128 Tagliano, una selva(?) per torre l'impedimento all'Essercito, e la comodità d'imboscarsi à nemici.
129 Aquila insegna della seconda legione circondata da corona di lauro.
130 Aquila della terza legione parimente in corona laurea, vi era questa differenza che la prima era solamente ornata di fronde, la seconda era circondata da corona di lauro, la terza oltre la laurea haveva aggiunti altri ornamenti in modo che da ciascuno legionario si riconosceva la sua Aquila.
* Questa distintione non si cava nè da gli autori ne dal marmo, dove sono l'insegne delle legioni e delle Cohorti, con li soliti ornamenti, e nell'antecedente numero 52 sotto il clipeo, con l'imagine dell'Imperatore si vede il titolo, in cui erano scritti il nome del Principe, non con lettere d'oro, ma di colore puniceo.
131 Due teste de principali Daci mostrate à Traiano da gli uccisori, per acquistare premio, e la gratia dell'Imperadore, che sta presente al conflitto.
132 Battaglia trà l'Essercito Romano, e quello de Daci, nella quale con l'aiuto della Cavalleria, li Romani resterano vincitori V intervennero trè legioni formata ciascuna di sei mila, e conto fanti e di seicento ventisei Cavalli, e per conseguenza di diciottomila, e treicento fanti, e mille ottocento sessantasei cavalli, oltre li Soldati ausiliarii mandati da confederati.
133 Fingesi Giove che stende la destra aperta in aiuto de Romani, occultando la sinistra à i Daci * si è corretto l’errore tenendo la mano chiusa, aggiuntevi l’acque, che ondeggianp sotto il petto. Mà ò sia Gìove, ò altra Deìtà, certo è combatte contro Daci, impugnando l’hasta, la quale non e espresso in questa figura, mancando ancora l’altre haste de’ Soldati in tutta la Colonna, per la fragìlità, e difficoltà di sculpìrle nel marmo.
134 L’insegne de Daci furono il labaro, e l’Dragone; non usarno alter armi che l’arco, la spade, e lo scudo senza elmo, e corsaletto con tonaca succinta, e sopraveste legata con due fibule alle spalle.
135 Cadavero d’un gìovìne Daco morto in battaglia, portato de suoi per sepelìrlo * Entro gli allogiamenti si veggono piramidi à due, à due profondate dentro mura quadrate, che è probabile sieno le sepulture de ì Dacì morti in guerra. Traiano à suoi costitui are.
136 Traiano con Lucio Prefetto comanda che sieno incendiati li presi alloggiamenti de nimici.
137 Ne lughi eminenti de presi alloggiamenti s’espongano le teste de Daci, affisse all’haste fràle loro insigne * Osservansi le teste rase i capelli, e la barba, e per essere secchè, e consummate dubito non sieno pìù tosto de Romani uccisi.
138 Daci avanzati nella battaglia rifuggono nella selva.
139 Soldati Romani vittoriosi seguitando l’inimici vinti passano oltre il fiume Tibisco, che scorre per mezzo la Dacia, hoggi deto Tyssa.
140 Soldati Romani quadando i fiumi, spogliate le vesti, e l’armi lo ponevano nello scudo, e la portavano in capo, li signiferi portavono l’insegne sù le spalle, come nella presente figura.
141 Traiano con l’hasta ò pilo in mano frà le sue insegne, ammette gli Ambasciadori de Daci venuti, per impetrare la pace.
142 Li Daci cavalcano il dorso nudo de loro Cavalli con la sola briglia.
143 Daci habitanti in alcuna Citta, ò villa confinante domandano à Traiano la pace, l’uno de quali è coronato di lauro * non hanno corona alcuna.
144 Li Daci non havendo composta la pace con L’Imperadore, uccisi gli armenti, e tutto il bestiame combattono contro Romani, e restano vinti, e morti.
* Da questa, e dalle sequenti figure si comprende che li Daci superati nel secondo incontro parte di essi restano morti combattendo, e parte fuggendo sommersi nel fiume – scorrono gl’Incediarii a cavallo con le faci, per mettere a fuoco il paese, e si conprende la pietà di Traiano nel lasciar salve la Donne prigioni che sollevano i figliuolini, e si raccomandano.
145 Incendiato il luogo Traiano comanda che si lascino in libertà Donne, Vecchi, e fanciulli, e seno da osservarsi gli habiti loro.
146 La Cavalerria de’ Daci nel fuggire guadando il fiume Tibisco per la profondità dell’acque, si sommerge la maggior parte, con dolore de gl’altri che la soccorrono, porgendo loro le mani, dalle ripe, dove si salvano li Dragonarii con l’insegne.
147 Cavalleria Sarmatica venuta in aiuto del Rè Decebalo, armati gl’huomini, co’Cavalli di lorica hamata, cioè di hami * Equites cataphracti Non è questa la Sarmatia Orientale, mà la Settentrionale, comprende la Polonia, la Prussia, Russia, Livonia, Lituania, è qualche parte della Moscovia.
148 Li Daci, raccolte le reliquie dell’Essercito, et aggiunta la Cavalleria Sarmatica assalgono una Città munita da Romani.
150 Li Daci battono le mura della Città assalita con l’ariete mentre, i loro sagitarii feriscono li difensori che combattono con sassi, et arini da lanciare * osservarsi che l’haste, et pili non fono espressi nel marmo essendo frangibili nella scoltura, e l’ariete da i Daci viene usato senza macchina, mà spinto à forza con le mani la testa dell’ariete era di bronzo incastrato nell trave di legno.
151 Nave carica di vineri per soccorso de gli assediati, sacchi di grano legati, e portati da Soldati per introdurli nella Città.
* l’edificio tondo rappresenta la forma d’un’Anfiteatro, scorgendovisi i suoi gradini da sedere.
* fanali, ò torchi di cera sopra l’insegne, essendo di notte.
152 Traiano con navi leggieri dette liburniche, condottosi pe l’Istro, entra di notte nella Città assediata incontrato da suoi Capitani, e Soldati lodati dall’Imperadore. Osservansi li fanali, ò torchi di cera sopra l’insegne, nella nave vi è uno che fà corone per incoronar * non fa corone, mà tiene le sarti ò funi per legare il legno.
153 Forma dell’antiche biremi co’remiganti parte Romani, parte Daci prigioni.
154 Arco ò Porta in honore di Traiano, con una biga, e Marte aurigante * nò vi è nella biga figura alcuna.
155 Cavalli e vettovaglie condotte per lo fiume Istro.
156 Altre biremi rostrate.
157 Seguitano à scaricarsi le munitioni, l’armi per soccorso della Città difesa sù la ripa del fiume Istro.
158 Traiano conduce l’Essercito, fuori della Città ne’campi de’ nimici, precedono Soldati à piedi, et à cavallo, senza insigne, ò altro contrasegno per giungere improviso sopra i Daci.
* Nel rostro della prima nave, viene scolpito Palemone, overo Portunno col temone, e sopra la sua coda un’ Amore; et apresso un’ altro nostro, et un Tritone, questi Dei marini si figuravano nelle navi, per rendersi favorevoli alla navigatione, e da essi nominavansi le navi stesse, come descrive Luciano di quella gran’ nave d’Egitto chiamata Iside, havendo nell’una, e l’altra parte della prova la sua imagine.
159 Germani confederati ò tributarii de Romani, ò altro popolo ricevuto in amicitia accompagna l’Imperadore contro Decebalo * questi ignudi con la clava sono contraposti da Romani à gli altri simili, che combattono in favore de Daci, vedendosi nell’uno, e l’altro Essercito.
160 Traiano à cavallo precede avanti ;’Essercito; e gli Esploratori tornano, danno conto dello stato de nemici * sollevando il dito danno segno di constanza e di vittoria. Segue avanti la Cavalleria.
161 Cavalleria Sarmatica di Sagittarii temendo la virtù dell’Essercito Romano, con repentino terrore si dà in fuga, e cade, alcuni pochi combattono, Traiano vince i Sarmati; poiche fù cognominato Sarmatico, e trionfo de Sarmati, e de Daci; e si raccoglie ancora dalle sue medaglie * Non trionfo de Sarmati, nè fù cognominato Sarmatico, ne si raccoglie da medaglie, o inscrittioni.
162 Immagine di Diana, ò dell’Aurora, perche forse di notte, ò sul’crepuscolo del mattino seguisse il conflitto, overo altra Dietà riputata favorevole à Romani.
163 Questa fù la terza battaglia frà Romani, e Daci, e vi sono combattenti con le clave.
164 Carri, armi, vettovaglie, et insegne de Daci vengono in potere de Romani, vedesi un’ Soldato Romano prigione, e legato crudelmente ad una ruota di carro con la pena d’Issione.
165 Li Padri, e le Madri co’i figliuolini in collo, et in seno riffuggono nelle selve * più tosto ricorrono, et invocano la clemenza dell’Imperadore, supplicando con le braccia, e mani aperte.
166 Li Daci vanno à trovare, e si danno à Traiano, il quale stende la destra, e concede loro salute.
167 Fabbrica di nuovi alloggiamenti portano calce ne cofani, riquadrano le pietre, e le trasmettono à muratori.
168 Daci prigioni dalla battaglia sono condotti à gli alloggiamenti.
169 Soldati Romani feriti nella battaglia vengono medicati da Chirurghi. Riferisce Dione che mancando le fascie, Traiano fece tagliar sin’ le proprie vesti, per legar le ferite, et à morti costitui are per sagrificar loro ogni anno.
170 Carro baliste macchine da guerra, che mandavano li dardi ben’ lontano, ciascuna veniva tirata da due muli, e quanto erano maggiori, tanto più lungi colpivano, ne solo difendevano gli alloggiamenti, ma seguitavano il campo dopo le schiere di grave armatura. Segne la quarta battaglia la quale si comprende essere stata grandissima.
171 Vn Soldato Daco si rende ad un’ Soldato Romano, con la destra prende la destra in segno di fede * pare più tosto che sia preso prigione.
172 Li Daci in questa quarta battaglia restano superati, altri fatti prigioni, et altri morti accumulati l’uno, sopra l’altro, altri si danno in fuga.
173 Disfatto l’Essercito de’Daci, et acquistata insigne vittoria Traiano elevato sopra il suggesto, parla à suoi Soldati lodando la virtú loro.
174 Principali Daci presi in querra, e prigioni sono custoditi con guardie di Soldati, entro l’alloggiamento.
175 Vn’ Soldato abbracia, e bacia il compagno, ò creduto morto, ò liberato da cattività de’nemici.
176 Soldato che riporta ne sacco il grano, ò altro ricevuto il congiario dalla liberalità del Principe.
177 Traiano sedendo in luogo alto distribuisce il congiario à suoi Soldati, li quali baciano la mano all’Imperadore, che era grande honore * quanto in ciò fosse facíle Traiano, vedi Plinio nel Panegrico.
178 Le Donne Daci con barbara crudeltà, si vendicano contro Romani tormentando, et abbruciando i prigioni con ardentissime faci.
179 Vno de’Germani o Pannonii ò d’altra gente confederata e ricevuta in amicitia riverisce l’Imperadore conducendo navi per lo fiume Istro con vineri e munitioni all’Essercito * nel’vostro della nave vedesi un’Amore sopra una pistrice, ò Cavallo marino per la ragioni dette di sopra, doppo il numero 158.
180 Traiano provedute, e cariche le navi di vettovaglie, e fatto il ponte di barche, conduce l’Essercito fuori de gli alloggiamenti, per combattere di nuovo l’inimico rinvigorito.
181 Frà l’insegne dell’Aquila, e della Concordia, vien’ portata avanti un’insegna con l’ariete, rarissima frà Romani. Quando essi intimavano la guerra ad alcuno, il Sacerdote feciale mandana un’ariete nel campo nimico, denotando che era già esposto alla loro preda.
182 Ponte di legno fatto sopra le barche nel fiume Istro, overo Tibisco.
183 Bagaglio elmi, scudi, pili, et altre armature portate sopra carri, tirati da Cavalli, e da Bovi, seguitando l’Essercito.
184 Alloggiamenti de’Daci con alcune macchine, abbandonati sono occupati da Traiano, lasciandovi il presidio per difenderli, essendo forte il luogo.
185 Parlamento di Traiano à suoi Soldati, del’modo di combattere di nuovo gli’inimici.
186 Traiano ammette à parlamento gli Ambasciadori di Decebalo, mandati à domandar tregua per meglio prepararsi all’armi, mà non l’ottengono * Traiano, e l’Amasciadore tengono la pianta della mano aperta, e distesa che è contrasegno di pace, et di Pacificatore secondo Quintiliano e si rincontra nelle statue.
In tanto li Soldati non otiosi tagliano e portano legna calce et arena per fortificare gli alloggiamenti e di nuovo li Daci vengono à parlamento.
187 Volendo Traiano venir’ di nuovo à bataglia con nemici, secondo il costume tenuto religioso da Romani, sagrifica il porco, la pecora, il toro, il qual’sacrificio si è detto da principio chiamarsi Suovetaurilia, solito farsi nella lustratione, ò rassegna dell’Essercito, imminendo l’inimico.
190 L’Imperadore da luogo elevato parla à suoi Soldati, esortandoli à portarsi valorosamente contro Daci, tante volte superati, per riportarve piú gloriosi trofei, e già s’incaminavo i Soldati per tagliar la selva.
191 Tagliasi una densa selva per non dar’ commodità à nimici di occultarsi all’imboscata, e per hàver libero il viaggio. Sono affisse, et esposte à pali, due teste di esploratori Daci, per terrore de’ gli altri e s’incendiano alloggiamenti nimici.
192 Traiano presi gli alloggiamenti nimici, passa sopra il ponte il fiume Tibisco.
193 Li Daci non havendo ardire di opporsi à Traiano, et di vietarli il passo, si ritirano nelle montagne al sicuro, con le loro insegne, et intanto li Soldati Romani abbrucciano li loro alloggiamenti.
194 Traiano edifica nuovi alloggiamenti, in luogo ben’munito per natura, lavorando i Soldati alle solite munitioni.
195 Vn Regulo, ò personaggio principale de Daci supplichevole adora Traiano, gittate à Traiano, gittate à suoi piedi l’armi et implora la sua clemenza. Stà avanti il Pretorio e frà l’insegne, dove per contrasegno d’honore vien’ condotto da un’ Tribuno, che dietro l’accompagna con la mano, e l’Imperadore con la destra gli fà cenno che sorga.
196 Carri con barili, o copelle di vino, per servitio dell’Essercito, si veggono le forme de Carri, e de giochi de Bovi.
197 Soldati Pretoriani avanti il Pretorio, et altri che seguono l’Imperadore * gli Edifici à guisa di tempii, ciascuno con due cipressi possono rapresentare sepulture de Soldati Romani.
198 Traiano seguitato dalle sue insegne, è Capitani esce à combattere. Cavalleria de Germani, ò d’altra gente confederata, venuta in aiuto di Traiano precede per combattere in questa guerra, contro i Daci, e cavalcando essi non usano sella.
* osservarsi di più le chionte calamistrate.
199 Rotti li Daci riffuggono nelle selve, per salvarsi nè luoghi, e sicuri con le insegne conservate de Dragoni.
200 Traiano ivoltratosi avanti con l’Essercito edifica nuovi alloggiamenti.
201 Legati de’Daci chiedono supplichevoli all’Imperatore le conditioni della pace, e da esso sono ricevuti cortesemente * vedesi nel’marmo che il Daco prende la mano portagli dall’Imperadore in segno di sicurezza e sembrano Regoli vicini ricevuti in protettione
202 * Balista e machina con la quale si tiravano dardi come si è veduto al numero 170.
203 Triarii, soldati entro li castelli delle legna, da fabbricar macchine, e navi, questi erano valorosi, e destinati à ristorar il primo ordine dell’Essercito, et à sovuenirlo ad ogni bisogno.
204 Soldati Sarmati in aiuto de Romani, loricati di squamme di bronzo de quali è parlato al numo 147, 161
205 Frombolatori, che con le frombole gittavano sassi, * e ghiande di piombo sopra li nimici, e questi sembrano ausiliari Germani, e confederati.
206 Altra shiera di ausiliari, che combattano con lo scudo, e la clava nel resto ignudi.
207 * Macchina, o Balista da tirar dardi, usata da Daci, la cui forma con la fostificatione dello steccato, si è emendata nella nostra figura; come anche si conosce che gli istessi non tagliano la selva, e legna per servitio de Romani, mà per loro uso sequitando unitamente l’Essercito.
208 Havendo Traiano conseguito altra vittoria, munisce nuovi alloggiamenti più vicini, signoreggiando il paese.
209 Nuova munitione de gli alloggiamenti.
210 Vieni condotto avanti Traiano, un’ prigione de’ principali Daci, come nella seguente figura.
210 Prigione de’ principali Daci condotto avanti Traiano.
211 Li Soldati Romani nel far legna, sono insidiati dalli Daci nascosti nella selva, onde Traiano mandata un’ala di Soldati di armatura leggiera, Sagittarii frombolatori restano abbattuti, e morti * non pare che li Daci fossero ascosti nella selva mà che facessero una sortita dalli vicini alloggiamenti.
212 Traiano havendo superato i Daci in battaglia, oppugna il loro vicino alloggiamento.
213 Forma della Testudine Romana, con la quale i Soldati serrati, e coperti da loro scudi, si assicuravono dall’impeto de sassi, e dardi tirati di sopra, e si accostavano alle mura senza offesa della qual testudine parla linio al lib. 10, e Cesare nel lib.S.della Guerra Gallica.
214 Vengono portate all’Imperadore Traiano due teste de’ principali Daci, in contrasegno della vittoria conseguita contro l’Essercito di Decebalo.
215 Vltima battaglia frà Romani, e Daci, nella quale Traiano resta vincitore, havendo dissipate le reliquie de nemici. * Scrive Dione che Traiano asceso la sommità de’ monti, penetrando di cima in cima, pervenne alla Regia di Decebalo, dall’altra parte Lucio Prefetto assaliti li Daci, li mise in fuga molti di essi prigioni, e morti onde Decebalo impaurito mandó subito li primi de suoi Pileati à chiedere humilimente qualunque conditione di pace, e di perdono.
216 Traiano co’ Prefetti, e Tribuni del suo Essercito ottenuta la vittoria, determina le conditioni della pace e’l perdono chiesto humilmente da Decebalo.
217 Non ancora ferma la pace con Decebalo, si fortificano nuovi alloggiamenti da Traiano.
218 Nuovi alloggiamenti de Romani più vicini à nimici, in luogo sicuro; e commodo per la copia dell’acqua, che scaturisce da un’ torrente.
219 Grano portato ne sacchi da Soldati ne gli alloggiamenti.
220 Traiano stabilisce la pace con conditione che il Rè Decebalo gli dasse nelle mani tutte l’armi, e le machine belliche con li loro Artefici, li fuggitiui ò Romani, ò compagni, che spianassero le fotezze, e castelli tutti, che partisse da luoghi occupati, e che tenesse per amici, e nimici tutti quelli, che havesse dichiarato il Senato Romano.
221 Sedendo Traiano nel suggesto in mezzo li suoi alloggiamenti, e munito fràle sue insegne Prefetti, e Tribuni, Decebalo Rè de’Daci venuto à trovarlo s’inginocchia, l’adora, e supplichevole si rimette alla sua clemenza et alle conditioni della pace.
222 Romani, ò compagni rifuggiti à Daci, vengono à Traiano ricondotti, con le mani legate di dietro ad esser puniti * sè pare non sono prigioni principali.
223 Reguli, e principali capitani de’Daci, li quali accompagnono il loro Rè Decebalo, inginocchiati anch’essi nell’ adorare l’Imperadore * gettano in terra gli scudi, per dimostrarsi privi di ogni difesa, conforme le conditioni imposte dall’Imperatore.
225 Si rovinano li Castelli, e le fortificationi, mettendosi in esecutione li capitoli della pace.
226 Partiti li Daci da i luoghi occupati oltre i loro confini, tornano li primi habitatori ad habitarvi huomini, e Donne con loro figliuoli, e con li loro armenti.
227 Traiano vinto Decebalo parla alla legione XIII cognominata Dacica condotta dalla Pannonia superiore, lasciandola in presidio della Dacia, dove hora la Transilvania confina con l’Vngheria.
228 Trofei de’ Daci, e de’ Sarmati, eretti in memoria di Traiano, ne’ luoghi particolarmente dove era seguita la vittoria, nel primo Trofeo frà le spoglie si vede il paludamento, li Dragoni, e l’altre insegne, pili, faretre, elmi de’ Sarmati.
229 Scrive la Vittoria nel mezzo lo Scudo * Vedesi nelle medaglie la Vittoria; che scrive nello scudo con lettere VIC•DAC• Vittoria Dacica, et il calcare l’elmo sotto il piede, sempre e segno di Vittoria, come nelle medesime medaglie si rincontra, nelle figure de’gl’Imperri e delle Vittorie.
230 Altro Trofeo, nel quale vedesi di più la corazza, ò thorace sarmatico fatto di squamme, spade, col fodro ornato, accette, martelli, e tutto con bell’ ordine disposto.

SECUNDA GUERRA DACICA

* Quanto il Ciaccone descrive del ritorno di Traiano à Roman, pare più tosto che si verifichi del ritorno di esso nella Dacia, alla seconda guerra contro Decebalo, il quale ribellatosi fù di nuovo dichiarato inimico dal Senato Romano.
231, 232 Regia di Decebalo occupata da Traiano. Porta del Palazzo Regio, nella cui sommità trè statue di gioveni con le faci, possono essere gli Dei lari de’ Daci custodi della Casa.
* Vedesi essere un’Arco sù l’Istro in honore di Traiano; le statue non hanno faci, mà clave, e si e si riferiscono ad Hercole, et à Traiano più d’ogni altro Dio à lui diboto. Gli altri edifici sono Tempii che accompagnano gli antecedenti trofei. Nel vestibulo di uni vedesi la statua d’una Dea, non di Decebalo.
233 Lanterna, e faci denotano il tempo notturno.
234 Trè insegne tre legioni, il vessillo della Cavaleria, si sono emendati gli ornamenti delle navi, nè ui e l’Aquila nella prora.
235 Traiano Imperadore.
237 In Roma si fanno sacrificii per lo felice ritorno, et arrivo di Traiano * Si conosce il sacrificio non celebrarsi in Roma; e benche gli habiti sembrino Romani, con tutto ciò alcuni cuoprono il capo all’uso barbaro. Arrivando l’Imperatore nelle provincie, era incontrato con acclamation, voti, e sacrificii; e queste genti sembrano Coloni Romani.
238 Sacerdoti nella Curia, dove I Consoli, e l’Senato Romano determinano i voti per salute, e ritorno dell’Imperatore * la figura col braccio, e la mano distesa è l’istesso Traiano in atto di Pacificatore, come si ricontra in tutte le medaglie di Hadriano col titolo ADVENTVS•AVGVSTI•al suo arrivo nelle provincie.
* Altri vengono à salutare l’Imperadore, e si fanno avanti discesi dalla nave sopra il ponte, et aprono la mani in habito togato. Partono altri in veste succinta militare, o siano Coloni, o Presidiarii, forse inviati avanti da Traiano, e tutti sono disarmati, frà genta amica. Pare che il ponte sia in luogo importante, essendo fortificato con la torre.
240 Porta trionfale per la quale Traiano entra in Roma trionfante, incontrato, e salutato da i Senatori, e dal Popolo laureata per la Vittoria Dacica * l’habito di costoro benche Romano, come s’è detto, hà qualche differenza nè figliuolini, è nelle mogli. E questi seguitano l’Imperatore accompagnato da due littori con li fasci.
* Altri Soldati Romani con l’insegne di due Cohorti, incontrano L’Imperatore alzando e stendendo verso di lui la mano con acclamationi.
242 Traiano sacrifica à Giove Capitolino presente il Senato, dove si può riconoscere la simmetria del Tempio di Giove Capitolino, et de gli altri ornamenti del Capidoglio.
* Con l’altre cose si sono corrette ancora le fabbriche, e questo non è altrimente il Tempio di Giove, mà un’ theatro usato nelle Colonie, onde si comprende, che Traiano incontrato avanti da soldati Presidiarii, e Coloni, pervenuto alla Colonia fà sacrificio.
243 Nave con le vele raccolte, con l’ancora, e’l timone fermo significa porto, e luogo sicuro, onde Traiano và nel paese nimico si può congetturare che egli per lo mare Adriatico navigasse nell’ Illirico abbreviando il viaggio più commodo che non haveva fatto nella prima guerra conducendo l’Essercitor per l’Alpi con tanto incommodo.
244 Soldati col’ pallio cocullato per ripararsi dal freddo, e dalle pioggie.
245 Aquila insegna d’una legione condotta di Roma dall’Imperatore, oltre le altre due, che sembrano di Ausiliarii * si è corretto havendo tutto trè l’insegne la loro Aquila, avanti le quali camina Traiano.
246 Sacerdoti succinti secondo il rito Gabino accompagnano l’Essercito * questi sono soldati che impugnano i loro pili, overo haste se bene non sono scolpite nel marmo, per la difficoltà come altrove si e detto
247 Cavalleria ordinaria, che seguita Traiano col Vessillifero.
248 Iazigi, et altre genti confinanti alla Dacia, scacciati et offese da Decebalo, per l’amicitia co’ Romani, vanno incontro à Traiano, e lo salutano offerendo sè stesi, et implorando il suo aiuto.
249 L’Imperatore avanti combattere l’inimici fa sacrificio.
* Questi avanti essendo Soldati, o Coloni Romani precedono gli altri Barbari huomini, e Donne co’ loro figlivoli, e seguitano il sacrificio.
251 Scudi da gli altri differenti, posati in terra da Soldati occupati in fare gli alloggiamenti * tal’ sorte di scudi in forma sessagona furono usati da Germani.
252 253 Fabbrica de gli alloggiamenti, muniti di fossa, e di steccato, si tagliano gli alberi per l’impedimento, e per l’uso dell’edificio, e de’ soldati.
254 Castello, o Città munitissima, nella quale Decebalo manda presidio di soldati per difenderla contro la forza de Romani.
254 Castello, o Città munitissima nella quale il Rè Decebalo manda presidio di Soldati, per difenderla da Romani, e nella quale come in unico rifugio li Daci potessero salvarsi quando fossero ridotti à pericolo.
255 Traiano espugna qualcunque luogo più munito, e dà una gran rotta à nimici * Si comprende che li Daci assalgono gli alloggiamenti, à altro luogo munito de’ Romani, li quali escono fuori à combatte valorosamente contro di loro uccidendo, e uincendo li nimici, che rifuggono nelle loro fortificationi, come si vede nell’antecedente foglio.
256 Li Romani occupano i luoghi più muniti, per natura, e fortificati con triplicate mura, disposte frà intervalli, li Daci per impedirli fanno resistenza * et uno di loro stretto nel crime vien’ condotto prigione à Traiano.
257 Traiano con la sua Cavalleria giunge opportuno à suoi.
258 Si tagliano legna per munire gli alloggiamenti.
259 Li Soldati Veterani seguitano l’Impedatore con trè insegne, uno imaginifero, e due Aquiliferi contrasegno di due legioni * in tutte trè le insegne sono l’Aquile, e l’imagini del Principe, solo quella di mezzo non è rostrata e tutte trè le hanno qualche differenza.
260 Ponte di pietra fatto da Traiano sù l’Danubio * Descrive Dione questo Ponte di mirabile edificio, con venti pili di marmo quadrato alti CL piedi senza li fondamenti, larghi LX e distanti frà loro CLXX piedi li quali pili si congiungenano con gli Archi: opera incredibile, che per la profondità, e per la impetuosita dell’ acqua non permette edificio alcuno, nè si poteva divertire. Il Ponte edificationi da Traiano era tutto di marmo con gli archi, questo che vediamo è fabbricato di travature di legno con li soli pili, di pietra forse per la necessità di passarvi.
261 Traiano sacrifica frutti, e pine secondo la stagione * l’habito di Traiano è disusato e simile ad una mozzetta roverisciata indietro sù la spalla.
262 Decebalo manda principali Daci, e Sarmati à chiedere simulatamente le conditioni della pace; mà però senza effetto, havendo egli due volte mancato di fede à Traiano. Vedesi l’habito de’ Sarmati in tempo di pace: la veste lunga il balteo larghissimo * l’habito di questi due è curioso; poiche oltre la vesta di Donna dalla cinta à talloni, hanno essi le mani ricoperte da guanti, e’l petto cinto di fascie di cuoio; e si può credere che questi sieno li medesimi Sarmati, o altra gente, che viene à trattar con Traiano, e simili habbiamo veduto avanti in habito lungo combattere à Cavallo armati dal mezo msu. Trà le fabbriche di questa Città, ò Castello habitato da Soldati Stationarii, ui è un’ Anfiteatro castrense edificato di legno, la porta sù l’ponte onde escono i Soldati à guisa di arco è adornata in cima con due trofei. Di quelli che trattano con Traiano, altri hanno la fascia in capo, altri il pielo.
263 Traiano conduce fuori l’Essercito, passando sopra un’ ponte di legno il fiume Tibisco * La figura avanti à piedi pare che sia Hadriano, che accompagno Traiano in questa seconda speditione Dacica.
* Questo sacrificio si fà in honore di Traiano all’ suo arrivo, vedendosi, egli giungere à Cavallo, e’l incontra li primi dell’Essercito, e con acclamationi lo salutano, alzando la destra mano assistendo trè insegne, et un’ vessillo avanti de’ Soldati à Cavallo.
265 Seguita l’alatro sacrificio chiamato Sueovetaurilia nella lustratione, ò sia rassegna dell’Essercito, sacrificandosi il toro, il porco, e l’ariete; il toro è condotto dal Popa col malleo per ucciderlo; altri due Vittimarii conducono il porco, e l’ariete.
267 Allocutione ò parlamento di Traiano, animando i Soldati à vincer Decebalo già vinto, mettendo loro avanti le ricchezze dell’inimico, e la gloria del trionfo.
* Traiano Augusto sedendo nel suggesto di marmo, dopo haver parlato a suoi soldati, Prefetti, e Tribuni, invia l’Essercito ad espugnare i luoghi più forti, e debellare li Daci.
269 Precedono avanti li Soldati di leggiera armatura, e seguono qui nell’ultimo i Triarii, o Soldati di armatura grave con elmo, corazza, scudo, e spada al fianco.
270 Carri tirati da muli carichi di armi, per uso de’ Soldati.
271 Soldati veterani con gli elmi laureati, corone donate loro dall’Imperatore, per qualche egregio fatto di fortezza.
272 Trombettieri, Buccinatori, si chiama Buccina secondo Vegetio, quell’istrumento di bronzo, che si piega in se stesso circolarmente, l’altro che è formato à linea retta si chiama tuba.
273 Traiano assiste all’Essercito, e provede a i vineri per alimento de Soldati, con Sacchi portati sù i cavalli, e sù i carri à gli alloggiamenti.
274 Aquiliferi, et Immaginiferi * veggonsi le insegne con ornamenti murali, come le antecedenti sono adornati di rostri.
275 Prima Shiera, ò vanguardia di Soldati di lieve armatura coposta di Ausiliari, nella quale sono Germani, Vngheri, Schiavoni, e Dalmati, armati d’archi, e di saette.
276 Aquila, e labaro d’un’altra legione portata appresso l’Impe, Già si è detto il labaro nome usato al tempo di Costantino, e sotto Traiano chiamavasi vessillo, et era insegna della Cavalleria come pare questa Aquila, ancora che si è veduta portare da Soldati à Cavallo.
* Questi Arcieri veste lunga si sono veduti avanti, nella prima guerra Dacica combattere à Cavallo à favore, de’ Romani, con l’elmo acuto, e corazza hamata de’ Sarmati, si che possono essere ò Sarmati ò altro popolo confine; un’braccio è ignudo, l’altro copoerto con bracciali di cuoio, ò di ferro affibbiato.
278 Soldati che usciti fuori de’gli alloggiamenti mietono il grano ne’campi de’nimici, e raccolto in manipuli, o fasci lo portano sù le spalle ne gli alloggiamenti * e pascono li muli per li carri dell’Essercito.
279 Soldati che fanno la sentinella perche gli altri, li quali mietono non restino incantamente oppressi da gl’inimici.
280 Fortezza de’Daci vicino a gli alloggiamenti de’Romani, munita di presidio, li medesimi Daci fanno la sentinella, temendo l’insidie dell’Essercito di Traiano.
* Li Daci si dimostrano tutti spaventati, riffuggendo dalla battaglia conforme nella seguente figura, e pare che discorrino di rendersi, come uni di loro parla con li Soldati Romani.
* Battaglia frá Romani e Daci li quali restano vinti parte cadendo e parte ponendosi in fuga per trovare scampo. Li Romani stanno fortificati ne’proprii alloggiamenti vicini à quelli de’nimici, dentro si vede l’Aquilifero con l’insegna nelle mani.
283 Li Romani tentano di ascendere le mura della fortezza ben’munita de’Daci, li quali avventano pietre, e dardi contro gli assalitori, li soldati Cesariani portano le scale di legno et ascendono sù le mura, et in tanto li fromolatori co’sassi scacciano li difensori, dove espresso viene il valore d’un’ Romano, che asceso sù la scala tronca la testa ad uno de’nimici, li Daci sono fortificati parte con le mura, e parte col riparo de’ monti.
284 Vn’ Soldato viene à dar nuova à Traiano della battaglia, il quale giunge in aiuto de’ suoi, e discorre dell’espugnatione del Castello.
285 Rote con le quali si muovono le macchine portate, et accostate alle mura * Pozzo vicino gli alloggiamenti de’Daci dove non è commodità di acqua corrente.
286 Li Daci per impedir Traiano che non possa apportar soccorso à suoi, si oppongono per vietarli il passo, e si viene al conflitto287* qui si vede l’habito porprio de’Sarmati Arcieri combattere in veste longa, con l’elmo acuto, e la corazza hamata.
* Nuova battaglia co’Daci, nella quale li Romani combattono accompagnati con le genti ausiliari de’ Sarmati, et di altri Germani, per acquistare un’altra fortezza, dove è da osservarsi che le mura de’ Daci non sono fabbricate di sasso quadrato, come le Romane mà con rozze pietre collocate à guisa di macera.
288 Soldato Daco fortissimo, che alza un’ gran’ sasso, e lo tira contro nemici.
289 Traiano Augusto havendo espugnato la fortezza de’Daci per arte, e per natura munitissima la fa demolire, perche di nuovo non venghi in potere de’ Daci rivolti in fuga.
290 Tagliasi la legna, la quale viene accomodata in cataste, per varii usi dell’Essercito.
291 Vn’Regolo de’ Daci s’inginocchia supplichevole, e si raccomanda à Traiano, il quale gli fà segno, che si sollevi.
292 Gli habitatori di una Città assediati dal vicino Essercito Romano, et oppressi dalla fame, e dal pericolo per non venire in servitù, elleggono più tosto la morte. Si che di commune consiglio incendiono le case, con le loro sostanze, perche non divenghino preda del vincitore; e portono fuori un’ giovine, et un’ vecchio disanimati dalla fame, ò da altra malattia.
* Questo giovine cade nelle braccia de’ suoi, opresso dalla forza del veleno benuto à volontaria morte, un’ altro si pone la mano alla fronte per lo stordimento della testa, come si riconoscerà nel seguente foglio.
293 Li Daci disperati delle loro salute si danno la morte con bere il veleno, e corrono à prenderlo con tanto ardore di animo, stedendo le mani, che l’uno procura di precedere all’altro. Vedesi esposto nell’mezzo un’vaso grande pieno di liquore mortifero, e due di loro somministrano col bicchiere à gli altri la bevanda, che in breve li fà cadere à morte. Altri giacciono estinti dal veleno, altri restano perturbati, e cadenti * e si riconosce qui la pietà d’un’ padre, che piange sopra il corpo del figliuolo estinto. Miserabile spettacolo in vero, riputandosi pietà, e carità l’incredulir contra li suoi, e contro se stesso.
294 Le Reliquie dell’Essercito de’Daci, escono dalla Città, e fuggono per li monti * pare più tosto che li Daci ricusato il veleno, distendendo la mano, et aprendo la palma, ricorrino, et invochino la clemenza dell’Imperatore, come nella seguente figura. Il Dragone nell’insegna era sollenato sù l’hasta col capo d’argento, e’l resto del corpo contesto di varii colori, in similitudine di vero Dragone secondo Suida.
295 Traiano non esaudisce li Daci, che ricorrono alla sua clemenza per havere tante volte rotta la fede; imperoche egli con la sinistra tiene il manico della spada, e con la destra l’estremità del paludamento per contrasegno di voler’ proseguire avanti accompagnato da Tribuni.
* Il modo col quale l’Imperatore tiene la spada, e l’paludamento, è usato nelle statue, et in altri luoghi di questa Colonna, nè è contrario alla clemenza di Traiano, che si ferma benigno, e perdona à quelli, che humilimente lo pregano.
296 Distributione di grano à Soldati, vi è preposto un’ veterano, che col’moggio distribuisce à ciascuno certa misura, la quale ricevuta ne’sacchi, vien trasportata da essi sù le spalle à proprii alloggiamenti.
297 Allocutione di Traiano alle Cohorti.
297 Allocutione di Traiano privatamente ad alcuni Signiferi, ò Alfieri e pare che rimproveri la loro codardia; poiche uno di loro, cinto il capo di pelle di leone, non ritiene la sua insegna nelle mani, quasi gli sia stata tolta. * Pare che in questo parlamento di Traiano si rapresenti la fede de Soldati, distendendo tittu la mano verso l’Imperatore, il che denota ancora la mano sopra le trè insegne delle Cohorti.
298 Soldati di leve armatura escono dalla Porta Pretoria, per fornire il restante delle fortificationi de’ gli alloggiamenti.
299 Li Soldati parte tagliano le legna, parte le portano, e le somministrano con le pietre à muratori per le fortificationi.
300 Soldati Pretoriani di due Cohorti fanno la guardia avanti l’alloggiamento dell’Imperatore.
Ambasciatori del Rè Decebalo domandano la pace, la quale non ottengono come perfidi, e giudicati inimici del Popolo Romano.
302 Ponte di legno su’l Tibisco, ò altro fiume, per lo quale i Soldati trapassano all’altra ripa.
Soldati Daci che escono dalle loro fortificationi, per assaltare li Vicini alloggiamenti de’ Romani.
303 Arsenali Vicini all’Istro, dove li Soldati Romani fabbricano barche, e liburne per navigare, radunata in cataste gran’ copia di legna, e due di essi stanno in atto di lavorare, e battere li chiodi con martelli.
304 Li Daci procurando di espugnare un’ luogo munito, et occupato da Romani sono ributtati dall’ assalto con grandissima strage da Cesariani, lasciativi in presidio da Traiano, li quali si difendono principalmente co’ sassi, che dalle mura gettono sopra i Daci.
305 Li Romani per ischerno, e terror espongono il cadavero di uno principale de’Daci morto nell’oppugnatione, legato con catena ad un’ trave dalle mura.
306 Li Daci havendo ricevuto gran danno nell’oppugnatione della fortezza, temendo di nuove forze contro di loro, lasciano l’assedio, e partono in fuga.
307 Traiano parlamenta à due legioni, loda la loro virtù, et la esorta al glorioso fine della vittoria, e della guerra.
308 Sono portati à Traiano li tesori regii, che, Decebalo havena ascosto sotto il fiume Sargetia, non lungi dalla Regia fece il Rè da suoi prigioni divertire il corso del fiume, e scavata un fossa nel letto, vi ripose gran copia di vasi d’oro, e le più ricche suppellertili. E perche il fatto non fosse rivelato fece uccidere tittui coloro che n’erono consapevoli. Mà uno de’ prigioni chiamato Biculo notificò il nascosto tesoro à Traiano, il quale parte ne distribui à suoi Soldati, e parte ne conserno al fisco, et all Erario del Popolo Romano, sopra che leggiesi Dione.
309 Decebalo perduti li tesori, e la Reggia, e vedendo il tutto in potere de’ Romani, parlamenta à suoi Soldati, e lagnandosi dell’ aversa fortuna, si ellege, e loda la morte per fuggire la servitù, e conservare la Maestà Regia.
310 Decebalo disperate tutte le cose, per morire in libertà, e non venire in potere de Romani con animo forte, da se stesso si toglie la vita, percuotendosi il petto col pugnale lo seguono i suoi uccidendosi insieme, e facendosi uccidere, e gli cadono appresso.
311 Molti Daci si danno in potere di Traiano, portandogli altri vasi, e supellettili d’oro de’ tesori regii, con la novella della morte del Rè Decebalo.
312 La Cavalleria Romana perseguita, e diffà la Cavalleria Dacica, consumando le reliquie dell’Essercito di Decebalo.
La Cavalleria de’Daci perseguitata da Romani so pone in fuga, e cade, restando molti di loro morà per terra,
Dissatta la Cavalleria molti Daci restano morti, e prigioni legati con le mani di dietro * questi che si vede caduto in terra col pugnale in mano, sembra uno de’ Supremi Capitani di Decebalo, circondandalo intorno la Cavalleria Romana, per prenderlo, e facendo segni con le mani, se più tosto non è Decebalo istesso, che cade ferito, ritenendo un’ Soldato le redini del Cavallo.
313 Viene esposta, e inostrata ne gli alloggiamenti romani la testa del Rè Decebalo, e la riguardano li Romani, e li Daci con ammiratione * si vede la testa sola di Decebalo, nè vi sono le mani insieme recise, come scrive il Ciaccone.
314 Sentinelle avanti il Pretorio dell’ Imperatore.
315 Reliqvie de’ Daci riffuggiti nella sommità dè monti, e condotti in cattività.
316 Animale chiamato Vro, descritto da Cesare nella Guerra Gallica, minore dell’Elefante, e di figura, e colore del Toro fierissimo, e velocissimo.
317 Alce simile alla Capra mà alquanto maggiore * questo animale espressamente è un cerno, e l’altro un’ bue.
318 Figura del Sole oriente, espresso per significare il tempo della vittoria, o rappresenta alcuna Deità contraria à Daci, e favorevole à Romani, overo alcun’ Genio del luogo.
319 * Castello preso da Romani, mantenendosi in fede di Decebalo forse ignorandosi da difensori la sua morte, e vien’ difeso dalli Daci, e da Soldati di altri popoli amici * questo edificio serve di prigione, essendovi condotti li Daci stretti per mano da Soldati Romani.
Pres il Castello, e fatti prigioni li Daci, vanno li Romani con le faci, et incendiono le fortificationi.
320 Gente della Dacia, che trsmigra ad habitare altrove, partono i mariti, e le mogli, e conducono à mano, et in collo i figliuoli, e le robbe nè sacchi, precedendo avanti i loro armenti.

1 IMP•CAES•TRAIANO OPTIM•AVG•GERM•DAC•
2 SPQR•OPT•PRINCIPI PROFECT•AVG•S C
3 TR•POT•COS•III•PP•S C
4 IMPERATOR VIIII S C
5 IMEPRATOR VIII S C
6 SPQR•OPTIMO PRINCPI S C
7 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•DANVVIVS
8 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
9 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
10 SPQR•OPTIMO PRINCPI•S C
11 TR•POT•COSIIIIPP S C
12 SPQR•OPTIMO PRINCIPI S C
13 TR•P VIII IMP. IIII COS•V•P P S C
14 SENATVS PO PVLVSQVE RO MANVS S C
15 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•
16 DAC•PARTHICO•pm•TR•POT•XX•COS•VI•P•P
17 SPQR OPTIMO PRINCIPI S C
18 ΦΛΧΑΛ ΚΙΔΕωΝ Α
19 SPQR•OPTIMO PRINCPICI•S C
20 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•

1 Testa di Traiano col potto nudo in forma di Heroe.
2 Profettione alla guerra Dacica, medaglia rinovata nel Consolato VI-overo appartiene alla guerra Parthica.
3 Espeditione.
4-5 Allocutione.
6 Insegne militari.
7 Danubio.
8 Danubio calca la Dacia significando il ponte fatto da Traiano.
9 Traiano abbatte li Daci.
10-11-12-13-14 Vittorie della Dacia.
15 Statua dell’Impe coronato dalla Vittoria à piedi l’insegne, e due figure supplicanti.
16-17-18 Corone di lauro, e di quercia.
19-20 Trofei de Daci, e de Germani.
21 COS•V•PP•SPQR•OPTIMO PRINCIPI DAC•CAP•
22 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
23 COS•V•PP•SPQR•OPTIMO PRINCIPI•DAC CAP•
24 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•
25 COS•V•PP•SPQR•OPTIMO PRINCIPI•DAC CAP•
26 COS•VI•PP•SPQR•OPTIMO PRINCIPI•DAC CAP•
27 DACIA AVGVSTI PROVINCIA SC
28 TR•P•VII IMP•IIII•COS•V•PP•S C
29 SENATVS POPVLVSQVE ROMANVS S C
30 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
31 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
32 COS•V•PP• SPQR•OPTIMO PRINCIPI•
33 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C
34 TR POT COS III PP
35
36 SPQR•OPTIMO PRINCIPI S C
37 SPQR•OPTIMO PRINCIPI S C
38 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•BASILICA VLPIA
39 FORVM TRAIANI
40 SPQR•OPTIMO PRINCIPI•S C

21-22-23-24-25-26 Prigioni, e Trofei de’ Daci, e de’ Germani.
27 Dacia fatta Provincia con l’insegna della legione.
28 Ritorno dell’ Impre vittorioso à Roma.
29 L’ Impe frà due Trofei.
30 Dea Pace, overo felicità calca un Daco.
31 Dea Pace sedente, con un' Daco supplicante.
32 Roma Vittoriosa.
33 Trionfo.
34 Arco trionfale decretato per la prima Guerra Dacica nel Cons III medaglia nella Bibliotheca dell’ Emo.Sig.Card.de Massimi.
35 Carro con la Vittoria.
36 Tempio, overo Arco consacrato à Giove ornato di spoglie.
37 Tempio dedicato à Traiano.
38 Basilica Vlpia.
39 Foro Traiano.
40 Colonna Traiano.

IMP•CAES•NERVAE•TRAIANO•AVG•GER•DAC•P•M•TRIB•POT•COS•V•PP•SPQR•OPTIMO•PRINCIPI

FORTVNAE
AVG
OMNIPOTENT
VBI•ERAS
RHAMNVSIA
VBI•ERAS
QVANTVM•ABFVIT
NE•ROMA•LVGERET
SED•VIVIT•TRAIANVS
VE•TIBI•DECEBALE
MILES•LEG•VI•ET•XIII•G
DEVOTIS•CAPITIBVS•
In ruinis Warhel Transilvan’

PROVIDENTIA•AVG•VERE•PON
TIFICIS•VIRTVS•ROMANA•QVID
NON•DOMET•SVB•IVGVM•ECCE
RAPITVR•ET•DANVBIVS

VICTORIAE•AVG
NONNE•DIXI•TIBI
DECEBALE
FVNESTVM•EST
HERCVLEM
LACESSERE•
NON•RECTE•FE CISTI
TVA•IPSE•QVOD•IACES
MANV
SED•TVA•VTCVNQVE
CAESAR•VICIT
TVLIT
T•SEMP•AVGVR
AVGVSTALIS
in ruinis Warhel

IMP•CAESAR•DIVI
NERVAE•F•NERVA
TRAIANVS•AVGVSTVS
GERMANICVS•DACICVS
PONTIF•MAXIMVS
TRIB•POT•IIII•COS•IV
VICTO•DECEBALO
ex Panuinio

L•TERENTIO
M•F•QVIR•RVF
PRAEF•COH•VI•BRITTON
O•LEG•I•M•P•F•DON•DON•AB
IMP•TRAIANO•BEL•DAC
P•P•LEG•XV•APOLL
TRIB•COH•II•VIC
D D
Braccarae in Lusitania

SENATVS•POPVLVSQVE•ROMANVS
IMP•CAESARI•DIVI•NERVAE•F•NERVAE
TRAIANO•AVG•GERM•DACICO•PONTIF
MAXIMO•TRIB•POT•XVII•IMP•VI•COS•VI•P•P
AD•DECLARANDVM•QVANTAE•ALTITVDINIS•
MONS•ET•LOCVS•TANTIS•RVDERIBVS•SIT•EGESTVS
in basi Columnae in medio foro Traiani

I•O•M
ROMVLO•PARENTI
MARTI•AVXILIATORI
FELICIBVS•AVSPICIIS
CAESARIS•DIVI•NERVAE
TRAIANI•AVGVSTI
CONDITA•COLONIA
DACICA
SARMIZ
PER
M•SCAVRIANVM
EIVS•PROPR
e ruinis Warhel
TROFEI DI TRAIANO
Questi trofei appartenersi à Traiano ci persuade l’essere stati tolti da gli edifice di Traiano, poiche erano collocati per ornamento del Castello dell’ acqua Martia ristabilita, et accresciuta dal medemo Imperatore, come scrive Frontino. Sin’ hoggi presso la Chiesa di Sant’ Eusebio, sù la via di Santa Croce in Gierusalemme si vede il medesimo Castello adornato con due archi, ne’ quali erano dirizzati li due trofei, donde non è gran tempo furono trasportati in Campidoglio.
La maniera della scolutra è del tutto simile alli tempi di Traiano, et alla sua Colonna; mà qual’ vittoria si rappresenti ne’ medemi trofei diremo nella seguente figura.
TROFEI DI TRAIANO
Muove gran’ dubbio sè questi trofei sieno de’ Daci, essendovi scudi Germani, o Sarmati di forma longa sessangolare, non usati da Daci; come in tutte le figure della Colonna. Mà l’havere considerate le medaglie di Traiano co’ trofei, e prigioni de’ Daci, esibite qui avanti nelle due tavole al num. 19-20-21-23 dove è figurate la Dacia sedente sopra li medesimi scudi, mi hà tolto ogni dubitatione, quasi vi habbino mischiato l’armi de’ nimici vinti. Nel resto questi due trofei si conformano con gli due altri scolpiti nella Colonna al foglio 58 con li medesimi elmi, loriche hamate, e clamidi, faretre, insigne. Sono di più questi scudi adornati di sarmenti, pampini, e grappoli d’une, de’ quali la Dacia è fertilissima, e si vede nella medaglia esibita al num. 27 figurata con un’ putto, che tiene grappoli d’une nelle mani. Gli altri elmi con le sfingi, Tritoni, e Centauri all’uso Greco, sono stati scolpiti per bellezza, et ornamento dall’eccellentissimo Scultore.
HISTORIA UTRIUSQUE BELLI DACICI A TRAIANO CAESARE GESTI EX SIMULACHRIS QUAE IN COLUMNA EIUSDEM ROMAE VISUNTUR COLLECTA AUCTORE F. ALPHONSO CIACONO

INTERIORIS FRONTIS COLUMNAE DESCRIPTIO

1 Columnam marmoream cochlidem Romae in medio Traiani foro erectam, nunc etiam extantem CXXVIII. Ped. altam, ad cuius fastigium, per 184. gradus conscenditur, lucem fenestellis 43. ministrantibus, S.P.Q.R. Traiano Augusto, bellis Asiaticis implicito, dicavit. In cuius extima superficie quicquid optimus princeps gemina in Dacos, expeditione praclare et felicites gessit, ad posterorum monumentum insculpsit. Quam licet morte praeventus non viderit, ispius tamen cineres in urbem realti, intra auream pilam in eiusdem fuere summitate reconditi.

2 Intimam columnae faciem prior figura ostendit, ficut extimam posterior, Totius autem et singularum partium mensuram ex subiecto climacis indiculo facillimè agnosces.

3 Constat tota huius columnae moles ex XXXVIII marmoreis lapidibus stupendae magnitudinis, ita ut basis ex VIII ex singulari laurea corona superstans, ex XXIII totidem gyri per intervalla in ipsamet columna conspicui, ex uno capitulum, supremus ex altero apex consurgat. Romanae utique potentiae et splendoris argumentum, et moles adeò sumptuosa, quae cum Memphyticis pyramidibus facilè certare posset.

4 Longitudinem huius columnae licet CXL Ped. Eutropius, et Cassiodorus prodant, Publius tamen Victor, aliam fortasse mensurae rationem sequutus CXXVIII non excedere tradit, quod et nunc etiam deprehensum est. Gradus autem non ut idem P.Victor CLXXXV sed CLXXXIV nec fenestellas XLV Sed XLIII hodie comperimus. Basis autem singula latera XX Ped.Rom. habent :id est simul LXXX quos ego exacta mensura deprehendi.

5 Columna altera ad exemplar huius facta, quam M.Aurelius Imperator Antonino Pio Augusto in Campo Martio Area Flaminii dicavit, quae adhuc Romae visitur rimis dehiscens, ignique parumper deformata, Traiani columnam XLVII Ped. longitudine excelit, ut pote quae alta sit Ped. CLXXV et gradus habeat CCVI fenestellas vero LVI P.Victore attestante. Graduum autem numerus hodie deprehendi non potest, neque ad columnae fastigium perveniri, in quo Colossus ingens fuit, qui imaginem ipsius Antonini pii referebat, ut ex nummis antiquis coliigitur. Qui tamen hodie non extat.

6 Columnae huius erectio ideo à Senatu Populoque Romano facta, ut optimi principis, cunctisque Carissimi, memoria superesset aeterna. Rerumque gestarum gloria, atque ferocium gentium victoriae ad posterorum ita notitiam pervenirent: ipsique praeterea assentarentur, in urbem, ex Asia redire paranti: et ut forum, quod ipse omnium elegantissimum construxerat, complenarent, et undique conspicuum redderent, monte tantae altitudinis; quantae columna existit, inde egesto: utque ea moles illius post obitum cineribus recipiendis, usui esse posset: non secus atque Memphiticae pyramides in regum Aegyptorum, mausoleum Augusti, sua postea moles Hadriani, columna altera Antonini Pii, et septizonium demum Septimii Severi Pertinacis sepulchra cessere.

EXTERIORIS FRONTIS COLUMNAE ORTOGRAPHYA.

7 In basi quoquo versum huius marmoreae columnae trophaea insculpta sunt; de superatis hostibus parta, inter quae visuntur labarum, signa draconum, tubae, tunicae, paludamentum, Dacorum genti propria, gelae, loricae, thoraces, scuta, clypei, hastae, gladii, acynaces, pugiones, clavae, secure, falces militares, arcus, pharetrae, et sagitte.

8 Aquilae signa Romani exercitus felicia, trophaeis superstant: quarum ductu et auspiciis victoriae partae, hostibusque praeda adempta. Hae sertum ex quercu factum, unguibus tenent, ex quo corona civica in circulum contorqueri posset, caputque victoris redimiri, vittis utrinque pendentibus, quibus ad sinciput alligaretur. Qua semel accepta, perpetuo, uti licebat.

9 Corona laurea Traiano de Dacis, et Sarmatis triumphanti, à Senatu Romae de more data. Coronae autem triumphales primum ex lauro, dein ex auro purissimo fieri coeptae: unde aurum dictum coronarium, quod esset omnium probatissimum.

10 Dion Cassius Graecus auctor conset columnam hanc ab ipsomet Traiano constructam, et priusquam ad bellum proficisceretur Parthicum factam: neutrum tamen antiquae inscriptioni, basi columnae superadditae, consentit: quae à S.P.Q.R. et ipsius etiam sumptibus erectam apertè profiretur. Cumque id acciderit XVII. Traiani plebis tribunatu, liquet eius imperii anno XVII fuisse dicatam. Totidem namque annos tribunitia potestate Caesares functi, quot imperio praefuere. Quo certè tempore Traianus Italia aberat Parthico et Armeniaco bellis distentus: incidebatque in annum ab urbe condita DCCCLXVII Christi autem CXV Panuini fastos, si probatiores sequamur. Q. Minnio Hasta et P. Manilio Vopisco coss.

11 Simulachra, in hac Traiani marmorea columna incisa, parum à superficie eminent, duorumque circiter pedum longitudinis existunt: sed quo magis à basi versus capitulum procedunt, eo grandiora cuadunt: adeo ut quae capitellum proximè pertingant, eandem quam inferiora magnitudinem ferme ostentent, quod dupla iis proportione respondeant.

12 Traiani Augusti forum, in cuius medio haec Hetrusco opere columna eminebat, inter Capitolium, collem Quirinalem, et forum Nervae, ab Aapollodoro pertissimo artifice tecto aeneo super imposito, extrustum fuit. In quo palatium Traiani vario ex marmore, statuis, et picturis ornatum; gymnasium, bibliotheca, arcus triumphalis ob superatos Dacos et Sarmatas, porticus amplissimis excelsisque opere corinthiaco columnis, magnis epistiliis adiunctis (ut gigantum potiùs quam coeterotum hominum moles crederetur) statua equestris ipsius Traiani in medio porticus atrio columnis altissimis, super posita. Huc à plerique Caesaribus illustrium hominum statuae translataem non paucis dicatae, inter quas Claudiani poetae etiam insignis fuit. In huius fori ruinis, Symmaclius Pontifex aedem Divo Basilico sacram construxit; sicut et Bonifacius VIII tres turres excelsas. Quarum, quae media est, militiarum ideo dicta, quod in ipsis Traianorum militum stationibus superaedificata fuerit. Harum rerum auctores existunt, Dion Cassius in vita Traiani, Ammianus Marcellinus lib.6. Gellius lib. 13. cap.23. Blondus lib.3. Romae instauratae, Marlianus lib.3.cap.13.

13 Cancelli aenei capitellum columnae ambientes, ita ut spatium tutum circum transeuntibus relinquerent, nunc non extaut. Quare non levi se periculo exponunt ii, qui summitatem columnae conscendentes, capitellum ipsius circum ambulant repagulis destitutum, fieri enim facilè potest, ut vertigine correpti in ima praecipites labantur. Tutius igitur erit intra fenestram se continere ad quam gradus terminantur; et inde utcunque prospectare, quam foras cum tanto periculo erumpere.

14 Celebris haec Traiani columna in fastigio colossum habuit super impositum, id est statuam ipsius Traiani immodicae proceritatis erectam: cuius rei fidem faciunt eiusdem, qui visuntur, nummi. Erat autem statua huiusmodi paludata, thoracata, et ocreata: orbem seù pilam auream tenebat in dextera, intra quam ipsius cineres recondi asseruabantur: sceptrum in sinistra, simile iis, quibus Hispani hodie iudices pro insigni utuntur. Statua autem haec, vel a barbaris urbem vastantibus demolita, vel tempestatis vi alicuius deiecta: nam illius caput, cum basis ruderibus purgaretur, repertum; et in aedes quondam Cardinalis dicti de Valle, translatum. Pedes autem fastigio columnae adhaerentes adhuc visuntur. Fuit autem colossus hic longus pedes XXI Romanos: nam caput à vertice ad mentum duorum pedum quatuorque unciarum existit, quod nona totius corporis pars esse selet. Decretae autem in columnis statuae à Senatu plerisque fuerunt. In sepulchris verò, neque non monumentis reliquis columnarum ratio fuit, ut cuius nomini dictae essent, gloria supra coereros mortales attolleretur. Hinc illa Enii de Scipione verba. Quantam statuam faciet Populus Romanus? Quantam columnam quae res tuas gestas loquatur? Vel certè quod maioribus mos fuerit, principes viros sub montibus sepelire. At cum montes sepulchris excitandis ubiuis non sufficerent, pyramides, altasque columnas super cadavera erexere: vel ipsa potiùs cadavera super columnas et pyramides recondere curarunt. Solus autem inter Imperatores, teste Eutropio, Traianus in urbe sepultus fuit. Nam Mausoleum Augusti, Moles Hadriani, et Columna Antonini Pii extra Urbis habitationem fuere.
Prioris belli à Traiano Augusto adversus Dacos suscepti, initium. Qui postquam Italia excesserat, Alpibus traiectis ad Noricos, nunc Styriam et Carinthiam cum copiis pervenit: per eandem enim viam iter fecisse ab Urbe in Germaniam, cum à Domitiano Caesare Romanis legionibus praeficeretur, Plinius in Panegyri auctor est.
Profectionem verò Traiani Augusti in Daciam quarto imperii sui anuo extitisse fastorum monumenta produnt: et dum aetatis ageret XLVIII. Nam XLV imperare coepit, non ut Dion Cassius scripsit XLII quod neutiquam temporum seriei cohaerere poterat. Cum euim ipse vixerit annos LXIII mens. IX dies IV imperaveritque annos XIX mens. V dies XV consequi necesse erat, aut XXIII annos ipsum imperasse, aut certè LXI obiisse utrumque tamen à rei veritate abest: ut ex historia ipsius et fastis, publicisque tabulis potest cognosci. Nec incommodum fuerit hic adnotasse, quod ego diligentissimè investigavi, Traianum Italicae urbe, Hispali proxima VII Idus Novembris natum. VI Kal. Februarii imperare coepisse, et VI Idus Augusti diem ultimum obiisse. Erat autem Italica, urbs Hispaniae Baethicae, ad ripas Baethis fluvii sita, decem ab Hispali milliaribus distans, cuius nunc ruinae amplissimae visuntur non longè ab oppido, quod Alcala del Rio dicitur: ubi Hadrianus et Theodosius Imperatores etiam orti.
Causae huius belli suscipiendi Traiano Augusto fuere: pecunia gravari, quam quotannis Daci capiebant: illorum copias indies et vires augeri, efferatiorique subinde animo fieri: provincias finitimas in amicitiam Populi Romani, fidemque susceptas, iis summopere infestari: gloriae aviditas, quam supra maiores ea sibi via comparare tentabat, vindicandae iniuriae dedecorisque abolendi desiderium, quod ex profligato nuper exercitu, signisque legionum amissis, conceperat.
Dacia, regio olim fuit situ munitissima, trans Danubium collocata mediam Tibisco fiumine alluente; provincias complectitur, nunc Transylvaniam, Valachicam, et Moldaviam dictas. Ab ea Sarmatiae parte, quae nobis Russia, et Podolia est; Tyra fluvio dividi veteres Geographi scripsere. Ab inferiori autem Moesia, quae nunc Bosna et Servia existit, Istro amne disiungitur. Circuitus eius patebat, Dione, Ammiano Marcellino, et Sexto Ruffo auctoribus, decies centena millia passum: idest mille milliaria Italica, quae conficiunt CCL leucas Hispanicas, et totidem milliaria communia Germanica. Regio plurimum monteosa, arduisque alpibus cincta, fodinis auri, argentique, et aeris abundans, frumenti armentorum et pecoris ferax. Dacis per id tempus Decebalus Rex praerat, qui Oppium Sabinum virum Consularem, et Cornelium Fuscum Praefectum cohortium Praetorianarum, duces à Domitiano Caesare, cum ingentibus copiis missos, turpi clade deleverat.
Daci unus populus eademque genus cum Getis fuere; licet Strabo libro 7. seductus diversam censuerit. Hos namque fuisse veros Getas sicut et Dacos, à Germanis et Gothis originem traxisse, è Scandia prodiisse insula: Herules abegisse Istri ripas habitantes inibique consedisse, neque semel occupatas sedes unquam mutasse, aliove concessiss et Iornandus in historia, et Divus Hieronymus super Eusebium attestantur. Germanis praeterea eosdem annumeratos, illorumque lingua fuisse locutos: Plinius item, et Iornandus prodidere. Neque audiendi sunt, qui vocum affinitate decaepti; existimant Danos esse Dacos, vel Daniam, Daciam, Nam Dania eadem est quae Cimbrica Chersonnesus, hodie Danmarex et Iuitlant, et corruptius Dinamarcha appellata: longissimè à nostra Dacia dissita. Est enim Dania Septentrionalis Oceani peninsula maritimae Saxoniae lateri adhaerens, quam olim Cimbri habitarunt, quos postea Marius delevit, in Italiam irrumpere conantes: de quorum spoliis trophaea Mariana dicta, Romae excitata fuere. Daci autem, de quibus nobis in praesenti est fermo. Pannoniis et Sarmatis sunt contermivi, Transylvani, Valachi, et Moldavi hodie dicti, olim acetrimi, et pugnacissimi milites, qui saepe multum detrimenti Romanis intuletunt. Sub Cotisone enim Rege Pannonias et Moesias irrumpebant concreto gelu Danubio. Contra quos Cornelius Lentulus ab Augusto missus, tres eorum Duces cum magnis copiis delevit: citeriorem ripam praesidiis munivit, fatis victoriarum putans, posse illos prohibere. Dein Augustus eosdem coercere parans, qui se in Pontum et Thraciam essuderant, morte praeventus est. Mox Domitianus per Alpes Iulias itinere facto, biennio Pannonios domuit, cum nullus ad eum diem ausus fuisset ad Danubium arma transferre, quamuis saepe insultantibus barbaris; cum Dacis tamen bis infeliciter congressus, duces et signa amisit, licet de iis Romae, victus potius quam victor triumphaverit. Subsecutus Traianus, Dacorum insolentiam haud diutius ferendam ratus, adversus eos arma movit, duabus factis expeditionibus.
Sub priorem, ad pacem petendam supplices compulit: sub postetiorem multis praeliis attritors se dedere, Decebalumque ipsorum Regem im desperationem lapsum, manus sibi inferre coegit: Dacia iu provinciam Romani Imperii redacta. Sub Galieno perditissimo Imperatore Dacia amissa est. Aurelianus desperans retineri posse, omnem Daciam trans Danubium, sublato exercitu provincialibus reliquit: abductosque ex ea populos in Moesiam collocavit, appellavitque suam Daciam quae duas Moesias divideret; Serviam, et Bulgariam hodie dictas, ut Vopiscus in Aureliano scribit. Nunc Daci partim Turcarum Regi tyranno subsunt, partim proprium Principem agnoscunt, quem vulgo Vaivodam vocant.
Ex Asiaticis Parthi, ex Europaeis Thraces et Daci, molestissimi et acerbissimi Romanis hostes fuere. Daci autem adeo strenui erant ut multo plures clades Romanis intulerint, quam acceperint: gloriabantut enim Martem, quem bellorum Deum vana gentilitas credidit, suum incolam fuisse, cui rei allusit Virgilius 3. Aeneid. dicens.
Multa movens animo Nymphas venerabat agrestes
Gradiuumque patrem, Geticis qui praesidet arvis.

Cuius etiam rei meminit Vegetius lib.I. cap.28.

15 Dravus fluvius, Germanis Drag dictus, insignis et navigabilis è Noricis Alpibus ortus, rapidus, et violentus, in Danubium recta fettut meridiem versus, ad cuius ripas exercitum Traiani Augusti primum consedisse, aliquot coniecturis colligimus. Noricum autem appellabatur, quod nunc Stiriam et Carinthiam dicimus: in descensu Alpium regiones suppositas, per quas ex Italia ad Gemraniam, et indè ad Pannonios et Dacos iter compendiosius existit.

16 Horrea, instar parvorum castrorum, aggere et vallo munita, stumento, et omnis generis commeatui reponendo, et hinc ad castra, prout necessitas posceret, in militum alimenta perducendo, veteribus procestria, quasi castris proxima, dicta: horrea nos, vel repositora frugum subcastrensia appellare possumus i.

17 Procestria haec loco montuoso et aspero extructa, tam munitiones per ripam Dravi fluminis perductas, quam militum custodias tuentur.

18 Strues lignorum, ad munitiones castrorum, cibos condiendos, impedimenta bellica, pontesque conficiendos collecta, et ordine quodam disposita et asservata.

19 Foenilia, seù palearia in pabulum equorum, iumentorumque castrensium asservata, in eamque formam composita, ne ab imbribus corrumpi, aut ventis dissipari possent, utque à caeteris nocumentis et iniuriis immunia essent, in castra, prout occasio exigeret, tuto trasnferenda.

20 Castella per intervalla disposita, editis asperisque collibus, ripis Dravi fluvii imminentibus, vallo, aggere, et fossa munita, praesidioque militum tenta, interim dum locus opportunus metandis castris occurrat, ut fi quae hostium irruptio fieret, intercipiendi commeatus gratia; tempestivè occurri queat. Quod et Vegetius lib.3.cap.8. in hunc modum edocuit. Si non reperitur antiqua munitio, opportunis locis, circumdata maioribus fossis tumultuaria castella firmantur. Nam à castris diminuto vocabulo sunt nuncupata castella. Intra quae in angariis aliquanti pedites, equitesque degentes; tutum iter commeatibus praestant. Difficilè enim hostis ad ea loca audet accedere, in quibus à fronte et à tergo novit adversarios commorari.

21 Faces accensae per fenestras castellorum productae, quibus nocturnae hostium insidiae, vel incursus, si qui essent, explorari, praesentiri, et maturè praecaveri possent.

22 Praetorianus miles ante fores castelli sèu potiùs angariis, vigil, intra quod tandiù Traianus Augustus consederat, quaniù castra loco opportuno figerentur. In editioribus autem locis excubant, quo eminus hostes observare valeant. Fides autem et vigilantia militum; ficut et complexu manuum ita digiti erectione significabatur. Qui mos est hodie receptissimus. Quoties autem milites inducuntur, indices elevantes, praetorianos eos esse, stipatoresque corporis Augusti, custodiamque eius per vices agere ex ferie simulachrorum huius columnae deprehendimus. Cum autem haud fieri posse videretur in speculis per totam noctem vigilantes singulos permanere, ideo in quator partes ad clepsydram sunt divisae vigiliae, ut non amplius quàm tribus horis nocturnis necesse sit vigilare. A tibicine omnes vigiliae committuntut: et finitis horis à cornicine revocantur. Idoneos tamen Tribuni et probatissimos eliguut, qui vigilias circumeant, et renuncient, si qua emerserit culpa, quos circuitores appellant.

23 Libris peculiaribus annotabantur quotidianae in pace vigilae, item excubiae sive angariae de omnibus centuriis et contuberniis, quae vicissim milites faciebant: ut ne quis contra iustitiam pregravaretur, vel alicui praestaretur immunitas. Nam de singulis centuriis quaterni equites et quaterni pedites, qui excubias agebant. Per diem autem castris positis, alii post meridiem, propter fatigationem hominum, equorumque angarias faciunt. Nomina eorum qui vicibus fungebantur fuis, brevibus inferebantur. Si autem exibant milites ad vigilas vel angarias faciendas, tubicine vocante operabantur, et rursum tubicine admonente cessabant, Auctore Vegetio lib.2. cap.19. et 22. et lib.3. cap.8.

24 Munitiones per Dravi fluminis ripas usque ad castella perductae, ne hostes per alveum amnis navigantes; subitam aliquam incursionem in procestira vel castella molirentur.

25 Galea seu cassis, capitis armatura aenea subter mentum alligari solita. Consueverant vero milites omnes, pileis, quos Pannonicos vocabant, ex pellibus uti. Quod propterea servabatur, ne gravis galea videretur homini in praelio, qui gestabat aliquid semper in capite; Vegetio attestante. Lib.1. cap.30. Crediderim autem huiusmodi pileos galeis assutos, ne aes caput offenderet cum intercederet mollius aliquid.

26 Clypeus aereus trium pedum longus, nonnunquam duorum, vel minimum unius et femis, militi Romano olim in usu fuit.

27 Chlamys; vestimentum militare, laxum, nodo vel fibula connexum, quod supra humeros, vel in alterutrum latus reiici poterat, à Numa Romanorum Rege primo repertum, auctore Suida.

28 Sagum, vestimentum militare perbreve, et succinctum, non fluens, sed artus undique exprimens, quod candidum fuit, et index belli, sicut toga pacis: sicut ex 8. Ciceronis Philippica colligitur: quod Hispani et Itali Saium vocant, manicas illi superaddentes, quibus antiqua Saga militaria destituebantur, utebantur autem omnes milites Sagis in bello: exceptis consularibus. Licet aliquibus id genus vestis coriaceum videatur, quod Hispani Cuera, Itali Colleto, nunc vocant.

29 Campestre vestimentum militare ab umbilico ad genua, et parum infra descens, quod pudenda et foemora tagebat: subligar alias dictum, à bracis eo differens, quod brevius et frictius, bracae autem diffusiores et laxiores erant. Italum vulgus braghe vocant, sicut Hispani zaragueles: nam eos qui in usu nautis sunt ampliores, proprius calzones appellant.

30 Caligae tegumentum tibiarum militare ad medias duntaxat tibias pertingens, nunc Latinis tibialia dictum: Italis et Hispanis, calze, dictae.

31 Calcei militares, qui teretibus habenis astricti in cancelli formam pedibus nectebantur, solas plantas munientes, solae vel crepidulae alias nuncupati.

32 Semispatha genus gladii, quo milites nonnuli, spatha brevius, utebantur. Spatha enim longior erat, et eadem cum gladio, quam Divus Augustinus frameam et romphaeam dici asserit. Hispani et Itali spadm vocant. Hi autem tres milites per intervalla dispositi excubantesque, in angariis persistere dicuntur, nam per diem alii mane, alii post meridiem, propter fatigationem, quam pauci perpetuam durare non poterant, angarias faciunt: idemque prorsus per noctem?

33 Clypeus veterani militis, aereus, quem catenula circumambit, floribus et orbiculis quibusdam distinctus: vel ornamentigratia ita factus, vel ob egregium aliquod facinus commissum concessus. Aut certe, ut Vegetius dicit lib.2. cap.18. Ne milites aliquando in tumultu praelii à fuis contubernalibus aberrarent diversis cohortibus diversa in scutis signa pingebant; quae ipsi digmata nominabant. Sicut et in adverso scuto uniuscniusque militis, literis erat nomen adscriptum, addito ex qua esset cohorte, quave centuria.

34 Scapha, seu fluviatilis nauis è procestriis vel castellis potiùs, vinum et acetum transportans, in militum usum, qui iter agentes ripas fluminis tenebant, quos alimenta et coetera necessaria per amnis alveum navibus sequebantur. Scapham hanc vinariam rectè ab onere dicere possumus.

35 Cuppae, similes prorsùs iis quae nunc ubilibet, iu usu sunt, vinum et partim acetum continentes, quas milites ex castellis extractas à ripa in vinariam navem transferentes collocant.

36 Scapha, sèu fluviatilis navis frumento onusta, quod intra saccos, funiculis seù chordis adalligatos, è castellis in castra perducitur annonam exercitui futurum.

37 Clavus gubernandae navi idoneus, similis iis, quibus nunc in suis naviculis regendis naucleri utuntut.

38 Scapha, alia, seù navis vinaria fluviatilis altera, vino onusta, ex castellis in castra à nautis militibus perducenda.

39 Danubius, fluviorum omium Europae maximus 60 amnibus minoribus auctus medio ferme eorum numero navigabili, non secus ac Nilus, Aegyptius fluvius, septem ostiis in Euxinum Pontum descendit: millducentis milliaribus ab eius fonte decursis. Plinius censet oriri eum in iugis Arnobae montis Germaniae ex adverso Raurici, Galliae oppidi, lib.4. cap 12. Cum autem non è monte Abnobae, ita enim in Plinio legendum est, sed è fontibus quibusdam ebullientibus propè villam notissiam, quae patria lingua Doneschingen appelatur, erumpat, adeo ab initio exiguus, ut vix sit anseribus navigabilis. Per innumeras labitur gentes, Danubii nomine, immenso aquarum auctu, et demum per Thraciam recta in Pontum Euxinum fertur. Hunc rectè Virg.3. Georgicorum, unico versu pulchrè descripsit, cum ait.

Turbidus, et torquens fluuentes Ister arenas.

40 Simulachrum Danubii, fluvii inter omnes Europaeos, ut diximus, maximi, arundine coronatum, magna copia istius plantae in eiusdem ripis proveniente, faciem orientem versus? Et dextrum brachium; quo cursum dirigit, habet. Ubi primum Illyricum alluit, et Dravum et Savum minores amnes intra se recipit, Ister appellatus, Danubii nomine abolito, ut Strabo et Stephanus attestantur. Hunc fluvium Amianus Marcellinus lib.22. Ovidius in 4. De Ponto, et Ausonius poëta Gallus eleganter descripsere.

41 Dextrum Orientem, sicut sinistrum Occidentem significare auctores sunt Pythagoras et Aristoteles I. Lib. De Coleo, Plato item Galeno tradente, Orientales esse dexteras à quibus initium motus, laevas autem Occiduas docuit. Licet Varro lib.6. Latinae linguae contrarium sentiat, cui et Plinius subscribit, minus exactè rem perpendentes. Hoc simulachrum Danubii dexteram, quo labitur extendens, versus Orientem properare cursumque suum dirigere, facilè concipimus.

42 Dravus fluvius in Danubium se mergit propè Nandaralbam oppidum et arcem insignem, olim Taurunum seù Albam Graecam, nunc autem vulgo Belgradum appelatum, non longè à Bacia antiqua inferioris Pannoniae urbs: teste Cuspiniano in oratione protreptica ad sacri Romani Imperii principes.

43 Exercitus ex castris, urbe, vel oppido, Istro proximo sua signa sequens prosiciscitur. Singuli autem milites dum progrediuntur thoracati, galeis, humeris fibula astrictis, scutis item et gladiis armati procedunt; vallum seù hastas ferentes, in quarum summitate sacculus alligatus, pane refertus bis cocto: pera ubi caseus et salita caro, vas aquae vel vino continendo, Sartago continendo cibo, et demum tyrocnestis comminuendo. Quod tunc maximè siebat, cum iter isset celerrimè conficiendum, vel per loca inculta, deserta, et infrugifera transeundum. Coctum panem hi deferebant nomine buccellatum, cuius nuuc in Italia alicubi usus est. Retortum enim in coronulae formam commodè perfertur: vulgus Italum Ciambellas vocat. Sequebanturque ut plurium pistores exercitum, quibus erat curae, ex frumento legionibus publicè dato, conficere singulis bucellatum, Pescenniumque Nigrum Imperatorem scribit Aelius Spartianus, prohibuisse pistores exercitum sequi: et iussisse milites omnes bucellato in locis pacatis accepto, esse contentos. Quod et Blondus ex veterum auctorum lectione lib.6. Romae triumphantis edocuit.

44 Pondus baiulare usque 60 libras, et iter facere gradu militari frequentissimè milites cogebantur, quibus in arduis expedictionibus, necessitas imminebat annonam pariter ac arma portandi. Portabant verò cibaria summum 17 dierum, minimum trium. Nec hoc credatur esse
difficile, si usus accesserit. Nihil enim est, quod non assidua meditatio facillimum reddat. Quam rem antiquiores milites factitavisse Virgilius 3 Georgicum docuit: cum ait,
Non secus ac patriis acer Romanus in armis
Iniusto sub fasce viam cum carpit et hosti
Ante expectatum positis stat in agmine castris.

Et Cicero Tusculanarum 2 labor quantus agminis, ferre plus dimidiati mensis cibaria, ferre si quid ad usum velint, ferre vallum: nam scutum, gladium, galeam, in onere nostri milites non plus numerant, quam humeros, lacertos, manus. Arma enim, membra militis esse dicunt.

45 Scuta in longiorem formam quadrata, à Clypeis multis modis differebant. Materia in primis, quae in clypeis aerea, in scutis lignea ex multis segmentis compacta erat: magnitudine et figura etiam dissidebant, auctore Varrone.

46 Pons ligneus super Istrum, traiiciendo ad alteram fluminis ripam militi, navibus fluviatilibus constratus, et ad utramque alvei extremitatem, quo firmior esset, revinctus. Scaphas enim de singulis trabibus excavatas cum longissimis funibus, interdum etiam ferreis catenis secum legio portabat, quatenus contexis eiusdem (sicut dicunt) monoxylis, supertextis iniectisque tabulatis, flumina, quae sine pontibus vadari nequeunt, tam à peditibus, quam ab equitatu sine periculo transeantur. Ut Vegetius dicit lib. 2.

47 Omnes signiferi, quamvis pedites loricas minores accipiebant et galeas ad terrorem hostium leoninis pellibus tectas: iubis supra collum et
humeros profusè pendentibus. Et licet Vegetius ursinas fuisse huiusmodi pelles doceat, Virgilius tamen leoninas eas fuisse censet, quibus signiferi et strenui duces in bello ut urentur, quo ferociores visi, maiorem hostibus terrorem incutetent. Nam de Aventino loquens 7 Aen. dicit.
Ipse pedes, tegmen torquens immane leonis,
Terribili impexum seta cum dentibus albis
Indutus capiti, sic regia tecta subihat,
Horridus, Herculeosque humeros innexus amictu.

Potuit autem fieri, ut utrisuis indiscretè signiferi in bello uterentur et ursinis et leoninis: sed quae hic exprimuntur imaginem referunt, non ursorum sed leonum, cum ex ungvibus pendentibus facillimè deprehendantur.

48 Signa concordiae, in quibus extenta manus perferebatur intra lauream coronam, longae hastae affixa, ornamentis quibusdam hincinde pendentibus: quae pacis tempore in aerario asservabantur, et belligeraturi promebant: ut Livius in 7.

49 Apud Romanos nihil unquam in bello aquila frequentius, honoratius aut sacratius fuit: ita ut Romana cognomento appellari merverit, cuius ductu totum ferè subiecerint orbem. Qui aquilam signifer gestabat, aquilifer dicebatur: et singulis legionibus unica dumtaxat aquila praeferebatur aurea, ferculo seù hastae longae praefixa: et quo faciliùs humi defigi posset in acutam cuspidem definebat. Argenteam aliquando eam fuisse Cicero prima in Catilinam ostendit. Novem autem in legione perfecta signa extitisse, quot cohortes videlicet, milliaria, quae aquilam ferebat, excepta. Dion Cassius, Plinus, et Vegetius docuere. Romanis legionibus aquilam C.Marius secundo suo Consulatu propriè dicavit: quamis Persae multò antè Romanos auream aquilam, pennas extendenti similem sacrarunt. Erat et olim apud Romanos prima cum quatuor aliis, lupi, minotauri, equi, aprique singulos ordines anteiens. Paucis ante annis sola in aciem portari coepta erat: reliqua in castris relinquebantur. Marius in totum ea abdicavit. Ex eo notatum, non ferè legionis unquam hybernasse castra, ubi aquilarum non sit iugum. Una legio sub vuius aquilae ductu decem cohortes, ut diximus, continebat. Quae si perfecta existit, pedites, habet sex millia centum, equites septingentos vigintifex. Minor numerus esse non debet, maior interdum esse consuevit. Gravem ea armaturam, hoc est principes ferentarios, sagittarios, funditores, balistarios, continebat. Recentes qui adlegebantur milites, puncturis in cute pictis scripti, et matriculis inserti, iurare solebant per maiestatem imperatoriam: postmodum Christiani religione suscepta, per Deum Christum, et Spiritum sanctum, et Caesaris nomen; iurabant: et ideo militiae sacramenta dicebantur. Haec de aquila et legione fatis.

50 Signifer manipulum, vel aliud quidpiam pro signo gestans, nisi forte laterna erat, quae noctu iter agentibus militibus, viam illustraret quam caeteri sequerentur. Fuit autem manipulus trium contuberniorum idest XXX militum signum, sicut concordia cohorti, Aquila, legioni proprium.

51 Praefectus praetorio, vel tribunus aliquis thoracatus cum paludamento profusiori, laticlavo baltheo, à quo ensis pendet, supplices libellor sinistra tenens, vel forsan indiculum militum, pontem transeuntium: quare in sine pontis consistens, non videtur progredi, sed potius stare, et centurionibus signiferisq; singulatim quid agendum, quoue procedendum indicere. De tribuni autem officio; Cicero lege secunda, Vegetius et Marcellus de re militaris fatis superque docvere.

52 Imaginarii, sive imaginiferi, qui in vexillis imagines passim et Deorum, et Imperatorum, Ducumque illustrissimorum depictas gerebant; ut Cornelius Tacitus lib. 5 et 18 Appianus Alexandrinus lib.2. Suetonius in Vespasiano, et Lampridius in Diadumeno attestantur.

43 Signum victoriae, quod erat, virgo alata coronam lauream manu porrigens, subiecto orbis globo consistens: in Romanorum acie, quasi bonum et felix omen, quo alacriores praeliaturi milites redderentur, gestari solitum Caesar 3. civilis belli: Herodianus lib. 5. Lampridius in Alexandro: Ammianus Marcellinus lib. 28.

54 Pons alter ligneus scaphis, vel cymbis suffultus, per quem milites in adversam Istri fluminis ripam se tuto conferant in fine cuius tribunus consistit, simile, atque alter, cuius super meminimus, munus gerens.

55 Nullo tegmine caput velasse Romanos milites, quandiu in castris versarentur, nisi galea tantisper, dum praeliarentur, monumentum hoc antiquitatis argumento est, ubi cuncti detectis capitibus inferentur.

56 Hastae, spicula lata habentes, quae sicilices veteribus dicebantur; Ut inquit Festus, et Ennius; incedit ucles vulgo sicilicibus latis.

57 Liticines seu buccinatores, utrovis enim modo dicuntur, lituos seù buccinas portantes, instrumenta cana et retorta, quae in semetipsa aereo circulor flectuntur, quorum sonitu aliquid exercitui nunciabatur, aciesque excitabantur. Nam per huiusmodi cornua et tubas, indubitatis sonis agnoscit exercitus, utrum stare aut progredi, an certe regredi oporteat, utrum longè presequi fugientes, an receptui canere. Buccinatores enim et cornicines ornamentum erant totius legionis, in congressu conflictus et eius reditu. Classicum etiam appellatur, quod buccinatores per cornu dicunt. Et quia classicum canitur Imperatore praesente, vel cum in militem capitaliter animadvertebatur, ideò insige censebatur imperii. Classico Virgilius allusit in 6. cum ait:
Et lituo pugnas, insignis obihat et hasta

58 Lancearii, seù hastati, stipatores, corporis Traiani Augusti, hastas longas, aeris Cuspidibus munitas, gestantes.

59 Equi primorum exercitus ducum Traianum Augustum comitatium à militibus tenti et asservati, quibus ephippia seù tegmina ad mollem vecturam inerant, sericea, quibus ab equite gubernarentur, phaleras praeterea, et lora quae ad pectus et subter caudam inflexa, ne ephippium excideret, anterius vel retrorsum laberetur, faciebant. Stapedarum autem usus quibus equitis pedes fulcirentur, veteribus prorus ignotus, sicut statuae equestres, nummi antiqui, et universa vetustatis monumenta apertè demonstrant. Franciscus Philelphus primus recentem stapedae appellationem excogitavit, ne res tàm familiaris proprio aliquo nomine destitueretur, quo pedum fulcra seù fulcimenta, in equitando significaremus.

60 Brachia nuda in castris olim milites Romanos gestavisse praesens hoc monumentum testatur. Quem morem hodie observant Turcae cum hostibus pugnaturi.

61 Suggestus vel suggestum (utrovis enim modo rectè dici potest) locus fuit caeteris editior, ex quadratis et sectis lapidibus constructus, si temporis et materiae copia suppetebat, unde orationem ad milites Imperatores facere, vel inibi cum Tribunis, vel primioribus exercitus ducibus de rebus bellicis consulere, aliquidue decernere solebant, quod esset Imperatoria maiestate dignum.

62 Traianus Augustus de bello hostibus acriùs inferendo, pugnaq; cum ipsis quam primum conferenda, cum Lucio praefecto legionum vel praetorii decernit, qui comes et praecipuus dux cum Traiano Aug. in hac profectione fuit.

63 Sacerdotis consilio Caesaris ritu succincti Gabino intersunt, ut de fa sacrificio Diis placatis ageretur, antequam cum hoste manus conserantur. Qui mos fuit Romanis receptissimus, à sacrificio et bellum et certamen auspicari, nihilque arduum gerere, nisi id prius praecessiffet,. Paluda mentis autem, purpureis floccis praetextis, sacerdotes stantes utuntur, Imperatoris consilio seù decreto interfuturi.

64 Securis aerea, qua victima erat ferienda, à Popa vel sacerdote aliquo, ceu insigne religionis, et sacrificii, iamiam futuri indicium gestata.

65 Insignis Traiani Augusti comitas, qui Lucium praetorio praefectum non secus atque socium et parem secum consedere faciat in suggesto, eodemq; sedis genere dignetur: eisdem vestibus et ornatu. Paludati enim utriq; lati clavis et baltheis insigniti erant. Hoc tantum Caesar honore praecedit Lucium, quod dexter sedat, Caesaris sinistram claudat. Sedes autem eburneae forsan, vel alia preciosa materia confectae. Opercula serica floccis purpureis pendetibus distincta. Carebant huiusmodi subsellia fulcimentis undique, ad quae brachia et scapulae reclinari possent. Necessariis contenti delicias et luxum Imperatores probi in castris utiq; declinabant.

66 Equi Caesaris aureis et sericeis stragulis ornati, phaleris, fraenis, habenis, pectoris et caudae loris, quae pectoralia et subcaudalia non ineptè dici possent, instructi à Caesaris ministris labara gestantibus, tenti.

67 Labara duo, alterum insigne Principis aureum, gemmis, unionibus, et purpura ornatum, ante Caesarem gestari solitum, lanceae cuspide pendens, fasciis utrinque fluentibus decorum, tantae olim existimationis, ut à militari turba adoraretur, caeteraque signa ad eius praesentiam inclinarent. Alterum autem insigne erat Lucii Praefecti, cum Caesare in ea expeditione militantis, ducis quidem strenuissimi, rubeum seù flammeum, ab splendenti rubedine ita vocatum, Labarum enim Senatus, argenteum fuit: Imperatoris, aurum: Ducis, rubeum: Classis, caeruleum Labari Imperatorii deinde loco Constantinus Augustus Crucis insigne iussit praeferri: religiosissimi principis specimen in ea re exhibens. Harum rerum auctores sunt: Tertullianus in Apologetico cap.16 Divus Ambrosius in epistolis: Sozomenus in historia tripartite lib. 1. cap. 5. Prudentius lib. 1. contra Symmachum, Ammianus Marcellinus lib. 16. Procopius lib.4. Eutropius in vita Constantini Magni.

68 Sacerdotes, laureati, rituque Gabino succinti solemni sacrificio assistunt, hymnos forsan, laetumque choro paeana canentes, precesue aliquot sacrificio praesenti dicatas. Cinctus autem Gabinus vestimenti genus erat quo sacerdotes cuiusque Dei, ritus, et temple partier utebantur, quale est camissum lineum candidum, quo nunc Christiani utimur sacerdotes, ab Italis, Cotta; ab Hispanis rectius, Alua, vocatum. Et cum esset latum, adeoque oblongum, ut discinctum per solum traheretur, postea cinctum, pendentem supra cingulum faciebat undiq; sinum. Qui ritus perhibetur fuisse Gabinus: à Romanisq; usurpatus; ut Livius in 5. et Virgil. in 7.
Ipse Quirinali trahea, cinctuque Gabino
Insignis, referat stridentia limina consul.

Vide Blondum lib. 1. Romae triumphantis. Fuere autem huiusmodi sacerdotum vestimenta linea, alba, nulloque prorsus colore infecta.

69 Labellum aureum, argenteum, vel aureum, frondibus, floribus, et praecocibus fructibus plenum, à sacerdote portatum, ut Diis novorum fructum primitiae sacrarentur. Hinc autem forsan colligi potest, sub initium veris hanc à Traiano in Dacos expeditionem susceptam, cum primum fructus maturescere coeperant.

70 Vas aureum vel argenteum, aquae lustrali continendae, quae in sacrificia, et locum, ubi fiebant, et in circumstantes expiandis criminibus spargebatur: quemadmodum nos Christiani, aqua benedicta, ad elevandas leves animi sorder, locumque contagio malignorum spirituum purgandum, et in sacris tum frequenter, tum efficaciter utimur. Ethnicis autem superstitio inanis et inefficax fuit, sicut caeterae religionis suae observantiae.

71 Popa seminudus et succinctus, minister sacrorum, lauro redimitus, qui victimas venàles habebat, aris alligabat, feriebatque, ut Propertius lib.4.
Succinctique calent ab noua sacra Popae.
Suetonius horum meminit in vita Caligulae, et Spartinus in Geta.

72 Limus genus vestis qua Popae utebantur victimas consecturi, ab umbilico ad medias usq; tibias descendes, ut illorum pudenda tegerentur, habens in extremo sui purpuram limam id est flexuosam unde et nomen accepit, nam limum obliquum dicimus. Huius generis vestis meminit Virg. in 12
Velati limo, et verbena tempora vincti,
Et Sernius ibidem.

73 Theca recondendis et expromendis cultris ad victimarum occisionem, quam Popa de more gestabat.

74 Puer ingenuus vitta tempora redimitus, Camillus dictus, Pontifici maximo in hoc sacrificio ministras, urceolum habens in dextra, ex quo vinum, vel liquorem quempiam, in pateram Imperatoris sacrificantis infundat. Antiqui namque Camillos, et Camillas vocabant ministros et ministras impuberes, sacrificiis inservientes. Romulus enim instituit, ut qui fine liberis essent, gratissimos sibi ex omnibus, singulos pueros, et puellas curiis eligerent: qui ad pubertatem usque sacris ministrarent; puallae verò quoad essent nubiles, more ex Graecia translato; coronis autem interim dum sacrificarent, vel vittis essent redimiti, Camillique huiusmodi pueri ingenui vocarentur. Cuius rei auctores sunt Dionysius Halicarnassaeus lib.2. et Sextus Pompeius: Panuinus in Fastis et in lib. Reip. Rom.

75 Tibicines; interim dum sacrificium peragitur, tibiis de more occinentes.

76 Traianus Augustus ante Praetorium, sive Imperatorium tabernaculum, veste linea candida indutus, usque ad talos demissa, velato capite, super ara lapidea, in usum sacrificandi constructa, igne superaccenso, flores odores, et praecones fructus, myrrham, cassiam, thus, et crocum Diis adolet, è patera vinum, velliquorem alium super infundens, aut certè sanguinem mactatae victimae; quod Cicero in Paradoxis, et Macrobius in Saturnalibus prodidere. Sacrificium autem solebat fieri ante congressum praelii, neque licebat Imperatori congredi, nisi priùs Diis esset sacrificatù.

77 Patera instrumentum erat aereum patulum, quo particula sangvinis mactatae victimae super aram infundebatur. Cicero namque in Paradoxis, excipi sangvinem patera, dixit. Patera etiam praeter sangvinem, vinum infundebatur aris, ut Ovidius Fastorum 4.
Cumque meri patera, thuris acerra fuit.
Idem Metamorphos. 15.
Vinaque dat pateris, mactatarumque bidentum etc.

78 Sueovetaurilia, sacrificium ex sue, ove, et tauro: toties fieri solitum, quoties milites recensebantur, et exercitus lustratio fiebat, ut docet Livius lib.7. Fuisse autem mascula ea animalia, taurum videlicet, arietem, et vertem, ex hoc monumento liquet.

79 Dorsuale sericeum discolor supra tauri dorsum, et verris, et victimae cuiusque mactande, imponi solitum. Praetextatum hoc erat, purpuram in limbo habens.

80 Popa cornua tauri mactandi dextera tenet, quae deauarata in victimis fuisse auctores produnt: sinistra securim qua hostiam feriat.

81 Victimarius Sacerdotum minister, qui victimas ligabat, deducebat, aquam et molam parabat, et reliqua quae sacris erant necessaria: ut Valerius lib. 1. cap. 1. et Livius lib. 40. meminerunt: hic verrem deducit. Fuisse autem Romae castra victimariorum, Victor refert.

82 Aquila labarum, et alia exercitus signa, sacrificium dum peragitur, ad hibentur, humique desiguntur.

83 Tubicines, interim dum sacrificium persicitur, tubis clangentes. Tuba autem instrumentum est ex aere, vel argento cavum et rectum, cuius sonitus in castris, et praeliis, et sacris etiam maximè in usu erat. Tuba autem quae directa est appelatur, sicut buccina, quae in semetipsam aereo circulo flectitur. Quoties autem ad aliquod opus exituri sunt soli milites, tubicines canunt, et soli milites ad eorum singna obtemperant. Si verò ad vigilias vel angarisa faciendas, sive ad opus aliquod, vel ad decursionem campi exeunt milites, tubicine vocante operantur, et rursus tubicine admonente cessant. Hispani hoc instrumentum Annafil, vel trompeta bastarda dicitur.

84 Liticines, qui litvis insonant, qui et buccinatores dicuntur, et buccinis insonare. Erat autem lituus vel buccina, instrumentum ex aere vel argento cavum, quod in semetipsum aereo circulo flectitur. Hispanis, Trompeta dictù.

85 Vir quidam hoc loco describitur, tunica ima amictus, coeterum nudus, qui ab asino, vel mulor, quem equitabat, excutitur. Clavam habet in dextera, cribrum in sinistra: symbolum (ut aestimo) alicuius rei tunc notae, vel insignis cuiusdam facti historia, quam commentariis scriptorum destitutus divinare nequeo. Camus autem genus vinculi maxillas asini veluti retinaculum complectens, vincienseve: et capistrum quo illius impetu coerceti ceu fraeno possit, simillima sunt, imò eadem cum iis, quibus nunc muliones et rustici ad simile munium utuntur.

86 Tunicae, sive intimae forma hic expressa, quae, ideo dicta, quod cuti esset proxima, carnemque contingeret. Hanc nonnulli dormitoriam appellant, quod caeteras vestes exuti, solam hanc cubitum concessuri retineret. Quidam supparum, aut subuculam et indusium etiam dixere, quod ea subtus induamur: alii tunicam linteam, vel lineam, quod ex lino plurimum fieret. Vulgus camisiam nunc vocat, et in camisia incedere barbari dicunt, quod latinè et eleganter, tunicatum incedere veteres dixere. Hoc autem inter nostrates et veterum subuculas interfuit, quod illorum sive manicis, nostrae autem manicatae extitere.

87 Adlocutio Traiani ad milites è suggesto lapideo, Praefectis et Tribunis comitantibus, signis legionum et cohortium à propriis signiferis coram inductis, qua singulos ad castra sedulo munienda, et strenuè se in bello adversus hostes gerendum adhortatur. Habitus autem Caesaris in concionem prodeuntis is erat. Paludamentum diffusum et laxum, chlamis conscissa, lati clavia, super thoracem vel loricam gestari solita, baltheus fibula astrictus: indusium subtus campestria, caligiae et calcei militares, gladius capulo eburneo, vel aureo, gemmis ornato: dextera ad milites: quibus cum loquebatur, extenta: libellus in sinistra, veluti involucrum quoddam, qui à voluendo volumen etiam dicebatur. Continebat autem is vel preces et ritus suae religionis, vel indiculum rerum gerendarum, vel commendandarum memoriae: supplices libellos.

88 Suggestus vel suggestum, utrovis enim modo rectè dici potest, ex sectis et quadratis lapidibus constructum, Imperatorie maiestati decens, caeteris locis circunstantibus eminentius, toties erigebatur, quoties concionem ad milites Imperator esset habiturus. Sicut oratores olim prorostris, concionatores etiam nostrates è locis editioribus verba faciunt, ut et failiùs percipi, et meliùs populo spectari possint.

89 Signiferos omnes, quamuis pedites minores loricas gestavisse et galeas ad terrorem hostium leoninis vel ursinis pellibus tectas ex Vegetio lib. 2. cap. 16. Virgilio in 7. iam supra docuimus.

90 Milites, ne aliquando in tumultu praelii à suis contubernalibus aberrarent, diversis cohortibus, diversa in scutis signa pingebant: quae ipsi digmata nominabant, ut fulmina, coronas, flores, et huiuscemodi pleraque. Ex digmatis autem clypeorum coniicio tot familiarum insignia ad polleros emanasse, et hinc primam originem fluxisse. Praeterea in adverso scuto uniuscuiusque militis, literis erat nomen ascriptum addito ex qua esset cohorte quave centuria, Vegetio auctore lib.2.cap.18.

91 Milites thoracati, galeati, et scutati, intentissimi concione principis intersunt, ut morigeri, et qui in illum essent propensissimi.

92 Thorax vel ex crudis coriaceis cingulis, vel ferreis laminis confectus, Romano militi in usu fuit.

93 Miles securi ingentes arborum truncos in frusta secat, quo faciliùs comilitiones in castra convehere et transportare queant. Securis autem aeneum vel ferreum instrumentum erat, à secando dictum, quo materies caedebatur; et ad feriendum hostes militi Romano in usu, sicut et magistratibus ad fontes plectendos fuit. Praeferebantur autem à magistratibus fascibus illigatae. Huius instrumenti inventrix fertur Penthesilea Amazon teste Plinio lib.6.cap.56.unde et Amazones securigerae à poetis dictae sunt.

94 Miles cohino onustus, ex quo calcem fabro murario ministrat, lapidea in castris monumenta construenti. Fuit autem cophinus vas rusticum
è vimine contextum, calci, arenae, terrae transportandae accommodum: corbis etiam dictus: cuius Vegetius et Columella frequenter meminerunt. Eius autem formam ex hoc monumento colligere licebit.

95 Sicam, genus gladii brevioris, quasi secam dictam, à qua sicarii appellati, miles in baltheo gestat, ubi antiquam eius formam et figuram deprehendes.

96 Milites vario ministerio fabris murariis inservientes, dum alii calcem è cophinis, alii lapides quadros et dolatos, alii vero tigna , et trabes ad
murorum castrensium fabricam comportant. Lapidea autem plerunque castra fuisse cum copia lapidum esset, hostisque non immineret, hoc monumentum, et pleraque alia in hac columna reperta demonstrant. Desertis namque castris, quod nobilis structurae ea essent; insignia oppida successere: sicut in Italia Castrum novum, et Bilincionis: in Hispania Baetica, Castra Gemina, Vinaria: in Lusitania, Castra Cecilia, Iulia: in Africa Castra Cornelia, Germanorum, Laelia: in Locris Castra Hannibalis: in Pannonia, Castra Flaviana: et innumera alia qave recensere longum esset.

97 Veterani ad castra excubantes, ne repentius aliquis hostium incursus, aut munitiones castrorum evertere, aut operarios impedire posset.

98 Pons ligneus, fluvio, castris proximo, traiiciendo, magnis tignis intra alveum defixis, suffultus. Ipsa autem tigna trabibus opere cancellato hinc inde cohaerent, clavisque ingentibus aereis firmantur: quo facilis aditus à castris ad agros frugiferos esset, ne annonae difficultate, fluvio aucto exercitus premeretur.

99 Archifaber seù architectus, ministris operas indicens, et quo ordine singula disponenda sint in ponte construendo, edocens. Malleo autem ferreo Clavi aerei infiguntur ingentes et oblongi, ut tigna securiùs contineant, trabesque intersese firmiùs cohaerent.

100 Scuta et galeae militum interim seposita, dum munitionibus castrorum intenti necessaria illuc comportant.

101 Praefecti et Tribuni de absolvendis castris, et optimè adversus quoscumque hostium impetus insidiasque muniendis, inter se decerunt.

102 Archifaber murarius, qui alios urget, et operas inter milites distribuit.

103 Praetorium, Augusti Traiani domicilium in castris, seù tabernaculum dicere mavis: quod quaestorium erat, et praetoria porta.

194 Praetoriani milites in custodiam principis adiecti, ante vestibulum praetorii excubantes, Qui praeter aliorum morem, baltheo, à sinistro humero in dextrum latus procedente, insigniti existunt. Dextera autem brachia et indices erectos habent, ut fidem vigilantiam erga suum Imperatorem, custodiamque accuratissimam testentur. Quam consuetudinem pleraeque gentes hodie observant, dum aliquid pollicentur, vel fidem alicui suam astringunt, indicem, et brachium simul dextrum nonnunquam elevantes, sicut Galli pollicem finistrae manus.

105 Traianus Augustus milites aliquot expeditor, exploratores in hostiles fines mittit; ut de illorum statu cognoscat.

106 Pons ligneus secundus, super fluvium, castris proximum, factus: ad ripas namque illius exercitus confederat, castrametatus, quo et adaquatio propinquior et copiosior, et annonae in castra vectatio facilior foret.

107 Via, quae à castrorum porta usque ad fluvium ducit, adaquationis gratia, unde hic miles eleganti vase aquam è flumine haurit.

108 Lorica, quam parapetum vulgus appelat, quod ut lorica, ita eminentia illa in muris pectus defendat. Pinnae autem mediae sunt inter extrema, summitates inquam turrium et murorum. quas Itali, Merli di muro, Hispani Almenas vocant.

109 Milites in sylva castris vicina, partim ligna caedunt, partim in castra comportant, ut muris, et munimentis castrorum reliquis, interferant. Quantam autem vim habeat ars, ex hoc loco perpende: nam milites hi qui aegre magnum tignum portarent, facilè duo vectant; dum graciliùs super humeros, graviùs fune ex illo alligatum, minùs gravatè ferunt.

110 Tertius pons ligneus super fluvium fabrefactus in usum castrorum.

111 Equus Caesaris privatim ornatus, et à milite Praetoriano tentus, interim dum castra perlustrat.

112 Archifaber murarius, qui ministris, quae sunt facienda, disponit.

113 Traianus Augustus singulas munitiones et castrorum partes, circuit et contemplatur, ut milites excitet ad operas secule et alacriter praestandas, et ut, si quid videat minùs rectè dispositum, in meliùs corrigat. Miles autem genuflexus Imperatorem aliquid sibi indicentem adorat: non tamen lignum, quo erat onustus, reponit; urbanissimè id agens, ne tantisper principe praesente, ab iniuncto sibi munere vacaret.

114 Foenilia in pabulum equorum intra vallum inclusa, quo munitiora et tutiora ab hostium insidiis forent: iuxtra quae pons quartus ligneus super fluvium fabrefactus, quo paleae et foenum commodiùs per flumen, et per pontem in suum locum reponerentur.

115 Praetoriani milites, stipatores et custodes corporis Traiani Augusti, ipsum circumstant, quorum unus indicem elevatum habet, in signum fidei, ut et alibi.

116 Exploratorum in hostium fines milites missi, Dacis duobus ui captis ad Caesarem revertuntur, et coram; manibus loro post terga revinctis eosdem statuunt: ut ab illis hostium arcana consilia perquirat, et etiam extorqueat. Caligis autem laxiorbus, et usque ad talos demissis, ut parum à bracis differrent, et calceis integros pedes tegentibus, ii utuntur.

117 Pons quintus, caeteris vastior, et magnificentior, super fluvium castris proximum ex lignis constructus: cui superstat praefectus fortasse fabrorum, aut archifaber pontis construendi. Fustim vel sudem manibus tenens, minoresque artifices ad opus urgens; quorum alii ligna comportant, alii tigna intra vadum componunt: alii malleis aereis clavos insigunt ob operis firmitatem. Quis autem fuerit hic fluvius, certo deprehendi nequit. Ister autem esse non potuit, qui ob immensam eius profunditatem, vadosus haud foret, ut tigna intra eius alveum figerentur. Rursus cursus est illi adeo rapidus, ut nequeant similes pontes super ipsum constitui, diutiùs permansuri.

118 Calcaria forsan ubi calx vel conficiebatur, vel macerabatur, in usum murorum castrensium construendorum; nisi arenarium manis, unde arena fossita extrahebatur, et cophinis, hoc est vimineis cistis à militibus perferebatur ad murorum fabricam.

119 Instrumentum ex duobus fustibus confectum, quo lapides asportatu sint faciliores. Traianus autem Augustus praesens adest, per singulas cohortes et contubernia discurrens, ut si quid deest, imperet, et milites ad quotidianas operas, ad absolutionem castrorum, ad pugnam imminentem cum hoste fortiter subeundam, excitet: armaque et bellica instrumenta, annonae copiam, vel inopiam, et caetera huiusmodi inquirat.

120 Scuta et galae militum, ex sudibus, terrae insixis, pendentes, interimdum munitionibus castrorum conficiendis vacabant.

121 Equi Caeseris, sericeis et aureis stragulis ornati, purpureis floccis, è limbis pendentibus: à Caesareis famulis per praetoriam portam aquatum educti, fraenis, quo commodius biberent, interim ablatis et in colla reiectis: ut mox eques ad profectionem è castris se Caesar accingat, adversus hostes acie dimicaturus.

122 Porta Praetoria castrorum, per quam legiones tres, peditum, et alae aliquot equitum adversus ingruentes hostes egressae proficiscuntur.

123 Praetoriani milites ad praetoriam portam excubantes, custodes et stipatores Imperatoris, fidem erga principem indicis dextri elevatione, accuratamque in praelio, Caesaris se solertiam habituros, novo sacramento de more profitentur.

124 Pons sextus ligneus portae praetoriae Castrorum proximus super fluvium constructus, per quem equites et pedites è castris egressi, traiiciunt, in agrosque hostium vicinos se transferunt praelium conferturi.

125 Equites levis armaturae, cristas in galearum conis gerentes, quarum altera cauda existit, ut censeo, hippopotami, altera ex peunis struthionis apparet. Caude namque hippopotami, elegantissime sunt, et dignae quae conis galearum inserantur. Quem morem hodie Imperatores Turcarum servant, primioribus suae gentis, quos provinciis administrandis praeficiunt, unam caudam hippopotami donant, quam capitis ornamento super mitram praefigant, vel praefecturae insigne. Quare Aegyptii, si quos hippopotamos coeperint, caudas tenentur principi reservare et transmittere, nec privato cuipiam licet illarum aliquam citra Imperatoris permissum apud se teinere. In antiqua Romanorum militia insignia etiam huiusmodi centuriones usurpabant: Cassidum cristis utentes, ut nullus error existeret, cum centeni milites sequerentur non solum vexillum, sed etiam centurionem, qui signum habebat in galea: quare transversas, et argentatas christas ii habebant, ut faciliùs à suis militibus agnoscerentur, ut Vegetius lib.2. cap.13. et 16.attestatur.

126 Pedites gravis armaturae, thoracati, cum galeis et clypeis aereis, qui praelium excipiebant, et tanquam ferreus murus perstabant: et non solùm missilibus, sed etiam gladiis cominus dimicabant: hostes tamen fugientes non persequebantur, ne aciem suam, ordinemque perturbarent: ut Vegetius lib.2.cap.17.

127 Legionis unius signum aquila, ab Aquilifero gestata, triginta autem legiones fuisse sub Traiani imperium constat, sicut, et sub finem belli Punici sub imperium Iulii Caesaris 16. sub Vespasiano autem 36. Traianam verò primam legionem è limite Rheni ab Traiano fuisse abductam in hac expeditione Dacica adversus Decebalum Regem Dacorum, Vuolfangus Lazius lib.5. Commentariorum Reip.Rom.docet, sed quae harum trium fuerit signatim non liquet.

128 Sylvam densissimam, intra quam hostes se abdere, et ex insidiis prodeuntes nostros intercipere poterant, et quae impedimento erat exerctivi progredienti, Imperator iubet universam à militibus succidi, ut sit.

129 Secundae legionis signum, aquila intra lauream coronam,

130 Aquila tertiae legionis signum, intra lauream itidem coronam: hoc tamen intererat, quod prior nullo erat ornamento conclusa, sed frondibus tantum ornata: secundam verò laurea corona cingebat, tertiae, ultra laureum sertum, coronis quaedam accedit; ut singulae in eum modum fatis distinguerentur, et Centuriones et legionarii quicunque milites, suam aquilam ab aliis distintam agnoscerent.

131 Duo Regulorum capita, Traiano Augusto in acie consistenti, à militibus, qui ea succiderant perferuntur, gratiam principis ob strenue rem
gestam, et praemium suscipere sperantibus.

132 Praelium atrox à Romano milite cum Dacis consertum; ubi diutiùs pugnatum strenue se hostibus tuentibus, et dimicantibus, tandem equitatu Caesaris opportunè subsidium ferente, victoria parta, licet fatis cruenta ingenti strage edit in Dacos, multisque ex is captivis abductis. Cum autem tres legiones Romanorum militum huic pugnae interfuerint, singulaeque peditum sex millia centum, equites sex centos viginti sex continuerint, consequens sit decem et octo millia et trecentos pedites, et mille octigentos sexaginta sex equites adversus Dacos hoc in certamine pugnasse: praeter auxiliares copias à sociis, vel foederatis missas, quarum fortassis concordiae imagines, propria in bello signa fuere. Et singuli Consulum, non amplius quam duas legiones adversus exercitus hostium etiam numerosissimos eduxerint, Imperatores tamen illarum numerum pugnaturi auxerunt, ut multitudine reficerent, quod virtus et disciplinae militaris minor observantia ademerat. Adde quod hostes potentiores pertitioresque multo evaserant, auxerant praeter solitum copias; et demum arma, astus, et disciplinam Romanorum, edocti, aliter, auctis copiis inquam, erant debellandi.

133 Iupiter fingitur subsidio Romanis adversus Dacos in praelio adfuisse, ut pote cuius numen ante congressum hostium sacrificiis placassent: et proindè credebatur Romanorum partes fovere, Dacisque adverari. Quare exporrectam dexteram versus Romanorum acies habet, quasi auxiliaturus, occulit sinistram, vultum habens ad Dacos versum, sed iratum et trucem. Nisi ea virilis imago simulachrum quoddam solis, et per hoc significetur tempus et hora, quibus victoria parta fuit, post meridiem inquam, cum sol à Merdiano versus occiduas partes incipiebat declinare: et Dacorum oculos sua acie perstringere, et quasi excaecare, Romanis autem, lumine averso favere: et forsan huius rei beneficio victoria laeta successit. Nam sol ante faciem eripit visum, quare occipitium debet respicere, adversariorum impetere faciem. Ducor hac coniectura, quod alia similia simulachra in aere consistentia, circumambiente sericeo vel purpureo panno, in procesu huius columnae cernuntur, et cum hic viri, alibi senis, et iuvenis forma describantur, triplicem solis statum, orientis, progredientis, et occidentis hieroglyphicè antiqui significare potuerunt.

134 Signa Dacis in bello fuere Labarus, et draco: sed qui summitate cande et pinnis per corpus sparis, magis piscem aliquem, quam draconem
referret. Arma autem, quibus in hoc certamine usi, clypei, gladii, et arcus fuere; thorax nullus, neque galea; tunicae, sinuosae, licet succintae, quae brachia tegerent, supra quas vestem aliam induebant, utrinque pendentem, et ad humeros duobus fibulis connexam: et usque ad genua demissam, non dissimilen iis, quas monachi supra tunicam gestare solent, si caputium demas, quas Itali patientas, Hispani scapularia vocant: nisi quod Dacorum aliquanto iis breviores erant et latiores. Romani verò milites expeditiori habitu, et armis in pugna commodioribus utebantur: quibus et hostes acriùs offendere, et tutiùs se ab illis tueri poterant.

135 Ingenuus (ut apparet) et pulcher adolescens Dacus in hoc praelio strenuè pugnans occubuit. Cuius cadaver ex acie raptum, à suis in castra, vel tutum aliquem locum, rogo, aut sepulchro, iuxta propriae gentis ritum tradendum, maximo cum moerore deducitur.

136 Traianus Augustus, qui simul cum Lucio praefecto huic certamini interfuit, hostibus superatis et ad internecionem caesis, castra illorum invadit, occupata, praecipit diripi, et à Romano milite succendi.

137 In editioribus castrorum hostilium locis, signa Draconum labarus et draco, praelio intercepta, eriguntur, simulque hostium insigniorum capita hastis affica collocantur, quo et terror reliquis incuteretur, et Romano militi vires et animus accrescerent, hoc cen trophaeo conspecto.

138 Daci, qui è pugna superfuerant, fuga sibi consulentes in sylvas, et loca tuta se abdunt.

139 Romanus miles de victoria laetus, hostes insequendos ratus, ulterius progreditur, Tibisco amne, mediam Daciam abluente, tranato: qui nun vulgo Tyssa dicitur.

140 Romani milites fluvium aliquem vadis repertis, tranaturi, arma exuti et vestes, scuto superponebant, quod capite fulcientes, tenebant manibus utrisque, et ita ad alteram fluminis ripam perveniebant. Signiferi autem, signa traiiciebant super humeros: ut monumento praesenti antiquitatis liquet.

141 Traianus Augustus è suggesto, signis, assistentibus, praetorianisque militibus, legatos Dacorum excepit, nihil tamen ab eo impetrarunt praeter bellum et caedem, quam adversus illos iratus moliebatur, pilum sinistra ostentans, indicem belli et furoris. Est autem pilum telum missile ferreo triangulo unciarum novem, hastili pedum quinque et femis, quod et spiculum dicebatur, quod si arte difigeretur et virtute, et scutatos pedites, et loricatos equites saepe transverberabat. Erat et aliud pilum minus, ferro triangulo unciarum quinque, hastili trium pedum et femis, quod olim verriculum et postea verutum dicebatur. Huius secundi generis scilicet pilum minus, seù verutum existimo fuisse, quod princeps manu gestabat.

142 Daci super nudum equorum dorsum equitabant, nullis stragulis, aut phaleris equos ornantes, solo freno contenti.

143 Daci, incolae oppidi vel urbis finitimae, Caesarem veniunt petendae pacis causa, quorum antesignanus corona erat laurea insignitus, ut se pacificos adesse profiterentur, et proinde immunes à quibusque militum iniuriis futuros. Cum autem iustas pacis conditiones abnuerent, neque Urbem arbitrio Caesaris exponerent, re infecta discedunt. Cuius rei signum, dextra Caesaris depressa et minanti similis, sinistra etiam capulo ensis adhibita.

144 Daci oppidani in extremam desperationem lapsi, armenta et pecora omnia interficiunt, ne viventia in potestatem et utilitatem hostium venirent, cunctique facto agminte, rabie potiùs quam ratione ducti, cum Romanis confligunt, et ita miserandis fatis occumbunt, gloriose tamen pro patria, laribus, uxoribus et liberis, facultatibusque pugnantes.

145 Oppidum direptum à milite et incensum, foeminis tamen et pueris clementia principis parcitum, militibus eos iamiam in captivitatem abducere parantibus. Ubi et Dacarum foeminarum habitum, capitis ornamentum, puerorum vestimenta, antiquitatis studiosus facilè colligerc potest.

146 Dacorum equitatus ab exercitu Traiani interceptus, fuga salutem quaerentes, Tibiscum flumen nimis ea parte profundum, traiiciunt, ubi multi submersi et suffocati, partim ad alteram fluminis ripam incolumnes enatarunt. Draconarii autem superstites, duo signa draconum asserverant, quae reliquae exercitus per aspera et montuosa loca sequerentur.

147 Equites Sarmatici in subsidium Decebali Regis Dacorum venerunt, quorum corpora et equos lorica hamata tegebat, galeis in conum, seù cuspidem quandam desinentibus. Est autem Sarmatia Europae regio, latè patens ab Arcton, quae complectitur provincias hodie dictas, Poloniam, Prussiam, Russiam, Livoniam, Lituaniam, et Moscoviae etiam portionem aliquam, quae nunc Regi Poloniae maxima ex parte subsuut.

148 Decebalus Rex Dacorum, reliquiis exercitus collectis, recentibusque copiis auctis, et Sarmatico equitatu adiuncto, urbem munitam, quam
Romanus miles occupaverat, obsdione cinxit, in potestatem suam iterum venire posse sperans, cum praesertim copia esset annonae destituta. Ad muros saepe pugnatum. Daci sagittis Romanos sanciabant; Romani Dacos saxis et missilibus plerosque intermebant: et ita obsidio per aliqud tempus ptotractata fuit Romanis militibus acrites se tuentibus.

149 Ne milites aliquando in tumultu praelii à fuis contubernalibus aberrarent, diversis cohortibus, diversa in scutis signa pingebant, quae ipsi digmata nominabant: auctore Vegetio, ut hic est videre, fulmina, lunas, flores, stellas, catenulas, in scutis depictas.

150 Ariete Daci urbis obsessae muros concutiunt: interim sagittarii, in eos qui urbem tuebantur sagittas intorquent, ne propius audeant ad muros accedere. Aries autem machina fuit, qualis hoc loco depingitur, ex trabe et capite arietino aereo confecta, cuius ictus muros obruebat, morc arietum, inter sese pugnantium, retrocedens. Nec est ulla tam valida turris aut murorum ambitus adeo latus, ut et si priores ictus fortiter sustinverit, assiduos vincat. Hanc machinam Poeni Gaditanam Hispanicae insular urbem expugnantes, Romanos primo docuere, cuius rei meminit Vitruvius lib. Architecturae 10. in hunc modum. Carthaginenses ad Gades pugnando castra posuere, cum autem castellum ante coepissent, id demoliri sunt conati. Postquam non habverunt ad demolitionem ferramenta, sumpserunt tignum, idque manibus sustinentes, capiteque eius summum murum continentes pulsantes; summos lapidum ordines deiiciebant, et ita gradatim ex ordine totam communionem dissiparunt. Postea quidam faber Tyrus, nomine Pephasmenos, hac ratione et inventione inductus, malo statuto, ex eo alterum transversum, uti trutinam suspendit, et in reducendo et impellendo vehementibus plagis deiecit Gaditanorum muros. Arietis figura etiam extat Romae in arcu L.Septimii Severi in radicibus Capitolii. Plinius lib.7 cap.56. inventionem arietis in muralibus machinis Epeo ad Troiam tribuit. Eius machine vim pulchrè descripsit Virgilius lib.Aeneid. 2. cum ait.
Labat ariete crebo.
Ianua, et emoti procumbunt cardine postes.

Eiusdem etiam machinae meminerunt Iosephus lib.3,de bello Iudaico, Caesar de bello Gallico, Cicero lib.Officiorum primo. Livius lib. 1. Veget. lib.4.cap.14.Ammianus Marcell.lib.23. et Robertus Valturius lib.10.

151 Traianus Augustus obsessis opportunè adfuit: annonamque fecit inferri, fame iamiam laborantibus, naviga frumento onusta quod faccis erat illigatum, per flumen. ut creditur, Istrum transmittens.

152 Traianus Augustus per Istrum liburnicis vectus, noctu Urbem obsessam ingreditur, obviam sibi factis primioribus ducibus, militibus, et imaginariis cum cereis accensis super quoscunque hostium impetus, Urbem commendatam validissimè essent tutai. Quos laetus Caesar suscipiens commendavit, bonoque animo esse iussit: subsidio militum et commeatu copioso illis relicto. Quibus post aliquot dies dimissis, iterum naves noctu conscendere parat, ut novas Dacorum copias et Sarmatarum, quae se exercitui Decebali coniungere volebant, adortus, ante opprimerer, quam utriusque exercitus vires essent collectae. serta autem nautae et remiges faciunt, ut se laetos coronent.

153. Antique biremis forma, à remigibus actae, qui partim ex Romana, inventute spontanei, partim ex captivis Dacis coacti, ad id munium obeundum erant adlecti. Biremis autem eo dicta quod duorum remorum ordinibus ageretur.

154 Arcus seu porta in honorem Traiani Augusti constructa, vel saltem ornata, ad fluminis ripam, eo loco, quo vel navibus descendit, vel conscendere parabat. Supra arcum verò Mars galeatus conspicitur, bigam equorum agitans, in principis adulationem simulachrum factum, ut illius virtutem in bello, parem vel communem cum Diis fore insinuarent: vel certè quod illius Dei numine et ope, victoriam fuerit affectus, ita enim commentitios illos Deos mortales iuvare vana gentilitas credidit.

155 Equi, et commeatus, alendo exercitui necessarius, longis scaphis per Istrum vecta, Clypei, thoraces, armamenta omnis generis, et impedimenta bellica. Navarchus autem puppi insidens, Clavo navim gubernat.

156 Biremes aliae rostris aereis, à remigibus actae, Clavo eas naucleris dirigentibus, quae partim cum nostris liburnicis conveniunt, partim dissident.

157 Traianus celeri navigatione usus, Urbem ad ripam Istri fluminis à Romanis militibus occupatam novo praesidio munit, arma et annonam inferri facit: ne aut inopia militum, vel armorum, aut rei frumentariae, Urbs in hostium potestatem veniret.

158 Traianus Augustus copias ex hac Urbe in agros hostiles educit, equitatum et peditum, in acies et turmas distribuit, sine signis tamen procedit, aut quod repentinus hostes opprimere, tacitusque progresi vellet: aut quod integram legionem haud nactus, legionis signum, quod alia sequebantur, anteferre dedeceat, legionariis praesidio urbibus relictis, et reliquis munitis oppidis, quae expugnarat, et à Lucio praefecto abductis, qui aliundè Dacos oppugnabat. Ex auxiliaribus et foederatis sociis suas copias Traianus instaurat.

159 Germani foederati et vectigales populo Romano, vel alii populi in amicitiam Traiani Augusti suscepti, commune adversus Dacos bellum
suscipiunt, Caesaremque in ea profectione comitantur, praelio intersunt, nudi tamen et inermes praeter clavas, quibus durissimis ictibus adverasrios feriebant.

160 Traianus eques exercitum praeit, certiorque per exploratores factus de hostium statione, noviter arrepto, summaque celeritate usus, ante lucis ortum sommo correptos, et nihil tale metuentes, incautos opprimit. Ambulare enim celeriter et aequaliter docebantur milites Romani, ita ut militari gradu, viginti millia passuum, horis quinque duntaxat aestiuis, consicerent: pleno autem gradu, qui citatior erat, totidem horis, viginti quatuor millia peregisse auctor est Vegetius lib.1.cap.9.

161 Sarmatici equites sagitarii, Romani exercitus virtutem formidantes, repentino terrore, et incursu pavefacti, aufugiunt, paucis illorum pugnantibus, pluribus cadentibus. Superasse autem simul cum Dacis eam gentem Traianum, argumento est, et quod Sarmaticus dictus, et de Sarmatis et Dacis pariter triumplium egerit, et in numismatis antiquis, huius rei monumentum extat. Fuerunt autem hi Sarmatae non ex Sarmatia Asiatica, quae longinus aberat, sed Europaea, quae erat finitima, complectente (ut dixi) provincias hodie dictas, Poloniam, Prussiam, Russiam, Livoniam, Lituanuam, et non exiguam portionem Moscoviae.

162 Simulachrum, ut existimo, Aurorae, vel Dianae, quod vel noctu, vel certè sub matutinum crepusculum hic fuerit cum hoste conflictus. Nisi Deam aliquam crediderit vana gentilitas in eo sibi praelio propitiam adfuisse: vel templum aliquod fuerit, Deae huiusmodi consecratum, iuxtà
quod, praelium commissum.

163 Tertius hic fuit cum hoste congressus, in quo multi pedites Daci, equites Sarmatae ceciderunt, quorum occasu, victoria parta. Clavis Daci in hoc certamine pugnarunt.

164 Currus hostium, annona, signis, vasis, clypeis, et gladiis onusti, in potestatem militis Romani venerunt. Rotae autem currus unius, miles aliquis Romanus captivus, velut alter Ixion alligatus: multisque cruciatibus à barbaris peremptus conspicitur. Qui ob saeitiam et immanitatem, quà in captivos exercebant, poenas merito, ingenti clade suscepta, luerunt.

165 Spectaculum miseratione dignum. Parentes senio confecti, infantes filios, ut dulce onus super humeros gestant. Matres itidem cara pignora complexae, imminentes Romanos milites fugiunt, et in sylvas, saltus, locaque munitiora se recipiunt, propriae saluti consulentes.

Dacarum foeminarum habitus, tunica fuit manicata, sinuosa, succinta, et usque ad talos demissa, super quam lacernas induebant, Romanorum togis parum absimiles. Velamen autem capitis, lineum tegmen fuit vitta alligatum, et versus humeros, vel dorsum pendens. Ornamentum profecto quod gratiam, venustatem, maiestatemque pariter ferebat.

166 Daci aliquot Traiano Augusto se dedentes, salutem et clementiam ab ipso consequuntur, licet illis videatur exprobare ingratitudinem, inconstantiam, et dubiam fidem.

167 Novorum castrorum munitio. Pars calcem intra cophinos seù vimineas cistas vehunt; pars scalpro ferreo et malleo, lapides dedolant;
pars lapides dedolaros fabris murariis ministrant, ut suo quemque loco reponant.

168 Daci captivi è pugna abducti manibus post terga loro revintis, saucii sub signa, securitatis ergò, à militbus perferuntur.

169 Milites Romani non pauci, à Dacis in pugna, quae satis cruenta fuit, sauciati, ad locum ubi signa consistebant, ut rutiorem reducuntur: quo
illorum vulnera à chirurgis exercitus curarentur, ut sit. Et cum vulneribus ligamenta de essent, caesar singulari pietate usus, propriae vesti non pepercit, quam in lacinias conscissam, sauciatis partitus est: qua illorum vulnera obligarentur: caesisque in praelio aras statuit, quibus quotannis parentari iussit, test Dione.

170 Carrobalistae, bellicae machinae, tela longius iacentes, à duobus mulis tractae, antiquis maximè in usu fuere. Quae per singulas centurias, singulae haberi consueverunt: quibus muli ad trahendum, et singula contubernia ad armandum vel dirigendum, hoc est undecim homines deputabantur. Quanto verò maiores existebant, tanto longius et fortius tela iaculabantur. Non solùm autem hae machinae castra defendebant, verum etiam in campo post aciem gravis armaturae ponebantur. Ad quarum impetum, nec equites loricati, nec pedites scutati obsistere poterant. In una autem legione quinquaginta quinque carrobalistae esse solebant, auctore Vegetio lib.2.cap. 25.

171 Dacus Romano militi se dedens, dexteram dextera apprehendit, in fidei signum.

173 Profligatio Dacorum exercitu, insignique victoria `parta, paucis hostium è certamine superstitibus: Traianus Augustus pro suggesto suorum militum virtutem laudat, illorumque strenuè navatam operam commendat, gratiasque agit, quod illorum opera insignem fuerit victoriam consecutus: congiarium illis proinde pollicetur.

174 Primores Daci in bello capti, intra castrum munitum, sub fida militum custodia in triumphum Romam perducendi asservantur. Fidelis autem custodiae signum: index militis praetoriani erectus.

175 Miles quidam in commilitionis amplexus et oscula ruit, vel quod mortuum in acie crediderit, superstitemque inseparatò nunc videat: vel quod ex captivitate hostili, postlimino fuerit reversus: vel certè quod fuerit aliquo insigni praemio ob res bene in conflictu gestas, aut dignitate à Caesare donatus.

176 Miles sacco onustus, iutra quem congiarium à principe suscepit, frumentum scilicet pecuniam, et alia huiusmodi, caesaris liberalitate.

177 Traianus Augustus in suggesto sedens loco editiori congiarium militibus viritim distribuit: singulis ob beneficium sesceptum et munificentiam, Caesaris manus osculantibus. Quamvis magnum honorem Caesaris impenderent, si quempiam ad manus osculationem admitterent.

178 Foemina Dacicae, manes suorum maritorum et natorum, qui in praeliis adversus Romanos occubuerant, vindicta placare volentes, captivos milites Romanos, etiam viventes, facibus soevissime exurunt, manibus loro posterga revinctis, quos facilè à principe suae gentis, ut in eos conceptam rabiem exercerent, impetrarunt.

179 Germani, aut Pannonii, vel certè gens aliqua sinitima, Populusque Romano foederata, vel denuò in amicitiam et gratiam recepta, commeatum exercitui Traiani, quem supplices reverentur, polliciti, onustas frumento naves per Istrum ducunt, à quibus milites acceptum in castra comportant.

180 Caesar Traianus re frumentaria probe curata, exercitum iterum educit ex castris, pugnam cum hoste denuò initurus, qui praeteritis iacturis haud fractus, cornua superbus et insolens erigebat.

181 Intra signa Aquilae et concordiae, arietis simulchrum praecedens à signifero getatur rarissimè in exercitu Romano gestari solitum. Indicturi enim Romani cuipiam bellum, arietem per foecialem praemittebant, quem in hostium fines immitteret, vel honestam ita causam suam ostensuri, quod non nisi provocati et lacessiti bellum gerere cogerentur, et ultionis procurationem non à se, ut pote qui ex mansueto et innocuo essent genere procreati, proficisci, sed ab hostium improbitate atque iniustitia indicare, testatumque facere vellent; vel, quod alii malunt, ut hostilem agrum, suae iam praede expositum, indicarent: Quod et Pierius lib.Hieroglyphicorum 10. testatur, utraque autem ratione Traianus, et quod provocatus bellum gerebat, et ira percitus hostilem agrum Romanis militibus in praedam exposuerat, appostissime fecit arietis signum in acie praeferri: eo hieroglyphico suum adversus hostes animum testatus.

182 Ponce ligneus, magnis cymbis suffultus, militi per Istrum, vel Tibiscum amnem traiciendo.

183 Commeatus, pila, scuta, galeae et armamenta alia, cum reliquis impedimentis bellicis, curribus vecta, et ab equis bobus acta, exercitum
proficiscentem sequuntur.

184 Castra ab hostibus superatis et in fugam versis, deserta, Traianus occupat, cum machinis aliquot, quas Daci paraverant: militumque inibi
praesidio relicto, quod locus esset natura munitus, ne ab hoste desertionis poenitente iterum occuparetur, ulteriùs progrediendum ratus, cum exercitu proficiscitur.

185 De pugna denuò cum hostibus conserenda, et castris probe muniendis Traianus Augustus, cum primioribus exercitus ducibus deliberat. Qua de re milites praesentibus signis, in concione adloquatur.

186 Traianus Augustus legatos Dacorum in colloquium admittit: sed induciis quas vastre postulabant non impetratis, qui tempus potiùs redimere et intercipere Caesari curabant vacui abscedunt. Interim milites non ociosi, alii ligna caedunt, dividunt, et castris denuò muniendis perducunt: alii calcem, arenam, lapides fabris murariis ministrant.

187 Traianus cum Dacis denuò congressurus, Deos sacrificio prius placandos censet: non enim licebat religioso cuiquam principi cum hoste congredi, nisi antea sacrificio eos delinisset. Sacrificat autem Traianus velato capite, ut mos est sacerdotibus, vinum vel sanguinem mactatae victimae patera super aram igne flammantem infundens. Astant signa: sacerdotes et tibicines lauro coronati: Camillus ingenuus adolescens minister sacrorum: ut diffusius antea suo loco exposuimus. Libasse autem Israeliticum populum praecipiente Domino in veteri lege vinum in sacrificiis, sanguinemque super aram effundisse, multa sacrorum librorum testimonia produnt. Ex Hebraeis Graeci eum ritum mutuarunt, ex Graecis Romani idolis seu commentitiis diis sacrificantes. Unum hoc adnotasse non alienum ab hoc loco erit, Romulum lacte non vino libasse: indicioque fuisse sacra ab eo instituta in quibus non vinum sed lac adhibebatur. Numae regis posthumia lex erat, vino rogum ne inspergito. Quod sanxiffe illum propter inopiam rei nemo dubitat. Profanum autem et impium habebatur inter sacrificandum vinum offere imputatae vitis, fulmine tactae, quamque iuxta, homo laqueo pependisset, aut vulneratis pedibus calcatae, et quod circumcisis vinaceis profluxisset, aut superne deciduo immundiore lapsu aliquo polluta fuisset. Item Graeca, quoniam aquam haberent: ut refer Plinius lib.14. cap.12. et 19

188 Sueovetaurilia, sacrificium in lustratione exercitus, pugna imminente fieri solitum, ex tauro, veruece, et verre. Adsunt Popae succinti victimas confecturi: victimarii, qui illas deferunt: Veruex autem et verres laureatis dorsualibus ornati sicut taurus fericeo.

189 Sacerdotes reliqui lauro coronati, rituque, ut diximus succinti Gabino sacrificio intersunt.

190 Caesare suggesto milites adhortatur, ut fortites se et strenue adversus hostes in praelio iamiam conserendo, gerant, neque patiantur tot victorias de Dacis partas, uno solo certamine perire, robore et disciplina militari ipsos praestare, suamque fortunam superiorem esse: proinde facilem victoriam futuram, quae honorem et opes conciliet.

191 Sylvam densam, ne hostes intra ipsam delitescentes, insidias, iter agenti exercitui parare possent, et ut miles viam haberet commodiorem, Traianus cunctam succidi iubet. Ubi duorum exploratorum capita, qui comprehensi fuerant, longis hastis affixa, ad aliorum proditorum terrorem publico et edito loco spectanda constituuntur.

192 Traianus eques Tibiscum amnem, ut coniectura est, per pontem ligneum magnis tignis suffultum, et intra vada firmatis, traiicit, simulque exercitus cunctus. Quem continuò à militibus succendi iubet, ne hostes per eum, transitum iam factum repererit. Utumque id fuerit, facultatem illius Dacis ademit, postquam suum ipse exercitum ad alteram fluminis ripam incolumen traduixisset.

193 Daci non audentes Traianum ponte prohibere, ad montana, draconum propria signa sequentes confugiunt. Romani autem milites interim, illorum in statione vel castris, munitiones exurunt.

194 Traianus Augustus loco natura fatis munito castrum construit, ligna militibus quibusdam caedentibus, et è sylva proxima comportantibus, quibusdam lapides, aliis in cophinis arenam et calcem fabris murariis ministrantibus, summa in eo opere diligentia et celeritate usus. Causa autem, ne hostes à tergo irruptionem aliquam facere tentarent, commeatumue in castra comportandum intercipere.

195 Dacorum regulus aliquis Traianum supplex adorat, implorat clementiam ipsi se dedens, praesentibus Praefectis, et Tribunis, signa astant, praetorianique Caesaris milites circumstant. A Tribuno vero regulus honoris gratia deducitur.

196 Vasa lignea circulis ambientibus, quas cuppas vocamus, vinum continentia, commeatus, et arma plaustris sive carris imposita, et à mulis et bobus acta, in castra perferuntur, usui opportuno tempore exercitui futura. Ubi carrorum forma et iugorum, quibus boves ad carra vinciuntur, consideranda.

197 Prateoriani milites, et Romani exercitus signa, Traianum augustum in acie progredientem comitantur.

198 Equitum ala Germanorum, aut gentis alicuius foederatae, subsidio Traiano Augusto venientium, et in hoc praelio adversus Dacos dimicantium: qui nec fraeno, nec stragulis ullis in quitando utebantur , barbaricum et iacturae plenum morem in ea re sequentes: ut pote qui facile equis excuti; et ipsos vix continere aut regere fine fraeno possent.

199 Peditatus Romanorum, et auxiliariorum equitatus, copias Dacorum pugnantes, delent, paucis qui se certamine subduxerant, et ad tutiora loca confugerant cum signis aliquot draconum, servatis.

200 Traianus ulterius cum exercitu progressus nova castra metatur, ligna, lapides, arenam, calcem, militibus sedulo fabris murariis ministrantibus.

201 Legati Dacorum supplices ad Caesarem veniunt, pacis conditiones postulaturi, indulgenter ipso suscepti: re tamen infecta discendunt.

202 Muli catenis aerei iugati carro, bellicam machinam vehunt.

203 Triarii, hoc est, robustissimi milites intra lignorum strues, tandiu consistentes , quandiu exercitus reliquus non periclitaretur; cum hoste pugna congrediens. Triarii enim, ut requieti et integri acrius invaderent hostes, post ultimas acies sedere consueverant, si quid enim primis ordinibus accidisset, de horum viribus reparationis spes tota pondebat. Triarii , namque gravis erant armaturae milites, Cataphractas et cassides gestantes, veterani et spectatae virtutis, qui post alios anteriores profligatos pugnam capessebant. Ius etenim legionis erat; facile nec fugere, nec sequi, cum gravis armatura staret pro muro. Lignorum vero strues fabricandis navibus erant aggestae, ubi machinam Triarii habent, quam in hostes intorqueant.

204 Milites loricati, squammis aereis ferme contecti, et galeis, in conum sive cuspidem quandam abeuntibus, muniti, quorum imaginem tam hic quam in arcu triumphali Constantini adhuc Romae extante, cernere est. Erat autem propriè locica munimentum et armatura corporis aereis hamis contexta, quae pectus, brachia, et foemora tegebat: ut Virgilius etiam docuit 3.Aeneid.
Loricam confertam hamis, auroque tricilem.
205 Funditorum ala, lapides fundis iactantium, ex auxiliaribus Germanis, vel foederatis populis aliis collecta . Funditores autem sunt, qui fundis ex lino vel setis factis, contorto circa caput brachio dirigunt saxa. Funda vero, quod ea lapides fundantur, dicta. Balearicos supra cunctos mortales ea arte excelluisse. Livius 28.auctor est. Baleares namque foeminae, ut Vegetius prodit, à teneris unguiculis ita natos erudiebant, ut nullum cibi genus contingere finerent, nisi quem, ex funda emisso lapide, percussissent: unde summa in ea arte dexteritate vigebant. Quod et Virgilius 1. Georgicorum satis innuit: cum ait.
Stupea torquentem Balearis verbera fundae.
Proinde sunt qui Balearium insularum habitatores fundae usum primos invenisse asserant: quamquam Plinius hoc idem apud Syrophoenicas dicat inuentum . Sed antiquorem eius usum Scriptura sacra prodit , cum 20. cap. libri Iudicum commemoret septingentos viros fortissimos, habitatores Gabaa, ita sinistra ut dextera praeliantes, et sic fundis lapides ad certum iacientes, ut capillum quoque possent percutere, et nequaquam in alteram partem, ictus lapidis inclinare. David etiam Israeliticus rex ante regni auspicia adolescens, ictum lapids è funda ita direxit, ut frontem immanissimi gigantis Goliath percusserit, ipsumque ea via interemerit, qui cuncto exercitui Israel solus, terrori erat.

206 Ala altera auxiliaris, levis armaturae, ut pote quae clypeis solum et clavis pugnaret, caeterum nuda et inermis. Funditores autem et ferentarii, hi, levis armaturae milites, praecipuè in cornibus locabantur: et ab his pugnandi sumebatur exordium. Recte vero sinistris pedibus funditores, et clavis pugnantes auteire exprimuntur: praeceptum namque militae, et clavis pugnantes anteire exprimuntur: praeceptum namque militiae erat à Vegetio recitatum lib.I. Cum missilibus ageretur, sinistros pedes anteriores, milites habere debere , quod vibrandis spiculis vehementior ictus sit. Sèd cum ad pilum venitur et manu ad manum gladiis pugnatur, tunc dextros pedes anteriores milites habere debent, ut et latera eorum subducantur ab hostibus, ne possint vulnus accipere: et proximior dextra sit, quae plagam possit infere.

207 Machina, ut videtur, aliqua, quam Daci in Romanos dirigunt et torquent. Pugnabant autem Daci hoc praelio tum clavis, tum etiam acynacibus, clypeis tecti, coeteris armamentis destituti.

208 Victoriam de Dacis hoc certamine Traianus Augustus consecutus, nova castra hosti viciniora munire constituit; lignatoribus in eam rem vel Germanis, vel Dacis aliquot, in amicitiam et fidem receptis usus.

209 Nova castrorum munitio.

210 Captivus ex primoribus Dacorum in conspectum Caesaris adducitur, Tribunis et Praetorianis militibus stipatus. Cui Caesar adducitur, Tribunis et Praetorianis militibus stipatus. Cui Caesar succensens, capulo ensis utraque manu apprehenso, excidium, et extrema quaeque Dacis mala illaturum minitatur.

211 Militibus Romanis, è castris lignatum prodeuntibus, Daci in sylvis abditi insidias moliuntur. Cuius rei certior Traianus factus alam militum levis armaturae, sagittariorum , funditorum, et ferentariorum commòdo loco disponit. Irrumpentes autem ex insidiis Dacos, ala militum expeditorum excipit , cunctosque ferme trucidavit; insidias insidiis compensans, necemque quam in alios meditabantur, et captivitatem impigens.

212 Caesar hac clade Dacis illata, castrum proximum militum praesidio centum oppugnat strenue, qui intus erant Dacis sese tuentibus.

213 Testudo, id est, congregata militum multido, consertis scutis tecta adversus impetum lapidum, aliorumque telorum, desuper incidentium: cuius, et Livius 10. ab urbe condita et Caesar 5. belli Gallici meminere; aliud prorsus à machina quadam bellica, quae testudo etiam nominatur. Conferti igitur hic milites testudine facta, muros suffodiunt, diruunt, arceque potiuntur.

214 Dacis, qui subsidium munitissimo castro, à Romanis militibus nuper capto, laturi veniebant, copiae Traiani occurrunt, acris fit utriunque conflictus, sed in quo Daci superati, Caesariani victores evasere. Capita autem hostium illustriorum Traiano, in acie editiori loco stanti, praetorianis stipato, coram perferuntur.

215 Reliquae exercitus Dacici hac pugna deletae: regia Decebali capta.

216 Traianus Augustus cum praefectis et tribunis exercitus, de conditionibus et pace cum Decebalo rege facienda , quam enixe, et submisissime precabatur decernit. Ad quamscunque enim foederis conditiones venturum, imperataque facturum per legatos pollicebatur: praesertim cum provincia ferme omnis in potestatem esset recepta, et ob id se Decebalus in summam esset desperationem adductus .

217 Lignorum caesio, secatio, comportatio, et in struem congestio.

218 Castra hoste vicino, et nondum pace firmata, tuto loco Traianus constituit, ubi lignorum, pabuli, et aquae copia suppetabat. Adaquatio enim ex copiosissimo vivo fonte seù torrente proximo, à militibus siebat , qui intercipti, aut alio derivari ab hoste nequibat.

219 Frumentum copiosum, milites intra saccos contentum, super humeros veheut, in castraque deducunt.

220 Pace his conditionibus firmata; et Decebalus, Dacorum Rex, arma, et bellica instrumenta, machinas, earumque artifices traderet. Transfugas sive Romanis, sive socios remitteret. Castella et arces deductis praesidiis everteret: et ut omni praeterea terra decederet, quam de finitimis pervim caepisset: eos denique amicos et inimicos haberet, quos senatus censuisset. Decebalus licet invitus et moerens, praesentibus tamen iacturis coactus, per legatos primiores pileatorum assensus tandem est.

221 Traianum Augustum in suggesto sedentem, praefectis, tribunis, praetorianisque militibus stipatum, Decebalus Rex Dacorum genuflexus adorat, illiusque manus osculaturus apprehendit. Circumstantibus signiferis, qui aquilas et labarum tenebant.

222 Transfugae manibus loro post terga revinctis ex Romanis vel sociis, qui ad Dacos confugerant, traditi, et Caesari restituti: crimen iuxta punendi.

223 Dracones Dacorum, et Labarus regis Decebali, aquilas Romanorum signa Caesarisque labarum et imaginem, inclinatione et submissione quadam adorant, et ut superiora reverentur.

225 Castella et arces, iuxta pacis conditiones, diruntur.

226 Daci cum uxoribus et filiis, armentis et pecoribus terra discedunt, quam à finitimis per vim coeperant, fuis eam antiquis colonis restituentes, ut fuerat foedere sanitum. Nonnulli etiam loca munita, dulcem inquam patriam deferere coacti, in aliaque oppida concedere et immigrare iussi: pacis decreto perurgente.

227 Traianus Augustus legionem XIII. Dacicam appellatam, ex superiori Pannonia, victo Decebalo, abducta, Daciae praesidio reliquit, ubi nun Transylvania Hungariae existit: ut inscriptio sequens apud Transylvanos reperta comprobare potest, in hunc modum se habens.

FORTVNAE AVGVST. OMNIPOTENT. VBI ERAS
RHAMANVSIA VBI ERAS. QVANTVM ABFVIT NE
ROMA LVGERET. VIVIT TRAIANVS VE TIBI
DECEBALE MILS. LEG. VI. ET XIII. G. DEVOTI
CAPITIBVS.

Huic legioni provinciae custodiam et praesidium comittit, commendatque, ne iniuriam vel vim aliquam provincialibus inferant, de qua meritò apud ipsum conqueri possint, subdituri severum supplicium si secus fecerit.

228 Trophaea ex Dacis et Sarmatis devictis, stipitibus arborum affixa, eo praecipuè loco, ubi hotes profligati et deleti fuerunt. In priori trophaeo ex spoliis hostium conspiciuntur Dracones ipsorum signa, paludamenta gentis propria, galea, clypei, labara, pila, veruta, pharetrae, et sagittae.

229 Victoria alata, stans, pede galeam calcans, genu basi columnae innixa, media inter utrumque trophaeum, stylo intra Clypeum lauro coronatum, res hoc Dacico bellu praeclaras, famae posteritatique commendandas, scribens. Basis autem columnae, cui victoria innititur, firmam et solidam gloriam significat.

230 Alterum trophaeum, praeter draconum signa clypeos; galeas caelatas, paludamentum cum priori communia, thoracem habet squammis aereis confectum: gladium capulo aureo vel eburneo, inter vaginam reconditum, auro gemmisque ornatam: Acynaces plumbatas, et falces militares. Octo autem draconum signa, et tria labara his trophaeis appensa, quod eotidem fortassis signa exercitus Dacici, et Regis Decebali, in potestatem Caesaris venerint, totque fuerint hostium legiones profligatae.

231 Regia Decebali; ubi palatium magnificentissimum, columnis et porticibus ornatum ad ripam Istri situm: quod Traianus cum regia suppellectili occupavit. Quod maximi momenti fuit ad pacem inter Caesarem et Decebalum conciliandam. In porticu autem supero, statua, ut coniicio, ipsius Decebali Regis conspicitur, ule alterius insignis maioris, qui praecesserat, proprio Dacorum habitu induta.

232 Porta regii palatii Istro fluenti contigua, in cuius supero limime triaivuenum nuda simulachra, singulas faces accensas tenentia, visuntur. Quorum, quod medium est, indicem dextrum cum brachio elevatum babet, sinistra facem tenet, sicut reliqua duo, dextra: eaque larium simulachra existimari possunt, à Dacis ita exprimi solita, quibus et custodia domus curae esset, ut pote quae starent, et excubarent ad aedium fores, nihilque illa domesticum latere posset, quae igne perpetuaque luce uterentur, maximeque sida incolis forent, quod per indicis elevationem satis significabant. Nisi totum hoc monumentum fuerit, quod Traianus Augustus in Alemanorum solo condidit, suoque nomine appelavit, cuius meminit lib.17. Ammianus Marcellinus.

233 Priori Dacico bello absoluto, paceque cum Decebalo Rege firmata, Traianus Augustus, nihil quod ipsius praesentiam exposceret, superesse ratus, in urbem redire constituit. Quare legione in provincia relicta, praesidiisque militum per opportuna loca disposit, tribus secum legionibus abductis, quarum totidem aquilarum signa in biremi vehuntur, vale faciens Daciae, navibus per Istrum, et id noctu, facibus accensis, et luminibus undique illatis, eius consilii duces et naucleros certiores faciens, expansis velis, remigibus impetu pulsuque remorum adnitentibus, letae se navigationi committit.

234 Biremis liburnicae forma: que ideo biremis dicta, quod duplici remorum ordine ageretur, superiori quidem uno, inferiori verò altero: Rostrum eadem habet aeneum et aquilam in prora insculpatam: ubi nauclerus remiges ad sedulam operam navandam exhortatur. Labarum gerit in puppi et tria aquilarum signa, ut totidem è Dacia legiones cum Caesare adnavigasse intelligamus.

235 Praetoria triremis, trium remorum ordine acta, in qua Caesar vehitùr: labarum in puppi, et lumen clarissiumum intra lateram praefertur, quod vulgus funale seù fanale vocat; praetoriae insigne, quod caeterae naves noctu sequantur. Hippocampum supra rostrum aerum in prora habet.

236 Triremis liburnica altera, atrium trium remorum ordine distincta, pulchra puppi, carbasis, funibus ad transversum malum, adligantis, in prora tria cornucopiae, et victoriolam delphino colludentem habet.

237 Pro faelici reditu Traiani Augusti, sacrificia in urbe siunt, plurimis victimis ad aras mactatis: nuncius enim de eius adventu Senatum Populumque praevenerat Romanum. Intersunt autem huic sacrificio nonnulli pallis utentes cucullatis, quorum frequens Italiae, Hispaniae, et Galliae nunc est usus. Fuerint ne hi Romani, an exteri, incompertum.

238 Sacerdotes, sacras de more gentis, vestes induti, rituque succinti Gabino, in curiam, ubi Consules et Senatus, convenerant, asciti, de votis
suscipiendis, sacrificiisque peragendis, pro salute et faelici Caesaris reditu in urbem, curam, indicente Senatur, suscipiunt.

239 Biremum duarum in urbem appulsus, sospitatem et felicem Traiani adventum in eandem significantium. Ubi velorum collectio, funium et
rudentum explicatio, nisus remigum navim ad littus impellentium visuntur. Traianus namque tantisper per Istrum navigans, quantisper navibus excipiendis est capax, deinde per Hadriaticum mare ex Illyrico solvens, totam ferè Italiae oram legit, et demum per Ostia Tiberina Romam uque pervenit, cum fluvius magnis tunc esset navibus meabilis, obstruso nunc alveo, vix parvis est pervius. Forsitan etiam Traianus Tiberina Ostia concesserat, portum quem ipse struxerat, et stationes navium invisurus, interim dum triumpho exceptus est. Pons autem hic signatus, Horatius fortè fuit, radicibus Aventini iunctus, cui pharus altissima imminebat, prospectandis è longinquo advenientibus navibus, percommoda.

240 Porta urbis triumphalis, per quam triumphatore ingredi solebant, triumplium acturi, per quam Senatores laureati, cunctaque utriusque sexus et aetatis nobilitas essusa obviam Traiano Augusto triumphanti venit; ipsum ante urbis ingressum et invisuri et salutaturi. Vel certè arcus fuit triumphalis in foro ipsius Traiani erectus, cuius magis speciem refert, ob superatos Dacos et Sarmatas à Senatu P. Q. Romano dicatus. Cuius pulcherrima ornamenta, mira artificum manu elaborata, in alterum postea triumphalem arcum Constantino Magno ob superatum Maxentium tyrannum erectum, translata fuere: quae nunc extant. Inter quae octo Dacorum regulorum statuae visuntur, capitibus tamen avulsis: Quae Alexander Medices Florentinorum Dux ob illorum elegantiam amputata, noctu alia, abstulit. Sacrificia praeterea, adlocutiones, et pleraque huiusmodi alia, ascititia ex Traiani arcu, non propria Constantini videntur. Nam cum ad pontem Milvium, Urbi proximum, victoriam de tyranno Maxentio Constantinus habverit, parumque temporis intercederet, neque diutiùs prorogandum triumphum, laetus Senatus censeret, celeritate usus, arcum Traiani dirvit, ut Constantini erigeret. Constantini etiam aetate marmoris scalpendi peritia in deterius abierat: quare portiones aliquot arcus, quae tunc temporis fuerant elaborate, multo rudiores existunt, quam quae ex arcu triumphali Traiani translatae. Legati prius Decebali in senatum admissi, quos secum Traianus detulerat, in urbemque praemiserat, depositis armis, manibusque in servilem morem porrectis , cum multa supplices dixissent; dein confirmata pace arma recipiunt.

241 Arae erectae; tauri in sacrificium mactandi à laureatis Popis inducti , signis concordiae praesentibus, turbaque sacerdotum, qui ritu Gabino succinti, lacerans, vel breviores togas superinduti, laureati astant.

242 Traianus Augustus Iovi Capitolino sacra facit, super aram fructus varios adolens; cui et Camilli astant, et trium legionum totidem aquilarum signa, praesente Senatu togato et laureato, et Popa, qui taurum mactat, tibicinibus modulantibus, acerram thuris Camillo Coram tenente. Ubi et aedis Iovi Capitolino sacrae symmetriam, caeteraquae Capitolii ornamenta, amplissiasque structura, ex hoc simulachro dignosci poterunt: umbram et imaginem quandam rei, ea ortographia referente. Hoc triumpho peracto deinceps Traianus Dacicus et Sarmaticus appellari coeptus. Possunt autem haec omnia ad Traiani profectionem secundam in Dacos referri: ita ut hoc sacrificium iter praecesserit, supplicationibus ideo indictis, votisque à Senatu Populoque Romano conceptis. Sed priori interpretationi magis cuncta cohaerent. In rebus enim adeo difficilibus et abstrusis, in quibus luce authorum et monumentis aliis destituimur, fatis erit divinare. Si extaret opus Caninii Rufi, quod Graecis versibus de bello hoc Dacico scribebat, incertum an absolverit, non omnino in tenebris versaremur. Sed quando et hoc et pleraque alia perierunt, nihil superest reliquum quam coniecturis uti, et Oedippum induere. Meminit operis Caninii Rufi Plinius lib.ep.8.suadetque ut illud incoeptum perficiat, ut pote in quo nulla recentior materia, copiosior, latior, magis poetica, et in rebus verissimis fabulosa, scribi et vulgari posset. Ubi immissa terris nova flumina, novos pontes fluminibus iniectos, insessa castris montium abrupta, pulsum regia, pulsum etiam vita regem nihil desperantem: dicere auderemus. Super haec, actos bis triumphos quorum alter ex invicta gente primus, alter novissimus fuit.

Hic fuit prioris belli Dacici exitus, et triumphi finis.

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BELLUM DACICUM SECUNDUM.

NUNCIABATUR Decebalum Dacorum Regem, praeter conditiones foederis icti, multa ad rebellionem spectantia parare ac facere: quippe arma fabricare , transfugas recipere; munitiones et castella instaurare, vicinas gentes missis legationibus ad bellum et defectionem sollicitare, his potissimum infestus, qui secum coniurare nolvissent: iamque Iazigum, partem finitimam, invaserat. Ob has causas iterum hostis à Senatu indicatur: bellumque Traianus adversus illum secundò suscepit: quod tandem fine alterius ducis ope per seipsum confecit.

243 Navis velis collectis, anchoris iactis, clavo firmato, portum et stationem loco tuto significat, in quem Traianus Augustus descendit, hostilem regionem aditurus. Per Hadriaticum mare in Illyricum navigasse illum coniicio, compendium itineris faciens, ne, ut priori bello fecerat , exercitum per Alpes tanto incommodo et fatigatione traduceret.

244 Milites et nautae non pauci in ea profectione pallio, seù palla potiùs Hispanica utentes, quae à tergo, et de humeris dependentem hebebat cucullum ad arcendos imbres, et collum ac caput, ab iniuriis externis protegendum, quam pleraeque nationes ab Hispanis mutuarunt: et monachi etiam, inter sacras religionis vestes cucullum proprium sibi fecerunt. Fuerint ne Hispani Caesarem provincialem suum in ea expeditione sequuti, aut alterius gentis milites, vix assequi possum: nisi coniectura ductus: quod Hispanis proprius et antiquus fuerit talis amictus: et quod barbam et capillum, praeter Italorum morem promissum habeant, qui barbam radebant; Imperatores fuos imitati, prolixamque haud comam nutriebant, usque ad aetattem Hadriani, qui primus barbam nutrivit, et deinceps: ut ex universis antiquitatis monumentis colligitur. In arcu etiam Septimii Severi, qui adhuc, in Urbe ad radices Capitolii perseverat, Hispani milites eodem habitu, barba et capillo visuntur. Durat autem hodie hic habitus apud Hispanos non solum, sed et alias plures nationes, brevior tamen, nam prolixus hic in columna scalpatus, solum Lusitanis in usu existit, vel cum in luctu gestatur.

245 Aquila legionis unius signum, quam secum ex Urbe Traianus Augustus proficiscens abduxerat, praeter alia duo, quae auxiliariorum videntur existere. Milites autem sua signa et proprios duces, ordine quodam procedentes sequuntur.

246 Sacerdotes ritu succinti Gabino, Caesaris exercitum proficiscentem, paumper comitantur, supplicationes agentes, et felicitatem illis imprecantes.

247 Equitatus, peditatum antecedens: quorum unus labarum, Imperatoris vehit insigne.

248 Iaziges, et aliae gentes Dacis finitimae, Traiano adventanti occurunt; gratulanter excipiunt: seque pe vim propriis sedibus à Decebalo exturbatos, graviterque mulcatos, quod amicitiam Populi Romani sequerentur, conquerentur: ulciscatur proindè communem iniuriam expostulant seque socios belli futuros, commeatumque exercitui, quantum rerum suarum angustia pateretur, curaturos pollicentur. Uxores autem et filios secum ducunt, ut maiores Caesari miserationem commoveant. Quorum Caesar misertus, votis illorum annuere, et animos spe futurorum erigere videtur, cum bellum se tandiù cruentum et implacabile, adversus Dacos gesturum affirmet, quandiù ipsos iniuria affectos, in antiquas et aiutas sedes restituat.

249 Caesar hostium congressum, Diis sacrificia facit, patera super aram igne calentem, vinum libans et sanguinem victimae, cui astat tibiis occinens, et Camillus cum thuris acerra.

250 Tauri plurimi ad aras, super quas focus accensus, mactandi perferuntur à Popis lauro coronatis.

251 Scuta militum forma caeteris absimilia, tandiu ex arbore pendentia deseruntur, quandiu castris muniendis intenti, penso quisque suo absoluto resumit.

252 Castrorum munitio, aggere sit congesto, fossa lata, valloque circum disposito et probe firmato. Fossa autem, si vis acrior hostium immineret duodecim pedes lata, tredecim profunda esse solebat. Supra quam sudes de lignis fortissimis, quas milites portare consueverant, praefigebantur. Ad quod opus, ligones, rastra, qualos, aliaque utensilium genera, semper habebant in promptu.

253 Lignorum caesio, secatio, et comportatio: aggere, fossa, et vallo castrorum munitio.

254 Castrorum vel Urbis aliqua munitissima, ad quam praesidium militum Decebalus mittit, qui illam adversus Romanos fortiter tueantur: et ad quam, ceu refugium unicum Daci in discrimine positi, confugere possint propriae saluti consulturi.

255 Caesar loca quaeque munita expugnat, ui capit, in hostes faevit , ingenti eos clade afficiens.

256 Romani, munitores natura colles Dacis restitentibus, praeoccupant, triplicique muro per intervalla disposito, viam illis nocendi obstrunnt, tata se statione locantes. Daci autem acinacibus pugnant, gladiis inquam versus cuspidem, intortis, ut Persae olim et Medi, nunc ergò Turcae utuntur. Pars autem militum pugnat: pars summa cum festinatione, munimentis castrensibus absolvendis, intendit: Dacis eo loci per vim exturbatis.

257 Traianus Augustus eques, milites suos, ut hostibus profligatis, praepropere loca munita occupent, reliquis ut cum festinatione incoepta munimenta absolvant, adhortatur: subsidio cum reliquo equitatu pugnantibus adversus Dacos Romanis, opportunissimus adveniens.

258 Miles Romanus fossam faciens; caeteri ligna caedunt, secant, secta in castra munienda comportant.

259 Veterani milites ingressi thoracati, clypeati, et galeati, Traianum Augustum praeuntem sequuntur, et signiferos tres, aquiliferos inquam
duos, et imaginarium unum, ulterius progredientes. Quo proculdubio colligitur duas fuisse in hoc Romanorum bello tunc legiones, in Daciam à Cesare aliundè inductas, et sub imagine principis alios auxiliares et socios militasse.

260 Traiani Augustus ut expeditus praesidia traduceret, quoties à barbaris Romani qui trans Danubium agebant, premerentur, lapideum pontem super Istrum facere excogitavit: opus sanè mirandum, et maxime memorabile: cui caetera fidem superat. Illud enim mirari convenit, quanam ratione et quibus viribus, quoue artificio in illa gurgitum altitudine, tamque praecipiti fluvio, tum singulae columnae extrui valuerint, tantarumue molum fundamenta stabiliri. Vada praetera limosa erant: neque amnis alio averti poterat. Quanta verò altitudo sit aquae, et quam latè pateat amnis, narratu difficile existit. Fuerunt autem huic stupendo ponti viginti, narratu difficile existit. Fuerunt autem huic stupendo ponti viginti pilae ex quadrato lapide, altitudini centum et quinquaginta pedum, praeter fundamenta, latitudinis sexaginta. Distant inter se centum et septuaginta pedibus: fornicibus verò coniunguntur. Haec moles, et pons per saecula memorandus, ab Hadriano Caesare Traiani successore, ex causis non rectè perpensis dirutus et demolitus postea fuit, vestigiis tanti operis vix relictis, adeò ut hodie incompertus esset locus, nisi opera et investigatione Ioannis Cuspiniani proderetur. Hic enim in Austriae descriptione, in inferiori Pannonia non procul à Canniza oppido, situm assignat, ubi proximus existit fons quidam celeberrimus, qui in sanguinem verti solet: obitus vel infortunium ingens Regum Hungariae si immineat. Quod multa incolarum experimenta comprobarunt. Et quanquam in hac pontis ortographia omnia integra non sint, ubi non tot pilae, tot fornices, non Istri fluenta designentur, praetermittuntur tameu ab scalptoribus marmorum ob loci angustiam, et ut aliis simulachris iuibi inductis locus vacnus relinquatur, aliquo indiculo rem tetidisse contenti. Fuit autem Traianus adeo magni et excelsi animi, ut res magnificentissimas non solum excogitarit, sed et fecerit plurimas. Extruxit enim Martianopolim in Moesia, quam à nomine sororis Martiae, appellavit. Nicopolin in Thracia, geminam ob victoriam, de Dacis unam, de Sarmatis alteram. Traianopolin, urbes insignes. In Urbe Forum aedificavit, Palatium, Bibliothecam, Porticum, Thermas; in ostiis Tiberis, Portum sumptuosissimum; Hispaniae pontem de suo nomine Traiani appellatum super Tagum, vias inibi longissimas constravit, et glarea et calce munivit, ut usque ad nostram aetatem integrae maxima ex parte perseverent. Urbes socias magnificè iuvit: easque aquis, portubus, frumento, operibus publicis, pecunia, honoribus, caeterisque rebus auxit, atque ornavit.

261 Traianus, pineas et alios pro tempore et regione fructus, in sacrificium super aram adolet, ob pontis absolutionem Diis praecipuè gratias
agens: vinum desuper et alios liquores suaveolentes è patera superinfundens. Cui astat tibiis canens, Camillus cum thuris acerra, Popa taurum
in victimam mactaturus.

262 Decebalus primoribus Dacis et Sarmatis aliquot ad Traianum missis, conditiones pacis simulator postulavit, non tamen fuit à Caesare exauditus, qui semel et iterum prodegerat fidem, quare infecto negotio ad Decebalum redierunt. Ubi et Sarmatarum habitus pacis tempore, vestes scilicet promissas usque ed talos, cinctum vel baltheum latissimum, vittam quorundam capita redimentem, pileum aliorum amicientem, videre est.

263 Per praetoriam castrorum portam Traianus Augustus exercitum educit, ponte ligneo Tibiscum fluvium (ut creditur) traiicit, trophaeis priùs in montium cacuminibus erectis, quae ex hostium spoliis bello ademerat.

264 Taurus in victimam mactandus à Popa succinto, laureatus, et cum serico dorsuali inducitur. Ara foco accensa, quam circunstant liticines
litvis insonantes, et Camillus minister sacrorum: labarum Caesaris proprium insigne, et tria aquilarium exercitus signa, et demum veterani milites, thoracati, et clypeati.

265 Sueovetaurilia, in lustratione exercitus, ex tauro, verre, et ariete fieri consueta. Mascula enim haec animalia fuere. Taurum Popa succinctus, et lauro coronatus deducit, camoque constrictum regit: clavam longo manubrio gestans, qua taurum consiciat. Victimarii autem, verrem dorsuali ornatum sericeo, et arietem agunt. Praecedunt liticines et tubicines, lituis et tibiis insonantes, laureis concti redimiti.

266 Sacrificium, quod Caesar, habitu Pontificio, velato capite, super aram igne fumantem, patera perficit: cui astant Camilli, sacerdotes etiam plerique ritu succinti Gabino, lauro coronati, laureosque ramos manibus portantes: sunt et luminigeruli cereos in candelabris deferentes. Sunt qui etiam vasa, aquae forsan lustralis, vehant, lustrationi exercitus, aspergillo faciendae.

267 Adlocutio Traiani Augusti ad milites è suggesto lapideo, presentibus Praefectis et Tribunis exercitus, quatuorque aquiliferis cum quatuor aquilarum signis: totidem enim iam legiones convenerant et in eo bello militabant. In qua Caesar, iustas belli causas adversus Decebalum suscepti, Dacorum Regem enumerat, quantumque fuerit perfidus et iniurius Romano Senatui, proinde ad fortiter et strenue se in pugna quae imminebat gerendum, adhortatur: ad gloriam ex victoria et triumpho, et immensas opes ex praeda et manubiis hostium parandas inflammat, vicinasque Dacorum stationes et castra mature occupare iubet. Lictor cum falcibus Consularibus retro Caesarem stat.

268 Traianus Augustus in lapideo suggesto, quid faciendum, quo ordine procedere debeat exercitus, quae loca iu munimentum castrorum praecipuè occupanda, qualiter inuadendus hostis, qualiter de bellandus, Praefectos et Tribunos exercitus consulit, et demùm iuxta saniorem sententiam decernit. Perfectus iubi praetorio, sceptrum gerit, miles labarum. Hadrianus, postea Augustus, astat, qui secundo bello Dacico interfuit.

269 Profectio exercitus; levis armaturae milites anteeunt: triariis seù gravis armaturae militibus postremum agmen tenentibus, utpote qui thoracati, galeati, et clypeati, gladiisque accinti incedunt.

270 Impedimenta exercitus, sarcinaeque militum, curribus, quos muli trahunt, et equis vecta.

271 Veterani milites aureis laureis ob egregium aliquod facinus ab Imperatore donati, quas galeis supergestant.

272 Buccinatores classicum canunt Imperatore praesente et indicente, nam iis solum huiusmodi negocium obeundi cura incumbit. Hi namque non nisi Imperatore praesente, vel cum in militem capitaliter animadvertitur insonare solent. Appellatur autem buccina quae in semetipsam aereo circulo siectitur; sicut tuba, quae directa est: teste Vegetio lib.3.cap.3.

273 Traianus Augustus milites urget, ut rem frumentariam, in exercitus alimenta, curribus et dorsis equorum impositam, ad castra quae iamiam muniebantur, quam clerrime traducant.

274 Aquilifer, imaginarii, et labari gestator ad bucinae sonitum, cum signis gradientes.

275 Primum agmen militum levis armaturae ex auxiliaribus conflatum, in quo sunt Germani, Pannonii, Ilyrici, et Dalamtae arcubus, et sagittis pugnantes.

276 Legionis alterius aquila, cum labaro, iuxta Caesarem gestato, priùs quam, classicum buccinator insonaret, et ipse Traianus locum indicaret, quo castra metanda.

277 Metatores, qui praecedentes, locum eligunt castris. Praefectus item castrorum, qui tabernacula, et militum casa, et impedimenta omnia
nutu curat. Tentoria insuper et tabernacula siguntur.

278 Milites frumentatum extra castra egressi, matura fruges in hostili agro deprehensas falcibus messoriis in manipulos collectas secant, et in fasces alligatas super humeros in castra comportant, in exercitus alimenta: equosque ad agrum eductos, pabulantur.

279 Milites excubias agentes, ne dum fruges, palantes et diversi demetunt, hostis incautos invadat.

280 Arx Dacorum, castris Romanorum proxima, militum praesidio munita, iuxta quam Daci excubant, Traiani exercitus insidias metuentes.

281 Romani aliquot milites levis armaturae, explorare Dacorum arces perunt, quibus hostis occurrit: pugna conseritur, in qua tamen Daci succumbunt.

282 Romani milites, castro hostium munitissimo potiuntur, intra quod signa inferunt: ulteriusque alia invadere et oppugnare pergunt, machinis, et scalis advectis.

283 Romani milites muniti oppidi muros conscendere tentant, quos validè Daci propellunt, sagittas, et ingentia saxa in oppugnatores devoluentes. Scalas ligneas Caesariani milites admovent, ad murorumque moenia evadunt, multos eo impetu trucidantes; interim funditores; lapidibus è fundis prefectis, Dacos ad muros accedere prohibebant: sicque cruòr ubique diffunditur. Romanus miles caput hostis, unico gladii ictu amputat, truncum super muro cadaver relinquens. Pulcher etiam et ingenuus, ut apparet, adolescens Dacus strenuè dimicans occubvit. Scalae autem quae hic visuntur ligneae erant, nostrique saeculi similes: quarum oppugnationis inventor fuit Capaneus , qui tanta ui , scalas conscendens, occius est à Thebanis, ut extinctus fulmine diceretur.

284 Miles Traiano Augusto nunciatum venit, acriter hostes intra oppidum munitissimum se tueri, Caesarianos continuis oppugnationibus cadere, in periculoque non levi versari, nisi suppetias illis quamprimum ferat, proinde opus esse nova continuo auxilia submittere. Hac re cognita Caesar, Praetorianorum agmine accurrit, ut copiis interim universis collectis, cum integro exercitu hostili confligat.

285 Rotae, quibus machinae vectae aguntur, et muris admoventur.

286 Daci, ne Traianus suppetias fuis ferret, in itinere se opponunt, pugna conferitur, sed in qua Daci victi, Romani victores evasere.

287 Sagitarii Romani exercitus, loricati et galeati; ex arcubus sagittas iacientes.

288 Miles Dacus, summa ui pollens, qui ingens saxum solus elevet et in hostes proiiciat.

289 Traianus Augustus castrum natura munitum et arte, praesidio Dacorum tentum, quod pertinaciter adversus Caesarianos tutati fuerant, ipse praesens expugnat: captum diruit, ne iterum in hostium potestatem veniret. Daci enim lignatione, pabulatione, aquatione, et frumentatione inde egressi, Caesarianos prohibebant.

290 Lignorum caesio, dissecatio, et in struem in varios usus à milite Romane congestio.

291 Regulus aliquis Dacorum à Decebalo Rege deficiens, supplexque ad Traianum veniens, illi se dedit: clementiam ab eodem affecutus et gratiam. Astant hinc et hinc praetoriani milites custodes et stipatores Caesaris, in quorum clypeis varia simulachra, vel picta, vel adsculpta visuntur.

292 Dacicae cuiusdam urbis cives, fame oppresi, quos vicinus Romanorum exercitus obsidebat, nullum suae salutis suffugium superesse rati, cum quid ulterius tentarent non haberent, mortem prius oppetere, quam direptionem et servitutem Romanorum perpeti decerunt. Quare communi omnium consilio urbem incendunt, cunctasque opes in unum rogum collectas exurunt: ne praeda ulla hostibus superesset, de qua possent gaudere: uxores et foeminas reliquas cum infantibus trucidant: ipsique sub noctis silentium clam se ex urbe subripiunt, exanimem adolescentem, fame vel morbo aliquo oppressum, et alterum grandaeuum senioque confectum secum educunt: et in vastum antrum , ad radices montis cuiusdam situm, ceu in locum abditum, et à cognitione hostium semotum, concedunt.

293 Daci qui ex Urbe aufugerant, consilii inopes, cunctisque rebus desperatis mortem sibi veneno epoto consciscunt: tanto ardore avimi, ut alter alterum praecedere certaret, et primus ad necem vellet accurrere. Vas autem ingens in medio erat expositum, liquore aliquo lethifero plenum, ex quo nounulli exiguis poculis venenum hauriebant, singulisque bibere dabant, ea mensura, quae brevi interimere sumentes posset. Alii examines iacent, quos virus iam extinxit, alii concidunt morituri, alios vis vexat veneni in viscera transfusi. Miserandum profecto spectaculum, in quo charitas et pietas habebatur, in suos et in se ipsos etiam lethaliter saevire.

294 Dacici exercitus reliquae per aspera loca et ardua montium iuga fugientes, draconis signum quod ex acie superfuerat, sequuntur. Erat autem secundum millesimum quemque militem draco pertica sublatus cui argenteum caput, reliquum corpus ceu ex serico contexto, coloribus variato, instar veri draconis. Suida auctore.

295 Caesar, Dacos; clementiam ipsius implorantes, non exaudt, qui toties fidem fregerant, illiusque animum irritarant. Sinistra nanque capulum gladii, quo erat accintus apprehendit, dextera paludamenti laciniam, quod et ulterius progredi, et arma adversus ipsos exerere parabat. Classicum buccinator canit: labarus et signa cum militibus praetorians à etrgo succedunt, Tribunis Caesarem comitantibus.

296 Annona militibus viritim distribuitur. Veteranus huic rei miles erat Praefectus, qui modio certas cuique mensuras distribuit, quas saccis excetpas, humerisq; impositas in propria singuli tabernacula vel casas asportant. Tota tamen legio particulam aliquam in saccum peculiarem conferebat, sepulturae causa, ut si quis ex contubernalis deceessisset, de illo sacco ad sepulturam ipsius promeretur expensa. Haec ratio apud signiferos in cophino servabatur.

297 Adlocutio Traiani Augusti privatim ad milites aliquot, signiferos inquam cohortis et centuriarum habita. Quorum videtur ignaviam obiicere, alterumque illorum exautorare ob facinus aliquod indigne admissum, utpote qui pelle caput amictes leonina, nullum signum gestet in manibus; sed illi videatur ereptum. Reliquis autem muniendae castrorum partis curam committit.

298 Levis armaturae milites pratoriam portam egressi, ad reliqua castrorum munimenta absolvenda pariter se accingunt.

299 Milites partim ligna caedunt, partim comportant, fabrisque murariis ministrant, tum quadros et dolatos lapides: qua materia artifices usi, munitiones à remotis locis ad castra usque perducunt.

300 Duarum centuriarum praetoriani milites ante tentorium principis excubantes, quarum totidem signa humi defixa cernuntur.

301 Legati Decebali Regis pacem petunt, quam à Traiano Augusto, ut perfidi et hostes Populi Romani iudicati, non obtineut.

302 Pons ligneus super Tibiscum, vel alium quempiam fluvium stratus, per quem milites ad alteram amnis ripam traiiciunt.

303 Navale, Istro proximum, ubi Romani lintres, scaphas, et liburnas etiam, navigationi accommodas aedificant, maxima lignorum copia in strues pro eo usu congesta. Quae scalpris et malleorum ictibus, aliiisque instrumentis, secant, excavant, conserunt, aerisque clavis artifices compingunt. Apud veteres ex cypresso, pinu domestica, sive sylvestri larice, et abiete liburnae conficiebantur: aerei, ferris, clavi praeferebantur, quod hos tempore et humore celeriter rubigo consumat: illos vero nec aetas aut fluctus atterat, sed magis indies servet, licet dispendio sint maiori. Observatum praeterea à maioribus, utilissime post solstitium aestivum usque ad aequinoctium autumnale, et deinceps ad Kalendas usque Ianuaris fortiores, duriores, et sicciores esse trabes abscissas, quod si accesserit à quintadecima Luna ad vigesimam tertiam usque caedi materiem, immunis servatur à carie, reliquis autem diebus abscissa continuò senescit, in tabem et pulverem vertitur: quod ars et quotidiana experimenta comprobarunt: Romanorum etiam religio docuit, his tantum octo diebus pro aeternitate sacrificia celebranda.

304 Daci castrum, seu oppidum quoddam munitum à Romanum milite occupatum expugnare conantes, maxima vi et caede repelluntur à Caesarianis militibus, qui praesidio à Traiano fuerant relicti. Saxis autem, quae ingentia in Dacos ex muris devolvunt, maxime se obsessi tuentur.

305 Romani milites qui praesidio arcem tenebant obsessam, cadaver Daci insignis, qui in oppugnatione moeniorum occubuerat, catena vinctum, trabique è muris prodeunti alligatum, obsidentibus provincialibus suis in ludibrium et contumeliam ostentant.

306 Daci magno detrimento in oppugnatione arcis accepto, veriti ne novus miles in subsidium veniret, obsidionem solvere, et in fugam se
convertere, coguntur.

307 Traianus Augustus ad duas astantes militum legiones adloquitur. Collaudat illorum virtutem, quod strenue in omnibus se gesserint, fortissimeque pugnaverint: proinde ad futurum belli finem feliciter obeundum summopere exhortatur: praemia illis et praesentia et futura pollicetur.

308 Regios Thesauros, quos Decebalus subter vada Sargetiae amnis, haud procul à regia occulverat, Traianus Augustus invenit. Fluvium namque Decebalus Rex, captivorum duntaxat manibus et opera, de proprio cursu averterat, atque suffossis deinde vadis, in specu magnam vim auri considerat, preciosissima quaque, et eos liquores qui asservari poterant, eodem congerens. Quibus confectis, ne quispiam quae gessisset , proloqui posset, omnes qui facti conscii erant, occidi iussit. At Bicilis captivus, cui res cognita erat, thesauros indicavit. Inventos autem, equisque asportatos in castra, partim militibus distribuit, partim fisco, et aerario P. R. asservavit. Erant autem in his pleraque vasa aurea et argentea ingentis et mediocris magnitudinis, gemmae omnis generis, et preciosa suppellex corbibus ornatissimis contenta.

309 Decebalus regia amissa, cunctaque fere in potestatem Populi Romani provincia redacta, thesauris, quos abdiderat ereptis: concionem è suggesto ad suos milites habet, in qua fortunam suam nimis adversam conqueritur, nihil aerumnarum esse quod non forti animo tolerare decreverit, praeter servitutem et indignitatem regiae maiestati inferendam, proinde cum ab his calamitatibus se ervere nequeant, mortem sibi consciscere statuerit: quam ipsi debent ferre acceptam, quae momento temporis ab universis eximat malis. Haec cum Dacis proposuisset, abnuunt multi, sententiamque veluti duram detrectant, non nulli acquiescunt, fidem observare, secumque commune periculum et necem subdituros pollicentur.

310 Decebalus maxima animi angustia pressus, desperatis cunctis rebus, manus sibi inferens, pugione ad pectus adacto, se interimit. Reguli non pauci idem mortis genus subeunt: dum quidam vuleribus se confodiunt, quidam alios provocant, precibusque inducunt, ad necem alter alteri inferendam.

311 Daci non pauci Traiano Augusto se dedunt: ipsumque necis Decebali Regis certiorem faciunt.

312 Equitatus exercitus Romani equites Dacos profligat, Traiano Augusto ita iubente, quod provinciae supererat, vastat, diripit, et subigit, multis in captivitatem ex primioribus redactis, manus dum loro post terga revincit.

313 Ante praetorium Traiani in castris, caput Decebali Regis et manus utrasque à cadavere abscissae, Dacis captivis; et militibus Caesarianis; maxima cum admiratione utrorumque ostenduntur, dum illi infelicis sortis miserti communem suam calamitatem deplorant, hi autem laetitia gestiunt, quod pacem et securitatem unius hostis acerrimi nece redemerit.

314 Praetoriani milites ante tentorium Caesaris in castris excubantes.

315 Reliquiae Dacorum, qui in montana et edita loca confugerant, à Romano milite delentur: et qui obstinato animo rebelles snpererant, in captivitatem miserè abdunctur in triumphum asservandi. Loca dein munitissima, axpugnatuque difficila, Romanus miles conscendit, universa diripit, occupatque, licet adeo essent ardua, quae vix nisi uris et alcibus essent pervia, quibus hi saltus abundabant.

316 Animal, tauro fere simile, hic expressum, urus existit: ut loca ea fuisse saltuosa et edita quae postremo Caesariani occuparunt, intelligamus. Est autem Urus, animal à Caesare lib.6. belli Gallici descriptum, paulò minùs elephanto, specia, colore, et figura tauri: feritate tanta, ut ne parvulum quidem exceptum mansuefiat. Cornuum ea figura et amplitudine, ut Germani eorum labris, argento circumlitis pro poculis uterentur. Magna vis est eorum labris, argento circumlitis pro poculis uterentur. Magna vis est eorum, et magna velocitas, neque homini, neque ferae, quam conspexerunt, parcunt. Hos studiosè foveis captos intersiciunt.

317 Alces, seù Alce utroque enim modo rectè dici potest, animal est, ut Caesar lib.6. belli Gallici scribit, cui consimilis capreis figura et varietas pellis, sed magnitudine paullò antecedens, multilumque est cornibus, et crura sine nodis, articulisque habet; neque quietis causa procumbit, neque si quo afflictum casu conciderit, erigere sese aut sublevare potest. Huic arbores pro cubilibus. Ad eas se applicat, atque ita, paullum modo reclinatum, quietem capit: cuius ex vestigiis, cum est animadversum à venatoribus, quo se recipere consueverit: omnes eo loco aut à radicibus subruunt, aut abscindunt arbores, tantum ut summa species earum stantium reliquantur. Huc cum se consuetudine reclinaverit , infirmas arbores pondere affligit, atque una ipsum concidit. Alcis autem formam et imaginem animal hic expressum habet, nisi cornua obstatent, excorne enim Caesar, ut modo diximus, facit. At verò Pausanias, AEliano de natura animalium testante, in superciliis cornua habere mares testatur: foeminas contra, omnino carere. Olaus Magnus qui in regionibus ubi frequentissime proveniunt, qualis est haec in hac columna marmorea scalpta. Caeterum vide Plinium lib.8.cap. 15. et Solinum cap.32. Fateor me harum ungulas solidas bifidas, ut speculum lucentes ex regionibus, Borealis advectas, saepissime vidissime vidisse et habuisse etiam, cornua verò nunquam.

318 Sol oriens, forma imberbis iuvenis, intra circumambientem amictum expressus, quo tempore, et hora diei, hi Reguli fuerint capti significans, aut Deus aliquis singitur, eorum, quos vana gentilitas credidit, aut Dacis adversus, vel Romanis propitius: aut certè delubrum aliquod in saltu et editissimo monte constructum, religioni Dei alicuius consecratum, incolisque frequens, illo loco, ubi hoc praelium gestum, vel victoria parta.

319 Reliquiis Dacorum subactis, Daciaeque regionis facile Romani potiti, Reguli se dedunt, captivi vincti dicuntur: urbes vacuas à civibus fugientibus desertas, iidem diripiunt, vastant, ignique succendunt.

320 Cives urbium, quae in hostium potestatem venerat, ipsorumque praedae patuerant, aliò fugientes commigrant, dulcia pignora, sarcinasque humeris portantes: armenta, pecora, illius et aetatis et regionis praepipuas opes secum abducunt. Quos fugientes Romani milites persequuntur, non tamen assequuti, libere provincia omni excedunt. Ubi et foeminarum et puerorum habitus, venusti datis, exprimuntur.

Hoc secundo bello Dacico absoluto, Decebalo vita defuncto, proceribus captis partim; in amicitiam et fidem Populi Romani partim
susceptis, Dacia in provinciae formam redacta, praesidiis ubique locorum dispositis, arcibus dirutis, quae facilè teneri haud poterant. Traianus Augustus Caesarum strenuissimus, tot victoriis clarus, tot opibus et spoliis onustus in Urbem ex Dacia remigravit, terrestri, vel maritimo itinere incertum, ubi secundum de Dacis remigravit, terrestri, vel maritimo itinere incertum, ubi applausu Senatus, totiusque Populi Romani. Non autem liquet quo anno eius imperii id gestum, nam prior triumphus anne septimo Imperii sui de Dacis et Sarmatis est habitus, triennium eo bello durante: quod autem tempus inter utrumque triumphum intercesserit, quantumue secundum bellum Dacicum dilatum, non constat . Exitus huius belli sicut Dacis funestissimus, ita Traiani Augusto felicissimus et clarissimus fuit.

SECUNDI BELLI DACICI FINIS.

INDEX
IN COLUMNAE TRAIANICAE EXPLICATIONEM:
Cuius numeri ad illos qui in Columnae eiusdem comentariis existunt, non ad paginas referendi sunt.

A
Acinaces gladii quales 256
Adlocutio Imperatoris ad milites 87
Adolescens pulcher pugna extinctus 135
Alce animal quale 317
Alce masculum cornutum ibidem
Alcibus saltus Dacici abundant ibid.
Antesignani qui 49.269
Appollodorus artifex peritissimus 11
Aqua lustralis Ethnicorum 70.266
Aqua benedicta Christianis 70
Aquila militiae Romanae signum 8.49.82
Aquila aurea fuit 49
Aquila argentea nonnumquam ibid.
Aquilae pacis tempore in aerario ibid.
Aquilae legionum signa 127.129.130
Aquilifer Aquilam gestans 49
Archifaber qui 99.102.112
Architectus 99
Arcus triumphalis Traiani 12
Arcus Traiani ubi 240
Arcus Traiani dirutus ibid.
Arcus Constantini ex alio factus ibid.
Aries machina quid 550
Arietis inventor quis ibid.
Ariete Dacos usos ibid.
Arietis signum quid indicet 181
Artes reliqua signa praecedens ibid.
Arae erectae Traiano 241
Arma Dacorum propria 134
Arma Sarmatarum qualia 147
Aurelianus Daciam defervit 14
Aurorae simulachrum 162
Aurum coronarium unde 162

B 9
Balearici funditores 205
Balistarii 49.269
Basis Columnae Traianae qualis 7
Bibliotheca Traiani ubi 12
Biculis thesauros Decebali prodit 308
Biremis forma 153.24
Biremis cur dicta ibid.
Biremis rostrum aereum ibid.
Biremes nunciant Caesarem venire 239
Bonifacius Octavus tres turres aedificat 12
Brachia nuda milites habebant 60
Buccina quid 57.83
Buccinatorum munium 272.274
C 118
Calcaria 118
Calcei militares quales 36
Caliges militares 31
Camisia 86
Camillus et Camilla quid 74
Campestre quid 29
Cancelli aenei in Columna Traiani 19
Caninius Rufus Bellum Dacicum Graecis versibus scripsit 242
Capaneus scalarum inventor 283
Capaneus à Thebanis occisus ibid.
Captivus saeve à Dacis occisus 164
Capita Dacorum hastis affixa 191
Capita hostium Traiano perferuntur 214
Caput Decebalo abscinditur 313
Carrobalistae machinae quales 171
Castella Romanorum 20
Castra Bilincionis 96
Castra Caecilia ibid.
Castra Cornelia ibid.
Castra Flaviana ibid.
Castra Gemina ibid.
Castra Germanorum ibid.
Castra Annibalis ibid.
Castra Iulia ibid.
Castra Laelia ibid.
Castra Vinaria ibid.
Castra à Dacis deserta 184
Castra hostium occupata ibid.
Castra commode Traianus metetur 218
Castra plurimum lapidea fuisse 96
Castrorum munitio 168.209
Castrorum munitio qualis 254
Castrum novum 96
Causae belli in Dacos 14
Chlamys quid 29
Ciharia 17. Dierum milites portabant 44
Cimbri qui 14
Cimbrica Chersonnesus ubi ibid.
Claudiani poetae statua 12
Calvus nauticus 37
Classicum quid 57
Clypeus olim qualis 26
Cohortes quot in una legione 49
Colossus Columnae Traiani 14
Colossus Traiani quantus ibid.
Colossus Columnae Antoninae 1
Columna Traiani qualis 1
Columna Traiani quo tempore dicata 10
Columnae eiusdem gradus quot ibid.
Columnae eidem quid inscalptum 1.4
Columnae eadem ex quot lapidibus constet 3
Columna Antonini in Campo Martio 4
Columna eadem igni deformata ibid.
Columnae Antonini gradus quot. Ibid.
Columnae Antoninae altitudo ibid.
Columnae Antonini fenestellae quot ibid.
Columna Antonina Traianicam excedit ibid.
Columnam Antoninam quis fecerit 4
Columnae Antonini ascensus non patet ibid.
Columnae Traianicae erectionis causae 6
Columnae Traianicae basi trophaea 7
Columna Traiani ab ipso non constructa 10
Columna Traiani à quo erecta ibid.
Columnarum erigendarum ratio 14
Congiarium Traiani 177
Constantini tempore scalptoria ars deterior 240
Cophinus quid 94
Cornelius Lentulus cum Dacis conflixit 14
Cornicem vigilas revocat 22
Cornua victimae aurata 80
Corona triumphalis Traiani 7
Corona triumphalis postea ex auro ibid.
Corona Civica ex quercu 8
Corona Civica ob cives servatos ibid.
Christae galearum 125
Cucullus unde ortus 244
Cuppae vino et aceto continendo 35.196
Cro[?]us in sacrificio adolitus 76
Cassia in sacrificiis adolita ibid.
Cucullatis palliis utentes 237

D
Dacia non est Dania 14
Daciae situs et descriptio ibid.
Dacia media à Tibisco amne secatur 14.139
Dacicarum foeminarum habitus 166
Dacicarum foeminarum sevitia 178
Dacicae foemina captivos viventes exurunt ibid.
Dacicae urbis legati 143
Dacicae urbis direptio et incensio 145
Daci qui et quales populi 14
Daci Germanice loquebantur ibid.
Daci fugientes 138
Daci absque stragulis equitabant 142
Daci nihil in obsessos proficiunt 148
Daci ariete machina usi 150
Daci filios humeris gestantes 165
Daci insidiantur Romanis 211
Daci insidiantes caeduntur ibid.
Daci castrum obsidentes, superantur 214
Daci loca munita dirvunt 225
Daci locis munitis abscedunt 226
Daci Urbem exurunt 292
Daci opes suas incendunt ibid.
Daci uxores et filios interficiunt ibid.
Daci veneno epoto senecant 293
Daci etiam supplices non exaudiuntur 295
Daci Castrum nequeunt expugnare 304
Daci obsidionem solvunt 306
Daci ab equitatu Rom. Profigati 312
Daci primores capti 319
Daci urbes deserunt 320
Dacicis foeminis et pueris parcitum 145
Dacici Reguli Traiano se dedunt 225
Dacica legio. XIII. dicta, que 227
Dacicus et Sarmaticus Traianus dictus 242
Dacici Reguli sese interficiunt 310.317
Daci cum familiis et pecoribus fugiunt 320
Dacicus triumphus prior ibid.
Dacicum bellum prius triennium durat 320
Dacorum abscissa capita 131
Dacorum habitus ibid.
Dacorum praelio Traianus interfuit 136
Dacorum castra Traianus saccendit ibid.
Dacorum signa capta 137
Dacorum capita sudibus affixa ibid
Dacorum legati nihil impetrant 141
Dacorum equitatus in Tibisco submersus 146
Dacorum impedimenta capta 164
Dacorum saevitia ibid.
Dacorum capita hastis affixa 191
Dacorum legati ad Traianum 201
Dacorum insidiae non succedunt 211
Dacorum legati pacem petunt 216
Dacorum Regulorum statuae octo ubi 240
Dacorum excubiae 279
Dacorum statuis quis capita ademit 240
Dacorum crudele facinus 292
Dacorum urbes direptae 319
Dacus miles roboris ingentis 288
Dani non sunt Daci 14
Daci quales populi ibid;
Dania, quae regio ibid.
Danubii amnis origo, natura, cursus 39
Danubius quando Ister dicatur 40
Danubii simulachrum quale ibid.
Danubius versus Orientem pergit ibid.
Decebalo urbem obsidet 148
Decebalus pacis conditiones suscipit 220
Decebalus Traianum adorat 221
Decebali regia 231
Decebalus foedus ictum violat 242
Decebalus hostis à Senatu indicatur ibid.
Decebalus thesauros occulit 308
Decebalus Sargetiam avertit ibid.
Deceblaus captivos occidit ibid.
Decebali thesauros captivus prodit ibid.
Decebalus suos adloquitur 309
Decebalus pugione se interimit 310
Decebalo caput abscissum et manus 313
Dextrum oriens dicitur 41
Digmata quae dicantur 33.90.149
Domitiani in Dacos expeditio 14
Dorsuale in victima quid 79.264
Dracones Dacorum signa qualia 294
Dracones signum quot milites haberet ibid.
Dravus fluvius ubi 15.42

E
Equi Caesaris qualiter strati 66
Equis et hobus impedimenta exercitus vecta 183
Equitatus Dacorum in Tibisco submersus 146
Equitatus Sarmaticus Decebalo subvenit 147
Equitatus Romanus Dacorum profligat 312
Equites quot Traianus in acie habebat 132
Equites nec fraenis nec stragulis utentes 198
Equorum ornamenta veteribus qualia 59
Excubie 97

F
Faces noctu accense 21
Fenestellae quot in Columna Traiani 1
Fenestellae quot in Columna Antoniana 4
Ferentarii qui 49.209
Foenilia Romanorum 19.114
Foederati commeatum Traiano praebent 179
Forum Traiani ubi 12
Frugum in hostili agro demssio 278
Furmentatio 278.219
Frumentum qualiter saccis portabatur 36
Funale quid 235
Funale pratoriae insigne ibid.
Funda cur dicta 205
Funda insignis David Rex ibid.
Fundam qui primi invenerint ibid.
Funditores 49.205
Funditores eximii Balearici 205
Funditores dexterrimi Gabaonitae ibid.

G
Gabaonitae funditores dexterrimi 205
Gabinus ritus sèu cinctus quid 68
Galea seu cassis olim qualis 25
Galienus Daciam amisit 14
Getae idem cum Dacis populi ibid.
Gradus quot in Columna Traiani 4
Gradus quot in Columna Antoniana ibid.
Gravis armature milites qui 49.126.269
Gymnasium Traiani ubi 12

H
Hadrianus Imperator Hispanus 14
Hadrianus Italicensis ibid.
Hadrianus adolescens Dacorum bello interfuit 268
Horatius Pons ad radices Aventini 239
Hostium capita sudibus affixa 137

I
Imaginarii sive imaginiferi qui 52
Impedimenta Dacorum capta 164
Indicis elevatio quid significet 22
Indusium quid 86
Imperatores legiones auxere 132
Ister quando Danubius dicitur 40
Inscriptio antiqua legionis XIII 227
Insidiae Dacorum non succedunt 211
Italica uhi 14
Iupiter Romanis favere fingitur 133

L
Labarum, quid 82
Labarum aureum 67
Labarum argenteum ibid.
Labarum caeruleum ibid.
Labarum rubeum seù flammeum ibid.
Labaro Crux successit ibid.
Labarus et Draco signa Dacorum 134
Labaras et Draco Dacorum capta 137
Lancearii seu bastati qui 58
Larix fabricandis navibus commoda 303
Legati Sarmatarum 262
Legati Dacorum ad Traianum 201
Legati Dacorum nihil impetrant 141
Legio quot equites et pedites habebat 49
Legio quot equites et pedites habebat 49
Legio Traiana prima, quae 127
Legio XIII. Dacica quae 227
Legiones quot in secundo bello Dacico 256
Legionem secum Traianus abducit 245
Legiones singulas singuli Consules ducebant 132
Legiones in bello Imperatores auxere 132
Legiones quot sub Traianum 127
Legiones sub finem belli Punici ibid.
Legiones sub Iulium Caesarem ibid.
Legiones sub Vespasianum ibid.
Leoninas pelles signiferi induebant 47.89
Levis armaturae milites qui 49.126.269
Liburnicae ex qua materia 303
Lictor cum falcibus 267
Ligna cum fascibus 267
Ligna in strues aggesta 18
Limus genus vestis quale 72
Liticinus qui 57.84
Liticines iidem qui et buccinatores 57
Lituus quid 57.84
Lituus idem quod buccina 57.83
Loca munita Daci dirvunt 225
Lorica in muris quid 108
Loricati milites quales 204
Lucius Praefectus 62
Liminigeruli qui 266

M
Manipulus qui 50
Militum complexus 175
Militae sacramentum quale 49
Manuum ad os[?]ula Caesarum rari admittebantur 177
Marius antiqua Romanorum signa ablegavit 49
Martianopolis urbs 260
Materia navium quando caedenda 303
Metatores castrorum qui 277
Miles congiarium sacco defert 176
Miles Romanus castrum oppugnat 283
Milites Caesaris manum osculantur 177
Milites aureis laureis donati 271
Moesia Provincia quae 14
Montana Daci expugnantur 315
Myrrha in sacrificio adoletur 76

N
Nicopolis 260
Noricum quid hodie et Norici 15
Nudi solis clavis pugnantes 159

P
Pacis Decebali conditiones 220
Palatium Traiani Romae ubi 12
Palearia Romanorum 19
Pallia cucullata qualia 237
Paliis cucullatis qui primi usi ibid.
Pallio longo Hispani pro luctu utuntur 244
Pallio longo Lusitani semper utuntur 244
Pallium Hispanicum quale ibid.
Parthi molestissimi Romanis 14
Pax cum Decebalo facta 220
Pilum quid 141
Pinnae quid in maeniis 108
Pondus à milite portari solitum 44
Pons mirabilis Traiani super Istrum 260
Pons Traiani super Tagum ibid.
Pontis Danubii vestigia ubi ibid.
Pontes lignei 46.54.98.99.106.110.114.117.124.182.192.263.302.
Popa qui 71.80
Porta Praetoria 122
Porta Triumphalis Urbis 240
Porta in honorem Traiani 154
Portio stipendii in militum funera 296
Praelia cum dacis 132.144.160.161.163.169.170.198.211.21.2 214.215.216.312.316
Praetoria triremis qualis 255
Pretoriani milites qui 104.115.123
Pratorium quid 103
Primitiae fructum diis offerri solitae 69
Primores Daci capiuntur 319
Primum bellum Dacicum triennium durat 320
Principes milites qui 49
Prior Triumphus de Dacis quando 320
Procestria quid 16.17
Profectio exercitus 259
Puncturis in cute novi milites signabantur 49

Q
Qvatuor legiones in bello Dacico 267
Quot miliaria conficiebat exercitus 160
Quarto Imperii sui anno Traianus in Daciam 14

R
Regia Decebali 231
Reguli Dacorum Traiano se subdunt 223
Reguli Dacici cum Decebalo se confodiunt 310
Rex Decebalus pugione se interimit ibid.
Rimis dehicens columna Antoniana 4
Romani in castris nudo incedebant capite 55
Romani nuda brachia in castris gestabant 60
Romani milites qualiter flumina tranabant 140
Romani iuga montium praeoccupant 256
Romani castro Dacorum munito potiuntur 282
Romanus equitatus Dacorum profligat 312
Romani urbes Dacoru diripiunt, et incendunt 319
Romanus miles frustra castrum oppugnat 283
Romulus Camillos iustituit 74

S
Sacerdos vinum Diis libabat 76.186
Sacerdotis sacrificantis habitus ibid.
Sacerdotum gentilium ornatus 68
Sacerdotem vestes lineae et candidae ibid.
Sacramentum militare quale 49
Sacrificium Traiani 266
Sacrificium Traianus pugnae praemittit 249
Sacrificium ante congressum fiebat 63.76
Sagum quid 28
Sagittarii quales 49
Sanguis victimae litabatur ibid.
Sarcinae militum 43
Sargetia amnis 208
Sarmatarum in pace habitus 262
Sarmatia quae 14
Sarmatia Europaea quae 147.161
Sarmaticus quare Traianus dictus ibid.
Sarmaticus equitatus superatus ibid.
Scalae moeniis admotae 283
Scalarum inventor quis ibid.
Scapha vinaria, quae 34
Scutum à clypeo differebat 45
Securis quid 93
Securis aerea in Sacrificiis 64
Semispatha qualis 32
Senatus Traiano columnam erexit 10
Senio confecti Daci filios gestabant 165
Sica 95
Sicilices quae dictae 56
Signa aquilarum in aerario 49
Signa lupi minotauri. etc. ibid.
Signis sine Traiani acies 158
Signum draconis millenarium continebat 294
Signum militiae Romanorum Aquila 49
Signum concordiae quale 48
Signum victoriae quale 53
Simulachra in columna Traiani quanta 11
Simulachrum Solis 133
Singulas legiones consules olim ducebant 132
Solis Orientis Simulachrum 318
Spatha 32
Stapedae nomen Philelphus invenit 59
Stapedis veteres carvere ibid.
Statua equestris Traiani ubi 12
Statua. Decebali 231
Subsellia Imperatoris qualia 65
Subucula 86
Sueovetaurilia sacrificium quale 78.188
Suggestum et Suggestus idem 61.88
Suggestus quid ibid.
Supparus 86
Sylvam densam Caesar succidi iussit 191
Symmachus Papa aedem D.Blasio aedificat 12

T
Testudo militaris qualis 213
Theca culturaria 73
Thesauros suos Decebalus occulit 368
Thesauri Decebali reperti ibid.
Thorax qualis 92
Thraces molestissimi Romanis 14
Tibiscus amnis nunc Tyssa 14.139
Tibiscus mediam Daciam secat ibid.
Tibia ibid.
Tibicines 75
Traiani columna qualis 1.3.4
Traiani forum ubi 12
Traiani palatium ibid.
Traiani gymnasium ibid.
Traiani bibliotheca ibid.
Traini porticus ibid.
Traini columna Antonini minor 4
Traini colossus 21
Traini arcus triumphalis 12
Traini Augusti comitas 65
Traiani pons super Danubium 260
Traiani Pons super Tagum ibid.
Traiani sacrificium 266
Traiano Daci se dedunt 311
Traiano foederati annonam largiuntur 179
Traianopolis urbs Traiani 260
Traianus columnam suam non erexit 10
Traianus qua aetate in Daciam profectus 14
Traianus Hispanus Italicensis 14
Traianus castra Dacorum succendit 136
Traianus foeminis et infantibus parcit 145
Traianus obsessis subvenit 151.152
Traianus noctu navigat 152
Traianus Urbem praesidio munit 151
Traianus vestes in saucios partitur 170
Traianus legatos audit Dacorum 186
Traianus castrum construit 194
Traianus per Danubium navigat 239
Traianus per Hadriaticum in Italiam venit 239
Traianus ad ostia Tiberis portum construxit 239
Traianus arcus quando dirutus 240
Traianus in Capitolio sacra facit 242
Traianus Dacicus et Sarmaticus dictus ibid.
Traianus in Decebalum arma movet ibid.
Traianus per Hadriaticum in Illyricum 243
Traianum Iaziges excipiunt 248
Traianus Iaziges solatur 248
Traianus ponte absoluto sacrificat 261
Traianus suppetias obsessis fert 224
Traianus castrum expugnatum diruit 284
Triarii gravis armaturae milites 49.269
Triarii milites qui 203
Tribuni munus 51
Transfuge Romanis restituti 222
Triremis cur dicta 235
Triremis forma 236
Triremis praetoria qualis 235
Triumphalis arcus Traiani ubi 240
Triumphalis Urbis porta ibid.
Triumphus de Dacis 320
Trophaea quid continebant 228.230
Tuba quid 83
Tubicines qui ibid.
Tunica dormitoria 86
Tunica ima ibid.
Tunicatum incedere quid ibid.

V
Verutum quid 141
Veneno epoto Daci se necant 293
Vestigia pontis Istrici 260
Viae Traianicae in Hispania ibid.
Victimae cornua deauratae 80
Victimarii qui 81.265
Vitoriae signum quale 53
Victoria qualiter veteribus pingebatur 229
Victoriae de Dacis 132.144.160.161.163.173.
199.208.214.215.281.286.312.315
Volumen à voluendo dictum 87
Urbis direptio et incensio 146
Ursinis pellibus signiferi usi 47.89
Urus quale animal 316
Uri saltus Daciae abundant ibid.
Vulnerati sub signa ducuntur 170

FINIS.


BIBLIOGRAFIE:


Transliterare: Marius Marcu
Sursa: https://archive.org/details/05291282.5246.emory.edu , 2014